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I RAGAZZI DEL '53
MEDAGLIA D'ORO AI CADUTI DEL '53
A Trieste il 5 e 6 novembre 1953 sono caduti sotto il fuoco dell'esercito di
occupazione alleato gli ultimi martiri per l'Italia.
Il "Foglio" ed il duo Coslovich-Millo Non sapevamo che i Signori Marco Coslovich e Anna Millo avessero esternato il loro "disagio", la loro "amarezza", la loro "inquietudine", oltre che sulle pagine de "Il Piccolo" (leggi l'articolo), anche su quelle de "L'Unità". Il Presidente della Lega Nazionale aveva già loro risposto con una lettera aperta, pubblicata sul quotidiano triestino. Tale risposta, pubblicata su "Il Piccolo" del 28 ottobre, era stata riproposta in questo sito, sotto il titolo "Quando la storia viene gestita dai trinariciuti" (leggi la lettera) Ora Giuliano Ferrara commenta, anche lui, l'appello (angosciato) del duo Coslovich-Millo e lo fa sul "Foglio" del 4 novembre con l'intervento che qui di seguito vi proponiamo:
"L'Unità contro Ciampi per Trieste" - Dopo mezzo secolo plaude alla polizia che uccise dei dimostranti Il 5 e 6 novembre 1953 le potenze occidentali che occupavano Trieste (Stati Uniti e Gran Bretagna) comunicarono che intendevano cedere l'amministrazione della città all'Italia. Ne seguirono sanguinosi disordini provocati da parte yugoslava nel corso dei quali la polizia, composta in grande maggioranza da sloveni, uccise sei italiani inermi, alcuni dei quali adoloscenti, altri semplici passanti che non avevano partecipato alle dimostrazioni. A queste vittime Carlo Azeglio Ciampi ha conferito la Medaglia d'Oro alla memoria, anche a risarcimento morale del debito contratto dall'Italia con i triestini e con gli ancora più sfortunati esuli giuliani. Ma all'Unità non sta bene. In un appello firmato da Marco Coslovich e Anna Millo si esprimono "sentimenti di profondo disagio, di amarezza e profonda inquietudine" per la decisione del Capo dello Stato. Alla base c'è una paradossale ricostruzione dei fatti in cui si addossa la responsabilità dei disordini a fantomatiche "squadre armate del MSI" , e si definisce "azione di legittima difesa" la repressione della polizia che sparò ad altezza uomo uccidendo e ferendo cittadini disarmati. Così il Quirinale si sarebbe prestato a "strumentalizzare la verità e i morti per legittimare nazionalismo neofascista e violenza". Se c'è un argomento su cui l'Unità dovrebbe riflettere sui propri errori,
invece di commetterne altri, è proprio Trieste. Dopo aver plaudito nel 1945
all'Armata Popolare Jugoslava che cacciò dalla città, con l'aiuto dei
comunisti locali, il CLN che aveva liberato Trieste dai nazisti;dopo avere,
tre anni dopo, spiegato che invece i liberatori jugoslavi erano "bande
fasciste titoiste", all'indomani della rottura con Stalin, l'Unità
dovrebbe smetterla di attribuire al neofascismo il sentimento patriottico dei
triestini. D'altra parte se questi cittadini si sono sentiti per anni
abbandonati dalle forze politiche democratiche , preoccupate di non spiacere
agli alleati e traditi da quelle comuniste, legate ai vari dittatori che li
minacciavano, non hanno avuto tutti i torti. Che ha invece, recidivamente, la
frivola e disattenta Unità. leggi l'articolo apparso su
"Il Piccolo"
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