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I RAGAZZI DEL '53
MEDAGLIA D'ORO AI CADUTI DEL '53
A Trieste il 5 e 6 novembre 1953 sono caduti sotto il fuoco dell'esercito di
occupazione alleato gli ultimi martiri per l'Italia.
QUANDO LA STORIA VIENE GESTITA DAI "TRINARICIUTI" Su "Il Piccolo" del 27 ottobre u.s. è apparso un articolo intitolato "Gli scontri del novembre 1953. Medaglie e nazionalismo" a firma dei signori Anna Millo e Marco Coslovich. [vai all'articolo] Il loro intervento è una contestazione dell'avvenuta concessione delle Medaglie d'Oro ai Caduti del 1953 ; una contestazione che si conclude con il paventare fantomatiche legittimazioni di "nazionalismo neofascista e violenza". In definitiva il classico rituale in voga dai tempi nei quali Giovannino Guareschi metteva alla gogna i trinariciuti. Evidentemente i trinariciuti sono ancora tra noi. Proponiamo l'intervento del Presidente della Lega Nazionale rivolto ai suddetti signori Anna Millo e Marco Coslovich e pubblicato su "Il Piccolo" del 28 ottobre , a pagina 9, sotto il titolo "I Caduti del novembre 1953 - perchè ho proposto quella medaglia". LETTERA APERTA AI SIGNORI ANNA MILLO E
MARCO COSLOVICH Mi rivolgo a Voi
in riferimento al Vostro intervento apparso sul Piccolo del 27 ottobre
2004 sotto il titolo: “gli scontri del novembre 1953 – medaglia e
nazionalismi”. Premetto una osservazione
di natura personale: diversamente da voi non sono né docente né ricercatore
storico, ma dalle mie lontane reminiscenze scolastiche emerge la figura, di un
personaggio nell’antica Atene il quale, parlando di fronte all’Assemblea,
venne interrotto da un applauso e si chiese “avrò detto qualche
fesseria?” Avevo pensato a questo
episodio in merito alla mia iniziativa, quella cioè di proporre il
conferimento della Medaglia d’Oro ai Caduti del 1953. Iniziativa che aveva
raccolto, strada facendo, consensi di tipo unanime: il Comune di Trieste e
quello di Duino-Aurisina; il Consiglio Provinciale di Trieste con un voto
addirittura unanime. E poi, in sede parlamentare, le dichiarazioni di appoggio
alla mia richiesta da parte dell’on. Menia, alle quali si erano associati
l’on. Roberto Damiani, l’on. Ettore Rosato e l’on. Alessandro Maran. E
ancora, il Governo nella persona del Vice Presidente e del Ministro degli
Interni ed infine lo stesso Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi. Il tutto
senza incontrare dissenso o critica di sorta. Di fronte a questa coralità
e unanimità, c’era veramente da chiedersi se non dovessi evocare quel
personaggio dell’antica Grecia e chiedere alla mia coscienza:
“non avrò forse fatto qualche fesseria?”. Poi, fortunatamente, è
arrivato il Vostro intervento zeppo di critiche e di contestazioni ed ho
potuto tranquillamente tacitarla, la mia coscienza: mi era chiaro che la
fesseria andava cercata altrove. Vengo al merito o,
piuttosto, chiarisco che di fronte alle vostre conclamate qualifiche
professionali (scrivete testualmente “gli strumenti della nostra
professione, la filologia, la precisione, lo scrupolo nella ricerca della
verità) posso solo auspicare che sia qualcun altro,
parimenti dotato di professionalità (e magari un po’ più modesto),
a fornirvi tutte le risposte nel merito. Mi limiterò invece ad una
sola osservazione. L’aver io parlato di “piombo straniero” si basa su
alcune considerazioni, forse non propriamente filologiche, certo di logica
elementare: il Governo Militare Alleato era sicuramente governo straniero; il
piombo sparato da chi da quel Governo era stato dotato di autorità, di divisa
e di armi era altrettanto sicuramente “piombo straniero”. Un’ultima osservazione:
lascio stare il Vostro appello conclusivo contro fantomatiche legittimazioni
di “nazionalismo neofascista e violenza”. Fa parte di un rituale
consolidato, in opera dei tempi dei
“trinariciuti” messi alla gogna da Giovannino Guareschi. Evidentemente, i
“trinariciuti” sono ancora tra noi. Mi preme piuttosto
soffermarmi su quanto esternate all’inizio del Vostro intervento e cioè
“sentimenti di profondo disagio, di amarezza e di inquietudine della nostra
vita pubblica, culturale e civile insieme”. E’ chiaro che affermazioni di
questo tipo fanno pensare ad un Vostro personale dramma esistenziale che, per
quanto del tutto campato in aria, pur
tuttora a Voi non appare meno vero e reale. E’ ovvio il mio
rammarico di avervi causato tutto ciò solo per aver chiesto che sia onorata
la memoria di chi sacrificò la propria vita per Trieste e per l’Italia.
E’ ovvio il mio rammarico nell’aver coinvolto in questa operazione (che ha
causato i vostri traumi psico-esistenziali) perfino la figura del Capo dello
Stato, Carlo Azeglio Ciampi. Vi chiedo e mi chiedo:
cosa posso fare per alleviare questo Vostro stato “di profondo disagio, di
amarezza e di inquietudine”? In attesa, filologicamente Vostro. Trieste, 27 ottobre 2004
Paolo Sardos Albertini leggi
l'articolo apparso su "Il Piccolo"
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