LEGA NAZIONALE
LEGA NAZIONALE - CENNI STORICI
Elaborazione del testo di Alfieri Seri "Attualità della Lega Nazionale a novant'anni dalla sua fondazione"
Presentiamo alcuni documenti che raccontano la storia della Lega Nazionale


Nello Statuto del 1891 della Lega Nazionale, nata - per iniziativa di eletti uomini di cultura e di pensiero tra i quali primeggia Felice Venezian - sul ceppo vigoroso della Pro Patria, leggiamo: "par. 1 - Viene istituita una società col nome di "Lega Nazionale" allo scopo di promuovere l'amore e lo studio della lingua italiana e soprattutto l'istituzione e il mantenimento di scuole italiane entro i confini dell'impero (d'Austria), in luoghi di popolazione mista, specialmente sul confine linguistico."

In questa proposizione di poche semplici righe si compendiano la natura, gli scopi, i fondamenti etici di questa spontanea associazione, autentica carta degli italiani del Trentino, della Venezia Giulia, della Liburnia e della Dalmazia, soggetti alla monarchia austriaca. La Lega non si propone finalità politiche e non si identifica in nessuno dei partiti del tempo, ma si prefigge di creare un organismo capace di raccogliere tutti gli italiani e di reagire vigorosamente contro ogni tentativo di sovversione, più o meno violenta, dal carattere italico delle terre dell'Adriatico orientale, esposte alla penetrazione straniera.

La Lega Nazionale non è quindi un organismo politico, ma nasce in un clima politico ben determinato, che legittima il diritto della difesa dei valori morali e culturali della nostra gente ovunque essi siano minacciati.

E che allora questi valori fossero minacciati non vi è dubbio quando si consideri che intorno alla metà del XIX secolo l'Austria perseguì - attraverso l'imposizione della scuola di Stato - una politica tendente a snazionalizzare le Venezie tentando di innestare sul ceppo italico la lingua tedesca. Il tentativo fallì per la decisa azione di uomini di diversa estrazione politica che si trovarono naturalmente schierati sulla stessa trincea.

Il Kandler, pur attestato su posizioni integraliste (filo-austriache), recò a Trieste - dopo il Rossetti - il più vigoroso contributo alla conservazione delle istituzioni cittadine e del carattere nazionale della città.

Memorabile, a tale proposito, l'articolo che il nostro massimo storico scrisse sulla rivista "L'Istria", da lui stesso fondata, sulle nazionalità del popolo di Trieste, dove rispondendo ad un tracotante articolo pangermanista dell'Hagenauer affermava a chiare lettere: "La nazionalità è sacra quanto la religione; l'uomo può rinunciare a questa; non può fare altrettanto di quella. L'attaccarla è sacrilegio, il volerla avvilita è oscurantismo; chi non ha lingua non ha idee". E aggiungeva: "Noi pensiamo doversi rispettare la nazionalità di cadauno, lodiamo molto i greci, gli il lirici che in mezzo a noi la conservano e la promuovono e ne fanno mezzo di nobilitare la mente, di migliorare il cuore; ma più li lodiamo perché amore di giustizia e di libertà li persuadono a vedere nelle altre nazioni altrettanto buon diritto, né vogliamo toglierlo".

Erano i tempi in cui i tedeschi della Germania e dell'Austria - com'ebbe a ricordare Marino de Szombathely nel 70° anniversario di fondazione della Lega - avevano costituito imponenti società che per l'Alto Adige penetravano nelle valli trentine con una massiccia azione propagandistica e scolastica. Erano i tempi in cui i Croati nei quali s'era rafforzata la coscienza nazionale, e gli Sloveni in cui era destata , sull'esempio delle associazioni pangermaniste e con il sostegno governativo di Vienna, stavano dando la scalata ai comuni della Dalmazia e dell'Istria interna, mentre dall'alto Isonzo e dalla Valle di Vipacco, gli stessi Sloveni puntavano su Gorizia.

Allora l'Austria lasciava ai comuni la cura delle scuole elementari, perciò la lingua e la cultura italiana nelle zone mistilingue si trovò in grande difficoltà là dove gli avversari riuscirono a conquistare i municipi o in quei piccoli comuni rimasti indenni, che per la scarsezza di mezzi a disposizione, non potevano adeguatamente assicurare l'organizzazione ed il mantenimento di scuole italiane. Da qui la necessità di creare asili d'infanzia, scuole elementari, biblioteche e altri mezzi culturali idonei alla conservazione della nazionalità. A questo compito non certo facile si apprestarono prima gli uomini della Pro Patria, poi della Lega che lasciarono da parte le tendenze di partito e le rivalità di campanile per la difesa della comune lingua e della cultura italiana.

L'Austria, come si sa, reagì vivacemente, ricercando nei sofismi sottili del proprio conclamato legalitarismo i motivi per contrastare l'attività dei patrioti italiani; in forza dei quali se la Pro Patria venne sciolta la Lega Nazionale trovò la strada per battere, con un ricorso al competente tribunale amministrativo, il diniego opposto in prima istanza dalle autorità di governo alla istituzione del nuovo organismo. L'avveduta cautela cui i responsabili della Lega impostarono poi la propria azione fu dettata dalla trasparente necessità di non dare al governo e agli avversari la ragione giuridica per infierire sulla Lega e offrire il fianco ad un ulteriore scioglimento della società che avrebbe gravemente compromesso l'opera intrapresa.

Erano quegli anni in cui a Trieste fervevano le lotte per conservare ai triestini il controllo del Consiglio comunale, contro le coalizioni di partiti e di elementi filo-austriaci fortemente appoggiati dal Governo. Massimiliano D'Angeli veniva rieletto podestà (con il determinato sostegno dei liberali e contro le prudenti proposte dell'Hermet di scegliere altro candidato) ma il governo non convalidava la nomina. L'esperienza successiva avrebbe dimostrato, con la nomina di Riccardo Bazzoni a podestà, che la contestazione era servita a far assurgere alla preminente carica di podestà una delle più spiccate personalità del momento. Riccardo Bazzoni, di origine milanese ma triestino d'elezione, diede tale impulso alla vita amministrativa del Comune e tale precisa fisionomia che mise in forte sospetto l'Austria. Il Consiglio, con il solito cavillo che non mancava mai, fu sciolto nella speranza recondita che nuove elezioni sarebbero state più favorevoli ai partiti dell'arco filo-austriaco. Ma quando le elezioni ci furono, nonostante la massiccia opera di propaganda diretta o mascherata dei giornali anti italiani, Riccardo Bazzoni uscì vittorioso a larga maggioranza. Il popolo triestino dimostrava così, a dispetto della tracotanza dei suoi naturali avversari e attraverso una spontanea libera scelta, di saper decidere da sé le sue future sorti, nel mantenimento del proprio carattere, della propria lingua e della propria cultura.

Il primo congresso della Lega Nazionale fu effettuato a Trieste alla fine del 1891 con l'intervento di rappresentanti di cinquanta gruppi. La Lega si articolava in due sezioni, la Tridentina e l'Adriatica, con propri presidenti che ogni due anni si avvicendavano alla presidenza centrale dell'intera società. Si ricordano per la sezione Tridentina i nomi di Nicolò Taddei e Antonio Tambosi; per quella Adriatica di Giorgio Piccoli e quello eminente di Riccardo Pitteri, che reggerà poi le sorti del sodalizio fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, rimanendo il capo carismatico della Lega Nazionale fino alla sua morte avvenuta a Roma nel 1915. Nella sezione Adriatica agivano anche i gruppi dalmati, ciascuno con un proprio presidente.

Tale e tanto fu l'entusiasmo e l'unità d'opere e d'intenti, che a Trieste la Lega Nazionale in breve volger di tempo fu portata da Riccardo Pitteri - come dirà il Pagnini - da umile cominciamento ad una situazione poderosa. I canoni sociali, le oblazioni, i generosi lasciti e legati, il contributo fattivo di quanti aderivano all'associazione portarono la Lega Nazionale a risultati che, oggi hanno dell'incredibile, ma che ci inducono a pensare come la volontà umana, la concordia, il comune denominatore della lingua e della cultura italiana, infondano alle nostre genti forze tali che nessuna pur grave avversità è capace di fiaccare.

Come rileva Bianca Maria Favetta, in un suo sintetico e preciso profilo storico del sodalizio in presentazione al catalogo della "Mostra della Lega Nazionale nel novantesimo dalla fondazione", alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, il sodalizio conta 45.000 soci, suddivisi in 177 gruppi. Disponendo unicamente dei propri mezzi, gestisce ben 76 scuole tra materne ed elementari; gestisce 153 biblioteche; sovvenziona gli studenti poveri delle scuole magistrali e delle Università con 250 borse di studio; possiede un patrimonio - tra beni immobili ed immobili - di 1.128.382.- corone, tutti racimolati dai propri soci con i cospicui lasciti come con i modesti proventi dalla vendita delle scatole di fiammiferi, di francobolli chiudilettera, di calendari (firmati), di cartoline. I cittadini tutti dai più abbienti ai più umili operai si autotassano periodicamente per dare costante linfa all'opera civile della Lega. Adolfo Conighi costruisce tre scuole a proprie spese; Filippo Artelli, Salvatore Segrè, Leopoldo Vianello contribuiscono al patrimonio scolastico con ingenti somme; vi sono aiuti dalla Massoneria a mezzo di Teodoro Mayer. Ogni festa, ricorrenza, nascita, ogni occasione per onorare un defunto è buona per recare il consueto obolo alla Lega. Innumerevoli piccoli rigagnoli andavano ad ingrossare il grande fiume destinato ad alimentare la grande sete di cultura italiana della più povera ed arida periferia, maggiormente esposta ai pericoli derivanti dalla dimenticanza della propria origine e dalla perdita della propria fisionomia nazionale.

E' evidente che questo sforzo della Lega disturbava fortemente non solo il governo di Vienna, che aveva avuto più occasioni per considerare gli italiani elementi infidi, ma che anche in altre giovani nazioni in cui più recentemente s'era formata una coscienza nazionale e che, con il valido sostegno governativo in funzione di contrappeso a quello italiano, traevano partito per sostenere il proprio nazionalismo, anche nel tentativo - diciamolo pure - di riconquistare o persuadere alla loro causa quanti a Trieste, provenienti da regioni alloglotte erano diventati nel giro di uno o due generazioni triestini e italiani, quando non anche ferventi patrioti. Per quanto la Lega Nazionale limitasse la propria azione organizzatrice nel campo scolastico e culturale, tuttavia il rancore crescente degli avversari non operò alcuna distinzione tra la Lega e le altre associazioni organizzatrici della difesa politica. Tanto più quando radicalizzatasi la lotta dei triestini per l'università italiana e avendo l'Austria inviato a governare la città, il principe Corrado di Hohenlohe, scrupoloso e rigido esecutore delle direttive del Governo di Vienna, la Lega Nazionale retta da quegli stessi uomini che dirigevano i partiti nazionali - il liberal-nazionale, in primo luogo, ma anche il repubblicano - fatalmente entrò nella mischia.

 

(continua)