LEGA NAZIONALE
LEGA NAZIONALE - CENNI STORICI
Elaborazione del testo di Alfieri Seri "Attualità della Lega Nazionale a novant'anni dalla sua fondazione"
Presentiamo alcuni documenti che raccontano la storia della Lega Nazionale


(precedente

 

La ripresa dopo la redenzione fu difficile: i Trentini ritenevano che la Lega Nazionale avesse esaurito il suo compito poiché ormai spettava al governo nazionale l'onore dell'istruzione e dell'educazione popolare, tanto più che con finalità analoghe a quelle della Lega era sorto, sotto il patronato della Duchessa d'Aosta, l'opera Nazionale Assistenza Italia Redenta.

Non così gli Adriatici che ritennero fosse ben continuare l'opera della Lega nei territori mistilingue, destare l'interesse dei vicini per la cultura italiana da Tarvisio al Carnaro. La Lega Nazionale fu ricostituita con quanto rimaneva del suo patrimonio, fruendo anche di aiuti governativi (500.000 lire annue) e dell'appoggio della Dante Alighieri, che conferì al Sodalizio la medaglia di benemerenza .

Nel 1919 vennero ceduti alle Province e ai Comuni (immediatamente, e provvisoriamente in uso gratuito) gli edifici scolastici; vennero invece mantenuti e ricostruiti i ricreatori, gli asili infantili e le biblioteche. Nello stesso anno vennero riaperte nove scuole materne e due ricreatori. Nel Congresso del 1922 il presidente Attilio Cofler riferiva, con legittima soddisfazione che ormai gli asili erano 35, 3 i ricreatori (il Pitteri di San Giacomo, il Gentili di Servola e quello di Opicina e 25 le biblioteche circolanti. I soci avevano superato il numero di anteguerra (la sola Zara ne contava 10.000).

Nel 1926 gli asili erano più che raddoppiati: 75; e ad essi si aggiungevano 11 doposcuola. La Lega Nazionale aveva costituito nuovi gruppi nelle più interne e remote località dell'Istria interna, come Bogliuno, Castel Lupogliano, Rozzo.

Alla fine del 1928 la Lega Nazionale contava 80 asili e 14 doposcuola. Un progetto di legge presentato dal governo alla Camera parificava la Lega alle amministrazioni dello Stato in fatto di esenzioni fiscali e tributarie. L'anno seguente il ricreatorio Pitteri di S. Giacomo fu ceduto al Comune: il risparmio di spesa che ne derivò consentì l'apertura di 2 scuole elementari nell'isola di Cherso. Nel 1926 si intrapresero le pratiche per l'erezione della Lega in ente morale e a Prosecco si celebrò l'inaugurazione del ricostruito ricreatorio.

Annotava il Szombathely: "I primi segni di quanto sarebbe accaduto si erano potuti rilevare già da un paio d'anni. Nel partito fascista e nel governo s'era irrigidito l'atteggiamento verso gli allogeni: eppoi il regime cominciava ad attuare il suo programma di coordinare prima e poi di subordinarsi tutte le attività culturali; l'Opera Nazionale Balilla sempre più rivendicava per sé il compito di unificare in tutta l'Italia l'educazione e la preparazione dei fanciulli e degli adolescenti. E le fotografie prese in quegli anni nei ricreatori della Lega ci mostrano quasi tutti i piccoli frequentatori nella divisa di Balilla. Nel XIV Congresso generale, il primo dopo la redenzione, svoltasi a Trieste il 7 gennaio 1927, davanti ai direttori e ai delegati riuniti nella seduta pomeridiana, Bruno Coceani, segretario, affezionato della Lega sin dall'infanzia, dichiarò che la missione delle Lega non si poteva punto considerare finita: ad essa spettava dal Tricorno al Nevoso e alla costa dalmatica la conquista morale delle anime; nessuno era in grado di compierla meglio, che gli uomini della Lega avevano una vecchia e precisa conoscenza degli usi e dei costumi di quelle popolazioni, una fondata esperienza del modo di trattarle e la Lega esercitava pur sempre un potente fascino.

Ma gli ammonimenti e le persuasioni poterono ritardare, non impedire la fine. Per il 13 agosto 1929 fu indetta una seduta del Consiglio Direttivo Centrale, per "deliberare in merito all'avvenire della patriottica associazione e alla sua futura attività". E questa fu la deliberazione: dopo una premessa contenente accenni all'esame della situazione attuale della Lega Nazionale e al rilievo del fatto che ormai il compito che fu dovere e funzione storica degli italiani nelle terre di confine era affidato all'intera nazione, Il Consiglio Direttivo Centrale "delibera a voti unanimi e con piena fede nella continuità dell'opera feconda il passaggio dei Ricreatori e Doposcuola all'Opera Nazionale Balilla e delle scuole materne dell'O.N.A.I.R. , provvedendo la Lega Nazionale con una più intensa azione a quei compiti che la sua tradizione adriatica le impone". La Giunta Esecutiva ottenne pieni poteri per l'attuazione del deliberato. Nella lettera con cui informava dell'accaduto il Provveditore agli Studi, la presidenza comunicò che avrebbe continuato l'attività consueta a Zara e Lagosta. Furono gli ultimi aneliti. Privata del patrimonio e destituita dalle sue principali funzioni, che compiti avrebbe potuto svolgere la Lega? Avvennero fatalmente la liquidazione e il dissolvimento. E fu male, che perdurando la Lega, ferma nel perseguire i suoi fini, ma pacata e civile nei modi, la messe delle avversioni e dei rancori contro l'Italia sarebbe stata meno copiosa e tenace".

Così scriveva Marino de Szombathely , nel 1961. Il secondo dopoguerra fu funesto alle genti giulie con la mutilazione traumatica delle terre che non erano mai state altro che italiane; con l'esodo di 350 mila abitanti dell'Istria, di Zara, di Fiume; con l'eliminazione fisica barbara e atroce - a guerra finita - di quanti si erano macchiati del crimine di italianità; con l'umiliazione mortificante di quanti - credendo nella libertà e confidando in un mondo migliore - si batterono nelle file della Resistenza. Tutti gli alti ideali presi a modello e a sostegno dagli Alleati per sostenere una guerra immane, si sciolsero tra le dita manipolatrici dei politici e nei giochi freddi della diplomazia. Sulla cartellonistica dei sacri ideali di giustizia , di libertà e di autodecisione prevalse la ferrea legge che il diritto dei popoli altro non è che una dea bendata dai costumi facili , disposta a concedere le proprie grazie esclusivamente ai più forti. Non fu concesso alle nostre popolazioni di esprimersi attraverso il referendum, invocato ingenuamente a gran voce quando le sorti della Venezia Giulia erano già state concordate a tavolino dalle grandi potenze che avevano vinto la guerra.

Nel 1947 anche Pola, provvisoriamente occupata dalle truppe alleate e mantenuta nei suoi tradizionali caratteri italiani, fu assegnata alla Jugoslavia. Venne istituito il fantomatico territorio libero, suddiviso in due zone l'una delle quali, di qua della nuova linea di demarcazione, comprendeva parte della provincia di Trieste venne direttamente amministrata dal Governo Militare Alleato; l'altra, comprendente una parte dell'Istria, dai monti di Muggia al Quieto (con le cittadine di Capodistria, Isola, Pirano, Buie, Verteneglio e Cittanova) fu affidato all'amministrazione jugoslava.

I partiti italiani, risorti dopo la parentesi fascista, compirono per la causa italiana sforzi volonterosi e notevoli - dirà lo Szombathely - ma non abbastanza armonizzati fra loro. Si attendeva da molti che si levasse un alto e fervido appello a tutti gli italiani sinceri e di buona fede, senza distinzione di parte; un appello alla concordia e alla cooperazione animosa, a superare diffidenze e recriminazioni per amore della Patria comune. E gli anziani che l'avevano un giorno devotamente servita, e i giovani che l'avevano udita esaltare dai padri come un bel mito, si ricordarono della Lega Nazionale.

Nel 1946 a Pola, era ancora in mano alleata, a Trieste, a Gorizia e a Monfalcone la Lega risorse. Fu lo scorrere di una scintilla di speranza nel cupo squallore di fati tanto avversi e bagnati di sangue per le nostre terre e le nostre genti.

Migliaia di persone accorsero nelle sedi della Lega - a Trieste in quella provvisoria di via Valdirivo 11 - a portare la propria adesione e il proprio obolo, superando ben presto i soci un numero doppio di quello più alto raggiunto prima. Né mancò in questa occasione l'aiuto del governo nazionale: si era ancora lontani dall'infausto Memorandum di Londra del 1954 che avrebbe definitivamente decretato la perdita totale di quanto il Trattato di pace del 1947 avrebbe lasciato dell'Istria.

Sul manifesto del febbraio del 1946 leggiamo l'appello della cittadinanza : "Cittadini, in fervido entusiasmo di popolo, per spontaneo atto d'amore, sorge la Lega Nazionale.

Dal passato essa trae le memorie, gli esempi ed il nome; dalla tormentosa passione dell'ora presente le speranze di un avvenire di giustizia e di pace.

Rispettosa di tutte le opinioni, le fedi e gli idiomi essa chiama intorno a sé, a raccolta, col grido dell'antica fede quanti italiani vivono la cerchia delle Alpi Giulie ed il Quarnero di Dante e gli conforta a credere negli eterni valori dello spirito , nella ricostruzione della Patria, maestra antica di ogni civile progresso.

Triestini! Giuliani! Quanto la Lega Nazionale, già incoraggiata da tante operanti simpatie, potrà fare per l'elevazione del popolo nel campo delle proprie attività, culturali, assistenziali, educative e ricreative, dipende da voi. E perciò a Voi la affidiamo affinché attraverso una fraterna, solidale gara di opere e d'intenti, d'incoraggiamenti e d'aiuti, questa nuova ed antica istituzione ritorni ad essere, come già lo fu in tempi onorati, la viva immagine di un'italianità pensosa dei propri doveri e conscia dei propri diritti.

Italiani! Aderite alla Lega Nazionale. Date aiuto all'opera civile della Lega Nazionale".

Purtroppo mancavano alla risorta Lega Nazionale le premesse indispensabili per riprendere la propria attività scolastica, di quella dei ricreatori e degli asili nido. Il suo patrimonio era stato totalmente devoluto a norma di legge ad altri enti e non sussistevano le premesse per rivendicarne la proprietà ed il possesso. La Lega rivolse quindi le sue cure all'assistenza scolastica e parascolastica, alla difesa dei diritti degli italiani contro le prevaricazioni in loro danno; alla solidarietà fattiva fra gli italiani; alle manifestazioni di fede e di attaccamento alla madrepatria; alle attività ricreative, sportive e culturali; alla stampa di opuscoli storici e letterari; alla costituzione in tutta Italia di gruppi e delegazioni della Lega; all'organizzazione di colonie estive, marine e montane a favore di minori, senza alcuna esclusione.

Il nuovo Statuto sociale, approvato con Decreto n° 1474 del 20 novembre 1964 dal Presidente della Repubblica, venne votato attraverso un referendum fra i soci, cui seguirono le elezioni dei gruppi, l'assemblea dei delegati e l'elezione del Consiglio direttivo centrale.

I presidenti di quegli anni furono - per popolarità, altezza d'ingegno, prestigio personale e integrità morale - non indegni dei loro predecessori: don Edoardo Marzari e Baccio Ziliotto nel 1946, Marino de Szombathely nel 1948, Carlo de Dolcetti (l'indimenticabile Amulio direttore del Marameo) nel 1950, il presidente Antonio Palin nel 1952, l'avv. Ugo Harabaglia nel 1955 , l'ing. Giusto Muratti nel 1961, il prof. Enrico Tagliaferro nel 1981, il Vice Presidente Vicario dott. Alfieri Seri nel 1987 e l'avv. Paolo Sardos Albertini, che dal 1989, tuttora regge l'associazione. Molti, altrettanto appassionati, furono i collaboratori diretti della presidenza, tra i quali vogliamo ricordare i nomi benemeriti dei segretari centrali Ricciotti Rossi, avv. Sergio Strudthoff , comm. Tullio Delise e , ora, il dott. Livio Marchetti.

Tutti questi uomini mantennero alto il prestigio della Lega Nazionale, sensibili ed attenti ai problemi della collettività italiana, nel pieno rispetto della libertà altrui. Presero posizione quando gli interessi vitali della comunità apparvero minacciati o furono effettivamente lesi.

La Lega Nazionale ha la sua funzione precisa e specifica: quella che il suo Statuto, rinnovato nel 1964, chiarisce all'art. 2, ossia: "perpetuare e promuovere ovunque la conoscenza, lo studio, l'amore e la difesa della lingua, delle tradizioni e della civiltà italiana…, indipendentemente da qualsiasi partito ed organizzazione di parte, attraverso attività soprattutto culturali, educative, assistenziali e ricreative".

In seno alla Lega chiunque sia sollecito al bene comune, ma fuori dalla mischia delle lotte politiche, può trovare conveniente collocazione.

Le condizioni in cui si trova oggi Trieste impegnano tutti i cittadini ad affrontare a viso aperto le difficoltà del momento ed uscire dallo stato di abulia, d'egoismo e di quieto vivere, per non dover subire altre prevaricazioni oltraggiose. Il raccogliersi intorno all'azzurro vessillo della Lega è un dovere morale della maggioranza linguistica in difesa del proprio futuro e di quello delle generazioni che verranno; né ciò contrasta con il proposito di pace e concordia con tutto le genti che vivono in queste terre di confine.

Viviamo in un clima di libertà : le minoranze che vivono con noi da secoli - e che hanno il nostro rispetto e la nostra considerazione - facciano ciò che meglio intendono per la loro lingua e la loro cultura (non potendo accusare il governo nazionale e i Comuni di lesinare i mezzi per le loro scuole, circoli, la loro stampa, i loro teatri), ma sia riconosciuto anche alla maggioranza italiana il diritto di organizzare la propria esistenza e mantenere la propria integrità linguistica e culturale, così com'è nella tradizione da secoli e da millenni.

Nell'equità sta la giustizia e nella giustizia la pace!

 

(fine)