LEGA NAZIONALE
Gioie, dolori e ricordi della Lega Nazionale
Una breve introduzione alla Lega Nazionale apparsa sul Secolo d'Italia

GIOIE, DOLORI E RICORDI DELLA LEGA NAZIONALE

Il 22 ottobre dello scorso anno il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in coincidenza con il cinquantenario del ricongiungimento di Trieste alla Madrepatria, ha conferito la Medaglia d’Oro al Valor Civile ai sei eroici caduti nella città di San Giusto il 5 e 6 novembre 1953. Il loro sacrificio fu la necessaria, ancorché dolorosa, premessa affinché l’anno successivo l’Italia ritornasse a Trieste e Trieste ritornasse all’Italia. Ricordiamo i loro nomi: Pietro Addobbati, Erminio Bassa, Leonardo Manzi, Saverio Montano, Francesco Paglia, Antonio Zavadil. Il più giovane, Piero Addobbati, aveva 15 anni, il più anziano, Antonio Zavadil, di anni ne contava 65. Erano tutti accomunati dall’amore per l’Italia, erano tutti accomunati dall’essere soci della Lega Nazionale. E non poteva essere altrimenti, in anni in cui questo antico sodalizio patriottico – era stato fondato nel 1891 – vantava 180.000 membri, con un ritmo di adesioni, nel 1946, di ben tremila nuove iscrizioni al giorno. Ciò voleva significare che nell’immediato dopoguerra la Lega Nazionale era divenuta il punto di raccolta più significativo delle ansie, delle speranze, della volontà di resistere alla tracotanza slavo-comunista dei tanti connazionali abitanti l’ultimo lembo della Venezia Giulia rimasto all’Italia. Italiani – triestini e goriziani in primis – che non volevano cedere le loro terre a Tito, come erano stati costretti a fare i loro confratelli istriani e dalmati.

Ma la storia della Lega Nazionale non si esaurisce, né si riduce, agli anni che vanno dal 1945 al 1954. E’ vero, invece, il contrario, perché la sua esistenza, pur tra alti e bassi, si rivela centrale e imprescindibile per una corretta comprensione delle vicende del confine orientale italiano nel corso di tutti gli ultimi cento e più anni. E bene ha fatto, pertanto, il giovane storico Diego Redivo a prendersi il non lieve impegno di ripercorrere le accidentate e affascinanti vicende della Lega Nazionale dall’anno della fondazione sino ai giorni nostri in un bel volume di recente apparso per i tipi delle Edizioni degli Ignoranti Saggi (“Le trincee della nazione: cultura e politica della Lega Nazionale” (1891 – 2004), pp. 187, euro 33; per informazioni sul libro e sulla Lega Nazionale tel. 040/365343).

Era infatti il 1891 quando, sulle ceneri di un’altra associazione, la Pro Patria, venne costituita la Lega Nazionale, sodalizio il cui scopo era quello di tenere vivo il sentimento dell’italianità in quelle terre – il Trentino, la Venezia Giulia con Trieste, Gorizia e l’Istria, la Dalmazia – allora soggette all’Austria e nelle quali il governo di Vienna stava con sempre maggiore evidenza mettendo in atto una politica di snazionalizzazione nei confronti dell’elemento italiano. A far peggiorare la situazione per i nostri connazionali tridentini, giuliani e dalmati fu la nascita, negli anni Ottanta del secolo XIX, delle cosiddette “associazioni di difesa nazionale”, quali l’austro-tedesca Deutscher Schulverein (DSV) e, sul confine orientale, pure la sloveno-croata Birillo e Metodio, che avevano entrambe il compito primario di promuovere l’erezione di scuole private con lingua d’insegnamento, rispettivamente, tedesca e slava. La Lega Nazionale, e prima ancora la Pro Patria, sciolta dalle autorità asburgiche, fu la risposta italiana alle “associazioni di difesa nazionali” tedesca e slava. Costituzione di ricreatori, di convitti e di scuole di ogni ordine e grado che fossero delle vere e proprie “trincee della nazione”, avamposti della cultura italiana e della coscienza nazionale in territori difficili, ove si paventava la scomparsa di ogni traccia d’italianità: tale era la missione della Lega. Ma non vi era solo questo: l’attività del sodalizio appariva multiforme, spaziando dalle conferenze alla produzione di oggettistica patriottica (i celebri fiammiferi), dalle pubblicazioni di libri e di opuscoli alle manifestazioni artistiche e musicali. Diego Redivo con maestria riesce a illuminare anche gli aspetti minori di questo intenso lavoro di “nazionalizzazione delle masse”, per usare una espressione dello storico Georg Mosse, o di “umile irredentismo scolastico”, secondo quanto sostenne l’irredentista triestino Ruggero Timeus. Alla vigilia dello scoppio della Grande Guerra e prima dello scioglimento d’autorità da parte delle autorità austriache, la Lega “contava 177 gruppi locali con oltre 45.000 soci, possedeva ben 76 istituti scolastici propri e sovvenzionava 136 istituti scolastici altrui, gestiva 153 biblioteche sociali, sussidiava 250 studenti e possedeva un patrimonio di oltre un milione di corone”. Risorta e poi nuovamente, e improvvisamente, sciolta al tempo del Fascismo, la Lega fu ricostituita nel 1946, divenendo in brevissimo tempo il principale polo d’attrazione delle battaglie per il ritorno di Trieste all’Italia nei nove anni del governo militare alleato della città (1945 – 1954).

La storia della Lega Nazionale continuerà poi nei decenni successivi alternando momenti di stanchezza e vigorose battaglie in difesa dell’italianità di Trieste, sino a quando, agli inizi degli anni ’90, l’antico sodalizio, sotto l’accorta guida dell’avv. Sardos Albertini, comincia a vivere una terza giovinezza: la tardiva, seppur doverosa scoperta da parte dell’opinione pubblica italiana del dramma delle Foibe e dell’Esodo ne fa il protagonista di un rinnovato orgoglio nazionale. Grazie anche a un gradevole e accattivante sito internet (www.leganazionale.it) e a una rivista mensile, sorgono sedi e delegazioni dell’associazione un po’ in tutta Italia e anche all’estero. La storia della Lega non è, quindi, finita, e non finirà sino a quando continuerà a battere nel cuore di ogni italiano l’orgoglio della propria appartenenza nazionale.

FRANCESCO DEMATTE’

Da “Il Secolo d’Italia” – 8 novembre 2005