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LEGA NAZIONALE
LEGA NAZIONALE, UN SECOLO IN TRINCEA
L'impegno per la difesa della lingua e della cultura italiana
di Fulvio Senardi
pubblicato su "Il Piccolo" '8 giugno 2005
Nuova opera di Diego Redivo, con contributi di Salimbeni e Sardos
Albertini
LEGA NAZIONALE, UN SECOLO IN TRINCEA
L'impegno per la difesa della lingua e della cultura italiana
Un Tableau vivant con cinque fanciulle, sovrastate da una sesta - che
impersona la Lega Nazionale - intenta a coronare di un serto tricolore un
busto di Dante, a significare la dedizione patriottica delle terre
"irredente": Trento, Gorizia, Trieste, Istria, Dalmazia.
Sapore d'altri tempi nella fotografia che spicca sulla copertina di
"Le trincee della nazione: cultura e politica della Lega Nazionale
(1891-2004)", il nuovo saggio che, patrocinato, dalla Lega Nazionale,
Diego Redivo manda in libreria, completato da contributi di Fulvio
Salimbeni e Paolo Sardos Albertini.
Il libro verrà presentato domani, alle ore 17.30, nella sala della Lega
Nazionale in via Donota, da Fulvio Senardi e Fulvio Salimbeni, alla
presenza dell'autore.
Una riflessione ricca di dettagli, particolari curiosi, inediti documenti
storici, letterari e iconografici sulla più che centenaria vicenda
dell'istituzione che maggiormente si è battuta per la difesa della lingua
e della cultura italiana nelle regioni imperial-regie del Trentino e
dell'Adriatico orientale nel corso dell'ultimo Ottocento e del Primo
novecento. Aprendo asili, scuole e dopo-scuola, società ginniche e
culturali, attrezzando biblioteche circolanti, organizzando occasioni di
socializzazione e di incontro, vendendo - si direbbe oggi - gadget
propagandistici (in concorrenza con ciò che gli altri nazionali stavano
compiendo sullo stesso terreno dell'istruzione e della cultura: il
Deutscher Schulverein, la Druzba Cirila i Metoda).
Si trattava di sopravvivere alla pressione snazionalizzante proveniente da
Est e da Nord, ed è stupefacente notare la comunione di intenti e la
coerente articolazione di iniziative con cui la borghesia
nazional-liberale-elite politico-culturale ben diversa da quella dei
nostri giorni tutta concentrata sul "particolare" -, organizzava
la difesa dell'italianità, nel tentativo di conquistare alla propria
causa quei ceti popolari sempre più coinvolti nella vita pubblica (dopo
la concessione, nel 1906, del suffragio universale), tra i quali andava
allargandosi l'influenza dell'internazionalismo socialista, nel quadro di
legalità garantito, nonostante tutto, da un Impero prossimo al
disfacimento.
Diego Redivo conduce l'analisi perfettamente a suo agio tra i volumi della
ricca bibliografia e i faldoni d'archivio, cita grandi protagonisti del
passato (Cesare Battisti e Ruggero Timeus, fra gli altri), porta alla luce
episodi poco o per nulla noti, ma emblematici di una situazione generale:
chi sapeva, per esempio, che nell'estate del 1909 il parroco di Salorno,
appena al di là del confine etnico trentino, aveva negato la possibilità
che nella sua chiesa si svolgessero prediche in italiano, confermando quel
pieno coinvolgimento del clero nelle lotte nazionali di cui abbiamo potuto
leggere a proposito dell'Istria nella "Miglior vita" , il
capolavoro di Fulvio Tomizza, il nostro maggior scrittore di confine?
Ma il discorso non si ferma qui perché lo storico accompagna le vicende
della Lega fino allo scioglimento del 1931, quando il regime avoca a sé
tutte le iniziative educative; non erano mancate del resto le ragioni di
dissidio con il fascismo perché la Lega sosteneva sì una strategia
di"conquista morale" dell'italianità, ma su un orizzonte di
rispetto della cultura e delle tradizioni di quelle popolazioni delle
province recentemente annesse che il fascismo chiamava con termine
ingiusto e sprezzante "allogene".
Poi la rinascita, in anni in cui ritorna di stringente attualità la
questione del confine orientale, con personalità come Benco, Stuparich,
Saba tra i rifondatori.
L'impegno della Lega acquista allora un duplice aspetto: per l'italianità
di Trieste e per l'assistenza ai profughi dell'Istria e di Fiume. Dopo il
Memorandum d'Intesa del 1954 una crisi di identità e il pericolo , non
remoto, di battaglie di retroguardia o strumentalizzazioni.
Siamo all'attualità: Osimo, la LpT, la fine del comunismo sovietico,
l'allargamento dell'Europa, con Trieste nel ruolo di un Giano bifronte,
che guarda indietro ma capace , nel tempo stesso, di strabilianti
anticipazioni, città inquieta e sperimentale come sempre, lacerata tra
sacrosante esigenze nazionali di politica estera e altrettanto
irrinunciabili istanze locali.
Il compito di domani - la sfida per la costruzione nell'Unione Europea, di
una "comune civiltà continentale" - viene saggiamente
sintetizzato dalle parole del predatore, Fulvio Salimbeni, che vede una
possibilità di fruttuosa continuazione dell'impegno della Lega, se essa
"si richiamerà ai momenti più alti della sua lunga storia e a una
concezione non settaria e non condizionata da remore del passato di quell'aggettivo
che è l'elemento sostanziale e decisivo della sua denominazione".
Fulvio Senardi
Il libro
La Prefazione
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