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Piazza Tito: Imperatore o Maresciallo?
E' stato pubblicato - a cura della Lega Nazionale e della Provincia di Trieste - una interessante testimonianza sulla Jugoslavia del Maresciallo Tito. Il lavoro è accompagnato da una prefazione del prof. Giuseppe Parlato. 

Pubblichiamo le note introduttive del Presidente della Lega nazionale:

Josip Broz, detto Tito, anzi “il Maresciallo Tito”. Perché lui, vecchio terrorista rivoluzionario, feroce sicario del comunismo internazionale (al pari del triestino Vittorio Vidali) scelse per se un titolo (quello appunto militaresco di Maresciallo) ed una immagine (perennemente in divisa su cui sfavillavano medaglie a iosa) che erano confacenti ad un qualche dittatorello del centro – america, piuttosto che ad un ortodosso seguace di Marx, Lenin, Engels, Stalin.

L’abito, se non fa sempre il monaco, certo sovente può rivelare la natura di chi lo indossa. La natura di Tito fu certamente quella di saper giocare, contemporaneamente, ruoli diversi e contrastanti: la sua Jugoslavia riuscì ad essere al contempo comunista nella politica interna, neutralista in quella estera ed occidentale (nel senso di NATO) i quella militare. Un vero capolavoro di doppiezza, di triplezza tutta balcanica.

Inaugurò (proprio a Trieste) la terza guerra mondiale. Poi la sfruttò, come nessun altro, con il suo oscillare ondulatorio, a cavallo della linea di confine del conflitto, che gli permise di lucrare, fondamentalmente a danno di noi Giuliani, da entrambi gli schieramenti in guerra (una sorta di Clemente Mastella internazionale).

Ciò premesso, ha senso proporre, oggi, nel 2004, una testimonianza su Tito e la sua Yugoslavia? La risposta ci è sembrato possa essere positiva, perché senz’altro il Maresciallo Tito, con le sue medaglie, con la sua corte belgradese, con i suoi riconoscimenti internazionali (per noi, comunque, resta sempre “l’infoibatore”) ha occupato non marginalmente lo scenario storico-politico di parte della seconda metà del XX secolo e la sua vicenda può ben costituire materia di approfondimenti e di analisi.

Per Napoleone Bonaparte il Manzoni si chiese “Fu vera gloria?”. Possiamo chiedercelo anche per Josip Broz e la risposta non può che essere negativa. Le sue due creazioni, la Jugoslavia ed il comunismo jugoslavo, sono entrambe finite sotto le macerie del muro di Berlino, travolte dalla stessa bancarotta fraudolente che ha travolto il resto dell’Impero Comunista Lo Stato che Tito aveva creato e tenuto insieme nei Balcani si è frantumato in mezzo a massacri e carneficine; gli ultimi epigoni del titoismo (adeguatamente riverniciati e imbellettati) hanno perso il potere perfino nella Lubiana dell’ultimo uomo di Tito, il signor Kucan. Di lui niente è rimasto.

Del Maresciallo resta, nella mia Capodistria, la tabella murale che individua la piazza centrale, quel gioiello architettonica veneto italiano, come “piazza Tito”. La cosa mi dava non poco fastidio, lo confesso. Poi ho però pensato che tra non molto l’ignaro turista che arriverà in quel posto e scoprirà il Palazzo Pretorio ed il Duomo ed il caffè della Loggia, penserà icuramente – nel leggere “piazza Tito” – all’Imperatore di Roma, non certo al Maresciallo di Belgrado.

E, nel mio cuore, ho detto grazie alla Storia: perché i conti con l’Infoibatore saranno stati regolati dall'oblio. 

Paolo Sardos Albertini

 

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