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LA STORIA
5 maggio 1945 - I Caduti di Via Imbriani
Il 5 maggio 1945 di fronte ad un corteo spontaneo di migliaia di
triestini inneggianti all'Italia i titini sparano sulla folla. Cinque
manifestanti cadono sotto il piombo dell'invasore, altre decine
rimangono ferite.
Quella mattina di 59 anni fa, finito il
coprifuoco (che durava fino alle 10), un drappello non certo cospicuo di donne,
bambini, operai e tramvieri fu fatto dirigere dal nuovo potere costituito verso
piazza Unità per manifestare, con tanto di bandiere e cartelli, a favore della
Jugoslavia, oltre che della "Fratellanza italo-slovena".
Per reazione una passante sventolò vicino all'Hotel de la Ville un tricolore
italiano davanti ad alcuni soldati neozelandesi. Uno di questi afferrò la
bandiera, la sventolò e se la legò al collo. Alcuni passanti, presi
dall'entusiasmo per questo inatteso gesto, portarono il milite in spalla fin
sotto la prefettura e il municipio e poi tornarono davanti all'Hotel de la
Ville, che pochi giorni prima era stato requisito dagli jugoslavi dopo
l'allontanamento dei tedeschi. Un ufficiale titino uscì dall'edificio e si pose
sulla scaletta di un camioncino sottratto ai tedeschi chiedendo alla gente lì
radunata che cosa volesse. La risposta pare sia stata "Italia,
Italia". Intimorito sia dalla chiarezza della risposta sia dal numero
crescente di manifestanti, l'ufficiale pare abbia sostenuto che Tito non voleva
Trieste, ma solo il benessere della città.
Incurante,
la folla proseguì verso piazza Tommaseo. Una parte continuò per piazza della
Borsa e per corso Italia, un'altra risalì per via San Nicolò e, all'altezza di
via Roma, via San Spiridione e via Dante, confluì nel folto corteo che
spontaneamente si era formato. Diffusasi infatti la notizia della bandiera
italiana "presa in carico" da un soldato neozelandese, erano
cominciate ad affluire in zona sempre più persone. Alle finestre di casa molti
esposero i tricolori italiani, alcuni ancora con lo stemma sabaudo, altri con un
buco in mezzo. Delle bandiere vennero anche lanciate dalle finestre ai
dimostranti, che le presero e le sventolarono ben volentieri in un clima di
festa e di ritrovata libertà. Nel frattempo il piccolo
corteo filo-titino si era ben che dileguato.
Una volta che il corteo ebbe raggiunto piazza Goldoni, ci fu chi propose di
andare a San Giusto, ma il capitano in congedo
Bruno Gallico "contropropose" di recarsi al sacrario di Oberdan.
Cantando "Fratelli d'Italia", migliaia di manifestanti (c'è chi ha
detto addirittura 50mila) tornarono in corso e girarono alcuni per via Imbriani,
altri per via Dante. La polizia titina, fortemente preoccupata, prima tentò
invano di disperdere i manifestanti, poi sparò sulla folla tra corso Italia e
via Imbriani uccidendo Claudio Burla, Giovanna Drassich, Carlo Murra, Graziano
Novelli, Mirano Sancin e ferendo altre dieci persone, che furono ricoverate
all'Ospedale Maggiore. Anche le bandiere italiane ai
balconi furono crivellate di colpi.
I manifestanti, presi dal panico, cercarono di mettersi in salvo, ma il caos e
la paura provocarono ulteriori ferimenti. I miliziani titoisti corsero dietro a
chiunque si trovasse a tiro, persino dentro gli edifici privati. Del resto non
riconoscevano certo la proprietà privata... Alcuni salirono sui tetti per
meglio controllare la situazione. Nel frattempo i prelevamenti di italiani a
scopo di arresto, deportazione o infoibamento si accentuarono. Il
comandante delle truppe neozelandesi di stanza in città, generale Freyberg,
convocò la sera stessa nel palazzo del Lloyd alcuni ufficiali sia jugoslavi sia
neozelandesi minacciando un intervento armato nel caso fossero sopraggiunte
altre truppe con la stella rossa. Ovviamente il generale informò i sui
superiori di quanto era accaduto. Pare sia stato proprio questo sollecito di
Freyberg a smuovere gli alti comandi anglo-americani, che fino ad allora avevano
nicchiato. L'esito fu per intanto che le autorità
jugoslave di occupazione,
presentatesi il 3 maggio in qualità di Comando supremo
della Slovenia che aveva proclamato lo "stato di guerra" (!!!),
cominciarono a parlare di Settima Federativa: magra consolazione, si dirà... Il
giorno successivo, coprendosi di ridicolo, fecero pubblicare su "Il nostro
avvenire" un articolo in
cui attribuivano la colpa della strage ai fascisti e alla Gestapo, che avrebbero
sobillato e organizzato la folla.
Facciamo presente che tanto i fascisti quanto i nazisti si erano dileguati da
Trieste prima del 30 aprile, lasciando che
a combattere contro i volontari della libertà e i titini fossero essenzialmente
i soldati della marina da guerra tedesca. Ma
ormai il 5 maggio i combattimenti in tutta la Venezia Giulia erano terminati.
Per giunta i dimostranti italiani non erano
armati se non di qualche bandiera e di tanta speranza. La loro falcidie fu
dunque assolutamente gratuita.
Purtroppo la notizia della strage non ebbe vasta eco in Italia, dove il governo
e i partiti del Cln, evidentemente ben "consigliati" dagli
anglo-americani e dai russi, non avevano interesse a creare un "caso
Trieste" nel momento in cui sull'Europa stava calando la "cortina di
ferro". Né alla "stampa libera" importava molto della
faccenda... Eppure i tragici eventi del 5 maggio 1945
davano un quadro molto preciso della situazione: la città era occupata da
truppe straniere, che non esitavano a sparare sulla folla straripante che osava
manifestare pacificamente e gioiosamente
la sua volontà di tornare all'Italia. Ma forse in Italia l'ordine del nuovo
potere ciellenistico era di dimenticare questi sventurati e ingenui fratelli in
previsione della rinuncia a quei territori... articolo
di Paolo Radivo tratto da [TriesteOggi]
del 6 maggio 2004
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Caduti per l'Italia e per la Libertà - 5 maggio 1945:
Caduti per la libertà -
5 maggio 1945: a Trieste si moriva per l’Italia -
Caduti di Via Imbriani: ricostruzione storica -
Un atto di Giustizia fortemente voluto dalla Lega
Nazionale le
foto dei Caduti
Medaglia d'Oro: comunicato
stampa della Lega Nazionale
La
richiesta della Medaglia
Lettera alla
Lega Nazionale dai fratelli di Alino Conestabo
Lettera di ringraziamento
al Presidente Ciampi
Cerimonia di consegna delle
Medaglie: 5 maggio
5 maggio 2006: discorso
del Sindaco Roberto Dipiazza
5 maggio 2006: alcune
foto delle cerimonie
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