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L.N. del. FRIULI
I graffiti della Grande Guerra
di Marco Pascoli - 17 marzo 07 - sede Provincia di Udine Palazzo Belgrado UD
> Lega Nazionale > Friuli
Buongiorno a tutti. In primo luogo un sentito ringraziamento ed un caro saluto agli organizzatori, ai relatori che mi hanno preceduto e che mi seguiranno, a tutto il pubblico. Nel mio intervento andrò a illustrare una particolare realtà della ricerca storica concernente la Grande Guerra, realtà che apre anche ad aspetti escursionistici e soprattutto morali-memorialistici: quella dell'epigrafia di guerra, ovvero della ricerca e dello studio delle iscrizioni che i soldati, appartenenti ai diversi schieramenti, hanno inciso sulle rocce, sulle trincee, sui manufatti che tuttora sono visibili lungo i campi di battaglia di allora. In realtà, la ricerca dei graffiti della Prima guerra mondiale nasce in tempi relativamente recenti, per iniziativa degli storici (e cari amici) Antonio Scrimali e Abramo Smith, quest'ultimo purtroppo recentemente mancato. L'esperienza, nel corso degli anni, ha assunto un carattere sistematico e scientifico grazie all'impegno del Gruppo di Ricerche e Studi sulla Grande Guerra di Trieste, a cui mi onoro di aderire, e che dal 1996 opera ininterrottamente sul terreno. Tale azione, effettuata da singoli volontari ed appassionati, consta nell'inoltrarsi lungo le antiche linee del fronte (italiane ed austriache), nei luoghi ove erano i baraccamenti, sulle diroccate mulattiere, ovunque si ipotizzi esista una traccia della Grande Guerra, in base a riscontri storici o a deduzioni logiche piuttosto che a osservazioni dirette. Si può affermare che gli itinerari di accesso o di esplorazione a tali vestigia seguono ad una profonda preparazione geografica-storica dell'area in esame, fatta sulle carte, sui diari storici, sulle relazioni, sulle foto panoramiche, sulle immagini d'epoca tesa a stabilire i luoghi potenzialmente di maggiore interesse, ovvero quelli che furono effettivamente presidiati. Appunto, perché dove si stabilizzò una presenza militare, è possibile reperire un incisione, una fregio, un cippo. Spesso, i graffiti sono incisi sulle trincee, sulle fortificazioni permanenti, sulle muraglie dei ricoveri all'imbocco e all'interno delle caverne; ma anche ai lati delle strade e delle mulattiere militari, presso ponti, fontane o opere architettoniche di vario tipo.. infine, negli ex camposanti militari, in posti particolarmente significativi (alture conquistate, punti panoramici, ecc), sulle pietre stesse in prossimità di zone che all'epoca erano presidiate. Per raggiungere i siti, si affrontano itinerari di dignità escursionistica e talvolta alpinistica, tra l'altro su vie in gran parte abbandonate o sconosciute, in disuso, invasi dalla vegetazione o franati, quasi inaccessibili per la vegetazione o per l'asprezza del terreno, lungo tutti i settori che dal Carso portano alle Alpi Carniche (sintetizzando, da Monfalcone al M. Peralba). Taluni tracciati, forse non sono stati ripercorsi dalla fine della guerra… d'altro canto, ciò non toglie che un graffito possa emergere anche in posizioni banali, su abitazioni o presso grandi vie di comunicazioni. Inoltre, una volta ritrovata l'epigrafe, è necessario ripulirla con delicatezza (per non danneggiarla) e rimarcarla con dei carboncini o pennarelli solubili, in modo da sottolinearne i contenuti e rendere l'oggetto fotograficamente accettabile. L'attività descritta ha permesso finora di individuare, immortalare, catalogare in un dettagliato catasto delle iscrizioni, circa 1500 graffiti (italiani e imperial-regi) presenti nello scacchiere friulano-giulio: per quanto riguarda me, mi occupo della cura dei settori Alpi Carniche e Tagliamento, i quali enumerano circa 500 oggetti censiti. Al giorno d'oggi, dati gli inaspettati sviluppi dell'iniziativa e le sempre più appassionate collaborazioni provenienti da persone e associazioni venete, trentine e straniere, vi sarebbe l'ambizione di estendere all'intero fronte italo-austriaco, quindi dallo Stelvio al mare, l'ambito d'applicazione del Catasto delle iscrizioni. In ogni caso, l'epigrafia di guerra, "inventata" in Friuli nel modo sopra tratteggiato, già rappresenta una delle ultime frontiere della ricerca storica e riscuote sempre maggiori riconoscimenti ed approvazioni dagli operatori del settore, non per ultimo il Legislatore che con la legge di tutela del Patrimonio storico della Grande Guerra ha espressamente protetto le iscrizioni belliche. Alcuni esempi di iscrizioni sono visibili nella vicina chiesa di San Antonio, dove nel contesto dell'esposizione generale sul Primo conflitto mondiale, si possono apprezzare anche i pannelli che riportano le fotografie attuali di una selezione - in verità minima - di graffiti, parte dalla mostra personale "La Grande Guerra sulle Rocce". Si potrà dunque notare che ci sono diversificate tipologie di graffiti. 1) targhe cementizie, o in pietra, ma comunque di carattere ufficiale che riportano indicazioni di date, reparti, comandanti ecc. 2) iscrizioni personali, che comunicano stati d'animo, nominativi e unità d'appartenenza, piuttosto che motti patriottici o "disfattisti". 3) targhe di indicazioni tecniche, lapidi di caduti, monumenti commemorativi. Tutte queste testimonianze assumono un significato notevole, sotto la luce storiografica, in quanto esse vanno a confermare o a collocare la presenza di un determinato reparto in quella precisa zona, dando dunque un riscontro pratico alle verità documentali: indi, sono fondamentali per chi intenda elaborare una ricostruzione attendibile del campo di battaglia e della dislocazione delle opposte unità. Ritengo che l'esplorazione diretta dei teatri bellici, delle loro caratteristiche morfologiche e climatiche, associata all'individuazione di questi veri e propri "documenti di pietra" i quali spiano in maniera pressoché inconfutabile l'identità dei propri autori, quindi le posizioni dei reparti stessi, sia essenziale ai fini di una corretta ricerca storico-militare. Infine, bisogna ricordare che le epigrafi sono l'espressione diretta, viva dei protagonisti della Grande Guerra, per cui sono degne della massima attenzione anche in ordine a stimoli di carattere morale e di rispetto nei confronti di chi cadde per la Patria, per i propri ideali o semplicemente per eseguire il dovere imposto dalla società di allora Marco Pascoli
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