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Ricordare per capire. La Lega Nazionale e l'Unione degli Istriani ritengono doveroso, in tale ricorrenza, riparlare di quella vicenda, ripensare al senso di quell'operazione politica, ripercorrere gli effetti che ne sono derivati. di Paolo Sardos Albertini

Dieci novembre millenovecentosettantacinque: una cittadina delle Marche piuttosto sconosciuta, in una villa denominata "Leopardi Dittaiuti" il Ministro degli Esteri Rumor, per il Governo di Roma, ed il suo omologo Minic, per il Governo di Belgrado, sottoscrivono un atto che porta il titolo "Trattato tra la Repubblica Italiana e la Repubblica Socialista Federativa Jugoslava". E' l'atto di nascita di quello che resterà consacrato come "Trattato di Osimo".
Sono trascorsi trenta anni da quella giornata. La Lega Nazionale e l'Unione degli Istriani ritengono doveroso, in tale ricorrenza, riparlare di quella vicenda, ripensare al senso di quell'operazione politica, ripercorrere gli effetti che ne sono derivati.

Sarà forse occasione per darsi ragione di un dato estremamente curioso: quale il senso di un Trattato nel quale una delle parti (l'Italia) fa unicamente concessioni e l'altra (la Jugoslavia) porta a casa solo ed esclusivamente benefici? Cosa può spiegare un atto così manifestamente ineguale, nel quale la parte che tutto cede è quella sicuramente più forte, politicamente ed economicamente, mentre quella che tutto incassa presenta già manifesti segni di precarietà che porteranno - dopo appena tre lustri - al suo stesso disfacimento? E come si giustifica il fatto che tanta parte del mondo partitico italiano abbia sostenuto e difeso, con assoluta pervicacia, tale "monstrum" politico, nonostante e contro la clamorosa protesta degli interessati (i triestini e gli esuli)?

Osimo, alla fin fine, è stato un abisso di stupidità della politica italiana (o almeno di larga parte della stessa), un'orgia di autolesionismo nazionale? Oppure è possibile dare in qualche modo un senso, almeno parzialmente logico, ad un atto che altrimenti meriterebbe di figurare nel Guinness dei primati, categoria dell'assurdo?

Sono tutte queste delle domande che, lungo un trentennio, hanno continuato ad essere proposte, domande che non sempre hanno trovato risposte adeguate e convincenti.
Una prima risposta peraltro è possibile formularla: se gli Osimanti, triestini e romani, si auguravano che il Trattato passasse sostanzialmente sotto silenzio o quantomeno senza attirare troppo l'attenzione (e certamente questo era il loro auspicio) di sicuro le cose non sono andate in questi termini: Osimo ha segnato di certo un fatto politico importante, quantomeno per la politica triestina per la quale si può ben parlare di un prima e di un dopo Osimo. Ma, dalla città di San Giusto, proprio a seguito di quel Trattato, è partito anche un segnale che ha anticipato diversi fenomeni nazionali, primo fra tutti lo sconvolgimento dell'assetto partitico tradizionale, è ciò per effetto di un dilagante movimento di reazione, di protesta popolare che ha trovato canali nuovi e diversi per farsi sentire. Dopo Osimo, a Trieste, la politica ha sperimentato forme e diverse di manifestarsi rispetto ai meccanismi partitocratrici operanti dal nascere della Repubblica. E' esattamente quanto, in progressioni successive, ha trovato attuazione, nei decenni successivi, anche in sede nazionale.
Quesiti, novità, analisi: sono tutti aspetti che dovranno dunque trovare spazio e luce nelle iniziative che verranno proposte, dalle Lega Nazionale e dall'Unione degli Istriani, nelle diverse manifestazioni promosse per tale trentennale, manifestazioni delle quali verrà offerto il programma completo nelle pagine di questo sito.

Ci sarà comunque, in primo luogo, un Convegno di storici. A loro è affidato il compito di parlare di quel Trattato sotto una triplice angolazione. Quella diplomatica e della politica internazionale; quella della politica italiana e delle diverse posizioni delle forze politiche nazionali; e infine la prospettiva di Trieste, della sua gente (Triestini, ma anche tutto il popolo dell'esodo) e dei suoi esponenti, dei suoi politici e di quella che oggi si chiamerebbe "società civile".

Alla parola degli storici seguirà poi quella dei giuristi, per affrontare una analisi di quel Trattato nei suoi diversi aspetti, nelle sue diverse sfaccettature; magari anche in riferimento a certe tematiche tutt'ora di piena attualità (la sempre aperta questione della "restituzione dei beni rapinati").

E dopo quelle dei tecnici - gli storici ed i giuristi - faranno seguito le voci di chi ha vissuto la vicenda Osimo da protagonista. In una tavola rotonda, moderata da due giornalisti, Giorgio Cesare (già giornalista alla RAI) e Fulvio Fumis (Giornalista al Piccolo), esponenti della politica triestina, all'epoca parlamentari o comunque con un ruolo assolutamente primario, porteranno le loro testimonianze, le loro valutazioni, le loro conclusioni (forse anche le loro polemiche e divisioni).

Accanto a tale fiume di parole, è giusto però che ci sia anche uno spazio per qualcosa di diverso: sarà nella galleria del Tergesteo (davanti al quale si raccoglievano allora, con una roulotte, le firme anti-osimo) che verrà proposta - con l'apporto dell'IRCI - una mostra iconografica: fotografie, manifesti, giornali.

L'immediatezza delle immagini aiuterà certamente non poche persone ha ricordare, a ripercorrere quelle giornate, a rivivere quei momenti di forte, fortissima passione. Sarà così l'occasione per recuperare, nella memoria e nel cuore, quei momenti nei quali Trieste seppe dimostrare, come altre volte, come nel '53, una delle sue qualità più preziose: la capacità di infiammarsi, di prorompere in impeti di passione, di rompere le apparenze di disinteresse e di apatia per lanciare forti segnali d'amore.

E' per tale ragione che il ricordo del "No ad Osimo" merita di essere, anche e soprattutto, un doveroso atto di omaggio a questa nostra città, alla città di San Giusto, unica e preziosa, alla sua generosità ed al suo cuore.

Ma è doveroso aggiungere anche un affettuoso pensiero per la terra d'Istria (e di Fiume e della Dalmazia), ricordando che per certi signori il Trattato di Osimo doveva costituire la "pietra tombale" da collocare sulla questione istriana, per chiuderla definitivamente, per cancellarla da qualsivoglia agenda politica. Cosi, viceversa, non è stato. Dopo Osimo e nonostante Osimo l'Istria e Fiume e la Dalmazia continuano a figurare a pieno titolo all'ordine del giorno della politica e così le loro, le nostre immutate richieste di Verità e di Giustizia.

Paolo Sardos Albertini

di Lino Sardos Albertini

Presentazione della Lega Nazionale

La Lega Nazionale non poteva rimanere insensibile di fronte all'offesa, che con la firma e la probabile ratifica del Trattato di Osimo s'intende portare alla città di Trieste e all'Istria.

Attenta alle vicende della storia, economica e culturale delle terre giuliane, la Lega Nazionale pubblicando le pagine che seguono, si eleva fedele portavoce, ancora una volta, della protesta, come sempre civile, ma ferma, basata su salde e inconfutabili argomentazioni, non solo di carattere politico, ma anche di natura economica e giuridica, degli italiani della Venezia Giulia, avverso questi atti che, gratuitamente e senza giustificazione, oltre a mutilare l'Italia di parte del suo territorio nazionale, danneggiando gravemente la già situazione politica, economica, sociale ed etnica di Trieste, creando, altresì, la premessa a possibili futuri ulteriori dannosi avvenimenti per queste terre di confine.

Anche tale iniziativa rientra nel programma culturale che il Sodalizio, annualmente elabora allo scopo di perpetuare e promuovere la conoscenza, lo studio, l'amore e la difesa delle tradizioni e della civiltà italiana della Venezia Giulia, continuando l'opera intrapresa, nello spirito della vecchia Lega Nazionale sorta nel 1891, già ben trent'anni fa, nel 1946 subito dopo i tragici eventi bellici (di cui ancora oggi da alcuni si vuole addossarci le conseguenze), per far fronte, con fermezza ma senza offendere, con slancio ma mai con ottusa passionalità e con spirito di parte, al pericolo, anche oggi incombente, di venire avviliti e travolti in quella che è l'essenza di un popolo: la nazionalità!

Oggi l'attacco contro la nostra nazionalità è, infatti, rinnovato giornalmente ed appare assai veemente, e a giudicare da alcune manifestazioni, sul punto di spezzare - Ahi noi - ogni nostra resistenza. Esso viene portato avanti con dovizia e varietà di mezzi, con argomentazioni spesso subdole, suadenti e raffinate nel tentativo di offuscare prima e addormentare poi la coscienza ( che ogni popolo per essere veramente tale deve possedere ben viva) della nostra nazionalità e identità. In questo quadro, anche allo scopo di allentare e, se possibile, spezzare tale morsa, impastata di retorica e conformismo, che ci stringe sempre più da vicino, la scelta dell'argomento della presente pubblicazione appare essere quanto mai felice, utile e pertinente.Inoltre essa ha il merito di essere d'attualità e di grande interesse non solo locale, ma anche nazionale e addirittura internazionale.

La pratica realizzazione di questa iniziativa è stata affidata all'avv. Lino Sardos Albertini, attento studioso e profondo conoscitore delle questioni attinenti l'Istria e la Venezia Giulia.

Si è ritenuto opportuno unire anche la protesta espressa dal Comitato per Trieste e Zona B, sorto per iniziativa popolare, in difesa delle nostre terre, della nostra identità etnica, storica e spirituale.

LA LEGA NAZIONALE



COMITATO PER TRIESTE E ZONA B

Lettera aperta ai Parlamentari italiani

Onorevole,
è passato un anno dalla firma al castello di Osimo degli accordi italo-jugoslavi e ancora non sono chiarite le ragioni vere che hanno indotto il Governo italiano a rinnegare una linea politica sostenuta per un trentennio.
La lunga relazione del ministro degli esteri on. Forlani che accompagna il disegno di legge di ratifica degli accordi, ripete le motivazioni del presidente del consiglio on. Moro e del ministro Rumor, comprese inesattezze e ambiguità. Per cui non ci incanta il riconoscimento che "questa decisione ha indubbiamente toccato nel vivo la passione civile e la memoria patriottica di tutti gli italiani" e siamo tutt'altro che convinti della effettiva ed efficace tutela a salvaguardia "degli interessi dell'Italia e della regione giuliana che possiede nella sua storia un patrimonio di sacrificio e di abnegazione esemplari".
La nostra opposizione oggi è condivisa non soltanto da singoli esponenti politici democristiani, socialisti, repubblicani, liberali ma anche dagli organismi responsabili del Partito Radicale e del Partito Liberale Italiano che hanno dichiarato in questi giorni la loro motivata contrarietà, che sarà espressa in Parlamento a tutta la parte economica. E il successo che sta incontrando la raccolta delle firme alla proposta di legge d'iniziativa popolare per la zona franca integrale a Trieste dimostra quanto ampia e diffusa è in tutta la cittadinanza la "non fiducia" sugli accordi economici.
Trascuriamo e lasciamo perdere le fantasiose previsioni ( anche se solo di studi, da finanziare) per il canale navigabile Monfalcone - Gorizia - Lubiana e "per regolarizzare le acque della Rosandra al fine di utilizzarle per l'economia della città di Trieste" (si tratta di un torrentello di breve corso e di portata molto limitata che serviva la Trieste romana) ma soffermiamoci solo sulla zona franca industriale a cavallo del confine che dovrebbe "contribuire allo sviluppo della città di Trieste e delle regioni di frontiera dei due paesi e incrementare l'occupazione delle popolazioni di queste regioni".
Ecco i fatti:

- la zona prescelta dista in linea d'aria una decina di chilometri dal porto ma è a 380 metri sul livello del mare e presenta 227 cavità, grotte, doline, abissi solo nella parte italiana. La dottrina anche più recente insegna che condizione ottimale è che le zone franche diano direttamente sul mare o su fiumi navigabili. La conformazione tipicamente carsica comporta possibilità d'inquinamento di tutte le acque , fino alle falde più profonde e non solo del Timavo che l'attraversa nel suo corso ipogeo, oltre riflessi ecologici della atmosfera per i venti dominanti.
- Nel territorio italiano e sloveno direttamente interessato non esiste disoccupazione per cui tutta la manodopera dovrà essere importata dal sud jugoslavo, approfittando del minor costo di questa rispetto all'italiana anche per le norme previste dall'accordo sull'applicabilità dei contratti di lavoro. Del resto uno dei principali artefici del trattato, il dott. Eugenio Carbone, in una riunione indetta dalla D.C. di Trieste ha affermato che la zona franca si basa proprio sullo sfruttamento di questo lavoro nero o giallo, secondo una mentalità tipicamente colonialistica.
- Di fronte ai pericoli evidenti d'inquinamento e della distruzione di una cospicua fetta di Carso triestino, polmone verde della città, protetto da una apposita legge, nella stessa riunione si è riposto minimizzando tutto: anziché 12,8 chilometri quadrati ne saranno utilizzati solo poco più di 5. Con ciò si ritiene superabile anche l'aspetto tecnico del problema del terreno.
- Sul possibile grave turbamento degli equilibri etnici per la presenza d'una massa estranea, anche per religione, si è risposto ancora minimizzando il numero dei lavoratori (20-30.000 in confronto ai 70-100.000 previsti da altre fonti) e che tutto avverrà nel giro di decenni…

Non sono pettegolezzi ma affermazioni di personaggi qualificati e responsabili in un riunione pubblica organizzata da partito di maggioranza relativa per illustrare posizioni ed impegni della Democrazia Cristiana (e smentire le posizioni di dissenso esistenti nel suo seno anche a Trieste).

Trattare vuol dire "discorrere, discutere, dissertare, esporre, ragionare" secondo lo Zingarelli mentre il Petrocchi sintetizza "discutere, ragionare".
Questo trattato non è frutto di discussione perché non presenta alcuna contropartita per l'Italia, come riconobbe subito lo stesso presidente del consiglio on. Moro nella sua presentazione al Parlamento:
"…il governo ha lungamente ed attentamente esaminato la situazione soppesando vantaggi e svantaggi, acquisizioni e concessioni… la decisione è stata presa…guardando insieme agli interessi nazionali ed alle esigenze della vita internazionale. Sotto il primo profilo è certo che vi è una rinuncia italiana".
La zona di terreno prescelta per il punto franco industriale a cavallo del confine è talmente illogica da confermare che non vi è stato alcun ragionamento.
Con il realizzarsi della zona franca industriale e con lo sfruttamento colonialistico della mano d'opera jugoslava del sud potrà crearsi una situazione di fatto di preminenti interessi etnici ed economici jugoslavi che, grazie al precedente da noi accettato, sarà da mutarsi in situazione di diritto. Ricordiamo che il Trattato di Osimo, che la Jugoslavia ha dimostrato di avere idee chiare e precise, volontà e tenacia. La sua aspirazione ai confini che furono dell'Austria fino al 1915, denunciata dal presidente on. moro non è mai stata revocata.Prendiamone atto in questo momento in cui si aggrava sempre di più il rischio per il destino stesso di Trieste i cui interessi sembrano (o sono?) negletti forse per consentire o facilitare la deprecata futura cessione.

IL COMITATO PER TRIESTE E ZONA B



I PRECEDENTI

Dall'autorizzazione del Parlamento alla stipulazione del trattato e al disegno di legge per la ratifica


Nei primi giorni dell'ottobre 1975 il Ministero degli Esteri Rumor si presentò al Parlamento per rispondere all'interrogazione di alcuni Parlamentari i quali avevano chiesto se era vera la notizia circolante secondo cui il Governo italiano stava trattando con la Jugoslavia la rinuncia alla sovranità italiana sulla Zona B dell'Istria.
Negli anni precedenti dal 1969 in poi, si erano già varie volte diffuse notizie del genere ed erano state sempre categoricamente smentite dai Ministri degli Esteri e dai Presidenti del Consiglio dei Ministri in carica - fra cui più volte dagli On. Moro, Andreotti e Rumor - sia con dichiarazioni ufficiali, sia con risposta data al Parlamento. Tali dichiarazioni erano state rese, proprio dall'On. Rumor poi, anche in sede di presentazione al Parlamento degli ultimi governi da essi presieduti.
Nella risposta invece alle anzidette interrogazioni data dall'On. Rumor, nella sua veste di Ministro degli Affari Esteri, alla Camera dei Deputati i giorni 1 e 3 ottobre 1975 e al Senato il giorno 6 ottobre 1975 egli non solo confermò che tali trattative erano effettivamente in corso e si trovavano anzi in stadio molto avanzato, ma ne delineò anche le caratteristiche chiedendo il conforto del Parlamento alla decisione del Governo di portarle a conclusione. La mozione è stata la seguente: "La Camera - rispettivamente il Senato - udite le comunicazioni del Governo, le approva".

LA VOTAZIONE
Nella votazione tutti i Partiti facenti parte del Governo o che lo appoggiavano imposero la disciplina di partito per un voto favorevole. Il P.C. si allineò compatto in favore del Governo. La votazione ebbe luogo per appello nominale, escludendo quindi il voto segreto per poter controllare il comportamento dei singoli parlamentari. Si è dichiarato contrario MSI-DN.
Su 630 componenti la Camera dei Deputati, fra cui gli On. Bologna e Costamagna della D.C., On. Sullo del P.S.D.I. e On. Durand Delle Penne del P.L.I. Molti deputati si allontanarono al momento della votazione e comunque non parteciparono al voto: complessivamente n° 230.
Su 322 componenti del Senato votarono in favore 211, votarono contro 15 e non parteciparono al voto 96.

LA FIRMA DEL TRATTATO
Improvvisamente il 10 novembre 1975 la stampa ha dato notizia che ad Osimo, nel retroterra di Ancona, era stato firmato un tale trattato che era ancora del tutto segreto. Solamente qualche giorno dopo esso fu reso noto, ma solo pochissimi giornali (se non addirittura il solo "Il Piccolo" di Trieste) ne riportarono il testo. Dall'esame dello stesso è risultato che nessuna delle prospettive favorevoli esposte al Parlamento quando è stata chiesta l'autorizzazione per stipulare tale trattato, era stata realizzata e che anzi, all'opposto, con tale trattato si ottenevano i risultati opposti a quelli promessi.

RISULTATI OPPOSTI ALLE PROMESSE
E' risultato inoltre che il detto Trattato, mentre non porterebbe all'Italia nessun vantaggio, creerebbe invece nella zona una situazione giuridicamente incerta e sicuramente pericolosa, oltrechè le premesse militari, giuridiche, economiche ed etniche per una prossima capitolazione della città di Trieste in mano straniera, con sicuro pregiudizio per la Pace ed i buoni rapporti fra i popoli. Tutto ciò a parte altri gravissimi danni che saranno in seguito evidenziati, fra i quali il pericolosissimo inquinamento delle acque e dell'aria nella città di Trieste, pesantissimi oneri finanziari per molte centinaia di miliardi a carico dell'Italia, la decadenza dei particolari benefici previsti dal "Memorandum di Londra" e molti altri. In contropartita: NULLA; nemmeno la preannunciata restituzione anche solo in parte delle accennate sacche di territorio italiano nel Goriziano tutt'ora abusivamente occupato dalla Jugoslavia.

IL DISEGNO DI LEGGE PER LA RATIFICA
Il 31 marzo 1975 il Consiglio dei Ministri allora in carica ha approvato un disegno di legge per la ratifica del detto Trattato stanziando l'importo di 300 miliardi per le prime spese necessarie per l'attuazione degli impegni che l'Italia sarebbe venuta ad assumere con il medesimo.
Essendo tale disegno di legge decaduto a seguito dello scioglimento delle Camere il nuovo Governo presieduto dall'On. Andreotti fin dalla sua riunione del 7 settembre 1976 ha approvato un identico disegno di legge che è stato inviato al Parlamento il 20 settembre per l'approvazione.

INGIUSTIFICATO MODO DI PROCEDERE
Non solo tutta la fase delle trattative per la stipulazione di detto trattato è stata caratterizzata dalla massima segretezza, inammissibile in materia così grave ed importante, ma gli esponenti politici qualificati hanno costantemente rifiutato di discutere e far discutere dai propri esperti i problemi connessi, imponendo nell'ambito del partito e degli organi pubblici da esso controllati la più rigorosa disciplina di partito. Chi ha osato disobbedire è stato oggetto di gravi provvedimenti a scadenza più o meno breve.
Gli argomenti che vengono apoliticamente e genericamente addotti da coloro che si sono dichiarati sostenitori di Osimo, risultano sempre del tutto infondati ei loro presupposti o annullati da fatti contrari, di cui non si tien conto e che portano a risultati completamente contrari a quelli dichiarati.

GRAVI ILLEGALITA'
Va ancora evidenziato che per giungere, attraverso la rinuncia dei diritti di sovranità rimasti all'Italia sulla Zona B dell'Istria ad essa riconosciuti dal Trattato di Pace e dal Memorandum - a risultati così dannosi per Trieste, per l'Italia e per causa della Pace e dei buoni rapporti fra i popoli, si è stipulato un Trattato che si presenta insanabilmente invalido per le gravissime violazioni dei principi fondamentali di diritto e di carattere costituzionale compiuti nel corso della sua formazione e che comunque costituisce per il suo contenuto una violazione degli impegni internazionali dell'Italia, dei diritti dell'Uomo e della Carta delle Nazioni Unite.
Dopo tali premesse si ritiene necessario passare all'esame più particolare del Trattato di Osimo e degli accordi annessi nella realtà e nel diritto.



IL TRATTATO DI OSIMO NELLA REALTA'

Gli effetti del Trattato di Osimo ed accordi connessi quali risultano palesi ed incontrovertibili a seguito di un suo esame libero ed obiettivo, al di fuori di ogni pregiudizio od ordine di scuderia sono i seguenti:



AL POSTO DI CONFINI CERTI E DI UNA SITUAZIONE DIMOSTRATASI POSITIVA E QUINDI DURATURA SI CREEREBBE UNA NUOVA SITUAZIONE CON CONFINI INCERTI E CON CHIARI CARATTERI DI PROVVISORIETA' E PERICOLOSITA'.


Va innanzitutto ricordato che l'attuale sistemazione del confine orientale d'Italia ha le seguenti caratteristiche:

a) STABILITA' E DUREVOLEZZA: comprovate dal fatto che l'attuale regolamentazione, in oltre vent'anni di applicazione, ha dato luogo a risultati largamente positivi nell'interesse della zona e dei buoni rapporti tra i popoli, senza nessun inconveniente;
b) CERTEZZA DEL DIRITTO SULLA POSIZIONE DEI CONFINI: derivante dal Trattato di Pace (1947) e dal Memorandum di Londra (1954), i quali hanno fissato in maniera precisissima e dettagliata sia la posizione della frontiera jugoslava e di quella italiana, sia la regolamentazione giuridica e pratica delle cosiddette Zone A e B già destinate a costituire il mai sorto Territorio Libero di Trieste;
c) GARANZIA INTERNAZIONALE CONTRO QUALSIASI AGGRESSIONE: essa è attualmente data sia da parte di tutte le 21 Potenze belligeranti con l'Italia quali firmatarie del Trattato di Pace, sia, esplicitamente, dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU, ai sensi dell'art. 21 del Trattato di Pace medesimo.
Con il Trattato di Osimo, ed in particolare con l'art. 1 che rappresenta l'essenza ed il fondamento di tutto il Trattato, il Confine di Stato jugoslavo - che col Trattato di Pace, all'art.22, era stato chiaramente e dettagliatamente fissato al limite meridionale della Zona B, nel centro circa dell'Istria, lungo il fiume Quieto - viene AVANZATO al posto dell'attuale linea di demarcazione con la zona B del mai costituito Territorio Libero di Trieste e quindi a ridosso del centro urbano di questa città, nelle acque del suo golfo e del suo porto.

Tale NUOVA situazione, che verrebbe così a crearsi, avrebbe le seguenti caratteristiche:


a) PROVVISORIETA' E PERICOLOSITA': a seguito del detto Trattato si verrebbe infatti a creare nel golfo e nel porto di Trieste un confine fra i due Stati, anzi fra i due sistemi, dando vita ad una situazione intrinsecamente instabile, sicuro presupposto per future complicazioni, come tanti analoghi precedenti del genere nella storia hanno largamente dimostrato;
b) INCERTEZZA DEL DIRITTO SUL NUOVO CONFINE: la nuova frontiera sarebbe infatti del tutto invalida dal punto di vista internazionale sia perché rappresenterebbe una modifica unilaterale da parte di due sole delle 22 firmatarie del Trattato di Pace di quanto stabilito da tale Trattato e garantito dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU, sia perché rappresenterebbe una cessione territoriale in tempo di pace avvenuta senza il rispetto del fondamentale ed irrinunciabile diritto dei popoli all'autodeterminazione;
c) DECADENZA DELLE ATTUALI GARANZIE INTERNAZIONALI DA PARTE DEI FIRMATARI DEL TRATTATO DI PACE E DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL'ONU: ciò in quanto tali garanzie si riferiscono ai confini previsti dal detto Trattato e non a quello concordato fra di loro dalle sole Italia e Jugoslavia in violazione del Trattato medesimo.

In conclusione quindi verrebbe compiuto un grave atto a danno della causa della pace e dei buoni rapporti fra i popoli creando al posto di una situazione di certezza giuridica, dimostratasi positiva e senza inconvenienti nei decenni di sua applicazione, una situazione invece giuridicamente invalida, intrinsecamente pericolosa fonte di sicure future inevitabili anche gravi complicazioni.



IL TRATTATO DI OSIMO NELLA REALTA'

II°

VERREBBERO CREATE LE PREMESSE MILITARI, GIURIDICHE, ECONOMICHE ED ETNICHE PER IL SOFFOCAMENTO E LA CAPITOLAZIONE DELLA CITTA' DI TRIESTE.

Si premette in fatto che il Trattato di Osimo prevede quanto segue:

1) L'avanzamento, come sopra rilevato, del confine jugoslavo al posto dell'attuale linea di demarcazione con la Zona B a ridosso del centro urbano di Trieste e nelle acque del suo golfo e del suo porto. Va rilevato in aggiunta che nel fissare la linea di ripartizione delle acque territoriali jugoslave da quelle italiane nel Golfo di Trieste si è concesso alla Jugoslavia tutto il settore in cui vi sono gli alti fondali per cui possono transitare le navi di medio e grosso tonnellaggio. Contrariamente a quanto il Ministro degli Esteri Rumor aveva assicurato al Parlamento nell'ottobre del 1975 quando aveva ottenuto la richiesta autorizzazione per le trattative, non esiste negli accordi di Osimo nessuna clausola che impegni la Jugoslavia a concedere un canale di transito attraverso le sue future acque territoriali nel Golfo. Ma vi è di più: come appare chiaro dalla cartina riprodotta a pagina 10, mentre la Convenzione di Ginevra del 29 aprile 1958 prevede che quando due stati si affacciano su uno stesso Golfo le acque territoriali vengono di regola ripartite secondo una linea mediana fra le due coste, L'ITALIA, CON IL TRATTATO DI OSIMO, CEDEREBBE ALLA JUGOSLAVIA ANCHE UN SETTORE IMPORTANTER DELLE ACQUE CHE AD ESSA SPETTEREBBERO SECONDO TALE MERIDIANA, settore che comprende proprio le sole acque profonde che sarebbero ad essa rimaste per il transito delle navi di grosso tonnellaggio. Tale concessione appare tanto più grave ed inconcepibile in quanto la Convenzione di Ginevra suddetta dava invece ad essa Italia il diritto di chiedere delle rettifiche favore, della linea mediana per il fatto che lo sviluppo delle sue coste nel Golfo è maggiore (il doppio circa) di quello jugoslavo; perché nello stesso Golfo essa ha il centro urbano (Trieste: 300.000 abitanti) molto più importante in confronto a quelli della Zona B (Capodistria e Isola: 20.000 abitanti), oltrechè per "ragioni storiche" tanto che il Golfo porta in tutto il mondo il nome della città di Trieste.

2) Con il Trattato di Osimo l'Italia si impegna (v. art. 9) a creare a cavallo del nuovo confine una zona franca avente il trattamento dei punti franchi di Trieste nella quale le varie imprese saranno soggette alla legislazione degli Stati a cui appartengono.

3) Con lo stesso Trattato è stabilito (v. allegato VI) che gli abitanti originari della Zona B potranno chiedere di trasferirsi a Trieste e l'Italia dovrà loro riconoscere la cittadinanza italiana.

4) Lo stesso trattato stabilisce l'obbligo dell'Italia di riconoscere i diplomi universitari rilasciati in Jugoslavia (vedi lettera di data 10 novembre 1975 del Ministro Rumor scambiata a parte non allegata al disegno di Legge di ratifica del Trattato).

5) Con l'entrata in vigore del Trattato di Osimo perderebbe ogni efficacia (v. art. 8) il Memorandum di Londra con cui era stato concesso alla Jugoslavia di far subentrare nella Zona B l'amministrazione civile al posto di quella militare fino allora vigente. Con ciò verrebbero a perdere fra l'altro ogni efficacia gli impegni jugoslavi di permettere la massima libertà di traffico per persone e cose attraverso la linea di demarcazione con la Zona B (tanto che questa era stata definita giornalisticamente la frontiera più aperta l'Europa proprio perché non era frontiera, ma solo una linea di demarcazione fra due parti di territorio di sovranità italiana) e verrebbero pure a cesare tutte le altre utilissime clausole contenute in tale Memorandum di cui si dirà in prosieguo.

IN CONSEGUENZA DI QUANTO SOPRA VERREBBERO A CREARSI PER TRIESTE LE PREMESSE MILITARE, GIURIDICA, ECONOMICA ED ETNICA PER CUI ENTRO POCHI ANNI UN QUALSIASI GOVERNO JUGOSLAVO CHE LO VOLESSE POTREBBE PROVOCARE IN QUALSIASI MOMENTO IL SOFFOCAMENTO E LA CAPITOLAZIONE DI TRIESTE E COMUNQUE LE CONDIZIONI PER LO SNATURAMENTO DEL CARATTERE ETNICO E NAZIONALE DELLA CITTA'; ciò per le seguenti ragioni:

A) DAL PUNTO DI VISTA MILITARE. Con la estensione delle acque territoriali jugoslave nel Golfo di Trieste e su tutte le parti di esso in cui è possibile il transito per le navi di grosso e medio tonnellaggio la città verrebbe privata di ogni possibilità di collegamento con la Madre Patria e di rifornimenti dalla stessa in caso di crisi e nel caso in cui lo strettissimo passaggio di Duino fosse per qualsiasi ragione bloccato. La possibilità della Jugoslavia, con la trasformazione in confine di Stato dell'attuale linea di demarcazione con la Zona B, di chiudere in qualsiasi momento il passaggio attraverso lo stesso, a sua discrezione (anche come il muro di Berlino) senza nemmeno più violare nessun impegno verso l'Italia, verso gli altri 20 stati firmatari del Trattato di Pace e verso la comunità dell'ONU, renderebbe ancor più grave, tragico e insostenibile un tale accerchiamento e inevitabile entro pochi giorni o ore la sua capitolazione.

B) DAL PUNTO DI VISTA GIURIDICO. Mentre il confine fissato dal Trattato di Pace al limite meridionale della Zona B in Istria era garantito, come già sopra rilevato, non solo da tutte le 22 Potenze firmatarie del Trattato stesso, ma anche dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU, come stabilito all'art. 21 del Trattato stesso, tale garanzia verrebbe completamente a cessare per il nuovo confine fissato in posizione diversa dalle sole Italia e Jugoslavia. Con il nuovo Trattato quindi l'Italia verrebbe ad autoprivarsi di una garanzia internazionale di grandissimo rilievo, specie nel caso di possibili sviluppi internazionali nella vicina Jugoslavia presi in esame molto spesso dalla stampa mondiale e dibattuti anche recentemente dai candidati alla Presidenza degli Stati Uniti d'America. Il confine dell'Italia e della Jugoslavia a Trieste verrebbe quindi, col Trattato di Osimo, a cessare dal ruolo internazionale che ora gli è riconosciuto con gravissimo danno per il caso in cui esso desse luogo in futuro a controversie, specie nell'ipotesi sopra accennata.

C) DAL PUNTO DI VISTA ECONOMICO ED ETNICO. E'innanzitutto evidente che NELLA COSIDETTA "ZONA FRANCA"al nuovo confine italo-jugoslavo LE IMPRESE JUGOSLAVE VERREBBERO AD OPERARE IN CONDIZIONI DI ASSOLUTO FAVORE dato che il costo dei prestatori d'opera jugoslavi è inferiore di quasi il 50 per cento a quello degli italiani, oltrechè per le particolari condizioni vantaggiose derivanti dalla legislazione statalista jugoslava che ne disciplinerebbe l'attività secondo le disposizioni contenute nei relativi accordi. Ne è significativa conferma il fatto che presentemente risulta che ben 180 imprese jugoslave hanno già iniziato le pratiche per l'insediamento in detta Zona mentre le imprese italiane sono grandemente perplesse e non hanno nessuna analoga iniziativa. Siccome poi per tale Zona franca è stabilito semplicemente il trattamento già in atto per i "punti franchi" esistenti a Trieste da anni, evidentemente nulla essa può aggiungere ai vantaggi che all'Italia già derivano agli stessi; tanti più che questi ultimi si trovano nel Porto e quindi in condizione di netto favore in confronto ai nuovi punti franchi che si troverebbero invece sull'altopiano. Questi quindi potranno esser solo di vantaggio per l'economia jugoslava, a danno per quella italiana, nonostante l'onere di centinaia di miliardi previsto a carico dell'Italia per realizzarla, A TUTTO VANTAGGIO E PROFITTO DEI PORTI DI CAPODISTRIA E FIUME già in via di potenziamento. Inoltre l'istituzione di detta Zona Franca darebbe di necessità vita a dei GROSSI INSEDIAMENTI ETNICI DEGLI JUGOSLAVI, provenienti da tutte le Regioni della vicina Repubblica, per essere addetti alle attività delle imprese insediatesi nella Zona stessa. Secondo gli studi fatti da esperti gli addetti a tali imprese, tenuto conto di situazioni analoghe in Italia e negli Stati della CEE, verrebbero in breve ad ammontare dalle 60 alle 70.000 unità. Tenuto inoltre conto dei familiari e delle attività sussidiarie per tale complesso di persone secondo un calcolo minimo di industrializzazione fatto da competenti GLI INSEDIAMENTI ETNICI DI JUGOSLAVI NON DOVREBBERO ESSERE INFERIORI ALLE 300.000 - 350.000 PERSONE, PER UN TOTALE QUINDI SUPERIORE ALL'INTERA POPOLAZIONE DELLA CITTA' DI TRIESTE (MINORANZA SLOVENA COMPRESA). Tale popolazione in parte troverebbe alloggio in nuovi complessi che sorgerebbero nelle immediate vicinanze della città di Trieste, costituendo una specie di "NOVA TRST", mentre altra, certamente assai rilevante, troverebbe il modo di insediarsi nella stessa zona o città di Trieste, beneficiando anche di ospitalità di parenti o amici della minoranza slovena. In conclusione la città di Trieste si troverebbe di fronte ad una sicura INVASIONE SIA ECONOMICA CHE ETNICA TALE DA SNATURARLA RADICALMENTE. A ciò si aggiunga la penetrazione, a cui l'Italia non potrebbe opporsi a seguito del Trattato di Osimo, dei provenienti dalla Zona B fedeli del Regime. Questi poi, grazie ai nuovi accordi, avrebbero il diritto, come sopra rilevato, di vedere riconosciuti i diplomi universitari da essi conseguiti in Jugoslavia. Siccome inoltre essi, unitamente a parte della minoranza slava a Trieste, sarebbero i soli a conoscere la lingua slovena in modo da poter assolvere al compito di interpreti o traduttori, verrebbero a trovarsi nella facilissima possibilità, se non addirittura necessità, di essere assunti con tali mansioni in tutte le amministrazioni pubbliche, con una presenza rilevante (si calcola qualche migliaio) nel caso in cui dopo l'entrata in vigore del Trattato di Osimo si attuasse a Trieste il bilinguismo, come è previsto. Il che COMPORTEREBBE per essi una posizione ed UNA FORZA DI PENETRAZIONE DI IMPORTANZA ETNICA, POLITICA ed anche la POSIZIONE DI PRIVILEGIO che in tale modo la minoranza slava verrebbe ad avere a Trieste a danno della maggioranza italiana provocherebbe in quest'ultima sicure, INEVITABILI REAZIONI ED ODIOSITA' DANNISISSIME PER LA SUPERIORE CAUSA DEI BUONI RAPPORTI FRA I POPOLI.



IL TRATTATO DI OSIMO NELLA REALTA'

III°

ULTERIORI GRAVISSIMI DANNI PER TRIESTE E PER L'ITALIA


A) DAL PUNTO DI VISTA ECOLOGICO E PER LA SALUTE E LA VITA DELLA POPOLAZIONE DI TRIESTE.

In particolare dall'eventuale entrata in vigore del Trattato di Osimo con la conseguente Zona franca al confine ci sarebbero sicuramente i seguenti gravissimi danni per la città e la popolazione di trieste segnalati da vari studiosi ed esperti e che hanno determinato fra l'altro la presa di posizione ufficiale contro detto accordo da parte di "Italia Nostra" nota associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione e della "W.W.F." - World Wildlife Fund (Fondo Mondiale per la Natura).

1) SICURO GRAVE INQUINAMENTO E PERICOLO DI AVVELENAMENTO DELLE ACQUE POTABILI E GRAVE INQUINAMENTO DI QUELLE DEL GOLFO CON PREGIUDIZIO PER LA PESCA E LA BALNEAZIONE.

Si premette che la più volte citata Zona franca a cavallo del nuovo confine verrebbe a trovarsi sul Carso in un terreno comprendente molte cavità o foibe (ben 227 censite dalla Soc. Alpina delle Giulie), sassoso e molto povero di argilla e di humus.
Le acque piovane precipitano per ciò in profondità.
Di conseguenza gli scarichi convogliati provenienti dalle imprese operanti nell'anzidetta Zona Franca non potrebbero che esser scaricati nel Golfo di Trieste, mentre le perdite, assolutamente inevitabili nel tempo in qualsiasi rete di fognatura, finirebbero per inquinare inevitabilmente le falde acquifere sotterranee che affluiscono nei fiumi Rosandra e Timavo o finiscono col costituire risorgente sottomarine o non sottomarine.
Da considerare che, con sempre maggior frequenza vengono riportati casi di avvelenamento per spandimento di solventi e per dispersione di tracce di mercurio nell'acqua. Ben noti sono anche gli avvelenamenti da zinco, piombo, cadmio, ecc.
Ne deriverebbe quindi sicuramente L'INQUINAMENTO DELL'ACQUA POTABILE, OLTRECHE' DI QUELLA DEL PORTO e del Golfo ai danni della pesca e della possibilità di balneazione.
Si ricorda che già attualmente l'erogazione dell'acqua potabile per la città di Trieste deve esser spesso sospesa per l'inquinamento delle acque del Timavo derivante da due modestissime industrie jugoslave a monte (presso Villa del Nevoso) e che tutti gli sforzi fatti finora, a seguito di trattative ed accordi con le autorità jugoslave affinché fosse posto riparo a tali inconvenienti, anche con centinaia di milioni assuntisi a tal fine dall'Italia (nelle sue attuali condizioni di sacrifici ed austerità richiesti ai cittadini), non hanno praticamente assolutamente risolto l'inconveniente che si ripete con grande frequenza, facendo mancare l'acqua alla cittadinanza. L'attuale ricorso di ripiego che ora si fa a sorgenti limitate, quali quella chiamata Sardos a Duino, non sarebbe neppure più possibile in quanto anche queste sarebbero sicuramente pure inquinate, più ancora delle altre, per infiltrazioni dalla Zona Franca a cavallo del confine.
Da notare ancora che siccome la falda dell'Isonzo è notoriamente in diretta comunicazione con le acque sotterranee del Carso ne deriverebbe l'inquinamento anche di tale fiume al quale si pensa di fare ricorso per il rifornimento dell'acqua potabile della città visto che il Timavo è sempre irreparabilmente inquinato dalle due industrie jugoslave a monte dello stesso.

2) SICURO GRAVE INQUINAMENTO E PERICOLO DI AVVELENAMENTO DELL'ATMOSFERA SULLA CITTA' DI TRIESTE CON GRAVISSIMO DANNO PER LA SALUTE E ADDIRITTURA LA VITA DELLA POPOLAZIONE.

Altro ed ancora più grave pericolo deriverebbe alla città e alla popolazione di Trieste sotto l'aspetto dell'inquinamento o addirittura avvelenamento dell'aria.
Si premette al riguardo che la Zona Franca in questione verrebbe a trovarsi a nord-est della città di Trieste e quindi nettamente sopra vento nei confronti della bora che, come noto, spira a Trieste con molta frequenza proprio dall'altopiano dove sarebbe situata detta Zona Franca. Ciò significa che GLI INQUINAMENTI DELL'ATMOSFERA DERIVANTI DALL'ATTIVITA' DELLE INDUSTRIE OPERANTI NELLA ZONA FRANCA, COME PURE QUALSIASI NUBE VELENOSA DERIVANTE DA INEVITABILI INCIDENTI, VERREBBERO AD INVADERE IL CENTRO URBANO DI TRIESTE. Altrettanto si verificherebbe a seguito delle brezze notturne o dell'inversione termica invernale.
I RECENTISSIMI FATTI del genere verificatisi in varie regioni d'Italia, FRA CUI IL PIU' NOTO QUELLO CHE RIGUARDA SEVESO, COSTITUISCONO UN TERRIBILE AMMONIMENTO E RESPONSABILITA' PER CHI IMPONENDO LA CREAZIONE DELL'ANZIDETTA ZONA FRANCA BINAZIONALE PONESSE LA POPOLAZIONE DI TRIESTE SOTTO IL PERICOLO DI UNA MINACCIA DEL GENERE. Le esperienze già verificatesi comportano per i politici che, ciò nonostante, insistessero in tale soluzione, delle responsabilità di carattere penale gravissimo per le conseguenze alla salute e alla vita dei cittadini che potrebbero derivare sia per avvelenamenti spettacolari, tipo quelli di Severo, sia per gli avvelenamenti lenti quali quelli da Zinco, cadmio, piombo che non possono essere eliminati dalle acque potabili per clorazione.
I tecnici hanno in vari studi, anche ad hoc, illustrato quanto grande sia tale pericolo e quanto estese le categorie delle industrie da cui possono derivare tali conseguenze inquinanti.
E' pure notorio che nessun dispositivo di sicurezza è materialmente sicuro, ma solo "ragionevolmente" sicuro con un minimo di rischio che, moltiplicato per il numero delle industrie a cui andrebbe riferito, porta alla PREVISIONE DI UNA ESTREMA PROBABILITA' DI UN SUO VERIFICARSI.
Tutto ciò è fortemente aggravato dal fatto che siccome è assolutamente prevedibile che la stragrande maggioranza delle industrie che si installerebbero nella Zona Franca sarebbero jugoslave (si ricordi già ora il rapporto di 180 a 0 fra industrie jugoslave e italiane interessate a tale installazione) e siccome tali industrie sarebbero soggette, in base alle clausole degli accordi di Osimo, solo alla legislazione e alla vigilanza jugoslave, ne deriva che nessuna possibilità di controllo o di intervento avrebbero autorità italiane per imporre particolari accorgimenti e men che meno per esigere che quelli eventualmente concordati siano attuati e rispettati. Si ricorda che negli accordi di Osimo non esiste nessun strumento che permetta una tale possibilità di interventi concreti. Si ricorda pure il precedente, già sopra citato, dell'inquinamento dell'acqua del Timavo derivante da due sole modeste industrie jugoslave a monte, inquinamento che persiste, nonostante tutti gli interventi finora fatti dalle autorità italiane presso quelle jugoslave, nonostante le promesse fatte da queste ultime e nonostante le centinaia di milioni assuntisi dall'Italia affinché fossero attuati i dispositivi di sicurezza adeguati per evitare l'inquinamento stesso.
D'altro canto è evidente che siccome i detti inquinamenti si verificherebbero a monte sul versante verso Trieste e quindi tutti gli effluenti sia liquidi che gassosi defluirebbero a valle e quindi nella zona di Trieste, da parte jugoslava non vi sarebbe alcun particolare interesse di sobbarcarsi gravissime limitazioni e spese per impedirli: il citato esempio degli inquinamenti del Timavo fa ancora una volta testo.

3) GRAVE PREGIUDIZIO E DANNO PER L'ECOLOGIA DEL CARSO

Si premette che il Carso sopra Trieste, costituisce l'indispensabile polmone della città, che è notoriamente priva completamente di oasi verdi, e la valvola di sfogo della sua popolazione sacrificata in angusti confini in un'area ristretta super popolata. Sull'area destinata alla Zona Franca industriale in questione esistono inoltre i vincoli previsti dalla legge sulle bellezze naturali, il vincolo idrogeologico, quello della legge sulle cavità naturali e quello della cosiddetta legge Belci del 1/9/1971 che nella parte destinata alla Zona Franca individuata una delle sette aree di particolare interesse naturalistico.
Con la creazione della zona Franca e con la conseguente costruzione di impianti, stabilimenti, infrastrutture e case di abitazione ne deriverebbe la completa urbanizzazione del perimetro carsico con scomparsa definitiva della flora carsica apprezzata da botanici di tutto il mondo, della fauna e delle cavità carsiche, nonostante che si tratti di aspetti di rilevante interesse scientifico anche internazionale. Si giungerebbe ad attuare così un vero e proprio snaturamento della zona e ad una distruzione dei suoi valori assai importanti.
Ai boschi (fra cui quello bellissimo del Monte dei Pini) subentrerebbero le infrastrutture della Zona Franca attualmente priva di qualsiasi collegamento con la viabilità, con la ferrovia, con il porto e priva di impianti idrici e fognature per le industrie e per la popolazione che su essa graviterebbero.
Ne deriverebbe fra l'altro che la scomparsa dei boschi, sorti in decenni di accurato rimboschimento, determinerebbe l'aumento della violenza della bora come si verificava in passato prima di tale rimboschimento. Con la differenza che essa bora anziché portare in città l'aria pura della montagna porterebbe gli insopportabili miasmi e inquinamenti dalle industrie della Zona Franca.
In conclusione quindi l'introduzione sul Carso triestino della Zona Franca a cavallo del nuovo confine italo-jugoslavo sarebbe gravemente lesiva anche dei valori ambientali e rappresenterebbe la distruzione di un patrimonio naturale che la stessa legge e la Costituzione di un patrimonio naturale che la stessa legge e la Costituzione impongono di tutelare e che ha un valore il quale va ben al di là dei vantaggi economici a cui si aspira. Inoltre costituirebbe l'applicazione di concetti di concentrazione industriale, nella ristrettissima area della Zona di Trieste, deprecati oramai dagli esperti di tutto il mondo, per il pregiudizio ai valori sociali che da tale tipo di concentrazione vengono violati. Tale realizzazione si risolverebbe quindi a danno delle classi lavoratrici che sarebbero costrette a vivere ed a operare in condizioni che non terrebbero conto dei diritti esenziali della personalità umana del lavoratore e delle ferme prese di posizione in tale senso da parte dei rappresentanti delle categorie lavorative in tutte le parti del mondo. Non sembra infatti dubbio che si debba dare la precedenza al rispetto di tali diritti in confronto a valutazioni meramente imprenditoriali od economiche proprie di chi si limita a considerare l'aspetto del lucro aziendale e commerciale. E' significativo del resto al riguardo il fatto che le trattative per tali accordi sono state condotte, anziché attraverso gli istituzionali canali diplomatici, da parte di un alto funzionario del Ministero dell'Industria avente evidentemente una visione settoriale - e pertanto semplicistica - dei valori e dei problemi trattati ma completamente impreparato per tutti gli altri loro molteplici aspetti.

4) PESANTISSIMI ONERI FINANZIARI PER L'ITALIA, SENZA NESSUN VANTAGGIO ED ANZI A SUO DANNO.

GLI ONERI CHE DERIVEREBBERO ALL'ITALIA DAL Trattato di Osimo, per cui già nel disegno di legge per la ratifica è previsto un primo stanziamento di trecento miliardi, SONO PESANTISSIMI e di vario genere. Fra essi il principale è però quello che deriverebbe dalla istituzione della Zona Franca industriale a cavallo del nuovo confine, situata sul Carso triestino completamente sassosa in un'area comprendente centinaia di cavità profonde anche oltre 300 metri.
Per renderla operativa occorrerebbe naturalmente collegarla con la rete stradale e ferroviaria, di cui ora è prova ed adeguare tali reti al prevedibile relativo traffico camionale o ferroviario. Occorrerebbe inoltre fornire la Zona di impianti elettrici, idrici e di fognature ora del tutto mancanti.
Tutto ciò richiederebbe dei COSTI ALTISSIMI SE NON IPERBOLICI, specie se si tien conto delle caratteristiche del terreno con tutte le sue cavità e della necessità di evitare nel limite del possibile che gli scarichi delle industrie e dei grossi conglomerati etnici che si formerebbero nella Zona abbiano ad esser assorbiti dal terreno e quindi abbiano ad esser convogliati nelle acque sotterranee costituenti le riserve idriche della Zona e affluenti nel Porto e nel Golfo.
A ciò si aggiunga l'onere previsto all'art. 6 dell'Accordo per la cooperazione economica (richiamato all'art. 9 del Trattato) di COSTRUIRE A SPESE DELL'ITALIA UNA STRADA CHECONGIUNGA LE REGIONI JUGOSLAVE DEL COLLIO E DI SALCAN e che sarebbe soggetta al libero transito jugoslavo, ed al CONTROLLO anche nella parte transitante sul terreno italiano da parte DELLE SOLE AUTORITA' JUGOSLAVE (v. III comma del citato articolo).
Nel relativo costo andrebbe tenuto conto anche del grave onere di opere da affrontare per permettere alla popolazione italiana, che a seguito di tale strada rimarrebbe chiusa in una sacca (circondata cioè da territorio jugoslavo e dalla strada in questione) di liberamente comunicare con il territorio nazionale italiano sia per il transito di persone che delle merci.
Non va nemmeno dimenticato l'onere per la COSTRUZIONE DI UN ULTERIORE STRADA in TERRITORIO JUGOSLAVO DA ESEGUIRSI A SPESE DELL'ITALIA, prevista e stabilita nell'allegato III dell'accordo per la "cooperazione economica" richiamato all'art. 9 del Trattato.
Come sopra accennato nel disegno di legge per la ratifica del Trattato di Osimo è già previsto lo stanziamento per spese relative all'attuazione dello stesso, di un primo importo di ben 300 MILIARDI, somma questa già rilevantissima ma che dovrà certamente esser grandemente integrata se si vorrà far fronte agli assurdi impegni derivanti dal Trattato. Comunque anche a voler per il momento limitarsi alla somma di 300 miliardi, sembra veramente abnorme e irragionevole sotto ogni aspetto e riguardo che al contribuente italiano sia imposto un carico così rilevante per attuare un Trattato che comporta solo danni per l'Italia e nessun vantaggio per essa. Tale carico è tanto inconcepibile in un periodo in cui ad esso contribuente ed in particolare alle classi socialmente più umili si chiedono degli operosissimi sacrifici, fra cui è perfino previsto il blocco della scala mobile, e se si considera che esso avrebbe lo scopo di render possibile a certi industriali di ottenere un maggior margine di profitto con le esenzioni doganali previste per i punti franchi nella Zona franca in questione e ancor più ASSUMENDO MANO D'OPERA JUGOSLAVA A MINOR COSTO, A SCAPITO DI QUELLA ITALIANA CHE RIMARREBBE CORRISPETTIVAMENTE DISOCCUPATA.



IL TRATTATO DI OSIMO NELLA REALTA'

IV°

GRAVI DANNI PER LA POPOLAZIONE E LE ISTITUZIONI ITALIANE IN ZONA B


Con il Trattato di Osimo e conseguente decadenza del Memorandum di Londra verrebbe a cessare la tutela particolare del gruppo etnico e delle istituzioni scolastiche, culturali e sportive esistenti in zona B prevista e stabilita in dettaglio e con efficacia dal Memorandum di Londra.

Verrebbe pure a cessare l'esistenza della Commissione mista italo-jugoslava che, secondo il Memorandum, sovrintende ora alla tutela di tali minoranze e di tali diritti.

Il richiamo, in sua sostituzione, alla legislazione interna di ciascuno dei due Stati firmatari costituisce un'evidente condizione peggiorativa e comunque creerebbe una condizione di netto sfavore per gli italiani residenti in Zona B, in confronto agli sloveni residenti in zona A (8% della popolazione), date le caratteristiche generali dell'ordinamento interno dei due Stati.

Inoltre coloro che prima della guerra risiedevano in Zona B e loro discendenti, i quali avevano tuttora conservata la cittadinanza italiana in dipendenza della mai cessata sovranità italiana sulla detta Zona, diverrebbero cittadini jugoslavi, a meno che, optando per l'Italia, lascino entro tre mesi, la propria terra emigrando altrove.

Tale nuovo esodo, a 32 anni di distanza dalla fine della guerra, pena la perdita della cittadinanza italiana, oltre che costituire un ulteriore assurdo onere a carico della comunità italiana, rappresenterebbe una manifesta violazione dei diritti dell'Uomo che garantiscono ai cittadini di tutto il mondo il diritto di non essere privati della cittadinanza e di non esser costretti a lasciare la propria terra in dipendenza della nazionalità di origine o delle proprie opinioni politiche.



IL TRATTATO DI OSIMO NELLA REALTA'



NESSUN VANTAGGIO PER L'ITALIA


NESSUNA - RIPETESI NESSUNA - CONCRETA CONCESSIONE E' PREVISTA DAL TRATTATO DI OSIMO E DAI SUOI ANNESSI A FAVORE DELL'ITALIA: nemmeno la restituzione di quelle piccole sacche di territorio italiano occupate da circa trent'anni abusivamente dalla Jugoslavia, di cui il Ministro degli Esteri On. Rumor aveva assicurato la restituzione nel suo discorso alla Camera e al Senato nell'ottobre 1975 quando aveva chiesto ed ottenuto l'autorizzazione a stipulare gli accordi per la rinuncia della Zona B dell'Istria.



IL TRATTATO DI OSIMO NEL DIRITTO
Se l'esame del Trattato di Osimo nella realtà presenta tanti interrogativi e si presenta tanto assurdo e paradossale nell'interesse di Trieste, dell'Italia e per la causa della Pace e dei buoni rapporti fra i popoli, quando si passa all'esame dello stesso dal punto di vista del diritto gli interrogativi aumentano ed aggravano fortemente il giudizio negativo sullo stesso sia per il MODO ANOMALO E PRESSIONI INAMISSIBILI CON CUI SI E' GIUNTI ALLA SUA STIPULAZIONE, SIA PER LA VIOLAZIONE DEI FONDAMENTALI PRINCIPI DI DIRITTO E DELLE NORME COSTITUZIONALI VERIFICATESI NEL CORSO DELLA SUA FORMAZIONE, SIA PER IL SUO CONTENUTO CHE VIOLA IL TRATTATO DI PACE, GLI ACCORDI INTERNAZIONALI, I DIRITTI DELL'UOMO APPROVATI DALL'ASSEMBLEA DELLE NAZIONI UNITE IL 10/12/1948 E LO STESSO ART. 1 DELLA CARTA DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE.
A ciò si aggiunge la PREVISIONE data per certa in sede politica, che LA LEGGE DI RATIFICA NON VERREBBE APPROVATA CON LA PROCEDURA SPECIALE NECESARIA PER LE LEGGI DI CARATTERE COSTITUZIONALE - QUALE CERTAMENTE ESSA E' - RENDENDO COSI' PRIVA DI QUALSIASI VALORE GIURIDICO UNA TALE RATIFICA.



INVALIDITA' E ILLEGALITA' DEL TRATTATO DI OSIMO


Le invalidità e l'illegalità del Trattato di Osimo sono dovute fra l'altro i seguenti fatti:

1) L'AUTORIZZAZIONE PRELIMINARE DEI DUE RAMI DEL PARLAMENTO, COSTITUENTE IL PRESUPPOSTO DEL DETTO TRATTATO, E' GIURIDICAMENTE RADICALMENTE INVALIDA IN QUANTO E' STATA RICHIESTA ED OTTENUTA IN CONDIZIONI CHE HANNO COARTATO IN MANIERA ASSAI RILEVANTE LA LIBERA VOLONTA' DI MOLTI PARLAMENTARI O HANNO DETERMINATO IN MOLTI DI ESSI UN INADEGUATA ED ERRONEA CONOSCENZA DEL CONTENUTO DELLA DECISIONE E DELLE SUE CONSEGUENZE.

In particolare si ricorda quanto segue:

A) PER CIO' CHE RIGUARDA I FATTI CHE HANNO COARTATO LA LIBERA VOLONTA' DI MOLTI PARLAMENTARI.

Essi sono di carattere soggettivo ed oggettivo e cioè:

a) DAL PUNTO DI VISTA SOGGETTIVO:
Si ricorda in merito quanto segue:

a) E' notorio e largamente comprovabile che organi o persone estranee al Parlamento, avvalendosi anche dell'opera di membri del Parlamento stesso, hanno compiuto illegittima azione di forte pressione nei confronti di molti Parlamentari in nome della disciplina di partito inammissibile in materia, onde ottenere l'approvazione della mozione presentata dal Governo con cui veniva chiesta l'autorizzazione alla rinuncia di parte del territorio nazionale. Sembra sufficiente citare esemplificativamente alcuni fatti che essendo stati trattati dalla stampa e risultando da atti pubblici, sono notori e sono significativi a dimostrazione delle suddette pressioni e dell'energia impiegata da alcuni organi esterni per imporre la volontà di giungere alla firma e ratifica del Trattato di Osimo: così il caso di numerosi parlamentari (fra cui alcuni assai rappresentativi) che pur essendo dichiarati contrari alla stipulazione di un tale trattato e alla rinuncia dei diritti di sovranità italiana rimasti sulla Zona B dell'Istria, hanno preferito allontanarsi dall'aula al momento della votazione per non contravvenire alle disposizioni superiori; così il caso dell'On. Giacomo Bologna e dell'ing. Giorgio Tombesi (iscritti alla D.C.) che per aver manifestato pubblicamente il loro dissenso al Trattato di Osimo sono stati deferiti ai probiviri del loro partito; così i casi del vicesindaco di Trieste iscritto al P.S.I. Gianni Giuricin, dell'assessore al Comune di Trieste iscritto al P.R.I. notaio Arturo Gargano; dell'assessore provinciale di Trieste iscritto alla D.C. avv. Vinciguerra, i quali tutti, per aver manifestato le loro opinioni contrarie al detto Trattato, sono stati estromessi dalle cariche pubbliche che coprivano o addirittura anche dal partito. Assai significativo è inoltre il fatto che la Segreteria Provinciale della D.C. di Trieste ha addirittura pubblicato un comunicato con il quale dichiara moralmente incompatibile l'appartenenza alla D.C. per chi è oppositore al Trattato di Osimo.
b) Per render più efficaci tali pressioni, controllando apertamente in comportamento dei singoli parlamentari, la votazione ha avuto luogo per appello nominale anziché per voto segreto.

b) DAL PUNTO DI VISTA OGGETTIVO:

La volontà dei Parlamentari è stata, oltre che soggettivamente, anche obiettivamente coartata per il fatto che mentre da un lato veniva ad essi fatta richiesta di autorizzazione a trattare per la stipulazione di un Trattato con cui l'Istria rinunciasse ai suoi diritti rimasti sulla Zona B dell'Istria, dall'altro gli stessi sono stati messi praticamente di fronte a dei fatti compiuti, determinando così in essi la ovvia preoccupazione che una risposta negativa avrebbe implicato gravi conseguenze internazionali, indebitamente influenzando in tal modo la decisione con elementi estranei alla obiettiva valutazione dell'utilità del previsto Trattato. Ciò è avvenuto come segue:

a) contemporaneamente all'anzidetta richiesta di autorizzazione, il Governo jugoslavo, con una simultaneità di azione manifestamente concordata, dava notizia al proprio Parlamento degli accordi per la rinuncia dell'Italia alla Zona B come già raggiunti;
b) mentre era ancora in corso la suddetta discussione alla Camera dei Deputati e quando non aveva avuto ancora inizio la relativa discussione al Senato, entrambe per autorizzare il Governo a continuare le trattative, la stampa dava notizia, il 2 ottobre 1975, che il giorno precedente gli ambasciatori italiano e jugoslavo, con una simultaneità di azione pure manifestamente concordata, avevano informato il Segretario generale dell'ONU, dott. Waldheim, dei già raggiunti accordi per la rinuncia alla Zona B da parte dell'Italia, chiedendo che il Consiglio di Sicurezza ne prendesse atto.



IL TRATTATO DI OSIMO NEL DIRITTO

B) PER CIO CHE RIGUARDA I FATTI CHE HANNO DETERMINATO IN MOLTI PARLAMENTARI UN INADEGUATA ED ERRONEA CONOSCENZA SUL CONTENUTO DELLA DECISIONE E SULLE SUE CONSEGUENZE, si ricorda quanto segue:

a) il Governo HA OTTENUTO IL VOTO SULLA BASE DI DICHIARAZIONI NO CORRISPONDENTI ALLA REALTA' ED ANZI IN CONTRASTO CON ESSA:
Basti citare alcuni esempi:

aa) SI E' AFFERMATO che occorreva fissare finalmente confini certi al confine orientale al posto di quelli asseritamene incerti. Vero invece che tali confini erano certi in quanto quello jugoslavo in questione era stato fissato in maniera precisa, dettagliata ed esplicita dall'art. 22 del Trattato di Pace ed era anche garantito dalle altre 21 Potenze ex belligeranti firmatarie del Trattato e perfino, a sensi dell'art. 21, dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU. La regolamentazione poi delle Zone A e B destinate a far parte del mai costituito Territorio Libero di Trieste era oggetto di un ulteriore e minuzioso accordo internazionale, il Memorandum di Londra del 1954, il quale aveva dato risultati molto positivi e a nessun inconveniente, per cui la situazione derivante aveva tutte le caratteristiche della durevolezza e stabilità. All'opposto il nuovo confine che verrebbe fissato dal Trattato di Osimo sarebbe internazionalmente invalido in quanto rappresenta una arbitraria ed illegale modifica del Trattato di Pace da parte di due soli dei suoi 22 contraenti. Inoltre, dando esso vita ad un confine fra due Stati ed anzi fra due mondi in mezzo al Golfo ed al porto di Trieste, esso creerebbe una situazione internazionalmente instabile e pericolosa come tanti precedenti del genere nella storia hanno comprovato.

bb) SI E' AFFERMATO che occorreva eliminare un contenzioso fra l'Italia e la Jugoslavia. All'opposto vero è invece che sul detto confine non esiste alcun contenzioso. Ciò deriva non solo dal fatto che la situazione giuridica di detto confine era chiaramente fissata dal Trattato di Pace e dal Memorandum, ma anche dal fatto che ripetutamente sia il Governo italiano che quello jugoslavo, con dichiarazioni sia avanti al proprio Parlamento che congiunte (v. Venezia 10/2/1971) hanno manifestato l'impegnativo accordo di rispettare tutti i Trattati fra essi stipulati fra cui il Trattato di Pace ed il Memorandum di Londra con le relative implicazioni. Per ultimo negli ultimi giorni di luglio 1975 sia l'Italia che la Jugoslavia firmando l'accordo finale della Conferenza per la Sicurezza Europea ad Helsinki si sono reciprocamente impegnate al rispetto degli accordi territoriali esistenti e quindi anche quelli fissati dal Trattato di Pace e dal Memorandum. In tali condizioni parlare della necessità del Trattato per chiudere un contenzioso sulla questione della Zona B costituisce un'affermazione del tutto contraria alla verità. Da notare che se mai esisteva fra l'Italia e la Jugoslavia un contenzioso territoriale esso riguardava non la Zona B dell'Istria bensì le sacche di territorio italiano nel Goriziano - non incippate o anche già incippate - occupate arbitrariamente dalla Jugoslavia nell'occasione del ritiro delle truppe anglo americane. Di tali sacche però non vi è alcun cenno nel Trattato di Osimo. Per quanto riguarda invece la Zona B se talvolta il problema è diventato di interesse nazionale o internazionale ciò è dipeso non già perché la situazione non fosse già certa e definita con gli accordi internazionali sopra citati, ma solo perché la Jugoslavia pretendeva di avanzare la propria frontiera a ridosso del centro urbano di Trieste e nelle acque del suo porto e del suo golfo in modifica del Trattato di Pace e dare quindi luogo ad una NUOVA situazione giuridica e quindi politica e militare nell'Alto Adriatico. Quindi non si trattava di un punto ancora da definire ma di una volontà jugoslava di MODIFICARE detta situazione territoriale fissata dai Trattati vigenti. A tali pretese annessionistiche jugoslave era stato comunque, si ripete, posto fine con le anzidette comuni dichiarazioni di voler rispettare il Trattato di Pace ed il Memorandum e soprattutto con la citata firma dell'atto finale nel luglio 1975 della conferenza di Helsinki.

cc) SI E' AFFERMATO che l'Italia doveva pagare il suo debito di guerra alla Jugoslavia. E' vero invece che tale debito era stato già largamente pagato dall'Italia con la firma del Trattato di Pace nel 1947, in epoca in cui l'Italia si trovava in condizioni di particolare debolezza nei confronti dei vincitori, e con il Memorandum che stabiliva per la Zona B un regime particolare di amministrazione jugoslava, soggetta a particolari impegni e controlli internazionali, che invece verrebbero a cesare con il nuovo Trattato.

dd) E' STATO AFFERMATO che con il futuro Trattato si sarebbe dato vita ad una situazione di stabilità e benessere per la città di Trieste in seguito alla istituendo Zona franca industriale a cavallo del nuovo confine. Invece è risultato che tale Zona franca è motivo di gravissime preoccupazioni per la città di Trieste non solo dal punto di vista economico, ma anche per l'ecologia della Zona e per l'inquinamento e avvelenamento dell'aria e dell'acqua potabile per la città di Trieste e di quella del suo golfo con pregiudizio per la pesca e per la balneazione. Su tali punti vi è una diffusa coincidenza di allarmanti giudizi e di prese di posizione da parte della generalità degli esperti, si intende che non siano legati a disciplina di partito o ad interessi particolari. Si fa all'uopo richiamo al promemoria del Lions Club di Trieste, allo studio del qualificato esperto Ing. Deo Rossi di Milano, al pro memoria dell'Associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico artistico e naturale della nazione "Italia Nostra" e alla presa di posizione della World Wildlife fund - W.W.F. - Fondo Mondiale per la Natura, documenti tutti già resi pubblici e che si presumono quindi noti.

ee) E' STATO AFFERMATO che con il futuro Trattato sarebbe stata restituita all'Italia almeno parte delle sacche nel Goriziano (per la verità assai poco importanti) costituenti territorio assegnato all'Italia dal Trattato di Pace occupate abusivamente dalla Jugoslavia. Invece nessun cenno ad un tanto si legge nel Trattato di Osimo e suoi annessi.

ff) E' STATO AFFERMATO che la Jugoslavia avrebbe concesso un canale di transito attraverso le sue acque territoriali che sarebbero divenute tali con l'avanzamento del confine nel golfo, e ciò per permettere l'accesso al porto di Trieste alle navi italiane. Invece nel Trattato di Osimo non si trova neppure una parola di impegno della Jugoslavia in tale senso.

gg) E' STATO AFFERMATO che con il futuro Trattato l'Italia avrebbe riavuta la vetta del Monte Sabotino, sede di gloriosi combattimenti durante la guerra di redenzione di Trieste. All'opposto una tale vetta già si trovava in territorio italiano.

b) L'EFFETTO DELLE SUDDETTE ERRONEE INFORMAZIONI NON CORRISPONDENTI ALLA VERITA' ED ANZI IN CONTRASTO CON ESSA E' STATO RAFFORZATO PER IL FATTO CHE I PARLAMENTARI SONO STATI POSTI NELLACONDIZIONE DI DOVER DARE IMMEDIATAMENTE IL VOTOSENZA CHE SIA STATO LORO CONCESSO IL TEMPO NECESSARIO PER UN ADEGUATO INDISPENSABILE APPROFONDIMENTO DELL'ARGOMENTO, in contrasto non solo con la sua estrema importanza, ma anche con la prassi e con le norme parlamentari in merito. Si ricorda infatti che la suddetta mozione è stata proposta in sede di risposta governativa a delle interrogazioni parlamentari, con le quali si chiedeva se fossero vere certe indiscrezioni giornalistiche circa l'esistenza di trattative col Governo Jugoslavo per la rinuncia alla sovranità italiana sulla Zona B, in contrasto con le formali solenni contrarie dichiarazioni ripetutamente espresse dal Governo e nessuna bozza o schema o appunti relativi ai previsti accordi sono stati distribuiti né preventivamente né contemporaneamente ai parlamentari.

2) E' STATO GRAVEMENTE VIOLATO IL BASILARE PRINCIPIO COSTITUZIONALE E DEMOCRATICO CHE STABILISCE L'INDIPENDENZA DEGLI ORGANI PARLAMENTARI DAL POTERE ESECUTIVO. Ciò a seguito delle pressioni soggettive ed oggettive sopra indicate ad 1) fatte su molti parlamentari da organi esterni al Parlamento o dallo stesso Governo del quale i Parlamentari devono essere giudici e non esecutori di ordini.

3) LE TRATTATIVE CHE HANNO PORTATO AI SUDDETTI ACCORDI, SONO STATE PER LA GRAN PARTE SVOLTE AL DI FUORI DEGLI ORGANI ISTITUZIONALI E ISTITUZIONALMENTE A CIO' COMPETENTI, attraverso la persona di un funzionario del Ministero dell'Industria e Commercio non avente la competenza specifica indispensabile per la trattazione di problemi che investono rapporti territoriali con uno Stato estero, tanto che vari funzionari istituzionalmente competenti e responsabili nella materia hanno dato le proprie



IL TRATTATO DI OSIMO NEL DIRITTO

4) NON E' STATA SOSTANZIALMENTE RISPETTATA LA NORMA COSTITUZIONALE RAPPRESENTATA DALL'ART. 47, II COMMA, DELLA LEGGE COSTITUZIONALE 31/1/1973 CHE STABILISCE L'OBBLIGO DEL GOVERNO DI CONSULTARE LA REGIONE FRIULI-VENEZIA GIULIA in relazione all'ELABORAZIONE degli accordi internazionali che interessino il traffico confinario della Regione stessa ed il transito per il porto di Trieste.

Il Trattato di Osimo rientra sicuramente in tale materia innanzitutto per il fatto che esso implica L'ESTENSIONE NEL PORTO DI TRIESTE NELLE ACQUE TERRITORIALI JUGOSLAVE con la concessione anzi alla Jugoslavia di una notevole area di acque profonde (le sole idonee per il transito di medio e grosso tonnellaggio) in aggiunta a quanto le spetterebbe applicando la Convenzione di Ginevra dd. 29/4/1958 come è stato sopra accennato a pagina 9 e come risulta dalla cartina riprodotta a pagina 10.
Inoltre il Trattato medesimo prevede all'art. 9 la contemporanea entrata in vigore dell'accordo per la creazione della Zona Franca industriale a cavallo del nuovo confine, con gli effetti deleteri per l'economia triestina, della Regione e nazionale che sono stati sopra indicati nelle pagine da 12 a 17 e che sono oggetto di vari studi illustrativi da parte di esperti non legati da imposizioni preventive o da disciplina di partito o da interessi particolari.
In pratica, il Presidente del Consiglio dei Ministri On. Moro si è limitato il sabato 8 novembre 1975 - e cioè alla vigilia della firma del Trattato di Osimo avvenuta il lunedì 10 novembre - a convocare a Roma il Presidente della giunta Regionale per un incontro. Dopo di che il detto Presidente Regionale ha convocato lo stesso pomeriggio di sabato la Giunta Regionale, già da vari giorni dimissionaria; rientrato a Trieste con un aereo militare espressamente messogli a disposizione, ha presieduto detta giunta, che in pochi minuti ha dato il proprio parere favorevole a detti accordi che erano non più in via di elaborazione, ma già conclusi ed il cui testo, già pronto per la firma, avvenuta poche ore dopo, non è stato portato nemmeno a conoscenza dei suoi componenti. L'assoluta NULLITA' DI TALE PARERE ai fini della norma costituzionale in esame, è manifesta, sia perché proveniente dalla Giunta Regionale già dimissionaria, competente quindi solo per materia di ordinaria amministrazione, sia perché è stato dato non già nella fase di "elaborazione" degli accordi internazionali, ma quando questi erano già conclusi e senza che i componenti della Giunta avessero potuto prender conoscenza del loro testo, sia per le sopra accennate modalità di precipitazione, estremamente grave ed inammissibile con cui il voto è stato richiesto ed ottenuto senza discussione.

5)LA FORMAZIONE E STIPULAZIONE DEL TRATTATO E' STATA ISPIRATA A CRITERI DI PARTICOLARE SEGRETEZZA E PRECIPITAZIONE DEL TUTTO INAMISSIBILI ED INCOMPATIBILI sia per l'importanza della materia, sia per la sua natura che investe una cessione di territorio nazionale ed uno Stato straniero e problemi di sicurezza nazionale e di tutela della pace.
Tale modo di procedere è largamente notorio e di dominio pubblico. A titolo esemplificativo basti ricordare i seguenti fatti:


a) Gli organi rappresentativi delle comunità interessate sono stati tenuti completamente all'oscuro delle trattative svolte fino a quando il ministro degli Esteri, On. le Rumor, nell'ottobre del 1975, rinnegando tutte le dichiarazioni fino allora fatte dal Governo e da lui stesso, ha annunciato la decisione di giungere alla firma di un trattato di rinuncia ai diritti italiani rimasti sulla Zona B dell'Istria sulla base di accordi già largamente elaborati e dati già per raggiunti all'ONU (v. sopra punti 1, A, b) richiedendone l'approvazione seduta stante. L'assoluto segreto è continuato anche successivamente fini alla stipulazione del Trattato.
b) Il testo del Trattato non è stato reso pubblico nemmeno nel momento in cui improvvisamente esso è stato firmato sui Monti di Osimo, ma solo parecchi giorni dopo. Si ricorda al riguardo come invece all'epoca della stipulazione del Trattato di Pace, a cui hanno partecipato le maggiori Potenze democratiche del mondo, l'opinione pubblica era stata messa in condizioni di seguire passo per passo tutti i lavori delle trattative affinché i cittadini potessero, come loro diritto, formarsi tempestivamente ed adeguatamente un giudizio in merito.

Nelle varie fasi per la formazione del Trattato e successivamente si è proceduto con una precipitazione del tutto anomala e contraria alla natura ed importanza della materia trattata. Basti citare il modo tipico con cui, come sopra citato (vedi punto 4), è stato chiesto il parere della Giunta Regionale Friuli - Venezia Giulia ed il fatto inspiegabile ed incongruente - e quindi anomalo - che, nelle gravissime condizioni in cui l'Italia si trovava con l'enorme quantità ed importanza dei problemi da affrontare, il disegno di legge per la ratifica del Trattato di Osimo è stato approvato fin dalla prima riunione del neo Consiglio dei Ministri all'inizio dei lavori di settembre. Ciò è tanto più inspiegabile, incongruente ed anomalo in quanto detto disegno di legge prevede uno stanziamento di 300 miliardi per la cui erogazione non è comprensibile che l'Italia debba tanto affrettarsi mentre il Governo si trova, a dover far fronte a tante e così impellenti esigenze di carattere finanziario. Secondo la logica e i chiari interessi della Nazione la rinuncia alla Zona B dell'Istria dopo trenta anni dal Trattato di Pace e la creazione della tanto temuta zona franca a cavallo del confine, potevano e possono ben attendere mentre non possono attendere i terremotati, gli operai e tutti coloro che sono afflitti dalle difficoltà finanziarie dell'Italia.

6)IL TRATTATO DI OSIMO COSTITUISCE UNA MANIFESTA VIOLAZIONE DEL TRATTATO DI PACE FIRMATO DALL'ITALIA E DALLE 21 POTENZE BELLIGERANTI e garantito, per ciò che riguarda le frontiere in questione, dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU ai sensi dell'art. 21, N°1 del Trattato stesso.
Tale Trattato infatti aveva stabilito in maniera inequivocabile e chiarissima, all'art. 22, la posizione della frontiera jugoslava in Istria al limite meridionale della Zona B lungo il fiume Quieto. Il Memorandum di Londra del 1954, stipulato solamente dalle potenze che occupavano militarmente le Zone A e B destinate a far parte del Territorio Libero di Trieste, oltre all'Italia quale titolare della relativa sovranità, si è limitato, come è noto, a stabilire norme riguardanti l'amministrazione civile delle due Zone da parte dell'Italia e della Jugoslavia, con criteri unitari previsti dal relativo Statuto speciale unico per le due Zone. Tale Memorandum non prevede, com'è noto, nessuna modifica di carattere territoriale, né del resto avrebbe potuto prevederla, sia per la sua forma giuridica che per i soggetti contraenti. Per tali ragioni non è stato mai sottoposto a ratifica al Parlamento italiano.
COL TRATTATO DI OSIMO viene invece esplicitamente convenuta da parte dell'Italia e della Jugoslavia LA FISSAZIONE DEL CONFINE JUGOSLAVO IN POSIZIONE DIVERSA DA QUELLA CHE ERA STABILITA DAL TRATTATO DI PACE E CIO' SENZA LA CONTEMPORANEA ADESIONE CON CONSEGUENTE RATIFICA, DA PARTE DELLE ALTRE 20 POTENZE FIRMATARIE DEL TRATTATO STESSO. Tale Trattato di Osimo pertanto costituisce una modifica del Trattato di Pace ad opera di due soli dei ventidue contraenti. Dal che NE DERIVA LA SUA MANIFESTA INVALIDITA', dato che per la modifica di qualsiasi contratto è ovviamente necessaria l'adesione di tutti i suoi contraenti. Tale adesione nel caso concreto è indispensabile non solo per insuperabili esigenze di carattere formale, ma anche perché ciascuno dei 22 Stati firmatari del Trattato di Pace ha interesse di preoccuparsi che nel porto e nel golfo di Trieste non sia creata una linea di confine, dando con ciò vita ad una situazione manifestamente pericolosa ed instabile, come tutti gli analoghi precedenti storici hanno dimostrato, con pregiudizio della pace che è un bene indivisibile, comune a tutte le Potenze del mondo; situazione che il Trattato di Pace si era preoccupato di evitare col mantenimento sotto un'unica sovranità - e quindi senza frontiere di mezzo - delle due Zone A e B soggette ad amministrazioni militari diverse all'atto della firma di esso trattato.

7)IL TRATTATO DI OSIMO COSTITUISCE PURE UNA VIOLAZIONE, ALMENO ALLO STATO DEGLI ALLEATI ESISTENTI, DEGLI IMPEGNI INTERNAZIONALI DELL'ITALIA VERSO LA CEE.
Ed infatti il detto Trattato implica, come sopra rilevato, l'impegno dell'Italia di dar vita ad una Zona Franca a cavallo del nuovo confine con la Jugoslavia, prevista nell'accordo per lo sviluppo della cooperazione economica fra i due Paesi, accordo che, secondo l'art. 9 di esso Trattato, deve esser approvato contemporaneamente alla sua ratifica.
Per riconoscimento dello stesso Ministro degli Esteri On. Rumor, fatto al Parlamento nel momento in cui chiedeva l'autorizzazione a stipulare il suddetto Trattato, tale Zona Franca costituirebbe una violazione degli impegni italiani verso la CEE, per cui sarebbe stato necessario il consenso di quest'ultima. Risulta anche, per ripetute informazioni stampa, che un tal consenso è stato richiesto e che la CEE non si opporrebbe a tale Zona. Da altre informazioni stampa risulta che tale non opposizione dipenderebbe dal fatto che detta Zona Franca è considerata dalla CEE come un problema italiano. Per cui ne deriva che essa potrebbe acquistare diverso rilievo e dar luogo a diversi atteggiamenti se detta Zona dovesse derivare pregiudizio ad altri Stati membri causa la concorrenza di prodotti in essa lavorati e quindi essi dovessero contestarla dopo la spesa da parte dell'Italia di molte centinaia di miliardi per realizzarla.
Va però rilevato che non risulta mai pubblicato un atto ufficiale di consenso da parte degli organi comunitari competenti, nella forma dovuta e comunque un tale consenso non risulta fra gli allegati del Trattato di Osimo o del connesso Accordo per lo sviluppo della cooperazione fra i due Paesi.

8)IL TRATTATO DI OSIMO COSTITUISCE INOLTRE UNA VIOLAZIONE DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL'UOMO, GARANTI DALL'ONU.
Infatti il detto Trattato stabilisce fra l'altro per i residenti nella Zona B dell'Istria - i quali avevano conservato la cittadinanza italiana a sensi dell'art. 21 N° 5 e dell'art. 6 allegato VI del Trattato di Pace, trattandosi di Territorio non ceduto alla Jugoslavia - L'ALTERNATIVA, INAMISSIBILE SECONDO TALI DIRITTI, O DI PERDERE LA PROPRIA CITTADINANZA DIVENENDO CITTADINI JUGOSLAVI O DI DOVER, ENTRO TRE MESI, LASCIARE LA TERRA IN CUI RISIEDONO e in cui essi e i loro avi sono nati. Ciò è evidentemente in contrasto con il diritto che la Dichiarazione sui diritti dell'uomo, approvata dall'assemblea delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, riconosce a ciascuna persona umana di non essere privata della cittadinanza o di non esser costretta a lasciare la propria terra in dipendenza delle proprie opinioni politiche o nazionalità.

9)IL TRATTATO DI OSIMO COSTITUISCE INFINE ANCHE UNA MANIFESTA VIOLAZIONE DEL PRINCIPIO FONDAMENTALE SANCITO DALL'ART. 1 DELLA CARTA ISTITUZIONALE DELL'ONU, il quale riconosce ai popoli il diritto ALL'AUTODETERMINAZIONE per la destinazione della terra in cui vivono. In particolare, in base al Trattato di Pace, che ha posto fine alla situazione eccezionale derivante dalla guerra, la Zona B è rimasta a far parte dell'Italia non essendosi verificate le premesse per la costituzione del previsto Territorio Libero di Trieste. Di conseguenza le popolazioni abitanti in tali Zone hanno il diritto, in base al suddetto principio di essere interpellate per qualsiasi mutamento che implichi l'annessione della loro terra ad altro Stato, avendo diversamente diritto, secondo quanto ripetutamente affermato dall'Assemblea dell'ONU, di non riconoscere la validità di una situazione giuridica e politica loro imposta senza il loro interpello ed in contrasto con la loro volontà.



IL TRATTATO DI OSIMO NEL DIRITTO

II°

ASSOLUTA NECESSITA' CHE SIA RISPETTATO IL CARATTERE COSTITUZIONALE DELLA LEGGE DI RATIFICA NEL SUO ITER PARLAMENTARE E NELLA SUA VOTAZIONE . VIZI GIA' IN ATTO


Le osservazioni sopra svolte dimostrano fin d'ora la non ratificabilità del Trattato di Osimo per i gravi vizi che lo inficiano in tutte le sue fasi e a maggior ragione per l'illegalità del suo contenuto in rapporto agli impegni internazionali dell'Italia assunti nei rapporti con i vari Stati ed a tutela dei cittadini. Di conseguenza la ratifica stessa non sarebbe in grado di sanare un atto intrinsecamente invalido ed illecito, né comunque ad eliminare le responsabilità politiche e personali di chi ha operato per la stipulazione e per la ratifica dell'atto stesso con le illegalità, metodi ed arbitrii esemplificativamente sopra accennati.
Senza pregiudizio di tale questione di fondo, va comunque rilevato, per quanto concerne l'approvazione da parte del Parlamento della legge di ratifica del Trattato stesso, che già si profilano nuovo gravi elementi che creano i presupposti per la sua invalidità. In particolare si rileva:
1° PER QUANTO RIGUARDA I VIZI GIA' IN ATTO NELL'ITER PARLAMENTARE DELLA LEGGE:
Si possono fin d'ora citare i seguenti fatti:

a) NEL TESTO A STAMPA DEL TRATTATO DI OSIMO A DISPOSIZIONE DEI PARLAMENTARI per lo studio e la trattazione della ratifica NON SONO ALLEGATE LE CARTE TOPOGRAFICHE FACENTI PARTE DEL TESTO DEGLI ACCORDI e ciò con la risibile giustificazione "per ragioni tecniche". E' ovvio che affinché i parlamentari possano essere in grado di comprendere esattamente e ben valutare il significato ed il valore delle relative clausole e le loro conseguenze E' INVECE INDISPENSABILE CHE ESSI POSSANO DISPORRE ANCHE DI DETTE CARTE. Addurre asserite "ragioni tecniche" per non produrre tali carte costituisce veramente un'affermazione senza significato manifestamente celante altre non dichiarate ragioni.

Si fa particolare richiamo alle seguenti carte mancanti:

- All'allegato II del Trattato di Osimo comprendente la carta di Italia, scala 1:50.000 dell'Istituto Geografico Militare Foglio 088 Gorizia (Edizione 1 1967); Foglio n°109 Grado (Edizione 1 1968); Foglio n° 131 Caresana (Edizione 1 1967);
- All'allegato IV del Trattato di Osimo, comprendente la Carta dell'Istituto Idrografico della Marina Militare - Genova, aprile 1943, 3a Edizione, marzo 1962 Adriatico Settentrionale da Punta Tagliamento a Pola;
- All'allegato II dell'Accordo per la Cooperazione Economica costituito dalla Carta d'Italia, scala 1:25.000 dell'Istituto Geografico Militare, Edizione 7 1962 F. 40 IV N.E.;
- All'allegato alla lettera del Ministro Rumor costituente l'allegato II all'anzidetto Accordo per la Cooperazione Economica, cioè la Carta d'Italia, scala 1:25.000 dell'Istituto Geografico Militare, Edizione 6 1962 F. 26 IV S.E.;
- All'allegato alla lettera del Ministro Minic costituente pure l'allegato III all'anzidetto Accordo per la Cooperazione Economica e cioè alla Carta d'Italia, scala 1:25.000 dell'Istituto Geografico Militare, Edizione 6 1962 F. 26 VI S.E.

b) Pure inspiegabilmente nel testo italiano è omessa la riproduzione del testo dell'allegato I del Trattato di Osimo (26 tabelle recanti le indicazioni metriche e le coordinate geografiche dei singoli cippi lungo la frontiera terrestre nel settore triestino), dell'allegato II del medesimo Trattato, dell'allegato IV dello stesso Trattato, dell'allegato II dell'Accordo per la Cooperazione Economica e degli allegati all'allegato III dell'Accordo medesimo. E' chiaro che ciò costituisce un'ulteriore violazione, del tutto ingiustificata e quindi con finalità non chiare, del diritto - dovere dei Parlamentari di conoscere integralmente il testo di quanto sono chiamati a giudicare.
c) Risulta che le Commissioni parlamentari stanno procedendo all'esame di una così delicata materia sotto la pressione di particolare urgenza. Ad esempio la Commissione Lavoro Emigrazione e Previdenza Sociale, che pure dovrebbe essere particolarmente interessata all'argomento per le gravi conseguenze che la Zona Franca a cavallo del confine avrà per l'occupazione della mano d'opera di Trieste e nazionale (tanto che hanno preso posizione al riguardo anche importanti organizzazioni sindacali) ha dato il suo parere in 27 minuti dall'inizio della trattazione!
d) Costituisce un atto di pressione inammissibile sulle relative Commissioni e sulla serietà e completezza del loro lavoro l'annuncio per l'approvazione del Trattato avrà inizio già il 29 novembre. Il che rende impossibile che le Commissioni stesse possano compiere con la dovuta diligenza e maturazione il loro lavoro su problemi che sono estremamente complessi e che sono del tutto mancanti di adeguato studio specie in dipendenza della assurda ed inspiegabile frettolosità e precipitazione con cui si è giunti alla stipulazione del Trattato come sopra accennato, senza aver interpellato gli organi interessati e competenti.
e) Non sono compresi negli atti forniti ai Parlamentari sul Trattato di Osimo le seguenti lettere scambiatesi nell'occasione della firma del Trattato fra il Ministro degli Esteri italiano Rumor e il Segretario Federale per gli affari Esteri jugoslavo Minic datata 10 novembre 1975 e cioè: 1) uno scambio di lettere in relazione all'art. 3 del Trattato, con cui si statuisce che le persone le quali in forza degli Accordi ricevono lo svincolo della cittadinanza jugoslava e si trasferiscono in Italia, sono considerate, nei confronti della legislazione italiana, come se non avessero perduto la cittadinanza; 2) un altro scambio di lettere prevede che i due Governi stipulino un Accordo sul riconoscimento dei diplomi universitari e che i relativi negoziati abbiano inizio entro sei mesi; 3) un terso scambio di lettere stabilisce che entro lo stesso termine verranno nominate delegazioni incaricate di esaminare le questioni concernenti i beni culturali, le opere d'arte, gli archivi ed i libri del catasto e fondiari relativi al territorio di cui all'articolo 21 del Trattato di Pace con l'Italia del 20 febbraio 1947; 4) un quarto scambio di lettere con cui si è convenuto di aprire un valico internazionale di prima categoria a S. Andrea ed uno di seconda categoria a Gorizia sulla via Monte S. Gabriele. Tale omissione costituisce un'ulteriore violazione del dovere di mettere i Parlamentari a conoscenza di tutti gli aspetti degli accordi raggiunti con il Trattato di cui si chieda la ratifica senza nulla ad essi celare, tanto più che l'oggetto di tali lettere comprende anche argomenti di notevole importanza come il riconoscimento dei diplomi universitari, l'apertura dei valichi di S. Andrea e via Monte S. Gabriele a Gorizia, i beni culturali, opere d'arte e archivi, ecc.

2°) ASSOLUTA INVALIDITA' DI UNA EVENTUALE APPROVAZIONE DELLA LEGGE DI RATIFICA SENZA L'OSSERVANZA DELLE PARTICOLARI NORME PREVISTE PER LE LEGGI COSTITUZIONALI.

La suddetta necessità deriva da quanto segue:

L'art. 5 della Costituzione stabilisce che la Repubblica è una e indivisibile, per cui ogni legge che sottragga alla Repubblica stessa parte del territorio nazionale non può non essere a sua volta che di carattere costituzionale. Il fatto che sulla Zona B sia tutt'ora esistente la sovranità italiana è ben noto e del resto è confermato dalla stessa circostanza che l'Italia stipuli con la Jugoslavia un trattato per stabilire l'avanzamento del confine jugoslavo fino all'attuale linea di demarcazione con l'attuale Zona B. A prescindere però da ogni argomentazione al riguardo, per i cittadini ed in particolare per gli organi statali è vincolante la concorde unanime giurisprudenza delle Supreme Corti giurisdizionali, e cioè sia della Corte di Cassazione anche a Sezioni Unite, che dal Consiglio di Stato anche in riunione plenaria e perfino della Corte Costituzionale, le quali hanno inequivocabilmente ed unanimemente accertato che sulla Zona B è rimasta in vigore la sovranità italiana, a seguito del Trattato di Pace e del Memorandum di Londra del 1954. Gli organi dello Stato italiano sono pertanto obbligati a tener conto di tale realtà nel decidere la natura costituzionale o meno della legge che prevede l'avanzamento del confine jugoslavo da dove è fissato dal Trattato di Pace fino al posto dove attualmente esiste la linea di demarcazione con la Zona B e nel golfo di Trieste. LA MANCATA OSSERVANZA DI TALI NORME RENDEREBBE INVALIDA LA LEGGE DI RATIFICA E RESPONSABILI SIA POLITICAMENTE CHE GIURIDICAMENTE COLORO CHE OPERASSERO PER ATTUARLA.



CONCLUSIONI

COL TRATTATO DI PACE PESANTEMENTE SALDATI I CONTI APERTI CON LA GUERRA

A CONCLUSIONE DEL PRESENTE ESAME DEL Trattato di Osimo nella realtà e nel diritto si ritiene opportuno fare alcune considerazioni e trarre delle conseguenze logiche, giuridiche e politiche.
Va innanzitutto ricordato che fin dall'immediato dopoguerra (1945) l'Italia aveva ritenuto di accelerare la stipulazione di un TRATTATO DI PACE (1947) PAGANDO TUTTI GLI SCOTTI CHE OCCORREVA PAGARE PURCHE' FOSSE POSTA LA PAROLA FINE AI SUOI DEBITI E COLPE VERSO I VINCITORI E PERCHE' I RAPPORTI INTERNAZIONALI POTESSERO RIPRENDERE IN PIENA NORMALITA' SENZA SUOI CONTI APERTI IN SOSPESO CON NESSUNO DEI BELLIGERANTI. Pur di ottenere prima possibile questi risultati è stato accettato che ciò avvenisse nel momento peggiore quando cioè, essendo da pochissimo tempo cessati i combattimenti, i vincitori, che dovevano decidere le clausole del Trattato e l'opinione pubblica dei loro Paesi, erano ancora animati dal massimo di spirito punitivo per l'aggressione subita e per i dolori e lutti sofferti nella lunga guerra, sia perché d'altra parte l'Italia si trovava in condizioni di particolare sfavore vuoi morale, per la sua posizione di accusata colpevole e vinta, vuoi per lo stato di estrema debolezza materiale, politica ed economica conseguente alla disfatta. Tant'è vero che gli altri Stati vinti, come l'Italia - e cioè il Giappone e la Germania - hanno invece preferito di rimandare nel tempo la stipulazione di un Trattato di Pace per poterlo trattare in migliori condizioni morali, psicologiche, politiche, economiche e di forza in genere.
Nonostante la suddetta situazione del tutto sfavorevole l'Italia - pur avendo dal punto di vista territoriale sacrificato, oltre alle colonie, le città di Briga e Tenda sul confine francese nonché sul confine orientale le province di Dalmazia, Quarnero, quasi interamente quelle dell'Istria e di Trieste e in buona parte quelle di Gorizia - era riuscita a salvare la Zona A di Trieste e la Zona B dell'Istria che erano destinate a costituire il Territorio libero di Trieste e ad ottenere che questo venisse garantito col Trattato di Pace nella sua integrità e indipendenza dallo stesso Consiglio di Sicurezza dell'ONU (v. art. 21) oltre che da tutti i 22 contraenti del Trattato stesso. Il che SIGNIFICAVA CHE DETTO TERRITORIO RIMANEVA SOSTANZIALMENTE ITALIANO DATO CHE LA POPOLAZIONE DELLE DUE ZONE ERA PER OLTRE IL 90% ITALIANA E SI SENTIVA INDISSOLUBILMENTE LEGATA ALL'ITALIA come i fatti successivi, oramai acquisiti alla storia, hanno ampiamente dimostrato.
Da ricordare ancora che l'Italia, nel firmare il detto Trattato, aveva fatto contemporanea ufficiale dichiarazione che da parte sua lo stesso era considerato un Diktat per cui si riservava di chiederne una revisione in futuro, attraverso le vie pacifiche delle trattative diplomatiche. A prescindere del valore pratico di tale riserva rimaneva per essa il grande valore morale e storico nell'affermare che quanto era stato tolto all'Italia non era il risultato di una soluzione secondo Giustizia, bensì il frutto di una imposizione derivata dalla guerra perduta ed il prezzo era pagato, nelle condizioni di debolezza in cui si trovava, affinché gli ex belligeranti accettassero di considerare chiusa con essa la partita.

VALORE E SIGNIFICATO DEL MEMORANDUM

Il "MEMORANDUM" DI LONDRA del 1954 aveva sotto un certo aspetto migliorato per l'Italia tale situazione permettendo che - nella riconosciuta impossibilità di attuare il Territorio Libero di Trieste - l'Italia stessa riprendesse l'amministrazione civile della Zona A che gli anglo-americani non volevano più continuare ad occupare militarmente. Contemporaneamente esso aveva però peggiorato la situazione stessa concedendo che la Jugoslavia continuasse ad amministrare la Zona B non più come occupate militarmente bensì con la sua amministrazione civile.
Il fatto essenziale era però che TALI ACCORDI DEFINITI "DI CARATTERE PRATICO", RIGUARDAVANO SOLO L'AMMINISTRAZIONE DELLE DUE ZONE già destinate a far parte del Territorio Libero di Trieste e non questioni di cessione territoriale a cui non veniva fatto il benché minimo cenno. Tanto che per la forma è stato adottato quella non di un trattato, ma di un semplice "Memorandum" non soggetto a ratifica del Parlamento e la firma è avvenuta con la partecipazione dei 22 firmatari del Trattato di Pace, ma dei soli stati che amministravano militarmente le due Zone (Anglo-Americana e la Zona A e jugoslava la Zona B) con l'Italia titolare della relativa sovranità.
Da rimarcare che un tale Memorandum COMPRENDEVA L'IMPEGNO DI AMMINISTRARE LE DUE ZONE, sia pur da parte di due diversi Stati, CON CRITERI UNITARI IN BASE AI PRINCIPI E NORME STABILITI NELL'UNICO STATUTO SPECIALE ALLEGATO E VALIDO PER AMBEDUE LE ZONE. Ciò aveva evidentemente lo scopo, in effetti in buona parte ottenuto, che TALI ZONE, LE QUALI COSTITUISCONO GEOPOLITICAMENTE UNA UNICA ENTITA' comprendente il porto ed il golfo di Trieste mantenessero il massimo dell'unità culturale, amministrativa ed economica e di conseguenza il massimo di libertà di traffico di persone e cose attraverso la linea che separa due territori soggetti ad un'unica sovranità, anche se amministrati da Stati diversi con analoghi criteri.
I risultati pratici di tale regolamentazione sono stati del tutto favorevoli, senza dar luogo mai ad alcun inconveniente per cui i rapporti fra le popolazioni delle due Zone si erano grandemente sviluppati e quelli fra i due popoli erano divenuti ottimi.

NON ESISTEVANO CONTI IN SOSPESO PER L'ITALIA O UN CONTENZIOSO PER LA ZONA B DELL'ISTRIA.

IN DEFINITIVA QUINDI LA REALTA' INCONTESTABILE ERA LA SEGUENTE:

1) L'ITALIA AVEVA GIA' PAGATO CON IL TRATTATO DI PACE concluso nel momento più sfavorevole, tutti i propri debiti verso i belligeranti.
2) NON ESISTEVA ALCUN CONTENZIOSO FRA L'ITALIA E LA JUGOSLAVIA PER QUANTO RIGUARDA LA ZONA B, dati i ripetuti impegni di rispettare il Trattato di Pace ed il Memorandum.

INTERROGATIVI INQUIETANTI SENZA ALCUNA RISPOSTA ADEGUATA
IN TALI CONDIZIONI perché si rinuncia ai diritti italiani salvaguardati all'Italia dal Trattato di Pace e dal Memorandum sulla Zona B?

PERCHE', nonostante gli impegni di Helsinki per il rispetto delle frontiere oggetto di accordi internazionali già esistenti e subito dopo la firma di questi Accordi, si viene a modificare tale situazione avanzando la frontiera jugoslava al posto della linea di demarcazione e quindi a ridosso del centro urbano di Trieste e nelle acque del suo porto e del suo golfo e dichiarando decaduto il Memorandum?

PERCHE' si è affermato da parte governativa che l'Italia doveva ancora pagare i propri debiti per la guerra perduta e che la Zona B costituiva ancora un contenzioso da definire?

PERCHE' al posto di una situazione di diritto con frontiere certe, stabilite dai detti accordi internazionali e garantiti dall'ONU, aventi carattere di sicurezza e durevolezza come i risultati positivi di oltre venti anni di applicazione hanno dimostrato, si creano nuove condizioni di incertezza giuridica con una frontiera internazionalmente invalida protraentesi in mezzo al porto ed al golfo di Trieste e costituente i presupposti di una situazione per il futuro instabile e pericolosa, come tutti i precedenti analoghi hanno comprovato?

PERCHE' nel fissare la linea di ripartizione delle acque territoriali nel Golfo di Trieste anziché applicare la linea mediana prevista nel Golfo di Trieste anziché applicare la linea mediana prevista dalla pur richiamata convenzione di Ginevra dd. 28 aprile 1958 e anziché chiedere in favore dell'Italia a cui, secondo detta Convenzione, i bassi fondali dalla sua parte, il maggior sviluppo costiero ed il centro urbano di Trieste davano diritto, si è ceduto alla Jugoslavia un'ulteriore importante area di acque spettanti all'Italia secondo la detta linea mediana e proprio quella comprendente i maggiori fondali transitabili per le grosse navi?

PERCHE' si creano con i detti accordi le premesse militari, giuridiche, politiche, economiche ed etniche per una futura capitolazione della città di Trieste in mano straniera?

PERCHE' si vuole mettere tale città in condizioni di gravissimo pericolo per inquinanti ed avvelenamenti idrici ed atmosferici?

PERCHE' so vuol sacrificare l'ambiente ecologico del Carso tutelato da tante leggi e tanto necessario per la vita della popolazione di Trieste?

PERCHE' si pongono a carico dell'Italia oneri pesantissimi, per tante centinaia di miliardi di lire, senza alcun beneficio?

PERCHE' si rinuncia alla protezione internazionale della popolazione e delle istituzioni italiane in Zona B ed ai relativi controlli previsti dal Memorandum?

PERCHE' si stabiliscono clausole che impongono agli abitanti della Zona B l'alternativa o di perdere la propria cittadinanza o di dover sodare dalla terra propria e dei propri avi, in violazione ai diritti riconosciuti nella Dichiarazione sui diritti dell'Uomo approvata dall'Assemblea delle Nazioni Unite il 10/12/1948?

PERCHE' si vuol stipulare e con tanta fretta un trattato che modifica il Trattato di Pace senza l'accordo contemporaneo degli altri Stati firmatari e quindi in violazione dello stesso?

PERCHE' si cede la Zona B alla Jugoslavia in violazione del diritto all'autodeterminazione dei popoli sancito dall'art. 1 della Carta dell'ONU?

PERCHE' la decisione di giungere alla stipulazione di un tale trattato è stata presa al vertice dei partiti, dopo tante contrarie assicurazioni, ed è stata autoritariamente imposta all'apparato facendo appello alla disciplina di partito con minacce di gravi sanzioni nei confronti dei dissenzienti?

PERCHE' pur di ottenere la stipulazione di tale accordo si è fatto ricorso a tante illegalità e mezzi di pressione e si sono violate norme anche costituzionali, impegni internazionali e verso l'ONU?

PERCHE' si è agito con tanta segretezza e precipitazione nella stipulazione di tali accordi e si rifiutano il dialogo, gli incontri o la discussione con i rappresentanti di organizzazioni od associazioni anche molto rappresentative o con esperti sui vari problemi specifici derivanti dal Trattato?



DIFFUSE ED AUTOREVOLI PRESE DI POSIZIONE DA ESPERTI ED ENTI APARTITICI CONTRO LA RATIFICA
Si ricorda che, a prescindere dalle dichiarazioni o atteggiamenti di coloro che sono legati alla disciplina di partito e alle imposizioni sopra accennate o che hanno interessi particolari, vi è stata UNA GRAN MASSA DI PRESE DI POSIZIONE ESTEMAMENTE PREOCUPATE per i pericolosissimi effetti del Trattato di Osimo e di richieste che sia evitata la sua ratifica. Basti ricordare il Congresso Nazionale dei Lions che il 29/5/1976 ha votato a Viareggio all'unanimità una mozione con cui si chiede che il Trattato di Osimo non sia ratificato, l'analoga presa di posizione del Consiglio dei Governatori italiani del Rotare Club, l'energica presa di posizione dell'Associazione Nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione "ITALIA NOSTRA" e della "World Wildlife Fund" - W.W.F. - "Fondo Mondiale per la Natura", queste due ultime preoccupate in particolare per le conseguenze dell'inquinamento ed avvelenamento delle acque e dell'aria a danno della popolazione triestina e per le condizioni ecologiche che deriverebbero per Trieste ed il Carso dall'applicazione del Trattato di Osimo.
In verità non si riesce a trovare una qualsiasi risposta che risponda ai suddetti interrogativi o che comunque giustifichi la stipulazione degli accordi di Osimo mentre i motivi che vengano genericamente addotti sono basati su falsi presupposti o non tengono nota di latri fatti che non solo li annullano, ma portano a risultati contrari.

ASSOLUTAMENTE ILLECITI MOTIVI SEGRETI O NON DICHIARATI

L'affermazione da taluno fatta che i veri motivi non sarebbero quelli addotti, ma altri tenuti nascosti o nell'interesse di partiti o anche di carattere generale non rappresenta evidentemente una giustificazione, ma se mai UNA GRAVE ACCUSA DI TRADIMENTO NEI CONFRONTI DEI PRINCIPI BASILARI DELLA DEMOCRAZIA, DEL PARLAMENTO, DEL POPOLO ITALIANO, DELLA COSTITUZIONE, sicchè i responsabili e loro complici o istigatori assumerebbero una terribile responsabilità anche di fronte alla Legge.
Un tanto sarebbe di lapalissiana evidenza se, ad esempio, la vera ragione per la stipulazione di un accordo del genere fosse la necessità di ottenere l'appoggio di certi partiti per un certo Governo. In tale caso infatti l'interesse alla stipulazione del Trattato rientrerebbe nell'ambito dell' interesse dei partiti e quindi nell'interesse particolare di chi fa ad essi parte e non della Nazione.
Quand'anche però la vera ragione fosse anche nobilissima, quale la preoccupazione di salvare la pace del mondo, L'ADDURRA UN ARGOMENTO DIVERSO DA QUELLO REALE COSTITUIREBBE PUR SEMPRE UNA GRAVISSIMA VIOLAZIONE DEI PRINCIPI SOPRA ACCENNATI.
In tale ipotesi infatti il solo comportamento ammissibile secondo la Costituzione, e la Legge sarebbe quello di dire: per salvare la pace occorre che cediamo la Zona B e magari anche Trieste, Venezia, Milano, Roma o l'Italia tutta. In tale caso il Parlamento dovrebbe esaminare e discutere se le ragioni addotte sono effettivamente valide, idonee e proporzionali al risultato propostosi e l'opinione pubblica dovrebbe per conto suo giudicare il buono o cattivo uso che i Parlamentari hanno fatto della fiducia loro accordata.
Agire fuori di questa impostazione vuol dire agire illegalmente, fuori della Democrazia, fuori delle leggi, fuori della Costituzione e tutti COLORO CHE VI AVESSERO CONTRIBUITO SAREBBERO RESPONSABILI DI FRONTE ALLA NAZIONE, DI FRONTE ALLA LEGGE, DI FRONTE ALLA STORIA, DI FRONTE AL MONDO.


RICORSO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PER IL RISPETTO E TUTELA DELLA LEGGE.

Data la gravità della situazione sopra esposta il presidente del "Centro Nazionale di Coordinamento per la salvezza di Trieste nell'interesse della Pace" HA INVIATO UN DETTAGLIATO E DOCUMENTATO ESPOSTO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA con il quale si appella alla sua responsabilità di tutore della Costituzione e dell'integrità della Repubblica affinché voglia nell'assolvimento dei doveri che gli derivano dal suo alto ufficio:

1) RIFIUTARE LA PROMULGAZIONE DELLA LEGGE DI RATIFICA DEL TRATTATO DI OSIMO, se sottopostagli, O QUANTO MENO RINVIARE LA STESSA AL PARLAMENTO PER RAGIONI DI LEGITTIMITA', sia per le varie insanabili ragioni di invalidità verificatesi nel corso della sua formazione, sia per il suo contenuto che viola la Costituzione, il Trattato di Pace ed altri impegni internazionali dell'Italia, i diritti dell'Uomo e la Carta dell'ONU, e ciò A MAGGIOR RAGIONE DE TALE LEGGE FOSSE APPROVATA SENZA IL RISPETTO DELLE PARTICOLARI NORME PREVISTE PER LE LEGGI DI CARATTERE COSTITUZIONALE.
2) RINVIARE LA DETTA LEGGE AL PARLAMENTO, senza promulgarla anche per ragioni di merito dato i gravissimi danni che dal Trattato di Osimo deriverebbero all'Italia ed il pregiudizio che esso comporterebbe per la causa della Pace e dei buoni rapporti fra i popoli;
3) PRENDERE LE OPPORTUNE INIZIATIVE AFFINCHE' LE COMPETENTI AUTORITA' ABBIANO AD INDAGARE SU QUALI SONO LE RAGIONI E CHE SONO I RESPONSABILI per cui in una così delicata materia si è fatto ricorso ad illegalità, anomalie, mezzi di pressione illeciti e illegali, informazioni errate o travisamento sui fatti inducendo in errore responsabili politici od opinione pubblica, inspiegabili precipitazioni ed ingiustificata segretezza, violazione della Costituzione, dei principi fondamentali di diritto, dei Trattati internazionali, della Carta dell'ONU nonché dei diritti dell'Uomo garantiti dall'ONU stessa, pur di giungere alla stipulazione di un trattato che sottragga all'Italia una parte del suo territorio nazionale, in favore di uno Stato straniero, senza alcun corrispondente vantaggio per essa, sicchè nei fatti stessi sono ipotizzabili gli estremi di una volontà e di un operato, da parte di persone o gruppi da identificarsi, agenti per motivi diversi dai dichiarati allo scopo preordinato di cui sopra.

NECESSITA' DI UN RIPENSAMENTO DA PARTE DEI POLITICI E DEI PARLAMENTARI
NO A TRIESTE NUOVA DANZICA


Si confida però che il richiesto intervento del Presidente della Repubblica non si renderà necessario in quanto si ha VIVA FIDUCIA CHE I RESPONSABILI DEI PARTITI E COMUNQUE I PARLAMENTARI - DOPO ADEGUATO APPROFONDIMENTO DEL VERO SIGNIFICATO DEGLI ACCORDI DI OSIMO E DOPO AVER CONSTATATO CHE GLI STESSI NON SOLO NON RAGGIUNGONO I RISULTATI PREVISTI AL MOMENTO IN CUI SONO STATI AUTORIZZATI MA SONO IDONEI AD OTTENERE SOLO I RISULTATI DIAMETRALMENTE OPPOSTI - VORRANNO, IN OBBEDIENZA ALLA PROPRIA COSCIENZA DI UOMINI E DI CITTADINI AL DI SOPRA E AL DI FUORI DI QUALSIASI PRESSIONE DI TERZI, DIRE NO ALLA RATIFICA DEL SUDDETTO TRATTATO, NO A TRIESTE NUOVA DANZICA.

FINE

Osimo trent'anni dopo - VINCITORI E VINTI

Alcune riflessioni conclusive del Presidente della Lega Nazionale Paolo Sardos Albertini



Nel presentare le iniziative della Lega Nazionale e dell’Unione degli Istriani, per il trentennale di Osimo, avevamo formulato alcune domande. Ci eravamo chiesti: quale il senso di un Trattato in cui una delle parti (l’Italia) fa unicamente delle concessioni e l’altra (la Jugoslavia) porta a casa solo ed esclusivamente di benefici? E’ possibile dare un senso almeno parzialmente logico ad un atto che altrimenti meriterebbe di figurare nel Guiness dei primati, categoria dell’assurdo?

A conclusione del Convegno, dopo le testimonianze dei protagonisti, dopo le relazioni dei giuristi, ma soprattutto dopo le analisi degli storici è ora possibile tratteggiare delle risposte, forse non definitive, certo molto illuminanti.

Una prima conclusione (ed era già implicita nel taglio del Convegno): la vicenda Osimo deve trovare una analisi, una spiegazione avendo riguardo a tre diversi piani, quello locale, quello nazionale e quello internazionale.

La relazione de Leonardis ci ha chiaramente illustrato il contesto della politica internazionale nel quale il Trattato di Osimo è maturato, ci ha reso di oggettiva evidenza il ruolo degli Stati Uniti e la loro volontà , con quel Trattato, di andare a puntellare il futuro della Jugoslavia del Maresciallo Tito. In buona sostanza si trattava di regalare al dittatore di Belgrado questo successo di politica estera che compensasse una situazione interna critica e traballante.

Poi la relazione del dr. Cavera. Ha messo in evidenza le ragioni di politica interna che hanno quanto meno favorito il dire di sì alle pressioni USA. Ci troviamo infatti in piena incubazione del “compromesso storico”. Democristiani e Comunisti stanno tessendo il nuovo governo di unità nazionale che li dovrebbe vedere alleati, come ai tempi del Cln. Belinguer, reduce da Brioni, è sicuramente interprete dei desiderata di Tito, nel mentre in casa Dc gioca non poco l’occhio di attenzione con cui si guarda al comunismo jugoslavo, mitizzato quasi una sorta di “terza via” (oltre naturalmente al piacere, di sempre, di dire di sì agli Usa)

Infine, nella mirabile relazione di Roberto Spazzali, il ruolo forse marginale (ma forse anche no) svolto dalla politica locale.

Da decenni era monopolizzata dai cosiddetti “morotei”. La loro convinzione (anche esplicitata ) era che a Trieste si dovesse chiuderla una volta per tutte con la “questione istriana”; era condizione essenziale, a loro giudizio, per evitare che il continuare a parlare, nella città di San Giusto, di questo argomento continuasse ad alimentare il ruolo della destra triestina. Osimo, per costoro, era lo strumento per mettere la pietra tombale su ogni futuro discorso sull’Istria.

Un trattatato, dunque, non assurdo, bensì frutto di tre diverse motivazioni, di tre diversi disegni politici: puntellare la Jugoslavia, favorire il”compromesso storico”, cancellare dalla politica triestina la “questione Istria” per spostarne l’asse a sinistra.

Ciò chiarito, diventa allora possibile formulare una domanda e tentare una risposta.

La domanda: il Trattato di Osimo ha raggiunte le finalità che i suoi registi si proponevano?

La risposta è inequivocabile.

Si voleva puntellare la Jugoslavia del comunismo titoista? Al maresciallo di Belgrado ha pensato il Padreterno, ma è stata la Storia a cancella il suo comunismo nel fallimento colossale dell’89, nel mente la sua Jugoslavia è tragicamente naufragata nel disfacimento del ’91 e nella successiva mattanza balcanica.

Si voleva cooperare all’edificazione del “compromesso storico” a Roma? C’è stato prima Bettino Craxi a bloccare il disegno (e la Brigate Rosse a togliere dalla scena il protagonista Aldo Moro), poi anche sull’Italia sono arrivati gli effetti della sconfitta dell’URSS, lo scenario politico è del tutto cambiato e quel vecchio disegno di intesa Dc – Pci è finito nell’archivio delle velleità mancate della politica.

Ed il disegno dei Morotei triestini? Volevano che di Istria non si parlasse più ed invece è a tutti manifesto che tale tema ha continuato ad occupare l’interesse della pubblica opinione, le pagine dei giornali, le parole dei politici. E’ di macroscopica evidenza il fatto che negli anni, nei decenni dopo Osimo si sia parlato di Istria ben più di quanto fosse accaduto in precedenza.

Volevano, con questo Trattato, garantirsi su un quadro politico locale che li vedesse continuare a fare il bello ed il brutto tempo senza disturbi di tendenze destrorse? Ne è derivato invece che la scena politica triestina è stata terremotata, con risultati esattamente inversi a quelli che potevano essere auspicati dai Belci o dai Botteri. Prima la nascita della Lista per Trieste, poi addirittura la loro scomparsa politica e comunque una evoluzione tale che la città di San Giusto risulta sicuramente offrire una quadro politico spostato a destra, ben più oggi di quanto lo fosse trent’anni o sono.

Risulta dunque possibile tratteggiare un bilancio di Osimo: un fallimento colossale, una vera e propria debacle per tutti coloro che quel Trattato lo avevano voluto e sostenuto.

Un fallimento per gli Osimanti internazionali (i sostenitori della Jugoslavia), un fallimento per gli Osimanti nazionali (i sostenitori del compromesso storico), un fallimento per gli Osimanti locali (la componente morotea nelle sue diverse collocazioni partitiche).

Se, per chi lo aveva sostenuto, quel Trattato deve essere oggi abbinato a tre diverse clamorose sconfitte, per noi - che di certo non apparteniamo alla categoria degli Osimanti - c’è invece un motivo di conforto: alla faccia della Jugoslavia, alla faccio dei Moro-Berlinguer, alla faccia dei morotei di Palazzo Diana l’Istria ( e Fiume e la Dalmazia) non sono state cancellate dall’agenda della politica, non sono state relegate in un futuro sempre più sfumato e lontano, ma appartengono ancora al presente e – ne sono personalmente più che certo –continueranno ad appartenere anche al nostro futuro. Perché lo esige la Verità, lo reclama la Giustizia

Paolo Sardos Albertini

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