Redipuglia 26 febbraio 2011 - Emozioni e dignità

Stampa
In questo gesto è racchiuso ogni significato sia del passato, sia futuro. Qualsiasi cosa si descriva per spiegarlo, alla fine, ognuno di noi vedrà in tutto questo ciò che riterrà meglio secondo la sua coscienza. Sicuramente l’emozione provata da quest’uomo in ginocchio davanti a quel monumento, non potrà mai essere descritta per quello che è stata ma solamente per quello che abbiamo visto. Allora che cosa serve raccontare il momento?!! La storia che leggiamo sui libri di scuola o descritta in altre mille edizioni da altrettanti scrittori, poeti, narratori e giornalisti, sono un’accozzaglia di parole ma senza le quali, tutto il passato non sarebbe mai giunto fino a noi. Questo dimostra che, descrivere ogni momento è importante non tanto per noi stessi ma quanto per chi in futuro leggera queste parole. Perché questo momento, qui immortalato da questa immagine, non venga mai sporcato dalla menzogna, sono indotto a descriverlo. Giovanni Martinolli è qui in ginocchio davanti a questo monumento e con la mano con cui più volte al giorno lui si fa il segno della croce, sta toccando le sillabe che compongono il nome di “MARCO”. Marco Martinolli, morto solamente un anno fa, a soli 39 anni. Morto per cause naturali. Non è a lui che quel monumento è dedicato ma allo stesso tempo, è a lui che dobbiamo la più alta riconoscenza perché ispiratore dello stesso. È il 26 Febbraio del 2011, ore 13.00. È appena finita l’inaugurazione del cippo a Ricordo dell’Esodo Giuliano-Dalmato e degli Infoibati. Sono presenti in tanti ma ne mancano molti di più. Finalmente una pietra consacrata che non copra la verità ma renda vivo il ricordo delle persone scomparse. Tutte vittime innocenti. Tanto quanto “MARCO” che di quelle atrocità ne fu il portavoce e in questo luogo del ricordo, Redipuglia, ha pensato fosse giusto lasciare questa traccia. Che momento toccante l’intera manifestazione. Un “Ricordo” difficile da scordare…  
A tutti quelli che qui erano presenti, ben poco possiamo raccontare perché le emozioni da loro vissute sono molto più importanti del gesto in se. Per quelli che non erano presenti, possiamo dire che il “10 Febbraio” di ogni anno, c’è un buon motivo per visitare questo luogo, non solo per ricordare gli uomini scoparsi ma anche per ritrovare la dignità dentro noi stessi. Ricordare è un’azione che ci rende vivi, giusti e puri.
Se vi state chiedendo “perché” farlo – allora la vostra dignità è già persa da tempo.
Ecco perché è fondamentale che vi venga raccontata questa immagine; quest’uomo in ginocchio davanti a questo monumento mostra tutta la sua dignità, pur stando in ginocchio, pur avendo le spalle curve per il dolore che su di lui pesa, pur sapendo che non può più tornare più indietro nel tempo. Questo è il monito che ognuno di noi deve preservare dentro di se. Ci possono rubare tutto, possono uccidere i nostri cari, obbligarci a scappare dalla nostra terra, lasciare le nostre case, dividere le nostre famiglie ma tutto questo non potrà mai “uccidere” la nostra dignità. Finché la dignità sarà presente, noi rimarremo “uomini vivi”.
L’ombra di questo uomo, chino su questo cippo, oscura l’odio e in questo atto d’amore, accende il sentimento di misericordia, non per quelli scompari ma per quelli che nelle mettere in atto quelle efferate azioni, pensavano di dimostrarsi uomini.
Giorgio Rossi