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Venerdì 26 febbraio è venuto improvvisamente a mancare  Marco Martinolli, giovane fondatore e Presidente della sezione di Monfalcone della Lega Nazionale.

A Marco
marcomartinolli2Ci sono cose che ti riportano con i piedi per terra e ti ridanno la giusta collocazione delle cose. Una di queste è la notizia straziante della perdita di una persona a noi cara. Stranamente accade che questo dolore nasca proprio al mancare di una persona che non fa parte del nostro nucleo famigliare ma è entrato nel nostro cuore con tanta forza da segnarne l’esistenza. Questo è quello che ci è accaduto in questi giorni quando la notizia è trapelata mediante un passa parola veloce e raggelante; “Marco Martinolli, l’amico, il Presidente, l’incoraggiatore, l’intraprendete, è mancato”. Passa quasi in secondo piano come sia accaduto. Quello che ferisce e disorienta è il fatto. Marco non c’è più. Ogni volta che questo accade, perché nella vita esiste la morte, ognuno di noi si pone la stessa medesima domanda; “perché proprio Lui”. Non c’è un perché e anche se ci fosse una risposta, non è possibile accettarla tantomeno quando, come in questo caso, il cammino assieme era iniziato da troppo poco, per dover finire così. Il nostro pensiero va alla sua famiglia, alla madre che lo ha messo al mondo, al padre che mai avrebbe pensato di sopravvivere al proprio figlio. Una situazione straziante. La mente si contorce in mille pensieri senza poter giustificare che una giovane ragazza, moglie e parte viva della vita di Marco, possa in un istante ritrovarsi vedova e sola. Ma anche gli amici quelli più vicini, perché ce ne sono sempre quelli del “cuore”, che si ritrovano a soffrire per la mancanza e intricati nel pensiero di come poter essere vicino a Marco, senza ledere la sensibilità di nessuno ma volendo contraccambiare quello che da lui hanno ricevuto. Davanti agli occhi passano migliaia di fotogrammi di tutti quei momenti condivisi, di tutti quelli che non sono stati condivisi ma soprattutto di tutti quelli che ancora si desiderava condividere con Lui. Egoisticamente però, il pensiero va anche a quelli che non sono la sua famiglia, non sono stati mai il loro amico del cuore ma che mai avrebbero voluto perderlo. Non proprio adesso. Non adesso che avevamo intrapreso un cammino così importante. Non adesso che avevamo dato segno di essere un gruppo affiatato. Non proprio adesso che tmarcomartinolli1anti nuovi progetti erano pronti per iniziare il loro percorso. In questo frastornato incontro di ricordi ed emozioni, il pensiero va all’ultimo incontro, alla pacca sulla spalla, all’ultima battuta, ad una stretta di mano, ad un saluto; “Ciao Marco, mi raccomando…”. Un saluto che nessuno di noi avrebbe mai pensato forse l’ultimo da vivo. Da vivo, perché è lui quello che è venuto a mancare ma dove ognuno di noi sente che una nostra parte, anche se piccola ma la più intima, è morta con lui. Che cosa dire… niente può consolarci in questo momento.

Ma se ci fermiamo un attimo, fermiamo i nostri pensieri e con serenità rivediamo il sorriso del suo volto, allora e solo allora capiremo che tutto è compiuto. La nostra serenità ritorna solamente ricordando i suoi appelli alla vita. Lui che ha combattuto per il “ricordo“ di tutti quelli che sono stati sacrificati alla morte. Lui che ci ha guidati a “non dimenticare”. Lui che ha reso possibile che noi e altri ancora e ancora altri, sapessero che dimenticare ciò che accade a un solo uomo, significa farlo veramente morire. A Marco, nel ricordo di Marco per non dimenticare Marco e tutto ciò che Marco è stato ed è per noi, diciamo… PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI….          

Luciano Crasnich 

2010-02-06-PlaninaBalaPLANINA BALA
L ’ O R R O R E  C E N S U R A T O

La tragedia di 12 carabinieri ferocemente massacrati dai partigiani comunisti di Tito il 25 marzo 1944.
Relatore Antonio Russo

6 febbraio 2010 Ore 17.00
Presso la sala Parrocchiale di S.Nicolò e Paolo Sala “Coro”
Via I° Maggio, 84 -MONFALCONE-

Per molti anni collaboratore de il “Gazzettino”.Ha diretto e dirige diverse testate dopo aver operato anche con la Rai e La Vita Cattolica. Attualmente è direttore responsabile del mensile culturale dell’Alto Friuli “Voce della Montagna”.

Frutto di una impegnata e coraggiosa ricerca, condotta nei luoghi in cui si è consumato uno dei più orribili episodi della politica espansionista del nazionalcomunismo titino, “Planina Bala” documenta con meticolosità e rigore storico il sacrificio di 12 carabinieri la cui memoria a buon diritto è stata ufficialmente onorata dal conferimento della medaglia d’oro.
(scarica il volantino)

Fiaccolata per non dimenticare
La Città di Monfalcone vuole ricordare i martiri delle foibe e l’esilio forzato dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia

·Ore 18.00 Ritrovo davanti monumento ai caduti di via Rosselli e deposizione di fiori.
·Ore 18.15 Inizio fiaccolata che partendo da via Rosselli proseguirà in via Sant’Ambrogio, piazza della Repubblica, via Battisti, piazza Cavour, via Oberdan, via Roma, piazza Dante, incrocio con viale
Verdi,via Rossini, via Terenziana (deposizione di fiori al monumento a Dominutti), via Aquileia, via dell’Istria.
· Ore 19.00 Arrivo al Monumento all’Esodo ed ai Martiri delle Foibe in via dell’Istria, dove si svolgerà una breve cerimonia, con una preghiera con il parroco di S. Nicolò, lettura di alcuni brani e la deposizione di una corona di fiori.

(scarica il programma)

Era stato chiesto a suo tempo dal Comitato 10 febbraio di ricordare anche  a Monfalcone la tragedia delle Foibe  e di onorare le vittime  di quella orribile sequenza di crimini compiuti a partire dal 8 settembre 1943 e ben oltre la conclusione della seconda guerra mondiale. Assieme al ricordo dei nostri morti si chiedeva anche una presa di posizione del nostro Comune nei confronti dell’esodo coatto che ha segnato la fine della cultura Istriana in una diaspora di cui  Monfalcone ha potuto fare l’esperienza diretta , accogliendo in vari rioni un gran numero di esuli.


Venerdì 18 settembre Monfalcone ricorda il secondo ritorno dell'Italia


Foiba

Un filo d’acciaio
taglia l’anima
che grida pietà,
sul ciglio
della morte.
Foiba
parola
che sgretola la vita.
Foiba
parola che inchioda
alla croce,
senza respiro,
senza assoluzione.
Mani e piedi
legati dall’odio
e poi
giù,
nel buio
mentre la tua vita
sfracella
tra le pareti
nere di pietà.
Uomini,
donne,
padri,
madri,
violentati
dalla follia della morte,
dalla pazzia dell’ideologia.
Nella nebbia del tempo
quando
tra le dune
di pietra del Carso
domina la notte,
mi pare di sentire
le voci, i canti e i silenzi
di quegli uomini
che caddero
nel ventre buio della terra
rinascendo
per sempre
nella Luce.


Marco Martinolli

Basovizza

Avete chiuso
i loro occhi;
avete legato
le loro mani imploranti;
avete legato
i loro passi che scappavano;
avete spento
le loro voci;
ma non siete riuscitia fermare
le loro anime
che dal profondo della terra,
salivano verso il  Cielo.

Marco Martinolli
10/02/2008

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