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GIORNO DEL RICORDO - La Lega Nazionale ha collaborato con il Comune di Arquata Scrivia (Alessandria)

0 febbraio 2008: La Lega Nazionale ha collaborato con il Comune di Arquata Scrivia (Alessandria) nell'organizzazione di alcune iniziative. Riportiamo il resoconto del nostro delegato Lorenzo Salimbeni

L'istituzione della Giornata del Ricordo serve soprattutto a diffondere la conoscenza del dramma vissuto dal confine orientale italiano nei tornanti più atroci della Seconda Guerra Mondiale, vale a dire a ridosso dell'8 settembre e a guerra finita, con la mesta appendice dell'Esodo e della questione triestina risoltasi appena nel 1954. Si tratta di pagine di storia spesso oscurate nel percorso scolastico di intere generazioni di italiani (vuoi per problemi di tempo, vuoi per precisa scelta "ideologica"), sicché oggi sono lodevoli quegli enti locali che cercano di organizzare giornate e convegni dedicati alle tragedie delle Foibe e dell'Esodo. A tal proposito il Comune di Arquata Scrivia (provincia di Alessandria) ha coinvolto la Lega Nazionale in una serie di iniziative volte a far conoscere queste pagine di storia agli abitanti della località piemontese.

Per più di una settimana è stata allestita con materiale messo a disposizione dalla Lega appunto una mostra fotografica che intendeva documentare le tristi riesumazioni delle salme dagli abissi carsici, nonché le manifestazioni e contromanifestazioni che caratterizzavano la città di Trieste nel dopoguerra, piuttosto che le toccanti vicende di Esuli costretti ad abbandonare le loro terre per venire accolti in miseri Campi Profughi dopo essere stati magari additati al pubblico ludibrio come "fascisti" in fuga dal "paradiso socialista". Introdotto dal Sindaco Spineto, si è anche svolto sabato 16 febbraio un convegno in cui il dott. Lorenzo Salimbeni a nome della Lega Nazionale ha cercato di ricostruire sinteticamente gli antefatti, gli sviluppi e le conseguenze dei drammi consumatisi nella Venezia Giulia. Una Venezia Giulia che al termine della Grande Guerra si trovò al centro delle polemiche inerenti la "vittoria mutilata", scenario in cui si attuò il cosiddetto Fascismo di frontiera, in cui la componente esasperatamente nazionalista si trovava a fronteggiarsi con un irredentismo di segno opposto che replicava alla repressione delle espressioni di cultura slovena e croata con attività anche terroristiche. L'invasione della Jugoslavia del 1941 mise in collegamento questi nuclei con il ben più efficiente esercito partigiano di Tito, il quale in nome del comunismo era in realtà pronto a portare avanti istanze di espansionismo nazionalista a danno dell'Italia, dando prova di ciò già nelle convulse giornate successive all'8 settembre, nel corso delle quali le località dell'Istria abbandonate al proprio destino da uno Stato dissoltosi conobbero le prime deportazioni, i processi sommari e gli infoibamenti. Macabra anteprima di quanto accadde nuovamente in Istria, ma anche a Trieste, a guerra finita, allorché esponenti delle classi dirigenti italianofone, collaborazionisti ma anche semplici funzionari della passata amministrazione italo-tedesca ed esponenti sinceramente patriottici del CLN conobbero una tragica fine, mentre le comunità italiane vedevano che la tracotanza delle truppe titine non poteva che far presagire l'annessione alla rinascente Jugoslavia.

Il diktat di Parigi confermò le fosche previsioni e dette il via al dramma dell'Esodo, una vicenda storica che è stata ben testimoniata dal prof. Gianni Zec, nato a Fiume, ma cresciuto nel campo profughi di Tortona. Nelle sue parole ha rivissuto la serena multietnicità del capoluogo quarnerino nell'anteguerra, le sue poesie hanno aperto scorci sulla triste quotidianità di chi è stato costretto a lasciare la sua terra per andare a vivere in umili condizioni in strutture allestite alla meno peggio. Non meno drammatico è stato poi l'inserimento nella società italiana del dopoguerra, in cui gli esuli erano spesso visti malamente in quanto beneficiari di posti privilegiati nelle assunzioni e nelle assegnazioni di alloggi, in quanto in un'epoca di ristrettezze per tutti, pochissimi sapevano che oltre alle loro umili masserizie, quei profughi si portavano dietro lutti, tragedie familiari, sofferenze e paure.

Il numeroso pubblico ha seguito con interesse tanto l'inquadramento storico, quanto la toccante testimonianza, potendo quindi accostarsi nuovamente ai tabelloni della mostra fotografica con maggiore consapevolezza di ciò che quelle crude immagini rappresentavano e di cosa avesse voluto dire essere italiani in Venezia Giulia in quegli anni.

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