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La notte tra l’11 e il 12 settembre si è spento Aldo Secco.

Era nato a Fiume il 1 luglio 1929, da Maria Damiani e da Giovanni Secco, volontario nella Compagnia “D’Annunzio” , nota anche con il nome della “Disperata” nonché decorato di Medaglia d’Argento al Valore di Marina.

Abbandonò Fiume il 3 aprile 1946 e venne accolto nel Collegio “Figli d’Italiani all’Estero”, prima a Roma (in via dell’Umiltà 30), poi ad Anzio (a Villa Adele) , successivamente a Firenze (a Villa Fabbriccotti) ed infine presso il Convitto Consorziale Apuano di Carrara, dove ricoprì l’incarico di capo convitto. In tutte queste strutture fu sempre apprezzato dai suoi dirigenti.

Collaborò, sin dal 1950, con la Lega Nazionale di Trieste , dove più tardi fu assunto in qualità di impiegato. In tale veste svolse molteplici incarichi sia amministrativi che organizzativi giungendo, nel 1967, alla qualifica di direttore dell’ente stesso fino alla quiescenza.

 

E’ stato la memoria storica della Lega Nazionale , Sodalizio che ha amato profondamente e appassionatamente e che era tutta la sua vita. 

E’ la romana Tarsatica. Terra Fluminis Sancti Viti – Terra di San Vito al Fiume. Difesa da un vallo costruito dai romani nel 178 a.c. a protezione del confine orientale d’Italia, seppe resistere a lungo alle molte invasioni, specie da Avari e croati. Fu soggetta a Ravenna nel Dominio bizantino, all’impero di Carlo Magno, per passare nel X° secolo come feudo ai Vescovi di Pola e alla fine del secolo XV° incorporata all’Austria sotto l’imperatore Carlo VI° che proclamò la città “porto libero”. E’ del 1749 l’apertura del primo Ufficio postale fiumano. Nel 1779 con Bolla di Maria Teresa divenne “corpo separato” del Regno d’Ungheria – dal 1809 al 1813 appartenne alle Provincie Illiriche sotto Napoleone – indi ancora all’Austria fino al 1825, quando ridivenne “corpo separato” dell’Ungheria. Sebbene fosse “porto libero” dal 1717, Fiume si trovava fuori dalla rete principale delle comunicazioni, poiché la posta dei Torre e Tasso non si estendeva oltre Capodistria. Il primo annullo conosciuto è in stampatello diritto in cartella di colore nero: “V. FIUME” .

Durante l’occupazione francese (Provincie Illiriche) gli annulli furono di tre tipi in stampatello diritto di colore rosso: FIUME P.P DEB.

ILLYRIE FIUME FIUME - ILLYRIE ILLYRIE

Dove le diciture “P:P:” indicano: Port Paye = Porto Pagato e “DEB” vale per Debousè = tassa a carico del destinatario.

Dopo l’occupazione francese, riapparve il timbro “FIUME” in stampatello dritto senza la “V” (von = da) di colore prima rosso e poi verde, blu e nero. Dal 1° giugno 1850 con l’emissione della prima serie di francobolli finisce la prefilatelia. I francobolli non dentellati raffigurano l’aquila bicipite con i seguenti valori e colori: I Kreuzer giallo, 2 kr. nero, 3 kr. rosso, 6 kr. bruno e 9 kr. azzurro. Per questa emissione che durerà fino al 1858 l’annullo sarà a un cerchio, giorno, mese ed anno. Il 1° novembre 1858 viene messa la seconda serie dentellata con l’effige di Francesco Giuseppe rivolta a sinistra con il fiocco sulla nuca a forma di “3” e con i valori e colori: 2 kr. giallo, 3 kr. nero, 5 kr. rosso, 10 kr. bruno e 15 kr. azzurro. Nel 1860/61 la terza emissione ha i medesimi valori e colori della precedente con l’effige di Francesco Giuseppe rivolta a destra. L’annullo per queste due emissioni è ancora circolare, indi in riquadro ad angoli smussati. L’emissione del 1° luglio 1863 è raffigurata nuovamente con l’aquila bicipite in ovale e di due tipi: la prima a dentellatura 14, la seconda a dentellatura 9 ½.. Con il 1° giugno 1867 l’emissione è nuovamente con l’effige di Francesco Giuseppe aventi i valori da 2 kr. arancio, 3 kr. verde, 5 kr. rosso, 10 kr. azzurro, 15 kr. bruno, 25 kr. lilla-grigio e 50 kr. bruno. Come “corpo separato” d’Ungheria, arrivarono a Fiume i primi francobolli con i valori in krajczar (kreuzer in ungherese). Gli annulli saranno di vari tipi: prima circolari, poi ovali, sempre con giorno, mese ed anno. In seguito saranno a doppio cerchio con giorno, mese, anno, ora di spedizione e lunette. Alla fine della prima guerra mondiale, rimangono i francobolli ungheresi con l’effigi di Carlo e zita, la serie “mietitori” sovrastampati “FIUME”. Nel gennaio del 1919, Fiume stampa francobolli con la torre comunale, l’Italia, la prua di una nave con bandiera italiana. In seguito a scontri con spargimento di sangue fra cittadini e truppe francesi di occupazione, Gabriele d’Annunzio costituisce a Ronchi un corpo di volontari ed entra nella città alle ore 11 del 12 settembre 1919 acclamato dalla popolazione. Per ricordare questa data, il 12 settembre 1920 esce l’emissione con l’effige di d’annunzio aventi 14 valori ordinari e 2 espressi, e una di 4 valori per l’ingresso dei Legionari raffiguranti una spada che taglia un nodo, un vaso che versa acqua perenne, pugnali dei Legionari e Fiume con corone di spine. Il 20 novembre 1920 viene costituita la Reggenza del Carnaro e ne segue l’emissione di 16 francobolli – della serie Legionari – sovrastampati “Reggenza Italiana del Carnaro”. Il 2 febbraio 1921 la serie precedente con l’effige di d’Annunzio viene emessa sovrastampata “Governo Provvisorio” e il 24 aprile dello stesso anno escono francobolli della serie “Fondazione Studio” sovrastampati “24 IV 1921 – Costituente Fiumana”. Nel novembre 1920 a Rapallo con gli accordi fra l’Italia e Jugoslavia, Fiume diventa uno “Stato libero e indipendente” e sono emessi 14 francobolli raffiguranti: galea veneziana, arco romano, prore romane e San Vito con colonne . Il 22 febbraio 1924 – Decreto ufficiale di Annessione di Fiume all’Italia – viene emessa la serie precedente con la sovrastampa “Regno d’Italia”. Il 16 marzo 1924 – dal Palazzo del Governo di Fiume alla presenza di Vittorio Emanuele III, Re d’Italia, viene proclamata l’annessione e i francobolli precedenti vengono emessi con la sovrastampa : “ANNESSIONE ALL’ITALIA – 22 FEBB. 1924”.

Domenica 12 settembre 2010, alla cerimonia nella ricorrenza della storica Impresa di Fiume di Gabriele D’Annunzio e dei suoi Legionari, è stata data lettura del suo indirizzo di saluto , mai immaginando sarebbe stato il suo testamento spirituale che, integralmente, riportiamo:

“Cari amici,

un altro anno è passato e noi ci ritroviamo qui davanti, a questa stele che ricorda l’impresa di Gabriele D’annunzio e dei suoi invitti legionari.

La nostra presenza qui è puramente significativa.

I tempi politici d’allora sono mutati. A noi, come mi espressi già nel passato, incombe il compito di tramandare ai posteri l’eco di quei meravigliosi momenti così come ce li illustrarono i nostri padri.

Questo senso di gratitudine che dobbiamo nei riguardi dei legionari mi auguro faccia seguito a quanti mi seguiranno.


ALDO SECCO RICOSTRUISCE I TASSELLI DELLA TOPONOMASTICA E DELLA STORIA CITTADINA Un dolce peregrinare nel passato tra vie, piazze e rioni di Fiume

 

TRIESTE - I rapporti tra fiumani "rimasti" ed "esuli" sono stati riallacciati "ufficialmente" una quindicina e passa di anni fa. È stato instaurato il dialogo e sono state avviate diverse forme di collaborazione, soprattutto in campo culturale tese al recupero della memoria storica, dell'identità fiumana. Inoltre, con soddisfazione di entrambe le parti (così almeno nelle dichiarazioni, e non ci sono motivi per dubitare che la cosa non sia effettivamente sentita), sono state promosse occasioni di incontro che si ripropongono con una certa regolarità e in circostanze particolari, come quelle di Ognissanti e delle festività di San Vito. Rimane tuttavia una cesura tra la comunità italiana che ancora oggi è viva e attiva a Fiume e una parte di quella che vive e produce attività - in primo luogo quelle culturali - all'estero. E quando ci si trova dinanzi a un'iniziativa prodotta da una delle "anime fiumane" - nal caso precipuo di quella esodata -, che andrebbe valorizzata "di qua e di là del confine", come si suol dire, spiacerebbe dover constatare di aver mancato un'occasione (non è mai tardi per porvi rimedio) per estenderla ai fiumani tutti.

Di recente mi sono trovata tra le mani un'iniziativa del genere che mi sento di segnalare, auspicando una sua presentazione e diffusione a Fiume: è il volume di Aldo Secco, stampato a cura dalla Sezione di Fiume della Lega Nazionale di Trieste con il contributo del Ministero ai Beni ed alle Attività culturali (Legge n. 193/2004). Il titolo è "Da San Vito ai nuovi Rioni. Nomenclature delle vie e piazze di Fiume" completato da "cenni storici, biografici e anedottici, affinché non siano dimenticati". Secco si è avvalso della collaborazione di Donatella Bonacci Capecchi, Pino Bulva, Silvana Giordani Cavo, Elisabetta Mereu Pross, Giovanni Giuliani, Jolanda Calvani Sardos Albertini, Fride Spadavecchia, Roberto Zinta e Luciano Zustovich.

Che dire, è tutta un'ode a Fiume (come quella di Riccardo Pitteri, riportata nella pubblicazione, a pagina 6), a ciò che la città è stata in un passato glorioso e allo stesso tempo doloroso per i travolgimenti che ha subito, un'ode ai suoi due millenni di storia. Si torna indietro nel tempo, a Ottaviano Augusto (o meglio a Plinio il Vecchio e Claudio Tolomeo) e all'antica oppidum Tarsatica; si passa poi alla "furia distruttiva" di Carlo Magno, alla lenta ascesa della città nel XVII secolo, alla sua piena affermazione nella seconda metà dell'Ottocento, per arrivare ai mutamenti del XX fermandosi al 1996 (nel frattempo ci sono stati altri cambiamenti). Tante "fotografie" corredate da immagini, il lavoro di Sacco segue, passo per passo, l'evolversi della città di San Vito, "scatta" i suoi diversi aspetti da un'angolazione un po' particolare: vecchie e meno vecchie carte e stampe, planimetrie, piante della città, stemmi e. e poi ci sono i rioni, le vie e le piazze con le loro intestazioni, i toponomi, i personaggi che hanno meritato (secondo il modo di vedere dell'epoca o, molto più spesso, in base al giudizio di chi creava e decideva la politica della città, dei regimi che si sono susseguiti a Fiume) di essere ricordati nella toponomastica.

Secco non si limita a riportare le nomenclature: ricrea tante "microstorie", propone una serie di profili dei protagonisti e dei luoghi della storia fiumana. Brevi ma complete descrizioni, un tanto quanto basta per capire, per "leggere" l'identià di Fiume. Sorvoleremo sulle "ridondanze" (sull'impresa del Vate), un po' meno sull'aquila con la testa mozzata che fa da sfondo alla copertina, resta comunque un'opera valida. E si comprenderà forse l'apprezzamento che provo nei confronti di questo volume sapendo che appartenego (come molti dei fiumani rimasti) alle "nuove leve", a una di quelle generazioni cresciute ad ascoltare la nonna parlare dell'ex via Trieste (dove mi accompagnava a scuola alle inferiori, all'epoca via dell'Insurrezione popolare/Narodnog ustanka, oggi via Vukovar/Vukovarska), di ex via Roma (oggi ancor sempre Martiri antifascisti/Zrtava fasizma) e via di seguito a suon di "ex", a cercare i nomi di vie e piazze antiche che oggi si trovano da tutt'altra parte rispetto al passato o addirittura non esistono più, come le calli della Cittavecchia, cuore della Fiume storica.

Utile e gradevole, dunque, questa "guida urbana", indirizzata sia a quanti sentono la necessità di "rinfrescare" la memoria - perché lontani dalla città natia, o perché difficilmente riescono a reggere il passo agli innumerevoli e incalzanti "rivoluzioni" - come a quanti cercano di recuperarla questa memoria, andando a riscoprire una città di cui oggi rimangono pressappoco le macerie. Una memoria che si rischia di "perdere" perché ne vengono cancellati i segni, modificata la nomenclatura, espropriate (in mancanza di eredi che se ne occupino) le tombe. In 274 pagine - di cui dodici facilitano l'"orientamento", comprendendo indici delle tavole e dei nomi - sono contenute le diverse tappe di un "viaggio nello spazio e nel tempo". Concordermo con Paolo Sardos Albertini (presidente della Lega Nazionale di Trieste, firma la presentazione), che ci troviamo di fronte a un "dono, prezioso, per coloro che quell'epoca (quando Fiume si chiamava Fiume, nda) e quei nomi li hanno vissuti in prima persona". Aggiungerò solo che è un "omaggio" di indubbio valore anche per quanti - pur non avendo vissuto quell'epoca in prima persona - vogliono continuare a rievocare e tramandare la storia e le tradizioni di Fiume, ricordando a tutti che l'odierna Rijeka contiene (in buona parte) i "semi" della Fiume di una volta. Citerò infine solo il messaggio della copertina (lascio a indovinare l'autore): "La sacrificata Fiume insegna il sacrifizio. Chi per lei si sacrifica sarà benedetto. Fiume ha tutto donato, senza mai chiedere. Chi a lei dona sarà benedetto". Siamo tra i fortunati?

Ilaria Rocchi-Rukavina

Proponiamo alcuni dei messaggi di condoglianze pervenuti a ricordo dell'amico Aldo Secco:
 
"Caro Presidente, Cara Betty,
per uno strano gioco del destino, Aldo Secco, che amava definirsi prima di tutto "fumano ed italiano" e che noi amavamo per quell'umanità unica che sapeva esprimere, ci ha lasciati proprio il 12 settembre, giorno dell'impresa dannunziana, che lui ricordava ogni anno alla lapide dei legionari di Ronchi.
Ora Aldo è lì, sopra le stelle, tra gli uomini buoni e magari sta ricordando assieme al mio caro papà, i tempi delle colonie della Lega, quando c'insegnavano a cantare "Viva Dante gran maestro..."
Non se ne andrà, anche col passar del tempo, per noi e per tutta la grande famiglia della Lega Nazionale, il ricordo dei suoi occhi chiari, il suo sguardo sereno e pensoso, la sua adamantina italianità.
Non si offenderà il Poeta se gettiamo ad Aldo, come lui fece nell'ultima notte di Fiume, un "alalà funebre". E poi restiamo in silenzio e teniamo gli occhi fissi nel buio.....
Roberto Menia
 


da Panorama Edit 31/03/05

 

Lunga e tormentata storia del distintivo destinato alle squadre campione d'Italia

A Fiume nel 1920 la prima apparizione dello scudetto tricolore

 

di Egidio Greblicki

Quel controverso personaggio che fu Gabriele D’Annunzio è stato ampiamente studiato e vagliato dagli storici, sulla sua opera sono stati scritti trattati e libri, sono stati organizzati convegni sulla sua foga letteraria e poetica come pure sulle sue celebri imprese, dalla beffa di Buccari, al famoso volo su Vienna, all’impresa di Fiume del 12 settembre 1919. Alla fine della guerra, conducendo una violenta battaglia per l'annessione all'Italia di Fiume, dell'Istria e della Dalmazia, alla testa di un gruppo di legionari marciò sul capoluogo del Quarnero e occupò la città, instaurandovi una singolare repubblica, la Reggenza italiana del Carnaro, che mise in allarme le cancellerie di molti Paesi e che il governo Giolitti fece cadere nel 1920.

Gabriele D’Annunzio, eroe, poeta e letterato, era anche un appassionato sportivo. È ampiamente noto che sia stato amante delle corse di cavalli, che abbia posseduto dei levrieri, che abbia seguito le gare automobilistiche, anche come tifoso e amico di Tazio Nuvolari. Si racconta che sia stato un ottimo spadaccino. Era un tipo spericolato e avventuriero, tanto che l'amore per il volo gli fece perdere un occhio; era amante del canottaggio e del nuoto, andava volentieri in bicicletta, e in un'occasione a Parigi fu multato perché non in regola con le norme della circolazione.

Meno nota, invece, la sua passione per il calcio, che lo portava ad assistere volentieri alle partite. E fu proprio durante la sua permanenza in città, che a Fiume, nel lontano 1920, si verificò un fatto "storico", ormai quasi dimenticato, riportato alla luce in occasione della presentazione del libro "El balon fiuman quando su la Tore era l'aquila", nel quale il milanese Luca Dibenedetto ha ricostruito appunto i primi trent'anni di storia del calcio quarnerino. Parliamo della prima apparizione di un simbolo al quale lo sport italiano, e non solo il calcio, è tuttora legato tenacemente: lo scudetto tricolore.

Durante l'occupazione di Fiume, D’Annunzio presenziava di frequente ai principali avvenimenti sportivi: gare di nuoto, riunioni di pugilato al sempre zeppo Teatro Fenice, cimenti podistici eccetera, e spesso era possibile vederlo sulla yole dei canottieri della società Quarnaro. Inoltre, aveva istituito presso il Comando Militare un Ufficio per l'Educazione Fisica e lo Sport.

All’epoca era in corso in città un campionato con impegnate le società attive già dai tempi dell'Austria Ungheria: Esperia, Gloria, Olympia, Juventus-Enea ed altre. I militari giocavano un loro campionato a parte. Per cementare ancor più i rapporti di fratellanza con la popolazione, le autorità decisero di organizzare una sfida tra una selezione delle squadre cittadine ed una rappresentativa del Comando militare. Secondo i primi accordi le due formazioni avrebbero dovuto indossare le casacche rispettivamente del Gloria e dell’Esperia, ma qualcuno suggerì di far giocare la squadra militare (che simboleggiava l’Italia) con la maglia azzurra, il colore dei nazionalisti. E si volle pure che i militari ponessero all’altezza del cuore uno scudetto bianco, rosso e verde, conformato nella foggia che la terminologia araldica definisce sannitico-antica.

A quei tempi i calciatori dell’Italia vestivano la maglia azzurro mare della dinastia dei Savoia, con lo scudo crociato bianco e rosso. Era successo pure, che alle Olimpiadi interalleate svoltesi a Parigi nel 1919, gli italiani avevano sfilato con la bandiera bianca, rossa e verde sulle maglie, ma sempre con lo stemma sabaudo al centro. Il tricolore “repubblicano” in quel momento rappresentava un affronto a Casa Savoia, un simbolo antimonarchico, un'autentica sfida lanciata dallo stesso Gabriele D’Annunzio.

La "storica" partita si giocò domenica 7 febbraio 1920 sul campo sportivo di Cantrida. Il terreno in settimana era stato rimesso in sesto da una compagine di soldati zappatori ed erano state erette delle nuove tribune. La cronaca della “Vedetta d Italia” riportò che sugli spalti accorse una folla enorme di appassionati. "Alle ore 15 giungeva il generale Sante Ceccherini con il suo seguito - ricorda l'articolista -, mezz’ora dopo il Comandante Gabriele D’Annunzio con il suo Stato Maggiore prese posto nella tribuna centrale. La squadra militare si presentò in campo con la maglia azzurra e i calzoncini bianchi, mentre la selezione cittadina vestiva le divise nero-verdi stellate dell’Esperia.

Il capitano dei fiumani, Goacci, donò al capitano dei militari uno splendido mazzo di fiori con i nastri dei colori fiumani e nazionali. "Sorpreso e commosso - sottolineano le cronache dell'epoca -, il capitano avversario, tenente Terrile, abbracciò e baciò il capitano fiumano. L’incontro fu leale e avvincente. Gli “azzurri”, nelle cui file giocavano bersaglieri, arditi, aviatori e reparti d’assalto, tutti fisicamente ben prestanti, ben poco poterono contro i più tecnici fiumani, che grazie alla rete segnata al 30' da Tomag fecero propria la tenzone. Il Comandante assistette alla partita quasi sino alla fine e dopo il primo tempo volle conoscere personalmente i due capitani per congratularsi con loro. I militari chiesero e ottennero la rivincita, fissata per il 9 maggio. Il 6 maggio a Cantrida si concluse il campionato militare, vinto dal II Battaglione. Gli avvenimenti, però, precipitarono e quello stesso pomeriggio ci fu un sanguinoso conflitto a fuoco tra arditi e regi carabinieri, che stavano abbandonando la città e forzarono il blocco di Cantrida. Questo fatto incrinò ulteriormente i già tesi rapporti tra il Comandante e le forze militari regolari italiane.

Comunque, la domenica 9 maggio Gabriele D’Annunzio assistì alla partita di calcio tra i suoi legionari e la rappresentativa fiumana. Prima della contesa ci fu la cerimonia di premiazione, con le 10 squadre militari che avevano partecipato al loro campionato schierate sul campo. In tribuna era presente anche il generale Ceccherini. Alle 18 iniziò l'attesa partita che ancora una volta vide prevalere la selezione cittadina con il risultato di 2-1, dopo che i militari all’inizio avevano sprecato un calcio di rigore, perdendo cioè l’occasione di portarsi in vantaggio. Si concluse così la parentesi calcistica fiumana di D'Annunzio e delle sue “teste di ferro”.

Nel gennaio del 1922, dopo un referendum popolare indetto da “La Gazzetta dello sport”, D’Annunzio venne eletto dagli sportivi italiani “atleta dell’anno”. Nel 1924, in seguito al Trattato di Rapallo firmato con il governo Jugoslavo, Fiume venne annessa all’Italia e l’Unione Sportiva Fiumana, nata nel 1926 dalla fusione di Gloria e Olympia, partecipò al campionato nazionale 1928-29, schierando tra le sue file alcuni elementi delle partite di “d'annunziana memoria”.

E lo scudetto tricolore? Questo simbolo proseguì il suo tormentato cammino: nell’agosto del 1924 l’assemblea della Federazione Italiana Gioco Calcio, riunita a Torino, approvò la decisione secondo cui la squadra campione d’Italia avrebbe avuto la facoltà di fregiarsi di questo speciale distintivo tricolore che avrebbe portato sulle maglie per tutta la stagione seguente. Lo scudetto di D’Annunzio, così, comparve per la prima volta allo stadio Marassi il 10 ottobre 1924 sulle maglie del Genoa campione d'Italia. Nel 1925 lo portò il Bologna ma già nella seguente stagione la Juventus vi infilò dentro lo scudo sabaudo. Nel 1931 la Juventus fece addirittura sparire lo scudetto, ponendo sulle strisce bianco-nere delle sue magliette lo scudo rosso sabaudo con il fascio accanto.

Ma lo scudetto tricolore ritornò in auge il 27 aprile 1947, quando la nazionale di calcio italiana ospitò in amichevole la Svizzera a Firenze, davanti a 45mila spettatori. Inno di Mameli, giocatori schierati e sul petto degli azzurri per la prima volta nel dopoguerra, come riportano le cronache del tempo, si rivede lo scudetto tricolore "ideato" da D’Annunzio.

Per la cronaca ricorderemo che Italia-Svizzera finì con il successo degli azzurri per 5-2. Per l'Italia di Pozzo scesero in campo: Sentimenti IV (Juventus), Ballarin (Torino), Maroso (Torino), Grezar (Torino), Parola (Juventus), Castigliano (Torino), Menti II (Torino), Loik (Torino), Gabetto (Torino), Mazzola (Torino), Ferraris II (Torino).

Valentino Mazzola segnò la rete che aprì le marcature, poi segnarono due volte Menti II, il fiumano dei granata Ezio Loik ed ancora Menti II. E da lassù il Poeta, probabilmente, applaudì soddisfatto...

Nomenclatura delle vie e delle piazze di

FIUME

 

di Aldo Secco
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Raccolta canti popolari fiumani

La Lega Nazionale sezione di Fiume propone una Raccolta di canti popolari fiumani in CD corredata da un libro ricco di cenni storici, immagini d'epoca, spartiti e testi delle canzoni stesse. Vi proponiamo online tre brani della raccolta, la prefazione e la presentazione del libro. [continua]

 

Curiosità

 

A Fiume nel 1920 la prima apparizione dello scudetto tricolore

D'Annunzio e i suoi Legionari: manifestazione di ricordo

La storia postale di Fiume

Un dolce peregrinare nel passato tra vie, piazze e rioni di Fiume - Aldo Secco ricostruisce i tasselli della toponomastica e della storia cittadina

Il 31 gennaio 2007 si sono svolte le elezioni per il rinnovo delle cariche sociali alla Sezione di Fiume della Lega Nazionale.

Alla Presidenza è stato riconfermato il cav. uff. Aldo Secco; le altre cariche sono così state distribuite: Elio Saggini e Elda Skender, Vicepresidenti; dott. Diego Schirò, Segretario; Silvana Giordani Cavo, Amministratore; prof. Gianpaolo Dabbeni, Iginio Zori e Luciano Zustovich, consiglieri.

Per il Collegio dei Sindaci : Ferruccio Penco, Amabile Bastiancich, Maria Fedele.

Si sono ultimate le operazioni elettorali per il rinnovo delle cariche sociali alla Sezione di Fiume della Lega Nazionale per il triennio 2010/2012.

È stato riconfermato, all’unanimità, alla presidenza della Sezione di Fiume, il cav.uff. Aldo Secco.

Queste le cariche nel dettaglio:

 

PRESIDENTE                                  cav.uff. Aldo Secco

 VICE PRESIDENTI                         signora Elda Sorci e prof. Gianpaolo Dabbeni

 SEGRETARIO                                 sig. Luca Guerra

 AMMINISTRATORE                      signora Giuliana Lanzavecchia

 CONSIGLIERI                                 signora Amabile Bastiancich

                                                           signora Nadia Diracca

                                                           signora Valnea Diracca

                                                           sig. Gino Zori

Cerimonia a Ronchi dei legionari - 12 settembre 2007

 

Si è tenuta , mercoledì 12 settembre 2007, la tradizionale cerimonia a

San Polo di Monfalcone, per ricordare l'88° anniversario della Marcia su

Fiume di Gabriele D'Annunzio e dei suoi Legionari.

 

Alla presenza dell'on. Roberto Menia, del Sindaco di Ronchi dei

Legionari dott.Roberto Fontanot, di rappresentanti di associazioni

d'arma di Monfalcone e di Gorizia, e di diversi fiumani anche figli di

legionari, è stata deposta una corona d'alloro con i colori fiumani.

 

Un  breve saluto è stato portato dal Presidente della Sezione di Fiume della

Lega Nazionale, cav.uff. Aldo Secco

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