4 novembre: il Sindaco di Ragogna ricorda i Caduti per la libertà, dalla Grande Guerra all'Afghanistan

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4 NOVEMBRE 2006

Cari concittadini, bambini delle scuole, insegnanti, autorità civili militari e religiose, militari in armi ed in congedo, forze dell'ordine, associazioni civili e militari, sono particolarmente lieto di portarvi questa sera , in questa suggestiva cerimonia che anno dopo anno si rinnova a ricordo dei nostri caduti di tutte le guerre, il riconoscente saluto dell'Amministrazione comunale di Ragogna che mi onoro di rappresentare e mio personale. Un particolare pensiero lo rivolgo alle scuole ed ai bambini sempre presenti a questa cerimonia la cui presenza è dei motivi che ci spingono a commemorare i nostri morti per la difesa della Patria.

Abbiamo infatti una missione: tramandare il ricordo di questi giovani soldati i cui nomi sono scolpiti indelebilmente sulla pietra di questo monumento come sulla pietra del monumento sul monte di Ragogna, come in tante lapidi che abbiamo visitato il primo novembre. Nomi che abbiamo l'onore e l'obbligo di ricordare e di far conoscere alle nuove generazioni. Far sapere che sacrificarono la loro vita anche per noi per la nostra libertà, per darci quella pace da loro agognata e che noi da oltre 60 anni godiamo . Ecco perché sono felice quando occasioni come questa, come il 25 aprile, il 10 febbraio e come la commemorazione dei morti del Galilea nel mese di marzo sul monte, vedono la partecipazione di tanti bambini che saranno gli stessi che tra 20-30-40 anni raccoglieranno il testimone e avranno il compito di tramandare il ricordo ad altri bambini e con il ricordo di questi giovani eroi, tramandare la cultura della pace tra i popoli. Quella pace che l'Europa sta godendo da tanti anni e che la geniale idea di costituire la Comunità Europea avvenuta subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, ha contribuito fortemente a conservare.

Ci sentiamo ormai cittadini d'Europa oltre che cittadini italiani e dobbiamo creare le condizioni affinchè le prossime generazioni sentano sempre di più questa cittadinanza, senza rinunciare ai propri principi, alle proprie tradizioni, alla cultura della propria civiltà alla religione dei nostri padri all'amore per la terra che ci fa da madre, alla nostra civiltà. Viviamo una stagione di incertezze, dove i principi che hanno governato la nostra esistenza paiono d'un tratto superati e ridicoli; dove i punti di riferimento paiono dissolti; dove la ragione sta dalla parte di chi grida più forte e di chi dimostra di saper dissacrare e ridicolizzare meglio di altri le guide morali che ci hanno cresciuti, forse con poco pane ma con grandi principi. Nessuno viene risparmiato da questa ondata dissacratoria, neppure il Santo Padre che pur non avendo bisogno di difese, non ha trovato governi disposti a sostenerlo nella difesa della nostra civiltà , che non vogliamo definire migliore o peggiore di altre, ma sicuramente diversa e a cui ci teniamo fortemente e a cui non vogliamo abdicare a favore di altre , ma pretendiamo che venga rispettata a casa nostra come noi dobbiamo rispettare l'altrui civiltà a casa d'altri. Ritengo profondamente sbagliato rinunciare ai propri principi, alle proprie tradizioni, persino alle leggi che regolano la propria nazione in nome dell'integrazione: i nostri emigranti, a milioni sono andati in giro per il mondo in cerca di fortuna, ma ovunque hanno rispettato le leggi , le tradizioni, gli usi, i costumi, i principi, del paese che li ospitava , nulla pretendendo in più che un lavoro per poter mantenere la propria famiglia e dimostrare con i fatti la loro capacità che li ha fatti benvolere dappertutto.

Anche per questo hanno combattuto e dato la vita i nostri soldati, non solo per la difesa dei nostri confini , ma pure per la difesa dei principi in cui abbiamo sempre creduto e che i nostri padri ci hanno tramandato da generazioni. Pensando al loro sacrificio, dobbiamo avere il coraggio e la forza di far sentire la nostra voce, per riaffermare le nostre convinzioni, i nostri principi per poterli insegnare e tramandare a questi nostri bambini che in noi devono trovare il faro che illuminerà il loro cammino. Quella forza e quel coraggio che esattamente 89 anni fa proprio qui nella nostra zona, i nostri soldati in ritirata da Caporetto dimostrarono con i fatti di avere attestandosi sul nostro glorioso monte e riuscendo con il loro sacrificio a frenare l'avanzata dell'esercito austriaco e germanico, consentendo così l'organizzazione della difesa italiana . Difesa che risultò poi vittoriosa. L'eroismo ed il valore di questi soldati italiani fu così elevato che ai superstiti fu riservato dall'esercito austro-germanico, l'onore delle armi.
A questi uomini, ai soldati di Ragogna di tutte le guerre il cui nome sta scritto a caratteri indelebili ed indimenticabili nei nostri monumenti e nei nostri cuori, va la nostra eterna riconoscenza e la preghiera che da lassù dove ormai godono della pace eterna, possano illuminare e guidare il nostro cammino in un mondo che sta rapidamente cambiando ed in cui non ci è concesso perdere l'orientamento per poter consegnare ai nostri bambini un futuro di pace, serenità, democrazia e libertà.

Non possiamo in questa occasione non rivolgere un affettuoso pensiero ai soldati italiani impegnati in missioni di pace nelle varie parti del mondo e segnatamente in Libano, Iraq, Afganistan e nei Balcani. Soldati che portano in quei paesi aiuto e conforto alle popolazioni e che rischiano molto, anche la vita come è successo recentemente anche dopo la strage di Nassyria i cui segni sono ancora vivi nei nostri cuori ed anche nel cimitero di Pignano dove appena dopo l'ingresso c'è una lapide che ricorda la giovane vita stroncata del Tenente Massimo Ficuciello perito nell'attentato di Nassyria di 3 anni fa.

Ricordiamo anche un nostro concittadino, il Tenente Davide Pascoli che l'altro giorno mi ha mandato un messaggio via e-mail dal lontano Afganistan dove si trova in missione. Mi ha fatto piacere poter leggere le sue riflessioni e sentirlo orgoglioso di fare qualcosa di utile per quel popolo, ma orgoglioso anche del suo paese natale Ragogna visto che mi ha anche inviato una foto in cui in un crocevia erano sistemati tanti cartelli stradali in legno, ognuno indicante un luogo e la distanza in Km per raggiungerlo. Ebbene in uno di questi cartelli c'era scritto Ragogna km…….

Messo da chissà chi, ma sicuramente da uno di Ragogna che lì c'era stato. Immagino la commozione e l'orgoglio del giovane tenente quando ha visto il cartello , tali da spingerlo a farmi partecipe subito della notizia. Lo ringrazio per questo come ringrazio tutti voi per la partecipazione a questa cerimonia che anno dopo anno si ripete con il medesimo sentimento e con la stessa commozione. Grazie bambini per la vostra presenza e grazie agli insegnanti che tengono sempre vivo in voi il ricordo di fatti tragici che la storia d'Italia ha patito; fatti che devono insegnare a tutti e soprattutto a voi giovani generazioni che la pace è il bene più prezioso che possediamo.

Un sentito ringraziamenti a quanti ogni anno rendono possibile questa cerimonia, con il loro impegno e la loro dedizione e disponibilità (dalle forze dell'ordine alla polizia municipale; da pre Tonin e don Luciano al gruppo Ana di Muris e all'associazione Carabinieri in congedo di S.Daniele e all'ANGET di Ragogna; dalle Scuole alle Associazioni; dalla banda di Valeriano al Coro Amici della Montagna; da quanti hanno sceso il monte con la bandiera italiana e con le fiaccole accese dalla fiamma proveniente da Timau a chi ha esposto sui balconi le bandiere italiane; dai relatori a chi ha preparato microfono ed altoparlante ; da chi ha provveduto all'organizzazione della cerimonia a tutti voi cari cittadini di Ragogna che con la vostra presenza avete nobilitato questa cerimonia ed a cui do appuntamento al 4 novembre del prossimo anno.
Buona sera a tutti e buon rientro nelle vostre famiglie.

Mirco Daffarra (Sindaco di Ragogna)