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Il 9 agosto 1946, via i titini da Gorizia

Il 9 agosto 1946, via i titini da Gorizia

La data del 9 agosto 1946 viene ricordata come la definitiva estromissione dei titini di ogni colore dalla vita pubblica e civile di Gorizia. È un pezzo di storia che le nuove generazioni non conoscono e che riportiamo alla memoria e all’informazione di chi non ha vissuto quella drammatica stagione.

Nel suo libro «L’associazione Giovanile Italiana nella storia di Gorizia», Sergio Fornasir scrive: «Era un mattino pieno di sole quel 9 agosto 1946 forse come quello che trent’anni prima aveva visto i fanti italiani entrare in Gorizia. Una folla immensa di goriziani gremiva il parco della rimembranza dove, accanto le rovine del monumento ai Caduti si celebrava un rito religioso. Quel mattino la città intera si ritrovava a testimoniare la continuità di un sentimento nazionale tanto più puro e sincero quanto più distaccato da interessi materiali e di parte. Ai lati del parco, verso via Canova e via Duca d’Aosta, gruppetti di titini gridavano e si agitavano tentando invano di disturbare la cerimonia. Ad un tratto il botto di tre esplosioni interruppe l’austerità della commemorazione. Esplosero tre bombe a mano lanciate deliberatamente in mezzo alla folla assiepata. Un attimo di sorpresa: il tempo di rendersi conto dell’accaduto e, mentre si prestavano i primi soccorsi ai 26 feriti tra i quali alcuni gravi, la folla compatta si buttò contro gli attentatori. Il deliberato atto di violenza scatenò una reazione imprevedibile. La popolazione si ribellò all’ennesima ingiustificata e inutile violenza. Si formarono gruppi di cittadini che percorsero tutta la città fino alla periferia più estrema. Era inevitabile che tale reazione emotiva a un gesto tanto inutile quanto provocatorio, portasse ad eccessi di cui ne fecero le spese anche alcuni sloveni. Bisogna però rilevare che se eccessi in quel giorno ci furono, non passarono mai il limite della rissa. La violenza – se così si può chiamare – dei goriziani non ebbe mai il supporto delle armi. La Casa del Popolo in corso Verdi, la centrale delle organizzazioni titine fu stretta d’assedio e solo l’intervento della polizia permise ai tracotanti capipopolo di sloggiare indenni. I fatti di quel 9 agosto 1946 lasciarono un segno: la popolazione di Gorizia non era più disposta a tollerare l’invasione della città da parte titina, e le loro manifestazioni sarebbero state interpretate come un insulto ai sentimenti dei cittadini e come gesti provocatori ai quali non sarebbe mancata la pronta e immediata reazione».

Fin qui Fornasir. Possiamo solo aggiungere che quel giorno segnò la definitiva affermazione della riscossa italiana che portò un anno dopo alla seconda redenzione e al ricongiungimento con la Madre Patria.

 

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