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Pacificazione si, altre offese no dalla Famiglia Polesana

Riceviamo dal Presidente della Famiglia Polesana, Gen. Riccardo Basile, il seguente documento che pubblichiamo:

PACIFICAZIONE SI , RISCHIO DI SUBIRE ALTRE OFFESE, NO!

E’ crescente il numero degli Esuli che, sollecitati da alcuni loro autorevoli rappresentanti, si dice disposto a lasciare a casa memorie e lacrime per recarsi oltre i vecchi confini ad intavolare un dialogo alla pari, come se niente fosse accaduto, con i “Rimasti”. Tutto ciò al nobile fine di costruire tutti insieme un comune futuro di pace e di progresso.

Sostengono, costoro, che bisogna andare incontro alle comunità “italiane” di quei Paesi, parlare con loro nel dialetto proprio di quelle contrade, nell’intento di far rivivere la lingua e con essa, possibilmente, anche gli usi e i costumi dei comuni Padri.

Ipotizzano di tenere i prossimi Raduni nazionali nei luoghi che conobbero la loro infanzia e li videro innocenti vittime di Tito e dell’esercito dei suoi sgherri.

Si ripropongono di affiggere targhe e di posare monumenti, tutti assieme, nei luoghi dove furono scritte le pagine più amare della storia del popolo giuliano, come, per dirne una, a Pola la spiaggia di “Vergarolla” e i moli da cui salparono i piroscafi verso la Libertà ma anche verso … l’ignoto.

Ora: si danno per scontate la purezza delle finalità e la nobiltà dei sentimenti che animano le suddette iniziative.

Fermo restando ciò, si resta sconcertati di fronte a tanto candore.

Si stenta a comprendere come non si tenga presente quanto accadde appena un anno fa, il 28 febbraio 2009, nei pressi della foiba di Golobivnica, a Corgnale, in Slovenia, ad un gruppo di Esuli che, armati di Crocefisso e rose rosse, si apprestava a compiere uno dei più elementari riti della nostra civiltà, l’onoranza ai Caduti: è stato affrontato da una ciurma di scalmanati, apostrofato nella nostra lingua con irripetibili epiteti e minacciato di percosse se non desisteva dall’intento.

Parimenti non si capisce come venga ignorata l’assoluta mancanza di ravvedimenti da parte dei governanti di quelle Repubbliche, restii finanche oggi a rimuovere, nei loro Paesi, le intitolazioni di Vie e Piazze a Tito. È qui opportuno ricordare che nella piazza dell’isola di Unje, in Croazia, è sempre al suo posto il monumento che mostra il Partigiano titino che calpesta il Bersagliere morente …

Stupisce ancora che si ignorino le continue poco civili “attenzioni” ancora oggi riservate alle poche e generiche iscrizioni che “di là” si richiamano all’Italia e alla nostra Storia.

Non si considera che non è nemmeno ipotizzabile che le Autorità oggi imperanti in quei luoghi lascino scrivere, in targhe od altro, la Verità sulle vicende che ci riguardano. Nella migliore delle ipotesi Esse imporrebbero vili omissioni.

Sul fervore italico dei “Rimasti” e dei loro discendenti, ma in particolare dei loro Capi, non è una novità che si abbia ragione di nutrire qualche sospetto: siamo proprio sicuri che si tratti di sincero e disinteressato amore per l’Italia ?

La tragedia dei Giuliani, come a noi tutti è ben noto, è figlia di un’incredibile storica ingiustizia, frutto non di un singolo scriteriato atto, ma di oltre sessanta anni di colpevole politica dello Stato Italiano e dei Paesi “vincitori” o considerati tali.

Allo sciagurato popolo degli Esuli è rimasta una sola cosa: la “Dignità”, una nobiltà morale non ritrovabile in altre Genti sottoposte ad analogo calvario.

Ecco, si ha il timore che l’adozione delle suddette iniziative possa ferirla.

Non si reputa opportuno, pertanto, che i nostri Esuli vengano messi in condizioni di poter e dover subire altre offese.

Non si chieda a chi senza colpe ha subito il trauma dell’Esodo di compiere altri sacrifici alla ricerca di una pacificazione non discendente da provvedimenti frutto di Verità e Giustizia.

Gen. Riccardo Basile - Presidente della Famiglia Polesana

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