Un avvocato Usa ai profughi istriani: vi farò risarcire

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Corriere della Sera 19/06/05

Un avvocato Usa ai profughi istriani: vi farò risarcire

TRIESTE - Giovanni De Pierro, un avvocato americano del New Jersey di origine beneventana, ha deciso di fare causa all’Italia perché ai profughi espulsi dall’Istria nel dopoguerra venga pagato un giusto risarcimento, questione ancora aperta dopo 60 anni. Con lui 200 famiglie espropriate da Tito. «Entro la prossima settimana partiranno un centinaio di cause civili», dice De Pierro, che aggiunge: «Faccio tutto questo per amore di giustizia, non chiedo un soldo se non per le carte bollate, finora tutto ciò mi è costato non meno di 50 mila euro. Mi ha colpito la vicenda di questi italiani traditi dalla patria e dai governi di ogni colore». Il valore dei risarcimenti richiesti è sui 20 milioni di euro.

«Mi ha colpito la vicenda di questo popolo tradito dalla sua patria e dai governi di ogni colore»

TRIESTE - Ci voleva un americano, si capisce: ma uno dalle origini lampanti fin dal nome, Giovanni De Pierro. Ci voleva un avvocato del New Jersey per immaginare qualcosa di simile a una «class action», l’azione legale collettiva tipica degli Usa, da parte degli eredi degli esuli istriani e dei morti nelle foibe, e contro lo Stato italiano. Obiettivo: un risarcimento pieno «e ai valori attuali di mercato», secondo il codice civile e la Convenzione europea sui diritti umani, per le proprietà abbandonate ed espropriate dal maresciallo Tito, quando 350 mila istriani e dalmati furono scacciati dalle loro terre, divenute Jugoslavia dopo la guerra.

Da più di un anno De Pierro fa la spola fra New York e l’Italia: ha aperto uno studio a Trieste, ha creato un pool di cinque colleghi in varie città del Nord, e fa un punto d’onore del non chiedere un euro ai suoi assistiti («se non il costo delle carte bollate: non un soldo per me»), legando il compenso al raggiungimento del risultato.

Un’attività che, spiega, «finora mi è costata non meno di 50 mila euro», tra viaggi, riunioni e conferenze, «senza contare il lavoro mancato». Chi glielo fa fare? Lui risponde con un italiano perfetto, che tradisce solo le origini familiari beneventane: «Negli Usa diciamo: I love the law , amo la legge.

Aggiungo: I love justice even more , amo ancor più la giustizia.

Mi ha colpito la vicenda di questi italiani traditi dalla loro patria e dai governi di ogni colore, e lavoro per un atto di giustizia fino a oggi mancato». Così, «entro la prossima settimana», partiranno un centinaio di cause civili per il risarcimento del danno da parte degli eredi degli espropriati (oggi scomparsi o molto anziani), e altrettante saranno avviate entro giugno. «Tecnicamente non è una class action, perché ogni caso è diverso dagli altri, ma in principio e simbolicamente lo è», nota De Pierro.

Gli atti, per ora, saranno depositati a Trieste, Milano, Verona, Brescia, Como, Torino, Cuneo e Genova. Citati a giudizio: Berlusconi Silvio e Siniscalco Domenico, premier e ministro dell’Economia, responsabili per lo Stato, nelle rispettive funzioni, degli indennizzi insufficienti o mancati.

Il valore complessivo dei risarcimenti richiesti è stimabile attorno ai 20 milioni di euro.

Un curioso destino ha riportato in Italia un americanissimo avvocato che i genitori educarono ad amare la patria di origine. «Chiarisco - nota De Pierro -: io non sono un "falco", sono un moderato e detesto gli estremisti, politici e professionali. Ma detesto ancor più le ingiustizie. Ho studiato Luther King e Malcolm X, spesso riascolto i loro discorsi anziché la musica».

Madre e padre emigrati da Benevento in cerca di fortuna, Alberico e Cristina, fidanzati fin da bambini, De Pierro ascolta la storia della Venezia Giulia dal padre, operaio a New York.

E se ne appassiona: «Ho studiato il caso, la legislazione italiana, lo sfruttamento politico di cui gli esuli sono stati oggetto per decenni».

Oggi è un avvocato con uno studio a Montclear (New Jersey, praticamente New York) con tre collaboratori, è esperto in diritto internazionale societario e in contrattualistica («con questo mangio, ma il mio interesse sono i diritti umani»), insegna Diritto internazionale e costituzionale alla facoltà di Scienze politiche del New Jersey. La storia degli esuli non l’ha mai dimenticata e ha deciso di occuparsene.

Metterà le mani in un ginepraio: lo Stato italiano regolò gli indennizzi degli esuli con legge, ma il ritardo nei pagamenti, ancor oggi incompiuti a 60 anni di distanza, ne ha reso del tutto iniqui i valori prestabiliti, nonostante varie rivalutazioni dei parametri. Negli anni, c’è stato chi è ricorso al giudice per sollecitare i versamenti. Ma nessuno, prima d’ora, aveva promosso un’azione collettiva per chiedere risarcimenti ai valori di mercato.

Tra gli esuli, scottati da decenni di promesse non mantenute, l’azione di De Pierro ha suscitato prima diffidenza e poi curiosità. Varie associazioni ospitano le sue conferenze, anche se per ora non hanno dato sostegno ufficiale all’iniziativa. «Nel merito dell’atto, che non ho ancora visto, non posso esprimermi - nota Paolo Sardos Albertini, avvocato, presidente della Lega nazionale ed esponente di vertice degli esuli -. Ho sempre ritenuto che la strada della restituzione dei beni, dove possibile, fosse quella giusta. Ma se l’azione di De Pierro potrà portare a risarcimenti reali e non risibili ben venga».

Roberto Morelli