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Come è nata l'Unione degli Istriani

di Lino Sardos Albertini

Dal dicembre 1954 al 1963

Sono stato presidente della Giunta esecutiva dell'Unione degli Istriani dalla fondazione al 1963 quando ho dovuto lasciare tale incarico per gli assorbenti impegni che allora avevo quale presidente dell'Azione cattolica. Secondo lo statuto di allora la suddetta carica comprendeva poteri prevalenti in confronto al presidente dell'Unione che aveva compiti solo rappresentativi.
Per quel periodo ricordo in sintesi quanto segue:

1) ho promosso la costituzione dell'Unione degli Istriani in quanto ero reduce da un'interessante esperienza. Rendendomi cioè conto dell'opportunità che il Memorandum di Londra del ottobre 1954 non fosse ratificato perché ciò avrebbe potuto dargli valore di un trattato idoneo alla cessione della sovranità italiana sulla Zona B, avevo proposto all'allora Comitato di Liberazione dell'Istria di dar corso ad un'azione di opposizione a tale ratifica. Il presidente di detto Comitato pur condividendo tale idea mi aveva dichiarato di non poterlo fare perché il Comitato era un organo dei partiti e quindi non poteva agire contro le loro direttive. Andai perciò solo a Roma e con delega (in verità nemmeno poi usata) del col. Piero Almerigogna autodichiaratosi presidente di fantomatici gruppi istriani della Lega nazionale. Riuscii in pochi giorni ad avvicinare i rappresentanti di tutti i partiti di Governo con il risultato che questi aderirono che fosse proposta alla Camera dei Deputati anziché la ratifica del Memorandum una mozione di approvazione della politica di Governo. Dopo la votazione alla Camera in tale senso, sono riuscito ad avvicinare anche il partito monarchico (allora forte) e quello del MSI, persuadendo i responsabili del Partito Monarchico ad astenersi al Senato nella votazione di detta mozione anziché votare in favore come avevano fatto alla Camera dei Deputati, e il Movimento Sociale a votare contro la mozione stessa anziché astenersi come avevano fatto in detta sede. A seguito di tale esperienza mi sono persuaso della necessità che esistesse un organismo veramente rappresentativo della collettività istriana in grado di intervenire ogni qualvolta necessario a difesa degli interessi istriani con competenza e senza subordinazione ai partiti. Perciò, essendo stato al rientro a Trieste invitato a partecipare ad una riunione promossa dal farmacista Rainis per costituire una Cooperativa di solidarietà istriana, proposi ed ottenni che fosse invece costituita l'Unione degli Istriani con le suddette finalità.

2) Alla costituzione ho accettato di essere nominato presidente della Giunta esecutiva in quanto intendevo fare ogni sforzo affinché l'Unione sorgesse in armonia con gli organismi esistenti e dall'altra parte i rappresentanti del Comitato di Liberazione dell'Istria, con cui mi tenevo in contatto, mi dichiaravano che avrebbero accordato fiducia e collaborazione solo se a suo maggior esponente fossi stato io, temendo elette persone di orientamento ad esse ostile. Riuscii a far eleggere nella Giunta persone gradite al Comitato.

3) Nel periodo della mia presidenza i fatti salienti sono stati:


a) una impostazione organizzativa ed economica, dando vita a sedi sempre ampliate da via S. Lazzaro a via Coroneo, poi in via Ginnastica, infine in via Vecellio. Ho provveduto a promuovere la costituzione di Comunità cittadine (con il nome di Famiglie) aderenti all'Unione ed ottenere l'adesione di quelle già esistenti (Parentina, Montonese) e di altre associazioni.

b) Ho promosso un'azione impegnativa per ottenere, in sede giurisprudenziale e politica, il riconoscimento che nella Zona B era rimasta la sovranità italiana. Edita anche una buona pubblicazione distribuita a tutti gli organi competenti, accompagnando l'azione con interventi pubblici. Risultato positivo per cui abbiamo potuto disporre di decisioni giurisprudenziali favorevoli che abbiamo distribuito in tutte le sedi politiche e giudiziarie possibili.


4) erano state avviate trattative tra l'Italia e la Jugoslavia per ottenere che questa acquistasse tutti i beni immobili lasciati dai residenti in Zona B, profughi in Italia. Nel corso di una riunione indetta al ministero degli Esteri a Roma, presenti tutte le associazioni istriane, mi sono opposto a tale impostazione dato che con tale azione l'Italia si sarebbe resa complice e consenziente di una cessione della Zona B. Ho proposto che fosse l'Italia ad acquistare dai profughi i loro beni se questi intendevano venderli. La proposta è stata considerata fondata, sono state sospese le suddette trattative e l'Unione è stata incaricata di predisporre una bozza di legge nei sensi da me suggeriti. Ciò è stato fatto. Sono poi subentrate altre proposte peggiorative fatte da altri enti. In conclusione però, la proposta dell'Unione degli Istriani, dopo numerosi interventi, è stata accettata nella sua impostazione.

Il secondo periodo dal 1967 al 1976

Sono stato rieletto presidente dell'Unione degli Istriani nel 1967 quando ho cessato dalla presidenza dell'Azione cattolica. Ho ricoperto tale carica fino al 1976 dopo la firma e la ratifica del Trattato di Osimo.

Per tale periodo ricordo i seguenti fatti principali: ero da poco eletto presidente quando ho potuto accertare che erano pendenti trattative tra Italia e Jugoslavia per trasformare in confine di Stato la esistente linea di demarcazione fra la Zona A e la Zona B già destinata a far parte del Territorio Libero di Trieste. Ciò avrebbe segnato la cessione della sovranità italiana della Zona B alla Jugoslavia.

Era perciò evidente che l'Unione degli Istriani doveva, in coerenza con le finalità per cui era sorta, fare ogni sforzo per cercare di impedire un tanto o quanto meno dimostrare di fronte alla Storia che la collettività istriana aveva fatto tutto il possibile per opporsi a tale risultato in coerenza con la propria millenaria nazionalità romana-veneto-italiana.

A tale scopo ho ispirato tutta la mia azione in tale periodo molto intenso di attività.

Era le principali attività svolte ricordo le seguenti:

1) Ho cercato innanzitutto di rafforzare l'impostazione organizzativa e rappresentativa dell'Unione. A tale fine ho creato una delegazione dell'Unione degli Istriani in tutte le città italiane ed estere dove esistevano nuclei di istriani in una certa consistenza, mentre a Trieste ho sistemato in posizione centralissima quella sede di prestigio chiamata ora "Casa Madre degli istriani, fiumani, dalmati in esilio".

2) Ho cercato di stringere rapporti - dando vita anche ad enti di coordinamento - fra il maggior numero possibile di associazioni non solo istriane ma anche fiumane e dalmate. Ricordo in tale ordine di idee l'adesione data all'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e la costituzione del Comitato di coordinamento fra detta Associazione, l'Unione degli Istriani, il Libero Comune di Zara in Esilio ed il Libero Comune di Fiume in Esilio.

3) Per dare all'Unione maggiore incisività e rilevanza politica ho ottenuto di aggiungere al suo nome la qualifica e denominazione di Libera Provincia dell'Istria in Esilio, mentre le Famiglie aderenti hanno assunto quello di Libero Comune in Esilio per le rispettive città di origine.

4) Ho preso contatto e creato collegamenti continuativi con tutte le Associazioni Nazionali d'Arma, combattentistiche, patriottiche e culturali sensibili al nostro problema della Zona B chiedendo ed ottenendo la continua collaborazione e solidarietà.

5) Ho cercato ed ottenuto collegamenti con numerosi parlamentari di tutti i partiti che si sono impegnati per iscritto ad appoggiare la causa della Zona B, come in gran parte hanno fatto almeno fino a che è stato possibile.

6) Ho creato un Centro internazionale di coordinamento per la difesa della Zona B ed ho costituito numerosi Comitati per la Difesa della Zona B. In numerose città italiane - comunque nelle più importanti ed in molte città estere dove si trovavano consistenti nuclei di italiani. A tali Comitati venivano chiamate a far parte tutte le associazioni d'arma, combattentistiche e patriottiche risultanti nelle varie città. La loro azione, specie quelle dei Comitati all'Estero, grazie ai continui contatti con essi tenuti, è stata molto rilevante.

7) Ho cercato di svolgere un'azione di sensibilizzazione sul nostro problema tenendo numerose conferenze nelle maggiori città italiane, specie in ambienti qualificati (come Rotary e Lions) o in pubblici teatri.

8) Ho fatto numerosi viaggi all'estero come ad esempio in Stati Uniti, Canada, Messico, Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay, Cile, Perù, Australia, Sud Africa (si intende e ci tengo a precisare sempre a mie spese) per tenere contatti con quegli esponenti ed autorità italiane, tenendo anche in quelle sedi varie conferenze illustrative del problema.

9) Ho cercato di attirare l'opinione pubblica nazionale sul nostro problema dando vita a molti legami con i più svariati organi di stampa nazionale e organizzando dei grossi raduni delle collettività istriane prima a Trieste, poi a Venezia e poi a Roma, quest'ultimo particolarmente importante ed efficace, per dare la dimostrazione esteriore della nostra vitalità, consistenza e volontà politica.

10) Ho dato vita anche a notevoli e stretti rapporti con importanti giornali esteri che, in verità, si sono prestati a sollevare il nostro problema al momento opportuno con notevole efficacia.


I risultati?
Devo dire che essi hanno superato di molto le mie più rosee previsioni in quanto è ovvio che non mi ero illuso che la nostra piccola associazione potesse avere una forza tale da modificare la politica internazionale.



I risultati sono i seguenti:
1) siamo riusciti ad ottenere che il problema della Zona B e la opposizione degli istriani alla cessione della stessa alla Jugoslavia non solo assumesse un rilievo di primo piano sulla stampa nazionale dove era assai frequentemente trattato, ma anche sul piano internazionale. Ciò si è verificato in numerose occasioni. Ricordo però in particolare l'episodio clamoroso del dicembre 1970 quando a seguito di un mio incontro in extremis presso gli esponenti qualificati a Roma ho ottenuto di far pubblicare un comunicato con cui l'Italia dichiarava che non avrebbe ceduto la Zona B alla Jugoslavia. A seguito di ciò il Maresciallo Tito ha sospeso la sua venuta in Italia dall'ultimo momento in quanto gli era stato dato affidamento di poter in tale occasione avere il consenso a tale cessione. Ciò ha portato ad una vasta risonanza internazionale evidenziando di fronte al mondo il nostro problema. Ricordo pure un solenne discorso tenuto da Tito il 29 dicembre 1972 a Titograd di fronte agli attivisti del partito in cui ha attribuito alla strenua opposizione delle nostre associazioni (con diramazioni anche all'estero) "di cui sono membri oltre 300.000 istriani che hanno lasciato l'Istria" la causa per cui il problema della Zona B non era ancora risolto con la cessione alla Jugoslavia, dando con ciò atto di fronte all'opinione pubblica di tutto il mondo che gli istriani si opponevano con tutte le loro forze a tale cessione; riconoscimento che costituiva obiettivo fondamentale della nostra azione dal punto di vista politico e di fronte alla Storia.

2) siamo riusciti ad ottenere che ad un certo momento il Governo italiano chiudesse le trattative per la trasformazione in confine della linea di demarcazione iniziata molti anni prima e non portata a termine per la nostra opposizione. Ciò ha portato alla clamorosa protesta della Jugoslavia che giunse al punto di mobilitare le truppe e promuovere preparativi bellici, quando il Governo italiano ha conseguentemente protestato, perché il Governo jugoslavo aveva installato nei posti di blocco lungo la linea di demarcazione tabelle di "confine di Stato" con la scritta "Slovenija", "Jugoslavija", mentre fino allora esistevano solamente cippi con l'indicazione "Memorandum d'Intesa 1954". Per tale fatto avevamo protestato. Anche in questa occasione è stata chiamata l'attenzione pubblica mondiale sul nostro problema e sulla resistenza degli Istriani contro l'annessione della Zona B alla Jugoslavia.

3) Purtroppo, però, le vicende della politica nazionale ed internazionale ad un certo momento sono state più forti di noi: il grosso progresso ottenuto dal Pci nell'elettorato italiano negli anni 1974 e 1975 in modo da condizionare il Governo italiano, gli accordi Berlinguer-Tito a Brioni nella Pasqua del 1975, la nota visita del presidente degli Usa Ford in Jugoslavia con i conseguenti accordi, hanno provocato vari mutamenti nella politica internazionale a nostro danno.

Per concludere devo fare testimonianza che nella suddetta lotta, abbiamo avuto grande aiuto di molti esponenti politici italiani sia in Patria che all'estero, mentre ci è mancato l'appoggio di certe associazioni e dei partiti locali che con il loro atteggiamento hanno approvato detta cessione quando addirittura non ne hanno preso l'iniziativa, facendo con ciò venir meno anche le premesse della solidarietà di tanti fratelli italiani che intendevano aiutarci.



tratto da:

Unione degli Istriani periodico della Libera provincia d'Istria in esilio - dicembre 2004

 

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