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Sepoltura a Capodistria di 130 infoibati

Dopo 10 anni trovano degna sepoltura a Capodistria i 130 infoibati

L'Unione degli Istriani chiede al Governo sloveno che la loro sepoltura avvenga con una "cerimonia"


Lavori in corso in questi giorni a Capodistria, nel cimitero comunale, per dare degna sepoltura ai 130 infoibati, tra i quali anche alcuni bambini, scoperti agli inizi degli anni Novanta in ben 116 foibe e cavità sotterranee, da San Servolo a Villa del Nevoso, e dalle quali vennero prelevati per disposizione delle autorità slovene. L'operazione di ricerca e recupero, commissionata dal Governo sloveno, era stata affidata allo sloveno Franc Maleckar.

Gli scheletri, una volta individuati e riesumati, vennero trasportati a Lubiana presso l'istituto di Medicina scientifica per le relative analisi, ultimate qualche anno fa. Molti dei crani presentavano evidenti fratture causate da proiettili e diversi resti erano ancora legati con filo spinato.

Gli esami effettuati comunque, a detta delle autorità, non hanno potuto stabilire l'identità delle vittime e di conseguenza anche la loro nazionalità. L'Esecutivo sloveno ha infatti recentemente divulgato attraverso alcuni dispacci trasmessi ai mass-media che si tratta di persone infoibate dai partigiani titini, e non come asserito in un primo momento, vittime di vendette personali o litigi tra famiglie.

Dopo una breve "sepoltura provvisoria" fuori le mura di cinta del cimitero di Bertocchi ed in attesa di una soluzione definitiva, Lubiana ha in questi giorni stabilito che i resti saranno sepolti a Capodistria (senza peraltro interpellare l'azienda comunale cimiteriale) e verranno posti alcuni cippi con la dicitura bilingue: "Vittime degli eccidi del dopoguerra - nazionalità ignota".

Ma c'è un aspetto di tutta questa operazione che non viene completamente condiviso dall'Unione degli Istriani ed in particolare dal presidente Massimiliano Lacota che chiede al Governo sloveno di procedere alla sepoltura delle vittime con una "cerimonia ufficiale".

"C'è una grandissima probabilità" spiega Lacota "che molti di quei resti siano di cittadini italiani prelevati dalle proprie abitazioni e fatti sparire dai partigiani durante o meglio, come confermano le diciture sui cippi, dopo la guerra; è proprio per questo che chiediamo al Governo sloveno di accompagnare alla sepoltura una cerimonia ufficiale alla quale prendano parte le autorità civili e religiose italiane e slovene".

Del resto la presenza stessa di resti di alcuni inermi bambini, che potrebbero risultare figli di italiani infoibati assieme ai genitori oppure slavi, esclude si tratti solo di soldati tedeschi, mentre la relazione di ben cinque pagine, stilata a suo tempo dallo stesso direttore delle operazioni di recupero Maleckar, evidenzia come anche altri resti, individuati in altrettante cavità ma non ancora prelevati, andrebbero recuperati ed esaminati.

Inoltre lo stesso Maleckar nella relazione scrive: "Purtroppo lo scopo della Commissione non era quello dichiarato, ma era quello di usare gli speleologi per nascondere quello che non si è riusciti a fare minando ricoprendo le vergogne con ghiaia e rifiuti.
Questo lo deduciamo dall'incompletezza del lavoro, o meglio dalla raccolta solo sulla superficie dei fondi delle cavità, dal fatto che non si è provveduto alla sepoltura (finora, ndr) e dallo scioglimento della Commissione prima di aver concluso i compiti. Per adempiere alla verità storica si dovrebbero estrarre i resti umani da sotto il materiale che li ricopre. Abbiamo raccolto molte testimonianze, che si dovrebbero però verificare."


"Se è impossibile stabilire l'identità delle vittime con l'autopsia effettuata" conclude Lacota "ciò non toglie che chi venne ucciso in questo barbaro modo, di qualunque nazionalità esso sia, abbia diritto, dopo sessant'anni, di avere una degna sepoltura".


Massimiliano Lacota
Presidente dell'Unione degli Istriani

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