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Graziano Udovisi di Pola ha ricevuto un Oscar tv legato alla fiction «Il cuore nel pozzo»

Graziano Udovisi di Pola ha ricevuto un Oscar tv legato alla fiction «Il cuore nel pozzo»

«Adesso l’Italia conosce le foibe»


«Ho sentito tanto calore attorno a me, tutta la gente partecipe del mio dramma e ho capito che dopo sessant’anni finalmente molti italiani stavano apprendendo una parte fondamentale e tragica della nostra storia.» Graziano Udovisi, istriano di Pola, è tornato a Reggio Emilia, dove abita da oltre mezzo secolo, da Sanremo dove sabato sera ha ritirato l’«Oscar tv speciale» come unico sopravvissuto delle foibe tuttora vivente. Il suo premio era legato a quello che tra le fiction ha visto trionfare l’ormai arcinota «Il cuore nel pozzo». (...)

Udovisi, italiano di una terra prevalentemente italiana, consegnatosi agli jugoslavi il 2 maggio 1945 per permettere ad altri italiani di salvarsi, è stato torturato, seviziato e umiliato dai titini (tanto da riportare danni fisici permanenti), per essere alla fine gettato in una foiba a Fianona dalla quale riuscì miracolosamente a risalire dopo molte ore, mettendo anche altruisticamente in salvo un commilitone, Giovanni Radeticchio, mentre altri quattro morirono. Loro due erano riusciti a evitare la raffica di mitragliatrice sparata sui prigionieri.
Una vicenda di orrore e violenza da deplorare, ma il premio, come probabilmente le trasmissioni televisive nazionali alle quali recentemente Udovisi è stato ospite, non hanno messo nell’opportuno rilievo il ruolo che questo istriano, che il 6 luglio compirà ottant’anni, ricopriva.

«Ero inquadrato nel secondo reggimento della Milizia difesa territoriale, dipendente da Pola - ha spiegato ieri mattina Udovisi - ero ufficiale e avevo il comando di Portole e Rovigno. Era l’unico modo per difendere la popolazione italiana e i territori italiani perché dall’8 settembre 1943 gli slavi avevano incominciato ad ammazzare tutti, secondo un progetto preparato a tavolino, una carneficina che in quelle terre ha provocato ventimila morti. Sono stati loro a portare il terrore nel mondo fin dai tempi di Gengis Khan.» (...)

«Vidi che con gli slavi era passato un maggiore dell’esercito italiano - ha commentato Udovisi - chi era il traditore: io o lui? Non mi si poi parli delle violenze del fascismo: cosa c’entrava la popolazione dell’Istria su cui si abbattè il genocidio compiuto dagli slavi?»

«La fiction è stata qualcosa di straordinario - ha commentato Udovisi - Gullotta era la metafora di un imperativo morale che imponeva di salvare il salvabile, Fiorello impersonava l’agnosticismo che aveva coinvolto molti dopo il crollo della Patria. Grazie soprattutto a loro, noi profughi che fino a ieri eravamo stati completamente cancellati, adesso sentiamo tanta gente che ci dice: il nostro cuore è con voi. L’Italia ha conosciuto il nostro dramma, forse presto lo conoscerà l’Europa intera. Io da allora non sono mai più tornato in Istria: se mi invitano lo faccio. Ma non mi aspetto che gli slavi lo facciano.»

Silvio Maranzana

Il Piccolo 22/03/05

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