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La memoria asimmetrica di Boris Pahor

Come si può essere del tutto asimmetrici invocando la simmetria !? Ce lo insegna, maestro d’eccezione, Boris Pahor -96 anni scrittore triestino di lingua slovena- che nel suo intervento su “Il Piccolo” del 23 marzo ’09 a proposito delle giornate della memoria indica proprio la via della “simmetria” per chiudere i conti con il passato. Lo fa elencando tutta una serie di misfatti (ovviamente) italiani commessi nel periodo del ventennio fascista e lo fa invocando una divulgazione più ampia possibile della conoscenza di questi crimini in particolare nelle scuole italiane. Bene, dopo aver parlato delle nefandezze italiane ci si aspettava, girando pagina, di trovare un altro suo intervento che “simmetricamente” mettesse in luce quelle che furono le azioni criminali dei partigiani comunisti titini filojugoslavi. Niente di tutto ciò, ma nemmeno nel suo intervento non vi è traccia non solo di un commento sui metodi della armata popolare di Jugoslavia ma nemmeno vengono mai riportate le parole “comunismo”, “Tito” e “Jugoslavia”.

Certo che riempire una pagina (tanto lo spazio assegnatogli) per parlare delle vicende della guerra e del dopoguerra in quest’area geografica senza mai citare quelli che furono nel bene (!?) e nel male alcuni dei protagonisti principali è davvero ben strano e davvero poco “simmetrico”. Poco male, la sua simmetria invocata ma mancata la possiamo invece correttamente ritrovare nelle recenti dichiarazioni di un altro sloveno, tale Janez Janša, non un “saggio” novantenne scrittore bensì (solo) l’ex primo ministro sloveno. Il detto Janša (di cui tutto si può dire meno che sia un filo nazionalista italiano) ha proposto al governo sloveno di approvare un testo di legge che ci sembra molto più “simmetrico” del “sacro verbo” del prof. Pahor. Visti i numerosi ritrovamenti di fosse comuni che si susseguono con tragica continuità in Slovenia, fosse e miniere strapiene di anticomunisti liquidati in vario modo dagli uomini di Tito –in particolare a guerra finita- l’ex premier ha pensato di chiedere al parlamento sloveno che si proceda con la rimozione dei busti di Tito, Kardely e compagnia cantante considerandoli i responsabili degli eccidi perpetrati nel dopoguerra compiuti per  l’affermazione del loro regime totalitario e per lo stesso motivo l’ex-premier chiede che vengano re-intitolate tutte le vie e le piazze che portano il loro nome (finalmente potrebbe così sparire il nome di Tito dalla piazza di Capodistria). Considerando che quest’anno ricorrono i vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, da italiano mi sento di salutare con favore, queste (se pur tardive) iniziative proposte da uno sloveno che auspica inoltre che a Lubiana venga eretto un monumento che ricordi simmetricamente “tutte le vittime dei totalitarismi” inclusi i domobrani, la guardia nazionale slovena che dopo il ’43 (dopo la liquefazione dell’esercito occupatore italiano) si preoccupò di contrastare “in proprio” l’aggressione del movimento rivoluzionario comunista jugoslavo, difendendo il proprio territorio nazionale (una sorta di milizia nazionale slovena). Credo che al di là delle dissimmetrie del dissimmetrico prof. Pahor sia questa la via per  ricostruire una memoria condivisa tra italiani e sloveni e credo che si debba dare atto –per esempio- al simmetrico sindaco di Trieste, Dipiazza che già da tempo ha fatto erigere nella piazza Goldoni (che probabilmente rischiò a suo tempo di diventare una delle tante Tito Trg) un “monumento alle vittime di tutti i totalitarismi” cosa che non lo ha ovviamente salvato dalle accuse di essere un “fascista” lanciategli dai pochi ma tosti dissimmetrici sloveni che a Corgnale hanno impedito che si onorassero le vittime del
totalitarismo comunista filojugoslavo. Buone simmetrie a tutti.
Biloslavo Franco



"segnalazione" inviata al Il Piccolo di Trieste in relazione alla pagina del giornale riservata al prof.B.Pahor il 23.03.09 dal titolo:
PAHOR: "SENZA SIMMETRIA NON C'E' GIUSTIZIA STORICA"

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