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Desaparecidos: tragedia e oblio di stampo comunista

DESAPARECIDOS - di Paolo Sardos Albertini

Proponiamo un intervento del Presidente della Lega Nazionale, avv. Paolo Sardos Albertini, a commento de "Il cuore nel pozzo" inviato, giorni orsono, al giornale "Il Piccolo". Sulle pagine del quotidiano triestino non è comparso ("desaparecido?"):
A proposito di “Il cuore nel pozzo”:


Nelle tragiche giornate della primavera di sessant’anni orsono sono scomparsi migliaia di cittadini italiani (e non solo italiani) della Venezia Giulia: chi scaraventato nelle voragini delle foibe, chi finito tra le onde con una pietra al collo, chi imbarcato su camion per destinazione ignota e senza ritorno, chi infine incolonnato in lunghe ed estenuanti marce che si concludevano, in larga parte, con la morte.

Tanti, tanti tantissimi “desaparecidos”; tante, tantissime famiglie segnate da queste tragedie e tutta una collettività coinvolta in un dramma che trascendeva certamente le vicende dei singoli.

Dopo la fase della violenza, del sangue, delle tragedie è arrivata la data della rimozione e dell’oblio. Dopo la scomparsa delle persone è stata la volta di cercare di far scomparire addirittura la stessa notizie di questi eventi, che pure aveva riguardato tutta la collettività giuliana e che avrebbero, doverosamente, dovuto riguardare tutta la collettività nazionale italiana.

Si discute in questi giorni sulle responsabilità di questa clamorosa rimozione. Qualcuno, a sinistra, ammette ora delle responsabilità per tutto ciò. Veltroni è venuto a Trieste a scusarsi perché la sinistra aveva taciuto. Altri (è il caso di Cossutta) pretendono sostenere, da un lato, che niente sapevano, e dall’altro che tutto avevano palesato: ma è un classico esempio di “doppia verità” bolscevica, un vero e proprio pezzo di antiquariato della manipolazione storica.

Certo è che sembra ormai fondamentalmente condivisa la constatazione che la “notizia” delle foibe e dell’esodo era finita tra gli scomparsi ed è certamente giusto che venga fatta finalmente riapparire.

Il film “Il cuore nel pozzo” si colloca meritoriamente in questa prospettiva: far sì che “foibe ed esodo” diventino sempre più parole capaci di un qualche significato anche aldilà dei confini della Venezia Giulia.

C’è però un rischio che, dopo la scomparsa delle persone e dopo la scomparsa della notizia si assista ad una nuova categoria di “desaparecidos”. Nel film del registra Negrin, almeno nelle due ore presentate a Trieste in anteprima, non c’è una sola occasione nella quale si menzioni la parola Comunismo. Sembrerebbe che le vicende delle foibe e dell’esodo possano essere lette prescindendo totalmente da questa dimensione ideologica.

Eppure ci sono dei dati di evidenza assoluta che giustificano la constatazione di come la vera e determinante responsabilità di queste tragedie vada imputata al Comunismo jugoslavo; il quale ha certamente cavalcato preesistenti conflitti etnici, ma lo ha fatto per le sue precise finalità, quelle cioè di costruire il nuovo stato comunista.

Tra le tante prove a conferma ne citerò solo due, a mio giudizio inoppugnabili.

Nel maggio di sangue del 1945, mentre a Trieste, in Istria, a Gorizia, migliaia di italiani venivano fatti scomparire ad opera dei miliziani slavo-comunisti, nello stesso periodo pochi chilometri a est di Gorizia, in territorio sloveno, erano migliaia e migliaia gli Sloveni che subivano la stessa sorte per mano delle stesse truppe titine e, spostandoci non di molto, sorte analoga toccava a migliaia di Croati.

Italiani, Sloveni, Croati: tutti massacrati, nello stesso periodo, ad opera degli stessi massacratori. Perché la questione non era etnica, ma strettamente politico-ideologica: era il potere comunista che eliminava quanti gli erano avversi o estranei e che, come tali, venivano etichettati come “fascisti”.

La seconda considerazione può apparire più estemporanea, ma è non meno significativa. Con il Trattato di Pace, l’Italia ha subito menomazioni territoriali, a favore della Jugoslavia, sul confine orientale, con la perdita dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. Sono le terre nelle quali si sono appunto verificati gli eccidi, si è provocato l’esodo, si sono espropriati gli immobili.

Sempre nel Trattato di Pace, l’Italia ha subito altre menomazioni territoriali, queste sul confine occidentale cedendo Briga e Tenda alla Repubblica francese. Non risulta però che in quell’area vi siano stati espropri, eccidi ed esodi.

Una differenza che non è assolutamente spiegabile con un minore nazionalismo francese rispetto a quello jugoslavo e neppure con una minore animosità delle genti d’Oltralpe nei confronti dell’Italia rispetto a quelle balcaniche (all’epoca i francesi avevano ben presente il ricordo per la “pugnalata nella schiena” di cui accusavano l’Italia dopo il 10 giugno 1940).

La spiegazione di questa diversità di situazioni è in realtà una sola: a Occidente confinavamo e confiniamo con uno stato democratico – la Francia - , ad Oriente confinavamo con uno comunista – la Repubblica Federativa Jugoslava.

E’ in definitiva la prova provata che voler far sparire il Comunismo, nella ricostruzione di quanto avvenuto sessant’anni orsono, costituisce una assurda mistificazione, una sorta di beffa che si aggiunge ai decenni di oltraggioso oblio ed agli eccidi di sessant’anni orsono.

Dopo i “desaparecidos” della primavera 1945 , dopo che le notizie su foibe ed esodo per decenni sono “desaparecide” dalla stampa , dai libri scolastici, dai mezzi di informazione della pubblica opinione, oggi taluni vorrebbero puntare una nuova operazione : collocare tra i desaparecidos anche gli autori di foibe e di esodo , i comunisti jugoslavi del Maresciallo Tito, e così sottrarli al giudizio del tribunale della storia.

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