Le Foibe degli altri: migliaia di anticomunisti sloveni e croati uccisi da Tito

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LE FOIBE DEGLI ALTRI: furono uccisi a migliaia, sloveni e croati, oppositori del regime comunista di Tito

da Il Giornale 16/02/05 - Le foibe degli altri di Robi Ronza

Tenuto conto dell’eco che l’attualità italiana ha in Slovenia e in Croazia sarà interessante ora vedere se la riscoperta ufficiale in Italia dell’odissea dei giuliani e dalmati di lingua italiana non provocherà per contraccolpo anche quella di altri stermini che accompagnarono in Jugoslavia la presa del potere da parte dei comunisti di Tito.
Sarebbe una riscoperta forse molto imbarazzante per una buona parte delle loro attuali classi dirigenti, ma certamente salutare per i popoli nostri vicini dell’Adriatico orientale.

Per ovvi motivi in Italia si riscoprono innanzitutto l’esodo degli italiani e le vittime italiane delle foibe. Questi però sono parte di una vicenda più ampia.

In Slovenia si registrò anche l’espulsione, accompagnata da massacri, della rninoranza di lingua tedesca insediata da secoli nella regione di Gottschee, oggi chiamata Kocevje.

E sia in Slovenia che in Croazia alla fine della guerra i comunisti titini fecero strage non solo dei connazionali filofascisti e filonazisti ma innanzitutto dei partigiani non comunisti, temuti antesignani di una Jugoslavia democratica che Tito vedeva come il fumo negli occhi.

Si calcola che nei dintorni di Lubiana circa 8mila di questi ultimi siano stati sterminati e sepolti in giganteschi cimiteri segreti. Tale è la consistenza di questi cimiteri che essi sono divenuti un problema inconfessato ma reale per i progettisti delle nuove autostrade slovene e croate. Ufficialmente non esistono, ma chi traccia le nuove autostrade deve stare ben attento a non andarci dentro.

Finora in Slovenia e in Croazia questi orrori continuano a venire censurati. La ragione di tale censura è che nelle classi dirigenti adesso al potere sono troppo numerosi coloro che in gioventù parteciparono a questi massacri o sono figli di persone che li diressero, o appartengono a famiglie che si arricchirono con la razzia dei beni degli uccisi e degli espulsi.

Ora però che il velo è stato tolto in Italia sarà difficile far perdurare ancora a lungo tale silenzio. Sarebbe cosa utile anche per noi poiché ci aiuterebbe a meglio difendere dal rischio del neo-nazionalismo la memoria pubblica ritrovata della tragedia dell’esodo giuliano e dalmato. Parlo di memoria pubblica ritrovata perché nel privato, non solo nel Nordest ma anche ovunque vi fossero presenze di esuli giuliani e dalmati, si è sempre saputo delle foibe e dell’espulsione violenta degli abitanti di lingua italiana dalle province cedute alla Jugoslavia alla fine della seconda guerra mondiale. il fascismo aveva trascinato l’Italia in una sconfitta, e le sconfitte comunque si pagano.

Ci si dovrebbe piuttosto domandare come mai siano dovuti trascorrere ancora quasi quindici anni dalla caduta del Muro e dalla fine della Jugoslavia perché l’Italia ufficiale togliesse alla vicenda il velo di silenzio che la copriva da quando nel 1948 Tito era divenuto un utile alleato indiretto dell’Occidente. Tanto più dunque, anche se inevitabile, non sarà facile per Slovenia e Croazia far i conti con un tale passato.