Foibe: una tragedia tante (troppe) mistificazioni di Paolo Sardos Albertini

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La recente cerimonia al Sacrario di Basovizza è stata l’occasione per ribadire, pubblicamente, la posizione della Lega nazionale sulla tragedia delle Foibe e sulle ripetute mistificazioni che, da più parti, vengono sostenute e divulgate.

In primo luogo vi è stata la lunga, lunghissima fase del tentativo di rimozione totale: di Foibe non si parlava, non si doveva parlare. Al di fuori di Trieste e di Gorizia, al di là dell’Isonzo la parola stessa era sconosciuta e le migliaia e migliaia di povere vittime, finite barbaramente in quelle nere fauci, era come se mai fossero esistite. All’insegna di tale sistematico oblio era dunque più che logico che non vi fosse testo storico e libro scolastico che si degnasse di fare cenno alcuno di Foibe, di infoibati e di infoibatori.

Dopo circa mezzo secolo da quella primavera di sangue del ’45, più propriamente in prossimità dell’89, il muro dell’oblio e del silenzio ha cominciato a mostrare qualche crepa, qualche incrinatura. Progressivamente la vicenda, la tragedia, il termine stesso “foiba” ha cominciato ad avere circolazione. E’ del 3 novembre 1991 la storica visita a Basovizza del Capo dello Stato Francesco Cossiga il quale chiese perdono per il silenzio che per cinquant’anni, per opportunismo politico, lo Stato e i partiti politici italiani avevano tenuto sulle tragedie del confine orientale.

Poi è arrivata anche la televisione, quella di Stato, che con la fiction “Il cuore nel pozzo” ha coinvolto il grande pubblico. Infine la stesso Parlamento nazionale, con la legge 92/2004 (la cosidetta “legge Menia”), approvata con voto quasi unanime, ha istituito la “Giornata del ricordo”, ponendo così almeno ufficialmente fine alla mistificazione dell’oblio e della rimozione.

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Al tentativo (fallito) di cancellare la memoria ha fatto seguito quello di manipolare la natura storica di quanto avvenuto. L’obbiettivo di questi manipolatori era molto semplice e lineare: ridurre tutta la tragedia ad un episodio di conflitto tra etnie, inchiodare sul banco degli imputati gli “opposti nazionalismi”, mimettizzare, rimuovere, far scomparire del tutto le responsabilità ideologiche del Comunismo.

Nelle tre ore e passa di proiezione televisiva de “Il cuore nel pozzo” non può certo essere casuale che si parli in continuazione di Slavi e di Italiani, ma che non si pronunci una volta che sia una sola la parola tabù “comunisti”.

Spiace ricordare che tale mistificazione ha trovata la sua consacrazione nella sede solenne del Quirinale, nella occasione storica della consegna dei primi riconoscimenti ai famigliari degli infoibati, nelle parole autorevoli, autorevolissime del Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi: nel suo discorso è risultata infatti rigorosamente e clamorosamente assente la parola “Comunismo”.

Eppure, a dimostrare la falsità di tale interpretazione etnica, basta ben poco. La lettura di un volume che si intitola “Anche noi siamo morti per la patria”, edito e presentato dalla Lega Nazionale; ne sono autori cinque cittadini sloveni ed ha come tema le stragi, gli eccidi commessi dalle bande comuniste titine a danni di cittadini sloveni, a guerra finita. Si tratta di 892 pagine, tutte documentate, che testimoniano in maniera inequivocabile una sicura verità: mentre da noi i comunisti di Tito trucidavano migliaia di Italiani, a pochi chilometri di distanza nella stessa epoca, gli stessi comunisti di Tito trucidavano decine di migliaia di Sloveni. Perchè la loro motivazione non era assolutamente etnica, bensì rigorosamente ideologica: concimare con il sangue e con il terrore la nascita del nuovo stato comunista yugoslavo.

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Dopo la fase del silenzio e dopo quella della rimozione ideologica, siamo oggi alle prese con una nuova versione delle manipolazioni, a danni della tragedia delle Foibe. Mi riferisco cioè alla categoria dei “negazionisti” ed a quella dei “giustificazionisti”.

I primi (emuli del noto prof. Irving, negatore dell’Olocausto) sostengono che è ben vero che ci sono stati degli infoibamenti, ma assicurano essersi trattato solo di qualche singolo caso (sedicenti “storici” di questa congrega parlano di poco più di una decina di infoibati). A questi mistificatori delle Foibe che “negano”, si aggiungono poi coloro che “giustificano”: la causa di quanto successo andrebbe cercata – secondo costoro - nei “misfatti degli Italiani”, giacchè infoibamenti e violenze varie altro non sarebbere che la comprensibile reazione a tali misfatti. Da ciò quindi la assoluzione degli Infoibatori, generosamente rilasciata da questi “giustificazionisti”.

Gli argomenti per smascherare questi manipolatori della Storia ce ne sono in abbondanza. Oggi se ne è aggiunto uno nuovo che costituisce una sorta di prova provata del loro mendacio, nella più assoluta mala fede.

Si tratta di quanto ricordato alla Cerimonia di Basovizza: l’elenco di oltre mille vittime in prevalenza del goriziano che il Sindaco di Gorizia ha ufficialmente ricevuto dal Governo (Ministero degli Esteri) di Lubiana.

Un documento che nella lunga sequenza di nomi che vi sono riportati smentisce manifestamente la tesi dei negazionisti che parlavano di poche decine di infoibati; oltre un migliaio relativamente al solo goriziano; ne risultano ben confermate le migliaia e migliaia di vittime relativamente a tutta l’area della Venezia Giulia e della Dalmazia.

E poi la fonte: se è un organo ufficiale della Stato quello che ha fornito tale elenco (e cioè il Ministero deli Esteri sloveno) ciò stà a provare che erano sempre organi ufficiali dello stato (jugoslavo) quelli che le oltre mille vittime le avevano catturate e trucidate, per poi conservarne ufficialmente i nominativi, proprio negli archivi di Stato, dove sono rimasti per oltre mezzo secolo.

Ma gli organi ufficiali di uno Stato (e di un partito) non agiscono come le singole persone, non sono cioè mossi da passioni e da risentimenti, non operano per volontà di vendetta. Gli organi ufficiali di uno Stato (e di un partito) non operano in forza di sentimenti, bensì in nome di disegni di razionalità, di obbiettivi lucidamente perseguiti. Vale a dire che fantomatiche motivazioni di reazione, di vendetta per fantomatici “crimini italiani” non hanno niente acchè fare con tali tragiche vicende.

Ecco le regione del mio grazie al governo di Lubiana: quegli elenchi con oltre mille nominativi inchiodano alle loro trame di menzogna sia i “nagazionisti” che i “giustificazionisti”, quegli elenchi costituiscono la prova provata che la tragedia delle Foibe ha riguardato migliaia e migliaia di vittime innocenti e che all’origine di quei misfatti la causa vera va cercata nella lucida e criminale volontà di Tito di costruire sul terrore e sul sangue la nuova entità statale del Comunismo jugoslavo.

Paolo Sardos Albertini