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La verità nei documenti del National Archives di Kew Gardens (Londra)
Vergarolla: la strage figlia della strategia del terrore

POLA - Figli del Caso o del freddo Calcolo, il terrore, la morte, lo strazio esplosi in riva al mare, a Vergarolla, alle 14,10 di quella calda domenica
datata 18 agosto 1946? Un' incognita lunga sessantadue anni che ora potrebbe privarsi dell'interrogativo: dietro la strage l'OZNA, la mano quella di tale Giuseppe Kovacich. Lo rivela "Il Piccolo" a firma di Pietro Spirito. Per Pola, la data è memoria di tanti dolori personali che, tessera su
tessera, ferita su ferita, compongono un enorme, incancellabile dolore collettivo. E non si sa quale sanguini di più. Per la città, la data è memoria del tempo e del luogo che ne cambiarono per sempre l'anima aprendo interrogativi e sospetti.


Presentato il primo volume del "Registro delle vittime del Confine orientale"

lager-tito

LAGER TITINI - ESODO DEGLI ISTRIANI FIUMANI E DALMATI - FOIBE

le tragedie del confine orientale

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un documento semplice e completo realizzato dalla sezione di Firenze della Lega Nazionale in prima linea nella battaglia per la verità e contro gli ultimi trinariciuti vessilli di ideologie sconfitte dalla storia

Chi controlla il presente controlla il passato, chi controlla il passato controlla il futuro.

George Orwell

PRESENTAZIONE

Per comprendere la tragedia che ha colpito le popolazioni giuliano dalmate dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 e ben oltre la conclusione delle ostilità, è indispensabile far riferimento alle cose che ognuno di noi reputa importanti, in base ad una personale scala di valori.

La famiglia, gli amici, la casa, i beni, i ricordi, le tradizioni, le proprie radici culturali legate a suoni, sapori, odori della terra in cui si è cresciuti e al legame inscindibile con i propri morti.

I 350.000 italiani costretti a fuggire dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia hanno dovuto lasciare tutto questo.

Molti di loro hanno perso familiari, amici e conoscenti.

Le loro case e proprietà sono state confiscate e mai indennizzate.

Accusati di essere criminali italiani nemici del popolo, migliaia di loro sono stati massacrati senza pietà, vittime di una furia omicida alimentata da un nazionalismo esasperato.

Costretti a optare tra rimanere italiani e andarsene, oppure divenire jugoslavi pur di rimanere sulla propria terra, la maggior parte di loro intraprese la via dell'esilio come una scelta di libertà e venne accolta in Patria con l'ostilità e il fastidio che si prova per gli indesiderati.

La propaganda comunista, l'indifferenza e la disinformazione li fecero apparire all'opinione pubblica come "criminali". Insultati e tacciati di essere reazionari e fascisti, secondo l'equazione manichea che bollava senza distinzione: "esule uguale fascista", furono lasciati soli.

Prima della guerra la popolazione del confine orientale era stata fascista né più né meno del resto degli italiani.

Sostenere che in una terra di frontiera estremamente disomogenea e pervasa, per secoli, da passioni contrastanti tra etnie diverse, gli istriani fossero tutti vocati al fascismo è evidentemente illogico e rappresenta semplicemente una delle tante menzogne raccontate su un popolo che, nonostante le profonde ingiustizie e atrocità subite, non ha mai, in alcun momento, fatto ricorso all'uso della violenza e al terrorismo. Un esempio dal quale, anche quei popoli che rivendicano oggi il diritto di avere una propria terra, dovrebbero trarre insegnamento.

La memoria dei martiri delle foibe è stata sepolta ed infangata per lunghi anni.

Dopo una spietata "pulizia etnica", gli esuli hanno dovuto subire infatti anche una sistematica pulizia storiografica e la loro tragedia è stata dimenticata.

Albert Camus nel suo libro, La peste, scrisse: "La profonda sofferenza di tutti i prigionieri e di tutti gli esuli è vivere con una memoria che non serve a nulla." Pochi italiani hanno riconosciuto che sono stati gli esuli, con il loro sacrificio ed i loro beni, a pagare una consistente parte del "debito di guerra" per la sconfitta dell'Italia.

La loro tragedia, sepolta per oltre cinquant'anni, con colpevoli lacune e disarmanti silenzi, è stata frutto di una epurazione tanto vergognosa quanto "necessaria" per non dover riconoscere ed ammettere anche gli innumerevoli errori compiuti in nome della Resistenza; ma, soprattutto, per non dover ammettere e riconoscere che se tutti i democratici furono antifascisti, non tutti gli antifascisti furono democratici.

Sono molte le pagine scritte che devono essere riviste, tenendo sempre ben presente che l'opera di revisione, necessaria e doverosa, deve però riguardare i fatti, le interpretazioni, gli errori compiuti, l'acquiescenza e le omissioni.

3 Il revisionismo non può e non deve certo riguardare i principi e i valori che portarono alla nascita della democrazia nella Repubblica italiana.

Ricordare gli italiani uccisi nelle foibe dai comunisti di Tito e far conoscere a tutti, anche ai più giovani, quali e quanti massacri sono stati compiuti all'ombra della falce e martello, non giustifica ne potrà mai modificare il giudizio di condanna, morale, politico e storico delle persecuzioni razziali, ma è un atto di giustizia dovuto, perché la mancanza di verità storica costituisce un oltraggio alla memoria delle vittime ed insieme alla nostra coscienza.

Le responsabilità sono sempre personali o dei governi, non dei popoli. Confondere le responsabilità e attribuirle genericamente e indifferentemente ad un'intera popolazione o, peggio, ad un gruppo etnico, significa alimentare la spirale d'odio ed il conflitto rendendolo difficilmente sanabile.

Le motivazioni che hanno portato all' "Olocausto" e alla "pulizia etnica" sono profondamente diverse così come lo sono le loro dimensioni.

I nazisti eliminarono gli ebrei e gli zingari, gli omosessuali e i portatori di handicap per ragioni "razziali", una sorta di "pulizia biologica"; i titini eliminavano gli italiani per balcanizzare il territorio e "bonificare" l'Istria, Fiume e la Dalmazia dalla presenza millenaria del ceppo latino-veneto.

La "pulizia etnica" posta in atto contro gli italiani è sempre stata considerata una tragedia minore, un fenomeno reattivo, una conseguenza dei torti subiti durante il fascismo, che costituirono sicuramente un ottimo pretesto, servito su un piatto d'argento, al nazionalismo di Tito, ma non certo la causa primaria.

Quei tragici avvenimenti furono infatti il frutto di un disegno politico scientemente preparato e cinicamente eseguito.

Nella memoria collettiva e nella storiografia ufficiale l'Olocausto è giustamente presente, e non potrebbe essere altrimenti.

Trova spazio in tutti i libri di testo, nella cinematografia mondiale sia filmica che documentaristica e viene ricordato costantemente dai mezzi di informazione.

Ogni studente italiano conosce bene quegli orrori.

La tragedia istriana, giuliano dalmata, al contrario, è stata per decenni omessa da tutti i testi scolastici ed è solo da dopo il dibattito sulla faziosità dei libri di testo, che in alcune edizioni viene riportata qualche informazione a riguardo, anche se spesso, purtroppo, ancora in forma superficiale e didascalica.

La condanna politica e morale di tutti gli stati nei confronti dell'antisemitismo è unanime, e, in forma autocritica, anche molti esponenti dei governi tedeschi sono sempre stati in prima linea nell'esecrare quegli accadimenti.

Diversamente, in merito al genocidio titino, non c'è mai stata alcuna presa di posizione ufficiale di condanna da parte dei governi balcanici: la Jugoslavia prima, la Croazia e la Slovenia poi, oltre a non aver mai espresso le loro "scuse ufficiali" ai familiari delle vittime, non hanno collaborato ad aprire, agli storici di tutto il mondo, i loro archivi di stato.

Anche sul piano giudiziario, le procedure ed i risultati sono da sempre stati diversi: sebbene alcuni siano riusciti ad eludere la giustizia internazionale, molti gerarchi nazisti sono stati processati a Norimberga. Nessun criminale titino ha invece scontato un solo giorno di carcere, a cominciare proprio dal loro leader, inspiegabilmente a lungo stimato e "riverito" da molti capi di stato.

Ai criminali di guerra slavi l'Italia ha addirittura concesso e sta ancora versando la pensione INPS, che non ha mai invece riconosciuto ad alcuno degli internati nei lager titini.

La Lega Nazionale d’Istria Fiume Dalmazia - Mirabili Lembi d’Italia ha fatto tradurre ed ha patrocinato la pubblicazione dell’opera

 

ANCHE NOI SIAMO MORTI 
PER LA PATRIA

“ Tudi mi smo umrli za domovino”

 

lavoro compiuto con ammirabile impegno da cinque coraggiosi cittadini sloveni, che in un ambiente ancora ostile, hanno voluto portare a conoscenza di tutti, le testimonianze degli efferati delitti e degli eccidi commessi dalle bande titine (composte da comunisti italiani e sloveni) entro gli attuali confini della Slovenia ed in particolare nei territori ex italiani, sia durante il secondo conflitto mondiale sia dopo che la guerra era finita.

Una sconvolgente antologia di sadismo, crudeltà e ferocia.

È un volume prezioso di 892 pagine documentato con diverse attestazioni nel testo originale (con relative traduzioni). Vi sono inoltre alcune interessanti illustrazioni ed anche delle struggenti poesie.

Un testo che non dovrebbe mancare in nessuna famiglia che ha rispetto della verità e vuole che venga diffusa.

 

recensione de La Voce del Popolo

recensione de Il Secolo d'Italia

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Presso la Lega Nazionale - via Donota 2 /III piano - tel. 040365343,  al prezzo di Euro 30,00

Foibe ed esodo, la congiura del silenzio di Stelio Spadaro ( L'Unità 27marzo 2007 )

Caro Collotti, è importante che l’opinione pubblica sia cosciente che nella Venezia Giulia non furono solo due i totalitansmi, fascismo e nazismo macchiatisi di imperdonabili crimini ma tre anche il comunismo

E’ utile ripercorrere le tracce di una discussione avviata dal prof. Enzo Collotti sulle colonne del manifesto (11/2/2007) a proposito delle celebrazioni del Giorno del Ricordo delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata e dell’intervento in merito del Presidente Giorgio Napolitano. È utile perché la storia del confine orientale italiano, come ha sottolineato Emilio Gentile sull’ultimo numero del supplemento domenicale del Sole 24 Ore, non si colloca nei limiti angusti di una storia locale bensì è in grado di sollevare questioni sempre attuali sul problema della nazione italiana e sulla debolezza della coscienza nazionale nello Stato unitario, fin dalla sua costituzione, e non solo dopo la Seconda guerra mondiale». Inoltre, quella storia coinvolge la capacità di molta parte della nostra storiografia di aggiornare le sue categorie interpretative e di colmare i suoi ritardi.


Malga Bala, Medaglie D'oro Ai Carabinieri
Brescia – Dopo 65 anni la tragedia dei 12 carabinieri torturati e uccisi a Malga Bala (oggi Slovenia) esce dal dimenticatoio della storia. Al vicebrigadiere Dino Perpignano e ai suoi giovani compagni con le stellette, sorpresi da presunti partigiani slavi mentre erano di guardia a una piccola centrale elettrica – era il 25 marzo 1944 -  sono state riconosciute  le medaglie d'oro al valor civile come vittime di una operazione di pulizia etnica.


DOSSIER FOIBE ED ESODO

UNA STORIA NEGATA A TRE GENERAZIONI DI ITALIANI

a cura di Silvia Ferretto Clementi

 

Tratto dal Dossier Foibe ed Esodo, curato da Silvia Ferretto Clementi, Consigliere Regionale della Lombardia. (www.ferretto.it)

 

1 - Presentazione

 

2 - La pulizia etnica e il Manuale Cubrilovic

- La pulizia etnica

 

3 - Le Foibe e i campi di concentramento iugoslavi (1)

- Definizione di Foiba e il suo significato letterale

- L'utilizzo delle Foibe

- Infoibamenti

- Le modalità degli infoibamenti

- La quantificazione delle vittime

- La Foiba di Basovizza

 

4 - Le Foibe e i campi di concentramento iugoslavi (2)

- L'inferno titino

- I campi di concentramento iugoslavi

- Goli otok

- Borovnica

- Le torture

 

5 - La pulizia storiografica

- Le Foibe a scuola

- Gli anni del silenzio

 

6 - Le responsabilità politiche

- Il silenzio degli alleati

- Il Governo italiano

- Le responsabilità del Partito Comunista Italiano

- Il dibattito sulla faziosità dei libri di testo

- Le opinioni degli storici

- Le prese di posizione dei politici

 

7 - Le Foibe nei testi: verità, falsità omissioni

 

8 - Verso la memoria condivisa

- Anni '90: le prime aperture

- Aperture e negazionismo

- I riconoscimenti istituzionali

 

9 - I processi: la giustizia negata

 

10 - Le pensioni INPS agli aguzzini

 

11 - Un videogioco sloveno sulle foibe

 

 

scarica il dossier completo in formato pdf

Il tricolore con la stella rossa, la bustina di partigiani di Tito, slogan d’altri tempi e insulti a «Berlusconi fascista» sono l’incredibile messinscena che ha bloccato un gruppo di esuli italiani colpevoli di voler deporre dei fiori su una foiba. La gazzarra è scoppiata ieri mattina a 12 chilometri da Trieste, nei pressi del paese sloveno di Lokev (Corgnale di Divaccia). Alla fine gli esuli istriani, fiumani e dalmati, hanno dovuto far marcia indietro senza poter raggiungere la foiba. Una delle tante cavità carsiche dove nel 1945, a guerra finita, furono trucidati non solo italiani, ma pure sloveni.


Abbiamo analizzato e sottoposto a critica le diverse chiavi di lettura della vicenda del "terrore titino" e nessuna sembra offrire una spiegazione completa e convincente di quanto accaduto sessanta anni or sono in queste terre.

Resta ora da analizzare e da valutare l'ultima delle possibili interpretazioni, quella cioè propriamente ideologica, che individua nel Comunismo, in quanto tale, la regia, la responsabilità di quelle violenze, di quegli eccidi di quelle vera e propria tragedia vissuta dalle Genti Giulie e riassunta dai termini "Foibe" ed "Esodo".

Vladimir Lenin lo aveva insegnato: la costruzione di uno stato comunista richiede di essere concimata con una dose adeguata di "terrore". Sarà questa operazione iniziale che poi porterà frutti nel futuro, negli anni e magari nei decenni, perché il "terrore" ha questa caratteristica intrinseca, di operare a lungo, lunghissimo termine nell'animo delle persone. Quello degli inizi continuerà dunque ad essere efficace e funzionale al permanere dello Stato Comunista (tutt'al più richiederà, di volta in volta, qualche adeguato richiamo).

I seguaci di Lenin, in tutte le parti del mondo, in tutti i diversi momenti storici, si sono sempre attenuti a tale insegnamento del loro maestro.

Il "terrore" da essi realizzato ha seguito degli schemi ben precisi; primo fra tutti quello di utilizzare, di "cavalcare" conflitti preesistenti, piuttosto che andarne a creare di nuovi.

Così, sempre per considerare la primavera del '45, in Emilia e Romagna agrari e preti furono vittime della violenza di braccianti ed anticlericali. Ma le fila di quelle violenza erano chiaramente nelle mani del Partito Comunista che, proprio su quel terrore, costruì quell'egemonia politica che tutt'ora è operante.

E nel triangolo industriale, pressoché nelle stessa epoca, furono gli operai a gettare nei forni capetti e dirigenti. Anche in tali situazioni il partito comunista non andava ad inventare un conflitto ex novo, ma utilizzava per i suoi fini uno preesistente.

Ai confini orientali d'Italia il conflitto preesistente non era quello di classe o quello religioso, era piuttosto quello etnico, tra Italiani e Slavi. Ed i Comunisti provvedono a gestirlo, a "cavalcarlo". Il tutto in piena armonia tra Comunisti di Togliatti e Comunisti di Tito.

Nelle Foibe finiscono dunque in prevalenza Italiani, ma tra gli infoibati ci sono anche Sloveni e Croati (nonché Tedeschi e Neozelandesi) e, per quanto concerne gli infoibatori , sicuramente in larga maggioranza erano Slavi, ma non mancavano tra di essi anche gli Italiani.

Certo è che nelle Foibe non venivano gettati Comunisti (Italiani o Croato o Sloveni che fossero)e che tra gli Infoibatori non c'era nessuno che fosse qualificabile come anti comunista.

E' sempre la regia di un organismo, come il Partito Comunista, che spiega la sistematicità attraverso cui il "terrore" trova attuazione, la scientificità con la quale si punta agli uomini del CLN e comunque a chiunque possa essere di disturbo nel nuovo regime che sta nascendo. E accanto a tale lucidità quella adeguata dose di casualità irrazionale che sola riesce a far sentire tutti sotto la cappa della paura.

E' sempre la chiave di lettura ideologica che spiega, senza difficoltà di sorta, anche la persecuzione religiosa: perfettamente congeniale a dei Comunisti, anche se Sloveni o Croati.

Nelle oltre tre ore del film "Il cuore nel pozzo" c'è un grande, grandissimo assente, c'è una sorta di buco nero nella storia: il termine Comunismo non viene mai nominato, neppure una sola volta.

Forse a dimostrazione di un fatto: per mezzo secolo è stato pressoché proibito parlare di Foibe e di Esodo, oggi finalmente si può farlo a condizione però di non menzionare chi porta la responsabilità di quella tragedia, vale a dire il Comunismo.

* * * * *

Questo Convegno, promosso dalla Lega Nazionale unitamente alla Società di Studi Fiumani ed all'Unione degli Istriani, ha l'ambizione di portare un contributo al superamento anche di tale residuo tabù.

Lo fa nelle consapevolezza che non può bastare rievocare avvenimenti di sessanta anni or sono, occorre ricordare sì, ma per riuscire a capire.

La metodologia individuata è stata quella di mantenere l'unità di azione - il terrore titino - nonché l'unità di tempo - la primavera '45 - di inserire invece la diversità dei luoghi.

Parleremo così del terrore titino, in quel momento storico, così come si è manifestato a Trieste ed a Gorizia, in Istria, a Fiume ed in Dalmazia.

Tale criterio di diversificazione geografica , nell'approccio allo stesso fenomeno storico, potrà offrirci degli strumenti per capire le risposte che stiamo cercando.

Peraltro, rivolgendoci sempre alla geografia, potrebbe venirci anche un ulteriore contributo di comprensione .

Alla fine della seconda guerra mondiale l'Italia subì delle menomazioni territoriali ad Est (Venezia Giulia, Fiume, Zara) a favore dello Stato Jugoslavo e tali menomazioni furono segnate dalla tragedia delle Foibe, dell'Esodo, della rapina dei beni e così via.

Sempre in conseguenza della guerra persa l'Italia subì delle menomazioni territoriali anche ad Ovest, a favore della Francia (Briga e Tenda). Non risulta però che in tali aree vi siano stata stragi di Italiani, che siano stati costretti ad sodare, che abbiano subito l' esproprio dei beni.

Eppure non è che la Francia fosse all'epoca meno nazionalista della Jugoslavia e sicuramente, memore della famosa "pugnalata alla schiena", non era certamente più ben disposta verso i vicini Italiani.

La differenza tra le due situazioni era unicamente di natura ideologica: ad Ovest il nostro vicino era liberal-democratico, ad Est era Comunista.


PAOLO SARDOS ALBERTINI

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