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Le immagini
Alcune immagini relative all'esplorazione di alcune foibe e al recupero delle salme (si ringrazia: Foibe: 60 anni di silenzi)

 

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Alcune immagini relative all'esplorazione di alcune foibe e al recupero delle salme (si ringrazia: Foibe: 60 anni di silenzi)

 

 

1 maggio 1945: Trieste è pronta a festeggiare la fine di una guerra, lunga e dolorosa. Il giorno precedente i Volontari della Libertà, gli uomini del C.L.N. guidati da don Marzari, hanno preso il controllo della città, sottraendolo alle truppe tedesche ( e la mediazione del Vescovo mons. Santin è riuscita anche a salvare il porto e le altre strutture della città).

La guerra è dunque finita ed i Triestini si accingono a festeggiare la pace, come armai si fa in tutt’Italia ed in tanta parte d’Europa. Ma la realtà che scoprono, quella mattina del 1 maggio, è tutt’altra. I nuovi arrivati, le truppe comuniste jugoslave del maresciallo Tito, non sono portatori di pace, sono oppressori quanto e più delle truppe naziste che se ne sono appena andate e che per due lunghissimi anni avevano governato la città.

Le truppe titine iniziano subito con il dare la caccia proprio agli uomini del C.L.N. e assieme a loro a migliaia e migliaia di triestini, alcuni caratterizzati politicamente (sia perché fascisti che in quanto comunque esponenti di movimenti politici, anche se antifascisti), altri, tantissimi altri senza nessuna apparente ragione di ordine politico, con un meccanismo perverso di pura casualità (in un certo numero di casi sono vicende e rancori personali a sostituirsi alla casualità).

Per tutto un lunghissimo mese Trieste vive questa sorta di mattanza. Migliaia e migliaia di suoi figli che, sottratti ai propri cari, spariscono nelle grinfie della cosiddetta Milizia Popolare per non fare mai più ritorno. Buona parte di costoro finisce in quelle nere cavità carsiche che portano il nome di “foibe”. Il rituale è ben definito: vengono legati a due a due, portati sull’orlo della voragine e poi ad uno dei due viene sparato un colpo alla nuca affinché, cadendo, si trascini anche l’altro nella voragine.

Un rituale tragico e barbarico (prevedeva anche il lancio finale, nella foiba, di un cane nero sgozzato) con il quale sono stati trucidate migliaia e migliaia di esseri umani: il tutto a guerra finita! Nella Foiba di Basovizza - il Pozzo della Miniera che costituisce un po’ il simbolo di tutte le foibe – gli infoibati si è dovuti quantificarli con il più arido e crudele dei sistemi: cinquecento metri cubi di poveri resti umani.

Una mattanza durata oltre quaranta giorni, fino cioè a quel 12 giugno 1945 quando le truppe Alleate indussero quelle slavo-comuniste a lasciare la città. Una tragedia che ha segnato tante e tante famiglie triestine e che ha determinato un vero e proprio trauma psichico in tutta la città. Per anni si è vissuti in una sorta di incubo, nel quale incalzava, ossessiva, una domanda: e se tornano i Titini e riprende la tragedia delle Foibe?

Sarà solo dopo il 26 ottobre 1954, con il ritorno di Trieste all’Italia, che tale incubo inizierà a svanire.

La Foibe, se hanno costituito incubo per i Triestini, hanno parimenti rappresentato un raffinato ed efficace strumento di terrore per gli Istriani. Perché proprio la vicenda drammatica degli infoibamenti ha avuto un ruolo sicuramente determinante nel creare in Istria quell’atmosfera di paura, di terrore che ha convinto in trecento e cinquanta mila a lasciare case , paesi, cimiteri per sfuggire, in Italia, al regime liberticida ed assassino del comunismo jugoslavo. Perché tutti erano ben consapevoli che, a restare, bastava il fatto di non essere comunisti per rischiare di finire come gli infoibati

PAOLO SARDOS ALBERTINI

La parola" Foiba" è entrata nell'uso comune ed indica la voragine carsica divenuta tomba di vittime italiane. Si parla di foibe e di infoibati anche quando le vittime furono sotterrate in cave di bauxite, come in Istria, in pozzi di miniere, come Pozzo Littorio d'Arsia, in Istria, e a Basovizza, presso Trieste. Furono commessi eccidi anche in campi di concentramento, come a Maresego, Aidussina, Borovnica; altri condannati furono annegati, come a Santa Marina di Albona ed a Zara, o nel mare di Fasana con la "Lina Campanella".

Dal settembre 1943 ad oggi, dalla prima indagine condotta da Maria Pasquinelli, molto è stato fatto per arrivare alla verità, per conoscere finalmente il numero ed il nome di tutte le vittime; ma siamo ancora molto lontani dalla conclusione delle indagini; e solo il giorno in cui il Governo Italiano ed ora quelli sloveno e croato, apriranno i loro archivi, verranno alla luce tutte le storie, anche quelle oggi ignorate del Fiumano, della Dalmazia intera, di tutte le terre che accomuniamo nel ricordo dei nostri morti.

Nel settembre - ottobre 1943 le" foibe" sono attorno a Pisino, sede del comando jugoslavo; è la dimostrazione della premeditazione dell'eccidio. Nel secondo periodo la gran parte degli infoibamenti ebbero luogo attorno a Trieste e Gorizia, ma anche nelle zone di Tolmino a Nord e di Capodistria al sud.

Una quantificazione delle vittime è impossibile. Sarebbe impietoso, oltre che inutile ai fini di un riconoscimento, il voler sondare le voragini
del Carso, scavare nelle cave dell'Istria o scandagliare il mare elenchi estremamente prudenziali vale quanto segue:

dopo l'8 settembre 1943:
esumate 355 salme
accertate 40 vittime
altre presunte 503 vittme

fino al termine delle operazioni militari:
esumate 93 salme
altre presunte 200 vittime

dopo la fine delle operazioni militari:
esumate 546 salme
accertate 286 vittime
altre presunte 4940 vittime

Da tale assolutamente incompleta elencazione, risultano dunque i seguenti dati:

salme esumate 994
vittime accertate 326
vittime presunte 5.643
vittime nei gulag titini 3.174
-----------------------------------------
totale 10.137


In 37 foibe e fosse e cave di bauxite non è stato possibile alcun accertamento, pur essendo nella certezza che vi furono compiuti massacri. Sulla scorta della documentazione e dalle analisi compiute negli ultimi anni confermiamo che le vittime, militari e civili, per mano slavo-comunista, non furono meno di 16.500.


tratto da
"Guardia d'Onore" nov-dic 2004

Il termine "foiba" è una corruzione dialettale del latino "fovea", che significa "fossa"; le foibe, infatti, sono voragini rocciose, a forma di imbuto rovesciato, create dall’erosione di corsi d’acqua nell'altopiano del Carso, tra trieste e la penisola istriana; possono raggiungere i 200 metri di profondità.

In Istria sono state registrate più di 1.700 foibe. (Nella foto una foiba istriana).

Le foibe furono utilizzate in diverse occasioni e, in particolare, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale per infoibare (“spingere nella foiba”) migliaia di istriani e triestini, italiani ma anche slavi, antifascisti e fascisti, colpevoli di opporsi all’espansionismo comunista slavo propugnato da Josip Broz meglio conosciuto come “Maresciallo Tito”.

Nessuno sa quanti siano stati gli infoibati: stime attendibili parlano di 10-15.000 sfortunati. [una tragica contabilità]

Le vittime dei titini venivano condotte, dopo atroci sevizie, nei pressi della foiba; qui gli aguzzini, non paghi dei maltrattamenti già inflitti, bloccavano i polsi e i piedi tramite filo di ferro ad ogni singola persona con l’ausilio di pinze e, successivamente, legavano gli uni agli altri sempre tramite il fil di ferro. I massacratori si divertivano, nella maggior parte dei casi, a sparare al primo malcapitato del gruppo che ruzzolava rovinosamente nella foiba spingendo con sé gli altri. (Il disegno è tratto da un opuscolo inglese).


Nel corso degli anni questi martiri sono stati vilipesi e dimenticati. La storiografia, lo Stato italiano, la politica nazionale, la scuola hanno completamente cancellato il ricordo ed ogni riferimento a chi è stato trucidato per il solo motivo di essere italiano o contro il regime comunista di Tito.



(tratto in parte da Foibe: 60 anni di silenzi)

LA NOTIZIA: QUATTRO NUOVE FOIBE e 130 NUOVI INFOIBATI

I resti di circa 130 persone sono stati ritrovati in quattro foibe della Ciceria, nell’Istria nord-orientale. Lo conferma, al quotidiano di Pola “Glas Istre”, Alan Bosnar direttore dell’Istituto di medicina legale dell’università fiumana dove è stata completata la parte tecnica della perizia delle ossa esumate nelle foibe… “In tutte e quattro le foibe sono stati ritrovati resti di ossa umane … abbiamo appurato che in queste quattro foibe carsiche hanno perso la vita 130 persone… Siamo giunti alla conclusione che gli infoibamenti risalgono al periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale, ossia a cavallo tra gli anni ’40 e ‘50… non si è trattato di morti dovute a cause naturale. Però non possiamo stabilire se si tratta di traumi provocati dalle conseguenze della caduta o se la morte è sopraggiunta in precedenza.”

(così riporta Il Piccolo del 19 febbraio 2005 a pagina 9)

[leggi tutto l'articolo]

 

PIETAS CRISTIANA E SOLIDARIETA’ UMANA

In primo luogo: un senso di cristiana pietà per queste povere vittime della barbaria ideologica, vanno ad aggiungersi a quelle decine e decine di milioni di esseri umani che il Comunismo ha sacrificato in nome delle sue false promesse di eterna felicità. Ma anche tanta, tanta solidarietà per i parenti di questi infoibati: l’indagine che ha portato al ritrovamento è nata infatti dalle richieste dei parenti di alcune delle vittime. In particolare ad opera di Vinko Hlaj che voleva e vuole giustizia per la morte del padre Ivan (di cui forse ha trovato un paio di scarpe in una delle foibe).

 

NEGAZIONISTI & TRINARICIUTI

Inoltre: questo recente ritrovamento va anche doverosamente dedicato a quegli storici (o sedicenti tali) che del negare l’evidenza tragicamente solare delle Foibe sembrano aver fatto una ragion di vita. Tra questi “negazionisti” ne ricordiamo almeno due: la signorina Claudia Cernigoi ed il signor Sandi Volk. Chissà se il ritrovamento, ancora oggi, dopo mezzo secolo, di nuove foibe, di altri infoibati li farà recedere dal loro “negazionismo”? Lo speriamo, ma non ci contiamo troppo.

Servirà almeno a far cambiare idea ai diversi “trinariciuti” che citano la Cernigoi ed il Volk quasi fossero fonti autorevoli e veritiere? Questo lo escludiamo: perché un “trinariciuto”, per definizione, non cambia mai idea.

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