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Dopo la pubblicazione del libro “L’Alba dell’Infinito” (editore Luglio Trieste 2012), che raccoglie 79 poesie, abbiamo avuto occasione di cogliere parole, riflessioni, speranze, espresse da Marco nel corso degli ultimi vent’anni della sua breve esistenza. La conoscenza di Marco, attraverso quelle semplici, ma spiritualmente preziose  composizioni, è stata profonda, lasciando in molte vite “solchi  nella sabbia dei ricordi”(poesia “Sogni” ).

Un gruppo di amici, che non lo dimenticano, ma anzi ne conservano nel cuore la testimonianza di luce e di speranza, hanno proposto, dopo la pubblicazione delle poesie (presentate in numerose occasioni nell’estate-autunno 2012),la realizzazione di una mostra fotografica, che ha consentito, attraverso le immagini di Marco fissate in molteplici momenti della sua intensa e rapida corsa sulla terra, di conoscere ulteriormente la bellezza della sua anima: sorriso, giocosità, contemplazione.

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La Lega Nazionale e l’Unione degli Istriani hanno ricordato, il 12 giugno 2013, il 68° anniversario della liberazione della città di Trieste dall’occupazione jugoslava.

Sono state deposte corone d’alloro al Famedio della Questura di Trieste, in memoria degli Agenti di Polizia sequestrati ed infoibati durante i quaranta giorni dell’occupazione jugoslava, al Monumento alle Vittime delle Foibe nel Parco della Rimembranza, sul Monumento ai Caduti per l’Italianità di Trieste sulla sommità del Colle di San Giusto e, infine, alla lapide in ricordo dei deportati dai partigiani comunisti jugoslavi posta alla Scuola Allievi Agenti della Polizia di Stato di San Giovanni.

Nelle immagini che seguono, i momenti salienti delle varie cerimonie.

 

cliccando qui potete visionare le immagini delle celebrazioni

 

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Venerdì 7 giugno, nella sala “Beato Francesco Bonifacio” dell’Associazione delle Comunità Istriane in via Belpoggio 29/1 a Trieste, avrà luogo alle ore 11.30 la premiazione della prima edizione del concorso “Vivere nella Storia” e, a seguire, l’inaugurazione della mostra delle opere in gara.

L’iniziativa è promossa congiuntamente dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD) - Comitato provinciale di Trieste in collaborazione con l’Associazione delle Comunità Istriane.

Il concorso, indetto lo scorso aprile dall’ANVGD - Comitato provinciale di Trieste, è volto a sensibilizzare docenti e studenti sul Giorno del Ricordo anche in riferimento alla commedia dialettale “Quando tornaremo?”, rappresentata dalla compagnia “La Barcaccia” il 2 marzo al Teatro dei Salesiani su iniziativa della stessa ANVGD - Comitato provinciale di Trieste e dal CDM.

La mostra si concluderà il 30 giugno 2013.

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Vogliamo ricordare la data del 24 maggio, con una bella lirica poetica di Giulio Camber Barni.

Le poesie che Giulio Camber Barni, volontario combattente, scrisse in trincea tra il 1915 e il 1918, apparvero in 12 puntate, dal 6 ottobre 1920 al 1 gennaio 1921, sul settimanale repubblicano della Venezia Giulia “L’Emancipazione”.

Nel 1935, Virgilio Giotti cura l’edizione in volume delle poesie di Camber Barni , “La Buffa”, per lo Stabilimento Tipografico Mutilati di Trieste.

A pochi giorni dalla stampa, il volume viene sequestrato per ordine del prefetto di Trieste Carlo Tiengo, forse a causa di ruggini politiche con il mondo degli ex combattenti.

Precedentemente, nel 1923, alcune poesie erano apparse, grazie all’interessamento di Giani Stuparich , “un figlio della Lega” sulla rivista “Le Nuove provincie”.

Lo stesso Stuparich in “Trieste nei miei ricordi” ebbe a scrivere : “(….) il solo poeta veramente popolaresco dell’altra guerra, la visse col popolo soldato, la sentì e la espresse con l’invenzione, la rozzezza, il cuore e la tragicità del popolo”.

 

 

LA CANZONE DI LAVEZZARI di Giulio Camber Barni

 

Il 24 maggio

La notte della guerra,

Giuseppe Garibaldi

uscì di sotto terra.

 

E andò da Lavezzari,

che si beveva il vino;

gli disse “Lavezzari,

vecchio garibaldino,

 

Lavezzari, vecchio fante,

è scoppiata un’altra guerra,

ma io non posso andarci:

perché sono sottoterra.

 

Camerata di Bezzecca,

mio vecchio portabandiera,

va’ te sul Podgora,

e porta la mia bandiera!”

 

E allora Lavezzari

Senza il becco di un quattrino

-non aveva che la camicia

e due soldi per il vino-

 

si prese la camicia,

dimenticò gli affanni,

e salì nella tradotta

come uno di vent’anni.

 

E il 19 luglio

arrivò sulla trincera,

si levò la giubba verde,

mostrò la sua bandiera.

 

E disse ai volontari

romagnoli e triestini:

Avanti alla baionetta,

e fate i garibaldini!”

 

E in testa a tutti i fanti

uscì dalla trincera

con la camicia rossa

che era la sua bandiera.

 

E i fanti della Giulia,

di Romagna e del Trentino

lo seguirono all’assalto,

e occuparono il fortino.

 

Ma lui non era pago,

oltrepassò il fortino,

e mosse verso il Peuma

e il Monte Sabotino.

 

Quattro portaferiti,

passata la bufera,

uscirono per cercare

il suo corpo e la bandiera.

 

Finalmente con la luna

che uscì dal Sabotino,

essi videro, tra i massi,

il vecchio garibaldino.

 

Egli stava sull’attenti

davanti al Generale,

che gli appuntava al braccio

i galloni di caporale.

 

E i morti dell’Isonzo,

fanti, honved, graniciari,

presentavano le armi

al vecchio Lavezzari.

 

Garibaldi diè il piedarme,

lo baciò due volte in fronte,

poi spariron con la luna

che discese dietro il monte.

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