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In una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Presidente dell'Associazione Nazionale Alpini, Giorgio Perona, esprime preoccupazione e sgomento riguardo alla decisione di rimandare in India i due nostri Fucilieri di Marina.

Potete leggere il testo completo della lettera, in formato pdf, cliccando qui

Domenica 17 u.s., ad Appiano Gentile (CO), sotto una copiosa nevicata, e’stato inaugurato il monumento dedicato, dal comune, agli Infoibati e all’esodo degli Italiani d’Istria, di Fiume e della Dalmazia.

Malgrado la pessima giornata invernale, e’ stato un grande e straodinario successo. Il programma ha dovuto subire delle modifiche, come l’annullamento del corteo fino alla piazza principale, dove in una sala, della struttura polifunzionale, dedicata all’illustre concittadino Adolfo Wildt, e’ stata allestita la mostra fotografica sulle foibe, con il materiale, messo a disposizione, dal gentile grande ufficiale Pierpaolo Silvestri. In altra saletta, verra’ proiettato il filmato “Pola addio” durante tutto il periodo della mostra.

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Alle ore 10 e’ iniziata la cerimonia con l’intervento del sindaco dott. Carlo Pagani ,il quale ha salutato le autorita’ presenti civili e militari, in particolare i numerosi sindaci dei comuni limitrofi, le varie autorevoli rappresentanze delle forze dell’ordine, le associazioni d’arma e combattentistiche, la rappresentanza dei vigili del fuoco. Va sottolineata la presenza numerosa degli alpini provenienti da varie sezioni. Ricordiamo che lo stesso Sindaco e’ un alpino e che dopo i saluti sentiti, ha esposto le motivazioni che hanno portato alla decisione di dedicare un monumento alla diaspora degli esuli. Sullo stesso tono e’ intervenuto l’assessore alla cultura Francesco Luraschi, che, con determinazione, ha ricordato la nostra tragedia, i crimini commessi con ferocia e odio, dai partigiani comunisti jugoslavi di Tito, assieme ai partigiani comunisti italiani.


La Lega Nazionale di Gorizia ha scelto la sede della sorella triestina per presentare la nuova edizione del volume “Storia della Venezia Giulia. Da Gorizia all’Istria dalle origini ai nostri giorni”. “Sezioni gemelle, entrambe sono state fondate nel 1891”, ha avuto modo di sottolineare Rodolfo Ziberna, presidente della sezione goriziana, che ha illustrato poi i contenuti e le novità collegate alla pubblicazione. Il libro esprime, volutamente in forma sintetica, duemila anni di storia della Venezia Giulia, area che ha avuto un percorso e una vocazione notoriamente diversi dal Friuli, come si evidenzia nella prefazione di Fulvio Salimbeni. La prof.ssa Maria Grazia Ziberna, estensore del volume, è stata capace di utilizzare un linguaggio accessibile ad un pubblico di lettori molto ampio, indirizzandolo particolarmente al popolo delle scuole, per stimolare i docenti ad approfondire temi storici che nei libri ufficiali non trovano spazio. “Chi non conosce sé stesso non è in grado di apprezzare gli altri” ha proseguito Rodolfo Ziberna. Questa zona poi si è in questi ultimi anni ritagliata un’immagine turistica legata ineludibilmente alle vicende che qui si sono vissute in forma del tutto particolare: e la storia rappresenta un appeal eccezionale. Il libro è pertanto uno strumento utile per far conoscere queste realtà; per favorire la sua diffusione è stato riprodotto in dvd ed è stato predisposto su formato flash, sfogliabile su tablet e smartphone. Dal sito www.storiaveneziagiulia.it è inoltre possibile scaricare il testo in pdf, ma lo stesso sito potrà essere in seguito ulteriormente implementato con nuovi scritti, studi e ricerche.
La nuova edizione contiene l’aggiunta di una decina di pagine, curata da Diego Redivo, che illustra la storia di Trieste. Nel suo intervento lo storico triestino ha sottolineato come non si possa considerare questa come storia locale, bensì la si debba ritenere storia europea da un punto di osservazione della Venezia Giulia. Ha proseguito dicendo che per tutti questi anni gli insegnanti, in particolar modo quelli triestini, hanno avuto paura di affrontare queste tematiche per i tanti riferimenti agli eventi che hanno avvelenato i rapporti in queste aree. Ormai però siamo entrati in una dimensione storica e gli insegnanti devono poter superare il problema. Il libro rappresenta poi uno strumento necessario per coloro che, volendo approdare a una dimensione di amministratori della cosa pubblica, dovrebbero conoscere più in profondità la realtà in cui sono chiamati a operare.
Presenti l’avvocato Paolo Sardos Albertini, presidente della Lega Nazionale triestina, e l’assessore regionale alle attività produttive Federica Seganti, che ha rilevato come il trend di crescita turistico di queste aree sia notevolmente aumentato in questi ultimi anni, proprio grazie al lavoro svolto dalla direzione al turismo della Regione Friuli Venezia Giulia nel ricercare di individuare e promuovere i corretti punti di forza delle diverse aree, che per la Venezia Giulia sono sicuramente la sua storia, aiutata da un patrimonio urbano e paesaggistico di tutto rispetto.

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Il Comitato 10 Febbraio esprime la propria ferma condanna alle parole di Vito Francesco Polcaro, presidente dell’ANPI di Roma, in merito all’inaugurazione di un cippo in Piazza Dalmazia in ricordo delle foibe e dell’esodo dei giuliani e dei dalmati.

«Il giustificazionismo di Polcaro, secondo cui le foibe furono una reazione jugoslava alle violenze fasciste, non rende giustizia al popolo istriano, fiumano e dalmata che ha dovuto pagare da solo l’intero prezzo della sconfitta italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Collegare le violenze fasciste alle foibe è semplicemente un falso storico, oltre che un’operazione vergognosa» ha affermato Michele Pigliucci, Presidente nazionale del Comitato 10 Febbraio.

«Quella delle foibe e dell’esodo è stata una tragedia nazionale di dimensioni colossali. Nelle cavità carsiche sono finiti fascisti e comunisti, partigiani e civili, preti e studenti. Ma evidentemente per l’ANPI questi morti valgono di meno, e non meritano la “sollecitudine” di cui è accusata l’amministrazione comunale. La guerra delle memorie è miserabile e fuori tempo: noi ci rifiutiamo di combatterla. Per noi la Storia va conosciuta per intero, perché è solo attraverso lo studio oggettivo del passato che possiamo sperare di costruire un futuro migliore» ha concluso Pigliucci.

«Sarebbe bello che un giorno anche associazioni come l’ANPI uscissero dal ghetto ideologico in cui sono rintanate e riconoscessero alle vittime civili di entrambe le parti il rispetto e il diritto al ricordo.»

Il Comitato 10 Febbraio ha celebrato il “Giorno del Ricordo” con decine di iniziative organizzate in tutta Italia in accordo con le tante associazioni di esuli istriani, giuliani e dalmati che mettono da anni il proprio meritorio impegno a disposizione della memoria storica nazionale.

«L’istituzione della Giornata del Ricordo, nel 2004, è stata di fatto una sconfitta: un popolo che ha bisogno di una legge per ricordare la propria storia è un popolo infelice. Ma grazie a questa legge possiamo combattere contro chi fa dell’ignoranza una bandiera e contro chi ancora nel 2013 strumentalizza la storia per interessi di parte» ha dichiarato Michele Pigliucci, presidente nazionale del Comitato 10 Febbraio.

«Le lapidi distrutte, le scritte ingiuriose e i volantini che inneggiano a Tito e alle foibe sono il segno di un’ignoranza grave o peggio di un giustificazionismo vergognoso, figlio di un odio che ciascuno di noi deve combattere con la cultura. Nelle foibe non finirono soltanto fascisti, ma anche tantissimi civili e persino tanti combattenti partigiani, colpevoli di essere amare la Patria e di non voler accettare la slavizzazione forzata di terre da sempre orgogliosamente italiane».

«Lo scopo della nostra associazione - prosegue Pigliucci - è convincere i più giovani di quanto sia importante studiare, con sguardo critico e curioso, tutta la storia d’Italia: perché soltanto attraverso la conoscenza si può combattere il disegno ideologico di quanti vogliono ancora negare, giustificare o semplicemente dimenticare l’enorme tributo pagato dal popolo istriano, giuliano e dalmata in nome della propria identità italiana, che è anche la nostra. Oggi, e in qualsiasi giorno dell’anno, abbiamo l’onere di portare sulle nostre spalle il fardello del ricordo di ciò che è stato, affinché non debba essere mai più».

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