• 040365343
  • Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Durante la trasmissione "Tuttoggi - I edizione" di TV Capodistria è stato trasmesso un servizio sulla conferenza stampa della Lega Nazionale di Trieste tenuta il 26 giugno per presentare i due progetti di ricerca storica, “Il principio della «priorità delle origini» nell’ideologia irredentistica” della dott.ssa Pamela Tedesco (Trieste) e "Censimento del patrimonio archivistico delle famiglie venete” della dott.ssa Valentina Petaros Jeromela (Capodistria).

All’incontro, che ha avuto luogo presso la Comunità degli Italiani di Capodistria Santorio Santorio, sono intervenuti, oltre alle due ricercatrici, il Presidente della Lega Nazionale avv. Paolo Sardos Albertini e il dott. Diego Redivo.

 

 Video della conferenza

 

 

A proposito dei due progetti, la redazione di Trieste Cafe ha scritto un accurato articolo che ne approfondisce i contenuti:

 

RICERCHE SUI PROFUGHI ISTRIANI FIUMANI DALMATI, BORSE DI STUDIO A DUE STORICHE DALLA LEGA NAZIONALE

 

Link articolo originale

 

LEGA NAZIONALE – TRIESTE CONFERENZA STAMPA – 26 GIUGNO ORE 11.00 presso la Comunità degli Italiani di CAPODISTRIA SANTORIO SANTORIO

Nell’ambito del finanziamento annuale ad attività di rilevanza regionale delle associazioni dei profughi istriani fiumani dalmati aventi sede nel territorio regionale, la Lega Nazionale ha messo a preventivo il finanziamento di questi due lavori di ricerca storica.
(Legge regionale 11/8/2014, n. 16, art. 27, commi 1, lettera a), 2, lettera a), e 3).)

Grazie all’interessamento del Presidente della Lega Nazionale, avv. Paolo Sardos Albertini, le due studiose approfondiranno temi specifici che richiedono maggior attenzione poiché si tratta di approcciare temi storici poco conosciuti o studiati in modo approssimativo. Le due ricercatrici si presentano dando qualche anticipazione sui rispettivi studi:

Dott.ssa Pamela Tedesco:

Dopo la laurea in storia dell’antichità, ha svolto diversi lavori ma il suo avvicinamento alla storia moderna e contemporanea di Trieste, dell’Istria e della Dalmazia è avvenuto durante l’esperienza alla Scuola elementare “Pier Paolo Vergerio il Vecchio” di Capodistria, per la quale ha lavorato un anno come insegnante d’italiano.

Il suo progetto s’intitola “Il principio della «priorità delle origini» nell’ideologia irredentistica”. Gli storiografi e i letterati dell’irredentismo, nell’esprimere la loro opinione sulla questione del confine orientale, avanzavano argomentazioni storiche, ritenendo che l’Italia avesse dei diritti storici sulla Venezia Giulia ed, eventualmente, sulla Dalmazia. In virtù di un presunto «diritto del primo occupante» gli irredenti rivendicavano per la loro patria la «priorità delle origini» nella sovranità sulla Venezia Giulia e sulla Dalmazia, portando a loro sostegno talvolta la presenza latina, talaltra quella veneziana nella regione in questione. Alcuni irredenti istriani (come Madonizza, Combi, Luciani, de Vergottini, de Franceschi) e altri triestini (come i “favillatori”, tra cui Orlandini) offrono interessanti spunti d’indagine. Si tratta, infatti, di figure ancora poco studiate, che potrebbero essere indagate approfonditamente al fine di ricostruire le loro argomentazioni storiche a sostegno dell’italianità della Venezia Giulia. In particolare, con tale ricerca storica, si intende analizzare o tornare a riesaminare gli scritti degli intellettuali citati, con il duplice obiettivo di collocarli meglio nella storia dell’irredentismo e di ricostruire il loro pensiero riguardo all’italianità delle terre natie.

 

dott.ssa Valentina Petaros Jeromela:

Studiosa, capodistriana di nascita, da moltissimi anni si divide tra la passione delle ricerche d’archivio e gli studi su Dante Alighieri. Dopo aver collaborato con molte associazioni culturali che l’hanno portata a inventariare più di 5.000 metri lineari di materiale archivistico, perlopiù del periodo veneziano custodito negli archivi dalmati, ha potuto raccogliere moltissimi dati circa le famiglie che nei vari secoli abitarono queste regioni. Da qui nasce questo progetto, prontamente raccolto dalla Lega Nazionale e dal suo presidente Paolo Sardos Albertini.

Il progetto s’intitola “Censimento del patrimonio archivistico delle famiglie venete”. Nel corso dei lunghi anni di permanenza e di vita, queste illustri famiglie patrizie venete hanno lasciato molto di sè, non solo case e artefatti di varia natura. Gli archivi Statali, ma non solo, poiché le vicissitudini storiche hanno portato la documentazione a migrare in varie strutture, conservano testimonianze di tale presenza storica.

Il progetto propone un censimento dei fondi delle famiglie venete nei vari luoghi di conservazione. Da una stima sommaria possiamo valutare un numero approssimativo di 54 fondi di famiglie, ma il numero è sicuramente più alto essendo materiale in lingua italiana ed è poco studiato dunque non esistono inventari o altri elementi di corredo per segnalarne la presenza. Con questo progetto si vuole censirne un numero il più preciso possibile con la raccolta delle storie di queste famiglie che, molto spesso, si sono estinte e dunque le loro vicissitudini sono rimaste sconosciute.

 

 

 

 

 

 

Sottoscritta una nuova convenzione fra Comune di Trieste e Lega Nazionale di Trieste. Da giovedi 28 giugno in vigore il nuovo orario

 
Il Civico Museo del Risorgimento, con l'attiguo Sacrario di Guglielmo Oberdan, rinascono a nuova vitafinalmente aperti e visitabili per un congruo numero di ore e di giornate (finora vi si poteva accedere solo il martedì mattina e previa prenotazione telefonica!), con degli storici a disposizione per lo svolgimento di visite guidate, e in un'ottica di specifica attenzione verso le giovani generazioni e il turismo scolastico, con l'ambizioso obiettivo di contribuire a una decisa ripresa del valore dell'insegnamento della storia (in primis la “storia patria” ovvero quella delle proprie terre) la cui conoscenza è sempre più spesso, purtroppo, davvero molto carente.
Tutti aspetti questi che, tra l'altro, concorreranno in misura decisiva non solo a reinserire con piena dignità il Museo del Risorgimento nel circuito degli altri Musei cittadini ma anche a introdurlo a tutti gli effetti (anche di supporti economici e di contribuzioni) nel Sistema Museale Nazionale e nel corrispettivo Sistema Regionale i quali richiedono, per esservi ammessi, la sussistenza di alcuni standard qualitativi e requisiti minimi di operatività e pubblica fruibilità.
Questi i tratti essenziali della nuova convenzione sottoscritta fra Comune di Trieste e Lega Nazionale di Trieste, a seguito della recente correlata deliberazione approvata dalla Giunta Municipale, relatore l'Assessore alla Cultura Giorgio Rossi e avente come oggetto appunto la promozione del Museo del Risorgimento e del Sacrario di Guglielmo Oberdan, quali siti significativi della storia cittadina e nazionale.

Siti da rilanciare anche mediante il loro inserimento in un itinerario integrato di visite e percorsi didattici inerenti i luoghi e gli eventi storici più recenti, fino a quelli del secondo dopoguerra; luoghi che – dalla Foiba di Basovizza, al Campo Profughi di Padriciano, al Magazzino 18, al Civico Museo della Civiltà Istriana Fiumana Dalmata e alla Risiera di San Sabba – fanno già costantemente registrare numeri molto elevati di visitatori, anche di età scolastica, e rispetto ai quali le precedenti vicende risorgimentali, della Trieste italiana, mazziniana e liberale sotto il dominio austriaco, del sacrificio di Oberdan, dell'Irredentismo e poi del volontarismo nella Prima guerra mondiale possono legittimamente costituire un antefatto e funzionalmente correlarsi.

Tanto più che proprio uno tra i principali di questi siti, il Sacrario della Foiba di Basovizza con l'annesso Centro di documentazione, è già gestito con successo, fin dal 2006, proprio dalla Lega Nazionale in convenzione con il Comune (che ne è il titolare), con efficacia di risultati e con il conseguente accesso di circa ben 100.000 visitatori all'anno, dei quali il 60% è costituito da studenti.
Sulla base delle suddette premesse, i contenuti e gli obiettivi più immediati della nuova “convenzione per la gestione in forma coordinata e integrata dello spazio espositivo permanente e delle attività del Museo del Risorgimento e Sacrario Guglielmo Oberdan” sono stati illustrati nella sede del Museo, in via XXIV Maggio 4 (piazza Oberdan), nel corso di una conferenza stampa cui sono intervenuti lo stesso Assessore Giorgio Rossi con la collega di Giunta delegata all'Educazione Angela Brandi, la direttrice del Servizio Musei e Biblioteche del Comune Laura Carlini Fanfogna con il responsabile dei Musei storici e artistici Stefano Bianchi e la coordinatrice del de Henriquez, Risorgimento e Archivio di Storia Patria Antonella Cosenzi, e per la Lega Nazionale il presidente Paolo Sardos Albertini, il professor Adriano De Vecchi e i due giovani storici Andrea Vezzà e Diego Redivo incaricati della nuova concreta gestione del Museo, compresa l'apertura della struttura, l'accoglimento dei visitatori, le visite guidate.
E proprio a proposito dell'apertura, principale “vexata quaestio” della gestione precedente, è stato annunciato che adesso, a partire cioè da giovedì 28 giugno, essa sarà garantita per quattro giorni alla settimana, da giovedì a domenica (comprendendovi quindi l'intero fine settimana), dalle ore 10 alle 17. In sostanza quindi con ben 28 ore alla settimana rispetto alle “quasi zero” del regime fin qui vigente.

In proposito l'Assessore Angela Brandi, esprimendo la sua più viva soddisfazione per l'importante novità, ha rimarcato – anche leggendo una vera e propria “raccolta” di messaggi di protesta di turisti italiani sconcertati per la difficoltà di accesso al Museo, ripetutamente apparsi sul sito Tripadvisor – come «la sostanziale inaccessibilità a un Museo come questo, così legato alla storia del patriottismo triestino e nazionale, fosse davvero una macchia grave». «Confidiamo ora in queste nuove scelte di politica culturale e museale, che possano ridare - ha detto - nuova dignità a strutture storiche e di così grande pregio e significato come il nostro Museo del Risorgimento (sorto, ricordiamo, nel 1934, al posto della grande ex caserma austriaca che vide la detenzione e quindi l'esecuzione di Oberdan, n.d.r.). Garantendone nel contempo – ha concluso l'Assessore comunale all'Educazione – non solo l'apertura ma lo sviluppo di tutta una serie di attività di studio e di ricerca specificamente rivolte alle scuole e alle giovani generazioni, dai laboratori per le classi alle visite guidate “ritagliate” a misura del “circuito” delle gite scolastiche nel quale ora, finalmente, anche questo fondamentale museo triestino potrà rientrare».

Prima di lei, in apertura, il competente Assessore alla Cultura Giorgio Rossi aveva esordito sottolineando come «non poteva più essere che un luogo così rappresentativo della storia e dei sacrifici compiuti in questa Città in nome della Patria rimanesse ancora oggetto di disinteresse, chiusura, trascuratezza. Soprattutto per questo sono felice di consegnare oggi le chiavi di questo prezioso Museo a una associazione fra le più benemerite e ricche di storia della nostra città quale è la Lega Nazionale. Sapendo anche di affidarci in tal modo a delle mani esperte e sperimentate, come anche la più che positiva gestione del Sacrario della Foiba di Basovizza e del suo Centro di documentazione stanno a dimostrare».
«Ma non ci limiteremo a riaprirlo questo Museo. Intendiamo anche, in tempi brevissimi, affidare a un architetto esperto un progetto di complessiva “rivisitazione” degli ambienti e delle esposizioni, in modo tale – ha concluso Rossi – da ancor meglio valorizzare la ricchezza dei reperti presenti oltre che il Sacrario e l'ambito simbolicamente fondamentale della Cella di Oberdan».

E proprio a proposito della figura di Guglielmo Oberdan e del suo martirio, il presidente della Lega Nazionale Paolo Sardos Albertini ha evidenziato tutta la basilare importanza sua e della sua drammatica vicenda: «Il ruolo di Oberdan non va assolutamente delimitato e ridotto alla storia, pur emblematica e terribile, di un singolo individuo. Al contrario, il suo ruolo e la sua tragica e insieme gloriosa vicenda assunsero un'importanza enorme, assoluta. Senza Oberdan e il suo sacrificio, molto probabilmente l'irredentismo triestino – ha detto Sardos – non sarebbe mai “decollato”, non avrebbe mai preso la forza rilevante e crescente che poi lo caratterizzò come un “attore” politico e sociale di primo piano».

«Anche per questo aspetto di grande rilievo storico, assieme alla riapertura del Museo del Risorgimento è fondamentale – ha rimarcato Sardos Albertini - la valorizzazione del Mausoleo di Oberdan e il “racconto” della sua particolare vicenda, in special modo per quanto riguarda le scuole».
E mentre la direttrice dei Civici Musei e Biblioteche Laura Carlini Fanfogna ha ribadito la grande valenza della riapertura con orari finalmente adeguati e rispondenti ai già ricordati criteri sui requisiti minimi e standard qualitativi necessari per la partecipazione a pieno titolo nel Sistema Museale Nazionale, il professor De Vecchi, da sperimentato docente, non ha mancato di sottolineare l'assoluta necessità di ridare il debito spazio allo studio della storia nelle scuole, e in tal senso anche il “nuovo” Civico Museo del Risorgimento potrà giocare una parte non trascurabile.
Oltre, come detto, all'apertura e chiusura del Museo e alle visite guidate, tra i compiti dei nuovi “gestori” vi sarà la messa a disposizione dei visitatori e delle scuole di materiale illustrativo e storico, in forma bibliografica e/o audiovisiva (in consultazione oppure messo in vendita), la promozione di mostre specifiche e di eventi collaterali (previo accordo con il Servizio Musei e Biblioteche del Comune), la manutenzione ordinaria del Museo, nonché il “mantenimento in funzione dell'apposito contenitore per la raccolta delle offerte volontarie”, posto che l'ingresso rimarrà di norma gratuito.

 

Link diretto all'articolo

Colpevole. Questo è il verdetto a carico di Alexander Bonich annunciato dal Procuratore distrettuale del Queens in merito all’assassinio dello storico fiumano William Klinger. In attesa della quantificazione della pena, attesa il 14 giugno, il giudizio di secondo grado ha confermato i sospetti su Bonich, secondo alcune fonti conosciuto e frequentato dalla vittima in giovane età a Fiume.

Fu una truffa immobiliare, secondo la ricostruzione, all’origine della barbara uccisione perpetrata in un parco newyorkese il 31 gennaio 2015. Il procuratore distrettuale Richard A. Brown ha ripercorso la vicenda smontando il castello di bugie eretto da Bonich il quale, di fronte all’evidenza, aveva cercato di far passare il tragico epilogo come conseguenza del suo tentativo estremo di autodifesa a seguito di un’aggressione violenta di Klinger.

“Per William Klinger, il Queens era il sogno. Lì, la vita sarebbe stata libera dalle frustrazioni che aveva conosciuto in Italia, dove una carriera accademica in stallo lo aveva lasciato a lavorare in un casello autostradale” spiega la testata online astoriapost.com.

Bonich avrebbe millantato la possibilità di garantire a Klinger un lavoro finalmente conforme alla caratura dello storico e un’abitazione nel quartiere Astoria, nel Queens, per un prezzo eccellente. Scoperta la truffa (ovvero l’assenza del lavoro e il fatto che l’abitazione che aveva appena comprato per 85.000 $ fosse la dimora attuale della madre di Bonich), durante una passeggiata nell’Astoria Park, Klinger iniziò a litigare con Bonich; arrabbiato e deluso dall’amico ritenuto fraterno, Klinger decise di andarsene, Bonich gli intimò di fermarsi…. Le cronache ci restituiscono un corpo, steso vicino al bordo della piscina di un innevato Astoria Park, e due colpi mortali, sparati alla testa e al collo con un revolver d’epoca, gettato nell’East River e mai più ritrovato.
Ben presto, anche grazie alle testimonianze della vedova di Klinger, si era arrivati a Bonich, che nel 2015 aveva rigettato un’offerta di patteggiamento che avrebbe portato la pena a 24 anni, nel caso avesse riconosciuto l’omicidio volontario. Per omicidio di secondo grado, possesso di un’arma usata in un crimine e occultamento di prove è prevista una pena fino a 25 anni di carcere, ma l’assassino potrebbe rischiare anche la condanna all’ergastolo, come precisato dal procuratore Brown.

Qualche dubbio sul movente dell’assassinio di Klinger era trapelato  in passato e continua a essere insinuato. Che potesse essere ascrivibile alla “scomoda” metodologia di ricerca storica che attuava Klinger, il quale era uso a effettuare studi e pubblicazioni senza ipocrite censure, era un’ipotesi espressa inizialmente da più parti. Intervistato dal quotidiano “Il Fondo” di Miro Renzaglia, Ivan Buttignon  scrittore, saggista e docente all’Università degli Studi di Trieste,  che aveva conosciuto Klinger proprio all’interno della Lega Nazionale di Trieste nell’ambito del gruppo di lavoro ideato dal presidente Sardos come “Giovani storici”, si era espresso così: “In Europa, William rappresentava uno dei più abili detective della storia. Ha rinvenuto elementi biografici e a dettagli strategici (penso rispettivamente a Tito e all’Ozna) che si credevano introvabili o di cui si ignorava l’esistenza. William non guardava in faccia nessuno: scovava i documenti, le informazioni, ordinava il tutto e pubblicava. Ora che non c’è più, tutti lo lodano. Perché non farlo prima? Perché non assegnargli una meritatissima cattedra all’università? (…) Da ragazzini avevamo entrambi dimostrato una certa stoffa per la zoologia, mentre da adulti ci siamo distinti piuttosto bene (William di più) nel panorama storico italiano e in parte europeo: lui nella declinazione filosofica, io politologica. La differenza fondamentale sta qui: William era ormai lanciato nel panorama internazionale e da New York si sarebbe fatto conoscere dall’intero globo. Ormai i giochi erano decisi. Per questo motivo non escludo che la causa di tutto sia da ricercare in uno squilibrio mentale da parte di un invidioso patologico. Purtroppo non ho traccia di indizi, concreti o meno. Confido pertanto nell’abilità degli inquirenti statunitensi e nel sostegno accordato dai giornalisti d’inchiesta, che sul caso non faranno sconti”.

Il doppio tradimento di colui che reputava un amico del quale fidarsi e a cui affidarsi per poter fare, finalmente, il strameritato salto di qualità accademico, secondo gli inquirenti e secondo la giuria. Attendiamo il 14 giugno per capire a quanto ammonti la pena inflitta ad Alexander Bonich.

 

 

La Lega Nazionale di Trieste e Gorizia inchinano i gonfaloni sociali per porgere l’ultimo riverente saluto al Sen. Ettore Romoli, nobile figura di Italiano, un gentiluomo saggio, corretto e lungimirante, esempio di principi e di valori, grande Amico del nostro Sodalizio.

A nome del Consiglio Direttivo e nostro personale, giungano ai figli e ai familiari tutti  le nostre espressioni di vivo cordoglio.

Avv. Paolo Sardos Albertini – Presidente della Lega Nazionale - Trieste

Sig. Luca Urizio - Presidente della Sezione di Gorizia della Lega Nazionale

 

Si è svolta nell’ambito della festa della Repubblica la cerimonia di scoprimento della targa marmorea in memoria del Sergente Maggiore Ermanno Birri, Medaglia d'Argento al Valore Militare. La targa, sita presso il monumento della Lega Nazionale ai Caduti di tutte le guerre eretto a Duino Aurisina, vuole ricordare il milite, nato proprio in quel Comune e caduto nel Primo Conflitto Mondiale, al quale è intitolata la Sezione U.N.S.I che si è prodigata nel presentare il progetto al sindaco, dott.ssa Daniela Pallotta, e nel realizzarlo, restaurando splendidamente il monumento della Lega Nazionale.

  

Libri, DVD e gadget

Se volete avere libri, DVD e gadget della Lega Nazionale

cliccate QUI 

Ultima novità:

Per un grande amore 

I Giovani della Lega nazionale

 

 

Vuoi partecipare alle nostre attività? Vuoi collaborare con la Lega nazionale? Ha i voglia di portarci le tue idee, di mettere a frutto le tue capacità?

 

carto3pic

 

Il gruppo Giovani (18 ai 35 anni) si incontra

presso la sede di Via Donota 2

scrivici o chiamaci!