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In ottemperanza alla L.R. n. 23 del 25 settembre 2015 (Norme regionali in materia di beni culturali) che promuove lo sviluppo della rete bibliotecaria regionale aperta alla cooperazione nazionale ed internazionale, è nato recentemente il nuovo Sistema Bibliotecario Giuliano. 

Tale circuito fra biblioteche è finalizzato non solo alla fruibilità dei patrimoni librari, ma anche di progetti e iniziative culturali collegati alle caratteristiche sociali e culturali del territorio. 

In tale ottica, sono previsti nuovi servizi per i cittadini: orari di apertura al pubblico volti a migliorare l’accessibilità al patrimonio librario e documentale locale, un servizio di prestito interbibliotecario  tra tutti gli istituti aderenti, un ampliamento degli spazi previsti per iniziative multiculturali e plurilingue, un catalogo elettronico unico di accesso al patrimonio documentario del Sistema Giuliano e iniziative condivise di promozione della lettura.

Assume il ruolo di coordinatore del neocostituito Sistema Bibliotecario Giuliano la Biblioteca civica “Attilio Hortis”.

Video promozionale del Sistema Bibliotecario Giuliano

Catalogo elettronico

 

Queste sono le 26 biblioteche in rete:

 

Mappa del Sistema Bibliotecario Giuliano:

Quel periodo «speciale» vissuto da Trieste

 

Quel periodo «speciale» vissuto da Trieste

ROVIGNO | Nella magnifica cornice del Centro di ricerche storiche di Rovigno, si è tenuta nei giorni scorsi la presentazione del volume “La Lega Nazionale ai tempi del governo militare alleato. Storia del mancato coordinamento delle organizzazioni filo-italiane”, di Ivan Buttignon, ricercatore presso l’Università di Gorizia. Alla presenza dei dipendenti dell’Istituto, sono intervenuti alla conferenza il presidente della Lega Nazionale di Trieste, Paolo Sardo Albertini e il vicepresidente Adriano De Vecchi, nonché il prof. Giovanni Radossi, direttore del Crs di Rovigno.

“Il Primo maggio del 1945 è certamente una data storica per Trieste. Il giorno precedente gli uomini del Corpo Volontari della Libertà di Don Edoardo Marzari (C.L.N.) avevano liberato la città dai Tedeschi e si poteva ben credere che anche a Trieste, come nel resto d’Italia era successo il 25 aprile, si potesse finalmente festeggiare la fine della guerra con la sconfitta dei Tedeschi – ha esordito Paolo Sardos Albertini nella presentazione del volume –. In realtà ci vorranno invece ben nove anni perché venisse a cessare il regime di occupazione militare, con il ritorno della città all’Italia nel 1954. Quel 1º maggio, soprattutto, si scoprì che i ‘liberatori’ – ha puntualizzato –, se segnati dalla ‘stella rossa’, non erano certo portatori di libertà, bensì di violenza e di soprusi. Furono quei tragici 52 giorni di ‘terrore rivoluzionario comunista’ che lasciarono, sotto il segno delle foibe, una ferita drammatica nell’animo delle genti giuliane”.


“È stato, dunque, un periodo del tutto ‘speciale’ – ha aggiunto Sardos Albertini –, quello vissuto in quegli anni dalla città di Trieste, un momento storico nel quale protagonista assoluto è stata la Lega Nazionale. Il Sodalizio, già protagonista della resistenza anti asburgica – ha spiegato –, al momento della sua rinascita, nel ‘46, raccolse un’impressionante massa di adesioni: nelle tre città in discussione al tavolo di Parigi (Trieste, Pola e Gorizia) in pochi mesi furono ben trecentomila i nuovi soci della Lega Nazionale. In realtà quel ‘plebiscito’ che veniva negato dalle nazioni negoziatrici del Trattato di Pace, trovò invece espressione proprio nel fare file interminabili pur di iscriversi alla Lega Nazionale e dichiarare così la propria opzione per l’Italia. Questo protagonismo iniziale continuò ad essere attuale, lungo tutto l’arco dei nove anni del Governo Militare Alleato”.
Come raccontato dal presidente della Lega Nazionale di Trieste, è bastato un trafiletto sul quotidiano “Il Giornale” in cui la Lega Nazionale invitava a esporre il tricolore, perché il giorno dopo Trieste fosse tutta imbandierata. “Bastava un invito della Lega perché migliaia e migliaia di Triestini scendessero a manifestare in piazza o andassero ad affollare concerti – ha detto –; era sufficiente un qualsivoglia volantino della Lega, diffuso dal comitato studentesco perché si vuotassero le scuole di ogni ordine e grado”.
“Ecco perché il lavoro di Ivan Buttignon, incentrato su quel momento storico – ritiene Paolo Sardos Albertini – bene ha colto nel focalizzare l’analisi proprio sui rapporti tra il Governo Militare Alleato e la Lega Nazionale. Rapporti che lo storico Buttignon ha analizzato con tutta la accuratezza e la meticolosità della sua rigorosa professionalità. È stato, in particolare, il ricco archivio storico della Lega a venire accuratamente sviscerato e a fornire all’autore il materiale necessario. Si tratta di una ricerca oggettiva e, doverosamente, spassionata; una ricerca soprattutto estremamente esaustiva nel considerare il quadro complessivo nel quale si è articolata la dialettica G.M.A. – Lega Nazionale”.
“Il lavoro di Ivan Buttignon viene così a costituire un nuovo importante capitolo di una serie di lavori e si inserisce a pieno titolo nel novero di autori e opere autorevoli dedicati alla storia della Lega”, ha concluso Paolo Sardos Albertini alla presentazione di Rovigno.

 

Fonte: La Voce del Popolo, edizione del 24 maggio 2018

Dal sito del SAP di Trieste: 

15 maggio 2018 - Si è svolto questa mattina a Trieste, alle 09.30 alla Foiba di Basovizza e alle 10.30 al Famedio della Questura il Memorial Day 2018.

Dal 1993, l’anno dopo la strage di Capaci, e Via D’Amelio, dove persero la vita i giudici FALCONE, BORSELLINO e i colleghi di scorta Vito SCHIFANI, Rocco DI CILLO, Antonio MONTINARO, Agostino CATALANO, Emanuela LOI, Walter Eddie COSINA, Vincenzo LI MULI e Claudio TRAINA, il Sindacato Autonomo di Polizia, nel mese di maggio, organizza il “Memorial Day” una serie di manifestazioni su tutto il territorio nazionale, realizzata per celebrare tutte le vittime della mafia, del terrorismo, del dovere e di ogni forma di criminalità, e commemorare non solo i servitori dello Stato ma anche giornalisti, politici, religiosi e semplici cittadini che hanno pagato con la vita il loro impegno a favore della collettività.

Una breve e semplice cerimonia, quella di Basovizza, condotta dal Segretario Provinciale del SAP Lorenzo TAMARO alla presenza di autorità civili e militari cittadine con deposizione di un mazzo di fiori sul Cippo ai Poliziotti, posizionato dalla sede di Trieste dell’A.N.P:S. nell’ottobre 2007 a ricordo dei Poliziotti caduti e infoibati, dimenticati per decenni.

L’associazione “Spartaco” ha letto la preghiera a  San Michele Arcangelo, Patrono della Polizia di Stato.

Alle ore 10.30, la Segreteria del SAP di Trieste ha poi deposto una corona d’alloro sul Famedio della Questura in memoria di tutti i caduti della Polizia di Stato e in ricordo di tutti coloro che si sono battuti e hanno sacrificato tutto in questi valori.

Presenti alle cerimonie autorità civili e militari, familiari delle vittime, il Questore di Trieste Isabella FUSIELLO, il Prefetto di Trieste Annamaria PORZIO, il Vice Sindaco di Trieste Pierpaolo ROBERTI, l’Assessore del Comune di Duino-Aurisina Valentina BANCO, i Comandi Provinciali dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia Locale di Trieste, il Segretario Nazionale del SAP Michele DRESSADORE, il Segretario Provinciale del SAP di Gorizia Angelo OBIT, il Presidente del SAFOC Alfredo CANNATARO, l’A.N.P.S. (Associazione Nazionale Polizia di Stato), la Lega Nazionale e l’associazione “Spartaco”.

E’ stata poi impartita la benedizione dal Cappellano della Polizia di Stato Don Paolo RAKIC. Nel corso della cerimonia il Segretario Provinciale SAP Lorenzo TAMARO ha illustrato l’iniziativa facendo riferimento al ricordo del sacrificio delle vittime.

Un ricordo, quello del MEMORIAL DAY di Trieste, che assume un particolare significato perché le stragi di via D’Amelio e quella di Capaci, hanno tristemente segnato la nostra città, per il diretto coinvolgimento di Eddie Walter COSINA e di Vito SCHIFANI frequentatore del 116° corso Allievi Agenti della Scuola di Trieste.

Sono stati inoltre ricordati Vincenzo RAIOLA, proprio ieri ricorreva l’anniversario del mortale ferimento, Luigi VITULLI ed in egual misura tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita per difendere la legalità e la democrazia di questo Paese, pagando con il massimo sacrificio, in molti casi, per la sola colpa di aver rappresentato lo Stato italiano o di essere italiani.

Oggi ricordare questi eroi non è solo un dovere, ma una necessità perché la “missione” alla quale siamo chiamati a svolgere non debba essere inficiata e questi estremi sacrifici non siano stati vani.

Un dovere quello di un sindacato come il SAP, che quotidianamente si batte per tutelare i diritti dei poliziotti e che non può dimenticare coloro i quali hanno dato tutto nello svolgimento delle proprie mansioni per il bene della comunità.

Alla celebrazione del “Memorial day 2018”, in considerazione del valore e l’importanza dell’iniziativa è stato concesso il patrocinio del Comune di Trieste.

 

Link: http://www.sap-trieste.org/notizie/1109-si-e%E2%80%99-svolto-a-trieste-il-memorial-day-2018.html

 

Da "Il Piccolo" del 4 maggio, articolo di Marco Bisiach:

UN’INIZIATIVA EUROPEA PER APRIRE GLI ARCHIVI SUI DEPORTATI DAI TITINI - ALLA COMMEMORAZIONE AL LAPIDARIO IL SINDACO SVELA LA RICHIESTA FORMULATA ALL’EUROPRESIDENTE TAJANI DI TRATTARE CON BELGRADO

Un’iniziativa dell’Europa per trattare con Belgrado l’apertura degli archivi e conoscere finalmente la verità sulla sorte dei deportati in Jugoslavia del maggio del 1945. È la richiesta avanzata nei giorni scorsi al presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani - in occasione della sua visita a Gorizia per parlare di Zese e nell’ambito della campagna elettorale per le regionali - dal sindaco Rodolfo Ziberna.

Ad annunciarlo è stato proprio Ziberna, prendendo parte ieri all’annuale cerimonia commemorativa di fronte al lapidario del Parco della Rimembranza, organizzata dal Comitato congiunti dei deportati in Jugoslavia. Con il primo cittadino c’erano tra i tanti il prefetto Marchesiello, il questore Pillinini, diversi esponenti della giunta e del Consiglio comunale, e, per la prima volta, anche un rappresentante del Comune di Cormons, l’assessore Massimo Falato. E poi ovviamente erano rappresentate tutte le associazioni combattentistiche e d’arma, c’erano le autorità militari e alla cerimonia assieme a tanti cittadini hanno preso parte anche l’onorevole Guido Germano Pettarin e gli ex sindaci Vittorio Brancati ed Ettore Romoli, quest’ultimo fresco di elezione in Consiglio regionale.

«Quella della deportazione titina non è una tragedia che riguarda solo una città, la nostra, o un territorio, ma è importante per tutti - ha detto Ziberna -. Per questo abbiamo chiesto al presidente Tajani un’iniziativa europea per l’apertura degli archivi. Ci è stato detto che a Lubiana e a Zagabria non ci sono, e forse allora è possibile trovare ciò che cerchiamo nelle capitali dei Paesi dell’ex Jugoslavia che ancora non hanno aderito all’Europa, a partire da Belgrado. Siamo tutti qui mossi dalla volontà di non dimenticare, ma anche da quella di cercare la verità. Nessuno di noi nutre desiderio di vendetta e non cerchiamo nuovi processi, ma abbiamo una ragionevole pretesa di verità». Il sindaco ha precisato come «non sia ormai più importante sapere i contenuti e le modalità dei processi farsa che sono costati la vita a tante persone», spiegando invece che l’obiettivo deve essere quello di poter conoscere finalmente il luogo dove tanti deportati sono stati sepolti, «per far sì che i nostri figli e i nostri nipoti possano avere un posto dove portare un fiore».

Alle parole di Ziberna è seguito un momento di preghiera, mentre prima della conclusione della cerimonia (che si era aperta con la deposizione delle corone al lapidario che ricorda i deportati) il microfono è passato a Clara Morassi Stanta del Comitato congiunti dei deportati in Jugoslavia, da sempre anima dell’iniziativa. «Ci ritroviamo qui ormai da 73 anni - ha detto -, e anche se è passato tanto tempo da allora, nel nostro cuore tutti i nostri cari vivono ancora. La giustizia umana sin qui non ha voluto o non ha potuto fare il suo corso, e per noi resta ancora tanto silenzio. Ma io ho ferma fiducia nella giustizia divina, alla quale nessuno sfuggirà».

Un invito conclusivo è stato offerto poi da don Ignazio Sudoso, che anticipando la benedizione ha auspicato che dal ricordo di tanti cari scomparsi possa nascere una «nuova forma di umanità e di collaborazione tra le genti, senza per questo venir meno alla verità dei fatti».

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