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Merita più di una riflessione il quesito che si pone il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna:

PERCHÉ ANCORA SI TACE SUI DEPORTATI?

E' la domanda che mi faccio ogni anno alla cerimonia in ricordo in ricordo delle centinaia di Goriziani deportati a guerra finita dai partigiani titini per la sola colpa di essere orgogliosamente italiani. E' la domanda che si fanno i familiari di quelle vittime innocenti. A più di 70 anni di distanza ancora non si è riusciti a fare piena luce su quel drammatico periodo ma, soprattutto, tante famiglie non sanno ancora come e dove sono morti i loro cari e dove si trovano le loro salme.
Verità nascoste dalla cosiddetta Ragion di Stato e da alcuni addirittura negate, ancora oggi. Ma noi continueremo a cercare e a "inseguire" chi fa finta che tutto sia finito.

(Testo e foto tratti dal suo profilo Facebook)

Il giorno 3 maggio si è svolta presso la Foiba di Basovizza la Cerimonia di Commemorazione dei 97 Finanzieri deportati e trucidati nella medesima data del ’45 dalle truppe titine. 

Dal profilo del sindaco Roberto Dipiazza:

“Non eravamo partigiani, ma eravamo Patrioti” queste le belle parole della Medaglia d’Oro al Valor Militare prof.ssa Paola Del Din pronunciate alla #Foiba di Basovizza in occasione della Cerimonia di commemorazione dei 97 Finanzieri deportati e trucidati il 3 maggio del ’45 dalle truppe comuniste di Tito che dal 1 maggio 1945 si resero protagoniste nella Venezia Giulia, Istria e Dalmazia dell’eccidio di tante persone a guerra terminata. Scopo delle truppe titine era quello di eliminare fisicamente i rappresentanti dello Stato italiano, tra cui anche questi finanzieri che nulla avevano fatto. Alla luce anche di questo episodio è vergognoso, violento e offensivo vedere ancora sfilare a #Trieste tra i cortei dei Sindacati certe bandiere di morte.
Con partecipazione e commozione ho sentito scandire i nomi dei 97 finanziari così barbaramente uccisi ed insieme abbiamo pregato sulla lapide che ho voluto portare al Monumento Nazionale della Foiba di Basovizza nel mio primo mandato da Sindaco di Trieste".

 

 La riflessione dell’onorevole Roberto Novelli, già assessore comunale e consigliere regionale:

"Oggi ho partecipato presso il Sacrario della Foiba di Basovizza alla Cerimonia di Commemorazione dei 97 Finanzieri deportati nel 1945 dalla Caserma di via Campo Marzio di Trieste. Il 1° maggio 1945, l’esercito popolare jugoslavo del Maresciallo Tito assumeva il controllo della città di Trieste, rendendosi responsabile anche a questa sede, così come nel resto della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia, dell’eccidio di un numero elevatissimo di persone.
Tra questi vanno ricordati 97 militari della Guardia di Finanza, che essendo in servizio nella città giuliana presso la Caserma di via Campo Marzio, dopo essere stati indotti con l’inganno a consegnare le armi, furono catturati e barbaramente trucidati nelle foibe del carso triestino il successivo 3 maggio".

 

 

 

(Foto di Roberto Novelli e Sergio Fon)

Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, durante il suo tour regionale, ha fatto tappa il giorno 27 aprile in due luoghi simbolo: la Foiba di Basovizza e il Sacrario di Redipuglia.

Il giorno 27 aprile, rendendo ai martiri della Foiba di Basovizza, ha espresso un auspicio: “Mi auguro che il futuro governo italiano tenga sempre alto l'onore del nostro Paese all'interno di un contesto europeo. Possa l’Italia possa continuare a essere una grande protagonista, non soltanto perché è una potenza economica ma perché ha avuto tante persone che hanno sofferto, tante vittime innocenti che hanno reso onore al nostro paese, dalle foibe di Basovizza alle vittime innocenti di Marcinelle in Belgio. Non dimentichiamo mai questi italiani che hanno sofferto". Soffermandosi presso il Sacrario di Redipuglia, ha dichiarato: “È un dovere venire qui a rendere onore ai caduti: a loro dobbiamo la nostra libertà. I giovani di ogni età devono riflettere sulla fortuna che hanno, a essere nati in un’Europa senza più guerre”.

 

Queste sono le considerazioni (pubblicate sul blog di Elio Varutti) di Carlo Cesare Montani, esule fiumano, a proposito della visita di Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo, alla Foiba di Basovizza:

"L’ossequio ai Martiri delle foibe istriane, giuliane e dalmate non costituisce un atto di ritualità ripetitiva ma esprime un riconoscimento ai più alti livelli nei confronti di una grande tragedia storica, o meglio di un delitto contro l’umanità perpetrato dai partigiani del Maresciallo Tito nei confronti di un intero popolo che ebbe la sola colpa di amare la Patria e che, oltre al sacrificio delle ventimila Vittime scomparse nelle voragini della sua triste terra, od altrimenti massacrate, spesso dopo orrende sevizie, fu costretto a quello di un Esodo quasi totalitario in cui furono coinvolte centomila famiglie e 350 mila persone.  

Ancor prima della Legge 30 marzo 2004 n. 92 - che ha istituito il “Giorno del Ricordo” - la prassi di rendere gli onori dello Stato, per il tramite delle sue massime Magistrature, era stato inaugurato dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga (1991) e seguito dai successori Oscar Luigi Scalfaro (1993) e Carlo Azeglio Ciampi (2000) quando si recarono in devoto pellegrinaggio al Sacrario nazionale di Basovizza, sul Carso triestino: il primo per chiedere perdono del lungo velo di silenzio che la classe politica italiana aveva steso su quel dramma epocale, e gli altri, per rinnovare la partecipazione della Repubblica al dolore dei superstiti e per esprimere, ad un tempo, sentimenti di solidarietà non disgiunti da una condanna senza appello nei confronti degli assassini.

In tempi più recenti, gli appelli che il mondo esule aveva rivolto ai Presidenti successivi perché iterassero la “pietas” dei loro predecessori portando una corona al Sacrario e soffermandosi in un momento di riflessione, sono rimasti senza seguito, inducendo la facile presunzione che lo scorrere del tempo avesse dato luogo ad un immotivato affievolimento dei vecchi sentimenti solidali, erroneamente incentivato dall’ingresso nella Casa comune europea da parte della Slovenia (2004) e della Croazia (2013).

Anche per questo, l’omaggio che Antonio Tajani, Presidente del Parlamento Europeo, ha voluto rendere a Basovizza costituisce un “quid novi” che vale la pena di sottolineare, se non altro perché interrompe una serie di disattenzioni verosimilmente non casuali ma prima ancora perché costituisce la prima testimonianza di un riconoscimento effettuato da un’autorità sovranazionale come quella del Parlamento dell’Unione. E’ vero che la visita ha avuto luogo in forma sobria e riservata: tuttavia, ciò non sminuisce affatto il valore di un atto solo apparentemente formale, ma di grande valenza etica perché ha espresso, in qualche misura, un sentimento europeo, e quindi, una condivisione di valori tanto più significativa in quanto si è posta in controtendenza con qualche soverchio disimpegno istituzionale italiano.

Oggi si parla non senza fondate motivazioni di crisi dell’Europa, o quanto meno dei suoi principi fondanti, che ha trovato un esempio visibile non tanto nella progressiva burocratizzazione delle procedure o negli atteggiamenti egemonici di qualche Paese leader, per non dire delle tendenze centrifughe che hanno avuto visibilità traumatica nell’uscita della Gran Bretagna; quanto nella cancellazione di ogni riferimento cristiano, di natura spirituale, nei suoi documenti fondamentali. In questa ottica, un atto come quello del Presidente Tajani, dimostrando che l’attenzione per i valori non negoziabili non è scomparsa, è un fatto innovativo che contribuisce a confidare nell’avvento di una politica non insensibile alle “alte non scritte ed inconcusse” leggi morali tramandateci dall’antica civiltà greca. 

Caso mai, spiace che la presenza di Tajani al Sacrario non abbia avuto l’eco che sarebbe stato augurabile, proprio alla luce di un’attenzione così importante, rivolta da un’alta autorità europea ad una tragedia immensa come quella delle foibe e degli analoghi massacri compiuti nel quadriennio 1943-1947, e non soltanto a danno degli Italiani; ma ciò significa che con quell’atto si è gettato un buon seme destinato a germogliare nelle comuni riflessioni e nelle comuni preghiere.

Quello di Basovizza è un Monumento che resterà nei secoli a ricordare il dramma di un intero popolo, non disgiunto dal suo amore per la giustizia e per la verità, dal rifiuto dell’ateismo di stato e del collettivismo forzato, dalla scelta di libertà a costo di affrontare una diaspora che lo ha disperso nel mondo, ma non ha inciso sulla sua speranza e sulla sua fede. Proprio per questo, il gesto del Presidente Tajani deve essere apprezzato e condiviso".

Carlo Montani

Durante il tradizionale corteo del primo maggio, organizzato da Cgil, Cisl e Uil in occasione della festa dei lavoratori, sono apparsi nuovamente vessilli titini, bandiere della Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia, stelle rosse stampate su magliette inneggianti il maresciallo Tito.

Il 1 maggio è tornato dunque, nonostante segnalazioni e richieste di provvedimenti (si ricordi la mozione urgente presentata e votata l’anno scorso dal Consiglio comunale che chiedeva l'intervento di Prefettura e Questura), a essere l’occasione – per alcuni - per celebrare i sanguinosissimi quaranta giorni d’occupazione jugoslava, caratterizzati da un regime di terrore e di violenza di massa: campi di prigionia, infoibamenti, fucilazioni, maltrattamenti vennero istituiti e perpetrati dai titini in un periodo in cui la guerra era finita. 

La risposta, pacifica e partecipata, è arrivata dall’Associazione Trieste Pro Patria, la quale ha organizzato, per il quinto anno consecutivo, la manifestazione “Primo maggio Tricolore” presso Piazza Sant’Antonio, mirata a un dibattito non politicizzato della situazione lavorativa attuale e al ricordo degli ultimi caduti del Risorgimento italiano. Mentre in mezzo al corteo sfilavano indisturbate le bandiere titine, infatti, le mani dei Patrioti ornavano la lapide dedicata dalla Lega Nazionale ai suoi soci, martiri per la Patria caduti il 5 e il 6 novembre del 1953 per mano della Polizia inglese: Pietro Addobbati, Antonio Zavadil, Erminio Bassa, Leonardo Manzi, Saverio Montano e Francesco Paglia.

 

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