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Pubblichiamo l'articolo di Andrea Giovannini apparso il 22 ottobre su Triesteprima.it

In una serata mite, con il centro di Trieste che vive la sua tranquillità, al Politeama Rossetti l’aria è frizzante.

Si notano le file alle entrate e i soliti ritardatari in cerca di parcheggio. Va di scena oggi, la prima dello spettacolo di Simone Cristicchi “ Magazzino 18 “.

Polizia, carabinieri e altri reparti sono presenti fuori dal teatro, mentre parecchi volti noti della politica nostrana, quali Roberto Di Piazza, Paolo Rovis e altri, entrano con relative consorti.

Fuori, sempre nell’attesa dell’inizio dello spettacolo, tra cameraman e fotografi che immortalano bandiere dell’Istria e della Dalmazia, qualcuno distribuisce una fotocopia delle parole di Va Pensiero, come se ci fosse un patto non pubblicizzato che alla fine della serata, in platea, si canti la famosissima terza parte del Nabucco di Verdi.

Si spengono le luci e abbia inizio lo spettacolo, solo, in mezzo al palco, appare Simone Cristicchi, preparatissimo, emozionato, ma decisamente accattivante con quel suo modo spensierato di raccontare.

Lui è un tale Persichetti, dipendente romano del ministero degli interni inviato a fare il resoconto di quello che si trova all’interno del magazzino 18 nel porto vecchio di Trieste. Ricordando un po’ affari tuoi, il protagonista ripercorre al telefono la storia di quelle vecchie mercanzie, raccontando al misterioso dottore di Roma le sensazioni e i malinconici contenuti di una delle più dolorose storie d’Italia.


Il Presidente dell’Unione degli Istriani Massimiliano Lacota ha convocato una conferenza stampa, che avrà luogo giovedì 24 ottobre 2013 alle ore 10.00 presso il Politeama Rossetti (Caffè Rossetti), viale XX Settembre 45 a Trieste, indetta per precisare meglio le ragioni delle perplessità manifestate da gran parte del mondo dell’esodo alla vigilia della prima dello spettacolo “Magazzino 18” di Simone Cristicchi, e per evidenziarne il pieno e meritato successo.
Alla conferenza stampa interverranno il Presidente della Lega Nazionale avv. Paolo Sardos Albertini ed il Presidente dei Dalmati di Trieste, on. Renzo de’ Vidovich.

La Federazione Grigioverde di Trieste, nel momento in cui nella nostra Trieste si assiste ad una crescente disaffezione per l'Italia sconfinante nella perdita di coscienza nazionale, propone, in sintonia con la Lega Nazionale, baluardo storico dell'italianità delle terre Giulie, di esporre il Tricolore ad ogni finestra delle nostre abitazioni a far data dal 26 ottobre, anniversario del ritorno dell'Italia a Trieste, fino al 4 Novembre, ricorrenza del raggiungimento dei confini naturali.

Eventuali esigenze di Bandiere possono essere rappresentate alla "Grigioverde" (Casa del Combattente, 4° p. stanza 19 Tel 040 660287), oppure alla Lega Nazionale (Via Donota 2, Tel 040 365343)

http://www.nondimentighemo.it/

On line www.nondimentighemo.it Il progetto Non dimentighemo è il primo studio sperimentale sul vissuto delle persone che hanno conosciuto il dramma dell'esodo con le loro famiglie. Questo tema delicato è stato per anni oggetto di controversie e di lunghi silenzi, cose queste che hanno reso difficile poter ottenere un riconoscimento e una pacificazione storica. Con questo progetto i promotori vorrebbero raccogliere i vissuti della prima, seconda e terza generazione per formare una storia dialogata e riconoscerne le peculiarità, le domande specifiche e l'identità istriana. L'obiettivo è il benessere della persona inserita in un contesto di valenza scientifica che escluda ogni valenza politica o ideologica.

Riportiamo l'articolo di Cristiano Gatti, apparso su "Il Giornale" venerdì 27 settembre.

 

Prosegue con furore asburgico la germanizzazione delle più belle vallate italiane. Nell'indifferenza dell'Italia, ovviamente. Siamo praticamente alla spallata finale: dopo avere di fatto distrutto la scuola in lingua italiana, dopo avere sostanzialmente estromesso l'etnia italica da benefici e privilegi sociali, arriviamo al provvedimento più cattivo e più simbolico di tutti, l'abolizione del tricolore.

Nelle ultime ore, il consiglio provinciale di Bolzano, cioè dell'Alto Adige, cioè del Sud Tirolo (come pretendono orgogliosamente di chiamarlo in zona) ha stabilito che i rifugi delle più incantevoli montagne italiane (senza niente togliere alle altre, ma è così) non potranno più chiamarsi con nome italiano (e sin qui siamo nella bieca normalità), ma neppure issare la bandiera italiana (e qui entriamo nella vergogna assoluta).


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