Medaglia d'oro a Fonda Savio

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Arrivato dopo 50 anni il riconoscimento al comandante del Cln che innescò i moti del 30 aprile 1945

Il Piccolo 01/05/06

Momenti di commozione vera, applausi, una versione solenne di «Fratelli d’Italia» che si diffonde nell’aula consiliare. Antonio Fonda Savio, comandante dell’insurrezione cittadina del 30 aprile 1945 contro i tedeschi, trova alfine un riconoscimento di prestigio nella città dove era nato e che ha difeso fino all’ultimo, nell’insurrezione cittadina del 30 aprile 1945, ricevendo alla memoria la medaglia d’oro al merito civile, consegnata dal prefetto di Trieste, Anna Maria Sorge, alla nipote Letizia Pizzarelli Fonda Savio.

Sala del consiglio affollata, ieri mattina, per un riconoscimento atteso 50 anni, ma che lo stesso presidente della Repubblica Ciampi, nella nota inviata a mezzo del segretario generale del Quirinale, definisce come frutto «di alto valore civile».

«Lo sviluppo degli ideali che ispirarono questi valorosi combattenti – ha annotato Ciampi – ha reso più salda la democrazia, nel suo cammino di crescita e di progresso, e rafforza oggi il nostro impegno per un futuro di pace nel mondo».

Il tema è stato poi ripreso dal sindaco Roberto Dipiazza nel suo discorso, che ha evidenziato l’omaggio «a quanti seppero offrire e donare la loro esistenza per garantirci un futuro più giusto, che non sarebbe mai diventato realtà se non attraverso ”quell’alba di libertà”, un’alba che quei giovani seppero far sorgere e crescere nelle anime di tanti». Non è mancato neanche l’accenno alla tragica esperienza di vita dello stesso Fonda Savio, che in pochi anni venne a perdere tutti e tre i suoi figli, avuti da Letizia Svevo, figlia del grande scrittore Italo. Paolo e Pietro morirono nella terribile campagna di Russia, sul campo e in prigionia, mentre Sergio, il più giovane, proprio nei moti triestini. Tutti drammi incassati con grande dignità e un’apparente freddezza che, come ha ricordato Fabio Forti, già esponente dei Volontari per la libertà e, negli anni ’70, assessore comunale, in realtà nascondeva una grande riservatezza.

Antonio Fonda Savio legò il suo nome anche a uno dei periodi più oscuri della storia triestina, quei 40 giorni di occupazione jugoslava della città, a far data dal 1° maggio 1945, che, se da un lato, come è stato ricordato da più oratori, vide le truppe di Tito cercare invano di diminuire il valore della sollevazione triestina contro i tedeschi, dall’altro forgiarono le immagini di figure locali al limite dell’eroismo. Fonda Savio,in qui giorni, sebbene ricercato attivamente dalla polizia jugoslava non abbandonò mai la città ma nemmeno si piegò all’invasore, e per tutto il periodo svolse con ancora maggior rischio un’azione clandestina col Cln in difesa dell’italianità di Trieste e della Venezia Giulia.

Nel dopoguerra Fonda Savio fu per parecchi lustri presidente della Società Ginnastica Triestina e del Circolo della cultura e delle arti e poi vicepresidente della Telve e consigliere superiore della Banca d’Italia a Roma, nonchè vicepresidente del Lloyd Triestino. Prima della sua morte, avvenuta a 78 anni il 17 agosto 1973, Fonda Savio fu anche nominato Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica italiana. «È stato detto – ha rilevato Forti – che senza quell’insurrezione cittadina del 30 aprile 1945, ordinata dal Cln di Trieste e della Venezia Giulia ed eseguita dal Corpo volontari della libertà comandati dal comandante Manfredi, lo stesso Fonda Savio, Trieste avrebbe avuto assai poche possibilità di restare unita alla sua Patria, l’Italia». Dal pubblico, con autorità civili e militari, qualche politico e molti esponenti della diaspora istriana, battimani e occhi lucidi. Alla fine, per quanti avevano aspettato 50 anni (la maggioranza della sala, ad occhio), è stata fatta giustizia anche per il comandante Manfredi.