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di Francesco Dal Mas

Entrano nel vivo le celebrazioni per i 50 anni del ritorno all'Italia, dopo 11 anni di successive occupazioni (nazista, slava e alleata) e molte tragedie. Parla lo storico Pupo Trieste ultimo risorgimento
L'AVVENIRE 26/10/04

"Fu una stagione di passioni estreme nella quale la Chiesa, e soprattutto il vescovo Santin, divenne l'unico punto di riferimento credibile per la gente". In attesa del presidente Ciampi, che sarà in città il 3 e 4 novembre, le cerimonie per il 50° cominciano oggi. Con tanti tricolori, ma senza enfasi. Un clima che contribuisce agli approfondimenti storici. "Quel 26 ottobre di 50 anni fa - racconta e spiega Raoul Pupo, storico - l'Italia tornò a Trieste accolta da un entusiasmo ancor superiore a quello del 1918, perché il rischio per l'italianità della città era stato più elevato. La diplomazia italiana tirò un respiro di sollievo e poté muoversi con più libertà in Europa e nel Mediterraneo. Gli istriani se ne andarono in massa e si stabilirono in prevalenza a Trieste, a portata di vista delle loro case ormai perdute .

Trieste ritrovò quella sicurezza dell'identità che nella storia crudele del Novecento europeo solo l'appartenenza a uno Stato nazionale poteva garantire. Ora, dopo mezzo secolo, i confini che costarono tante sofferenze stanno cominciando a svanire sul terreno" .

Perché le truppe italiane furono accolte a Trieste con tanta festa? L'attesa era tanto forte? "Era un'attesa che durava da 11 anni. Infatti, fin dal settembre 1943 tutti i territori situati al confine orientale d'Italia erano entrati a far parte della Zona di operazioni germanica denominata Litorale adriatico e la sovranità italiana vi era stata di fatto sospesa; all'occupazione tedesca seguirono, senza soluzione di continuità - anche se con caratteri molto diversi - quella jugoslava e quella anglo-americana. Le popolazioni dell'area di frontiera si sono così trovate a pagare più di tutte le altre il peso della follia della politica estera fascista, che nel volgere di pochi anni riuscì a disperdere quasi integralmente i frutti della Grande Guerra. Per gli italiani dell'Istria fu l'esodo, per i triestini la necessità di vivere un'ultima esperienza di lotta per la sopravvivenza nazionale, cioè un'altra stagione risorgimentale" .

La vita fu sospesa per 11 anni. Ma i triestini non rimasero alla finestra .

"Quegli undici anni costituirono la fase più crudele della storia giuliana, segnata da tragedie collettive come le stragi naziste, gli orrori della Risiera di San Sabba, le foibe e le sparizioni di tanti cittadini. Fu una stagione degli estremi, sotto ogni profilo, in cui si incrociarono violente passioni collettive e grandi idealità, assoluta intolleranza e capacità di sacrificio spinta fino al dono della vita, riduzione del confronto politico allo scontro di piazza e fondazione del nuovo sistema democratico. In quel decennio di destino sospeso, a Trieste la competizione nazionale fu il perno non solo dell'attività delle élites, ma della vita quotidiana di tutta popolazione, che visse in un'atmosfera di continua mobilitazione politica, in cui si alternavano entusiasmi, preoccupazioni e speranze" .

Quale fu il contributo dei cattolici e in particolare della Chiesa? "Dietro lo scontro nazionale altri mutamenti si preparavano, collegati ai faticosi sviluppi della democrazia. Il principale fu la formazione di una classe dirigente cattolico-democratica, che assunse la guida di una città nota per il suo laicismo, ed in cui le tradizioni di movimento cattolico erano estremamente scarse. Ciò avvenne per varie ragioni, fra loro intrecciate. Il suicidio politico della tradizionale classe dirigente triestina, che ai tempi dell'Austria si chiamava liberal-nazionale ma si era rivelata pienamente nazionalista, sostenitrice del fascismo e pronta al compromesso con i nazisti. Il ruolo insostituibile assunto dalla Chiesa, durante la guerra e il lungo dopoguerra, grazie all'opera del vescovo Santin, strenuo difensore dei diritti dei cittadini prima contro la barbarie nazista e poi contro la minaccia del comunismo jugoslavo" .

Che cosa rappresentava esattamente monsignor Santin per gli italiani? "Per anni, il vescovo Santin rimase per gli italiani l'unico punto di riferimento credibile, durante l'eclisse delle istituzioni italiane. La nascita di un nuovo nucleo di personale politico, proveniente dall'Azione cattolica e forgiato nella resistenza, grazie all'opera di un altro sacerdote di eccezione, don Edoardo Marzari, presidente del Cln che lanciò l'insurrezione del 30 aprile 1945 contro i tedeschi, fondatore della DC, delle Acli, della Camera del Lavoro e rifondatore della Lega Nazionale .

Così, quando il Governo Militare Alleato consentì finalmente ai triestini di recarsi alle urne, fu un trionfo per Gianni Bartoli, dc di origine istriana, che negli anni successivi seppe interpretare con passione e riconosciuta efficacia le sofferenze e le speranze degli italiani di Trieste" .

Come si arrivò alla soluzione? "Il ritorno di Trieste all'Italia concluse una fase drammatica della storia sempre travagliata del confine orientale italiano, segnata dalle conseguenze devastanti della sconfitta patita nelle guerra fascista. Dopo il distacco di Tito da Stalin, inglesi e americani avrebbero visto con favore un accordo fra Italia e Jugoslavia, e i termini del possibile compromesso erano sotto gli occhi di tutti: la zona A all'Italia e la zona B alla Jugoslavia. Però in tal modo non solo l'Italia avrebbe perso le ultime cittadine istriane, ma gli italiani della zona B avrebbero perduto la loro terra, perché - dopo l'esperienza dell'esodo dai territori ceduti con il trattato di pace - nessuno dubitava che anche Capodistria, Isola, Pirano, Buie, Cittanova e Umago si sarebbero svuotate. De Gasperi lo sapeva benissimo e non fu mai favorevole alla divisione del Tlt lungo il confine di zona. Nel 1953 però venne Pella, che cambiò le priorità della politica estera italiana: l'urgenza divenne il recupero di Trieste a tutti i costi, per evitare che le posizioni italiane in città si indebolissero (le pressioni anglo-americane infatti si stavano facendo pesanti) e per liberare finalmente la politica estera dall'ingombrante presenza della questione giuliana. Questo significava la spartizione lung o la linea Morgan e sul risultato finale in fondo tutti gli interlocutori erano d'accordo, ma arrivarci salvaguardando le esigenze di politica interna del governo di Roma e di quello di Belgrado si rivelò lungo e complicato. Fra bizantinismi diplomatici, minacce di intervento militare e mediazioni anglo-americane, passò più di un anno, e ai triestini l'avvitarsi apparentemente irresolvibile della crisi costò sei morti. Alla fine gli alleati trovarono il bandolo della matassa chiudendo un accordo preliminare con la Jugoslavia e presentandolo all'Italia nei termini "prendere o lasciare". E l'Italia, che lasciare non poteva - perché temeva che la situazione a Trieste le sfuggisse di mano, e perché non sopportava più che la sua politica estera rimanesse ostaggio di inglesi e americani - dovette accettare, con minori correzioni" .

Gasparri: "La svolta nei moti del '53" di Paola Bolis
Il rappresentante del governo ha sottolineato nel discorso ufficiale l'importanza di una celebrazione fondata su valori condivisi da tutti "Il sacrificio dei civili morti fu decisivo per l'unità nazionale e per la difesa del mondo occidentale" "Il Paese ringrazia il coraggio dei triestini". Dipiazza: "Ricordiamo chi è rimasto in Istria"

Il Piccolo 27/10/04

"Una festa dell'Italia, un momento storico in cui l'identità e l'unità nazionale, i valori che sono patrimonio di tutti devono essere condivisi da tutti sono in primo piano". Ma anche "una giornata di commozione, di riflessione, di omaggio a quei caduti del 1953 senza il cui sacrificio forse non si sarebbe giunti a quel 26 ottobre 1954". Perché aldilà dei "giochi diplomatici" delle grandi potenze, "gli accordi internazionali forse non si sarebbero realizzati se il coraggio di tanti triestini non avesse reclamato il ritorno di Trieste alla Patria". E dunque, "i moti di Trieste furono un'azione per l'Italia e per l'Europa"

Questo uno dei concetti-chiave che il ministro delle Telecomunicazioni Maurizio Gasparri (An) ha espresso ieri, presenziando alle celebrazioni per i cinquant'anni dal ritorno di Trieste all'Italia. Un ritorno che secondo il ministro - che ha tenuto un discorso ufficiale dal palco di piazza Unità, affiancato dal ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia - ha rappresentato anche "una svolta per il mondo occidentale" negli anni della guerra fredda, giacché se la città fosse stata perduta, "l'Italia sarebbe uscita dal Patto atlantico" senza contare i riflessi che ne sarebbero conseguiti nella "politica europeista"

Il 26 ottobre simbolo di ritrovata unità nazionale attorno alla storia a lungo dimenticata degli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia e della tragedia delle foibe. Lo ha detto dal palco, Gasparri, ma lo ha ripetuto anche a margine della cerimonia, sottolineando come "l'istituzione della Giornata del ricordo per i martiri delle foibe, nella data del 10 febbraio, sia stata condivisa da un larghissimo schieramento" parlamentare quale "atto di riconciliazione nazionale". Gasparri ha citato personaggi come Elio Vittorini o il segretario ds Piero Fassino, che ha definito la vicenda delle Foibe "una tragedia troppo a lungo rimossa nella coscienza civica degli italiani". "Credo che l'Italia abbia fatto molti passi avanti nel ricomprendere nella memoria collettiva la storia, la sofferenza di Trieste e degli esuli, senza revanscismo - perché siamo nell'Europa del 2004 - ma con senso di responsabilità, perché queste sofferenze appartengono a tutti, e nello spirito di volere evitare gli errori del passato"

Quindi, appunto, il futuro: Gasparri ha detto di una Trieste che deve "immaginare i suoi prossimi cinquant'anni, in una prospettiva di dialogo con le realtà confinanti ma soprattutto in quella di un'Expo 2008 grazie alla quale la città potrà ritrovare la grande occasione di presenza internazionale: ne ha tutti i requisiti"

Di "lenta opera di riconoscimento" delle sofferenze patite ha parlato invece nel suo intervento ufficiale il sindaco Roberto Dipiazza, che citando il passato ha detto degli italiani che dovettero abbandonare l'Istria: ma "oggi è la giornata giusta per ricordare anche chi è rimasto in quelle terre. In questi decenni di buio e di contrapposizione non è stato semplice aiutarli, ma non li abbiamo abbandonati e non li abbandoneremo mai"

Anche Dipiazza, dopo la memoria, ha posto l'accento sul futuro di una pagina che si apre: "Noi tutti, senza divisioni preconcette, senza muri ideologici, oggi speriamo che la città concluda presto questa sua opera di chiarificazione e di superamento degli ostacoli, che per tanti anni ne hanno rallentato il cammino". Di qui dunque l'auspicio per un 26 ottobre 2004 che segni "l'inizio - ha chiuso il sindaco - di una nuova stagione per Trieste"

Consegnate dai ministri Gasparri e Tremaglia

IL PICCOLO 27/10/04

Accompagnati dal presidente della Lega nazionale Paolo Sardos Albertini, i familiari dei sei triestini uccisi nel novembre del 1953 durante gli scontri di piazza per Trieste italiana percorrono, lenti, il tratto che li separa dal palco delle autorità, dove sono rimasti fino a quel momento, sino alla pedana ricoperta d'azzurro posta al centro del perimetro dei festeggiamenti. Ad attenderli il ministro Maurizio Gasparri, che affiancato dal ministro Mirko Tremaglia appunta al petto di ciascuno la medaglia d'oro al valore civile conferita dal Presidente Ciampi: Laura Zavadil la riceve in memoria del padre Antonio. Vincenzo Addobbati in memoria del fratello Pietro. Aduina Montano in memoria del padre Saverio. Ester Paglia in memoria del fratello Francesco. Giuseppina Manzi in memoria del fratello Leonardo. Paolo Galmonte in memoria di Erminio Bassa, di cui è nipote

Un riconoscimento a suggello di un dolore che riemerge prepotente, tra ricordi e commozione. "Posso solo dirmi contenta di essere arrivata fino a oggi, per ricevere questa medaglia. Per noi la vita era difficile", dice dopo la cerimonia, appoggiata a un bastone, Laura Zavadil. Sentimenti difficili da fare emergere, attorniati dall'ufficialità della cerimonia: "Non so spiegare cosa significhi questa giornata per me, non ho parole", parla Aduina Montano, "mio padre per me era tutto, quando lo perdetti avevo 17 anni. Ma non ho mai pensato che abbia sbagliato a sacrificarsi per la patria: sono quelli i concetti che mi insegnò. E che oggi vengono riconosciuti". "Certo - ecco Giuseppina Manzi - lo ricordo bene quel giorno di novembre del 1953, ero in servizio nel laboratorio della Maddalena e mi dissero di smettere e di andare all'ospedale, mio fratello era grave. E invece era morto"

E mentre Paolo Galmonte pronuncia tre sole parole - "è un onore" - Ester Paglia ringrazia "tutti per questo riconoscimento dato a mio fratello, che era un idealista, al di fuori di ogni partito". Alla signora Paglia tornano in mente i funerali dei sei morti, decine di migliaia di persone a seguire il corteo in "una solidarietà totale, una cosa mai vista". "Questa giornata di grandissima carica emotiva - commenta Vincenzo Addobbati - mi fa venire in mente il 26 ottobre 1954: tutta Trieste esultava ma io ero tristissimo pensando a mio fratello morto da poco". In piazza con Pietro, quando morì, sarebbe dovuto esserci anche Vincenzo, "perché alle manifestazioni andavo sempre. Ma quel giorno non ci andai. Mio padre mi aveva ordinato di stare a casa perché ero convalescente"

p.b.

di Riccardo Basile


Non c'è città d'Italia, più di Trieste, che solo a pronunciarne il nome, non ridesti, anche nelle più sopite coscienze, un fremito d'Amor Patrio. Ai giorni nostri, alcuni (o molti?), fuorviati dagli organi d'informazione e da una certa cultura che si ritiene d'avanguardia, considerano questo sentimento non solo inattuale, ma addirittura pericoloso per la Pace. Errano di grosso!

Ecco cosa in tempi insospettabili di recondite finalità politiche e con una lungimiranza che ha del portentoso, ci tramanda un Triestino, il valoroso combattente del Carso, Sottotenente dei Granatieri di Sardegna ed eroe del Monte Cengio, Giani Stuparich (di Medaglia d'Oro al Valore Militare): "L'Amore della Libertà e l'Amore di Patria sono due sentimenti basilari dell'uomo civile, e chi non li ha non sarà mai buon cittadino, nè della propria nazione, nè dell'Europa né del mondo...".

Gli fa eco un particolare Cappellano della Grande Guerra Don Angelo Giuseppe Roncalli, Papa con il nome di Giovanni XXIII: "Noi non facciamo tanti ragionamenti e tante chiacchiere... Noi sappiamo che l'Amore di Patria non èaltro che l'Amore per il Prossimo e questo si confonde con l'Amore di Dio.. .".

Non c'è in Italia famiglia che non ricordi i racconti di guerra del papà, (nonno, zio...) quando ancora non c'era la televisione e si passavano le serate ad ascoltare i vecchi di casa. "Trieste" era frequentemente in cima alle narrazioni: rivivevano gli eroismi dei nostri Soldati, le sofferenze della trincea, l'anelito di portare il Tricolore della Patria a sventolare sul campanile della cattedrale di San Giusto.

Chi, fra gli uomini maturi di oggi, negli anni del 50, non ha preso parte alle manifestazioni per il ritorno all'Italia di Trieste, dell'Istria, di Fiume e di Zara? Le parole Trieste, Italia, Patria, si fondono in un unico indiscutibile assioma! Quest'anno ricorre il cinquantesimo anniversario della seconda redenzione del capoluogo giuliano. Non possiamo rievocare la tormentata storia delle Terre al confine orientale senza avvertire un tuffo al cuore.

Già il Sacrario di Redipuglia, ricordando il prezzo pagato nella Guerra per l'unità nazionale, seicentomila morti, ci induce ad accostarci in punta di piedi, a capo chino. Ve ne sono centomila, di cui quarantamila noti, che indicando la provenienza dei singoli, testimoniano come non c'è angolo d'Italia che non abbia partecipato alla liberazione della patria. E per Trento e Trieste fu la redenzione.

Fu quel meraviglioso tre novembre del 1918 che vide la Città di San Giusto impazzire di gioia e tutta la nazione in festa con Essa, si compiva il sogno dei Padri: dopo un lungo e travagliato Risorgimento, (quattro guerre d'indipendenza!), l'Italia si portava ai suoi confini naturali.

Ad oriente così li descriveva, ben sette secoli fa, Dante Alighieri nella nona cantica dell'Inferno: ".. . sì come a Pola, presso del Carnaro, ch'Italia chiude e i suoi termini bagna". Ma un'altra guerra, la seconda mondiale (1940-1945), rimetteva tutto in discussione. Non è questa la sede per tracciarne il corso. Si ricorda che la nostra Patria non è mai trascesa in eccidi o atti di barbarie, e, pur avendo promulgato le leggi razziali (per compiacere Hitler!), s'è ben guardata dall'applicarle. Ha intrapreso quindi la Guerra di Liberazione (1943-1945), per libera scelta, pagando un pesante tributo di sangue (87.000 Caduti cui vanno aggiunti 40.000 deceduti nei campi di concentramento e 30.000 partigiani). Ma tutto ciò è stato inutile.

Alla resa dei conti (10 febbraio 1947), le Potenze vincitrici, Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e URSS, ci hanno imposto un trattato di pace iniquo e umiliante. Il prezzo più alto della nostra sconfitta (perché noi la guerra l'abbiamo perduta!) è stato pagato dalla Venezia Giulia, mutilata nelle sue carni e offesa nelle sue radici aldilà d'ogni previsione. Terre per secoli appartenenti alla nostra cultura, lingua e civiltà, ricche di monumenti romani e di gioielli dell'architettura veneziana, venivano staccate alla madrepatria e assegnate alla Jugoslavia comunista del dittatore Josip Broz Tito.

Il destino di Trieste veniva messo in discussione per nove anni (dal 1945 al 1954), nel corso dei quali la città versava altro sangue per il suo diritto d'appartenere all'Italia. Il nodo si sciolse con l'approvazione del "Memorandum di Londra" (5 ottobre 1954), sottoscritto Jugoslavia, Stati Uniti e Gran Bretagna, per alcune congiunture a noi favorevoli:
- Presenza a Roma dell'Ambasciatrice americana Clara Boothe Luce, a noi favorevole, tenuta in grande considerazione dal Presidente Eisenhower;
- Unione Sovietica travagliata dal problema della successione a Stalin;
- Gran Bretagna intenta a stipulare con l'Egitto il trattato sul Canale di Suez;
- Francia impastoiata con la guerra in Indocina;
- Jugoslavia in crisi alimentare, soggiogata dall'offerta di grano dagli USA (400.000 tonnellate!);

Il 26 ottobre avvenne l'effettivo passaggio dei poteri.

Il documento, fu sottoscritto dal Gen. De Renzi, Comandante del V Corpo d'Armata, il Gen. inglese Winterton, Comandante delle Forze Alleate e controllore della Zona "A", e il Gen. americano Dabney, Comandante del contingente USA. La città si riversò nelle strade per osannare i nostri Soldati, ripetendo le manifestazioni di giubilo del 1918. L'abbraccio dell'Italia fu portato dall'Esercito, dalla Marina e dall'Aviazione:
- Per l'Esercito: da alcuni Reparti della Divisione "Trieste" (fra i quali l'82° Reggimento di Fanteria "Torino" e il I Gruppo del 210 Reggimento d'artiglieria da campagna) e della Divisione corazzata "Ariete" (fra i quali il V Battaglione dell'8° Reggimento bersaglieri e il I Gruppo Squadroni del Reggimento "Genova Cavalleria");
- Per la Marina: dall'incrociatore "Duca degli Abruzzi", e dai caccia "Grecale", "Granatiere" e "Artigliere";
- Per l'Aeronautica: da ventiquattro aviogetti della 51" Aerobrigata di stanza a Istrana.
Festa ancora più grande fu il 4 novembre, alla presenza del Capo dello Stato Einaudi, si fece una grandiosa, parata militare sulle Rive. Fu conferita alla città la Medaglia d'Oro al Valore Militare, con una motivazione che abbraccia un arco di tempo che va dal 1848 fino al 1954. Nei Triestini, in quei giorni, le lagrime di gioia per avere ritrovato la Patria, si confondevano con quelle di dolore per la sorte dei fratelli Istriani, Giuliani e Dalmati. La descrizione dei sentimenti che attanagliavano i cuori e si agitavano
negli è resa dalle parole del Sindaco Gianni
Bartoli: "...E' la Madre che ritorna per farci vivere liberi con le sue leggi ... la prima tappa è stata vinta contro tutto un mondo di interessi, di odio e di ipocrisia. . .e la meta è stata Trieste; la seconda tappa sarà vinta con un lavoro paziente nella realtà di un'Europa unita e di un Adriatico rappacificato. . .e la meta è l'Istria.
che la giornata di oggi sia:
- di elevazione a DIO, per averci ridato la Patria;
- di commossa memoria per i Caduti e per i Martiri, che ci hanno eroicamente segnato il cammino;
- di conforto agli assertori della fede italiana, da Zara a Capodistria, che piangono nell'esilio;
- di caparra sicura per un non lontano avvenire di Libertà per tutti i Giuliani".

Così l'eroico Vescovo Mons. Antonio Santin che in difesa dei deboli e degli oppressi, aveva tenuto testa agli occupatori della città, nazisti prima, slavo comunisti poi e angloamericani infine, s'espresse nell'omelia pronunciata in cattedrale il 4 novembre del 1954, alla presenza di Einaudi: "...oggi è giorno di gioia. Essa è schietta e grande, perché nasce dall'amore. Trieste ama l'Italia. Quante volte abbiamo sentito la gente umile e povera ripetere: "Ritorni qui la Patria. Il resto non c'importa". Questa è la grande verità che commuove ed esalta tutti: è ritornata la Madre. Quando ritorna la madre la casa è piena di luce, tutto sembra più bello, tutti diventano più buoni e si sentono sicuri. E il miracolo della madre. E il miracolo che Trieste vive in questi giorni...".

Così lo stesso Prelato piangeva per la sorte riservata ai Giuliani dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia, costretti all'Esilio con la più cieca violenza: "Io non lo so.. .Io proprio non lo so. . .Io, purtroppo, so soltanto pregare per quelle migliaia di nostri fratelli.. .il mio gregge, la mia gente... quelli che devono pagare tutto per tutti. . .Cosa faranno costoro senza più Patria, dopo aver vissuto soltanto di Patria e per la Patria, come nessun altro Italiano ha mai saputo né saprà più fare?".

tratto da "Guardia d'Onore" n.6 2004

Riproduciamo alcuni articoli apparsi sulla stampa italiana

- Trieste ritorna all'Italia di Riccardo Basile (NUOVO)

- Le medaglie ai parenti: riaffiora l'antico dolore per le sei vittime del '53 di Paola Bolis
Consegnate dai ministri Gasparri e Tremaglia
Il Piccolo 27/10/04

- Gasparri: "La svolta nei moti del '53"
Il rappresentante del governo ha sottolineato nel discorso ufficiale l'importanza di una celebrazione fondata su valori condivisi da tutti "Il sacrificio dei civili morti fu decisivo per l'unità nazionale e per la difesa del mondo occidentale" "Il Paese ringrazia il coraggio dei triestini". Dipiazza: "Ricordiamo chi è rimasto in Istria"
Il Piccolo 27/10/04

- Ventisei ottobre 1954, Trieste ritorna all'Italia di Francesco Dal Mas
Entrano nel vivo le celebrazioni per i 50 anni del ritorno all'Italia, dopo 11 anni di successive occupazioni (nazista, slava e alleata) e molte tragedie. Parla lo storico Pupo Trieste ultimo risorgimento
L'Avvenire 26/10/04

- La città rivive oggi una delle pagine più significative del suo passato.
Per la parata ex militari da tutta Italia, esuli, mezzi d'epoca. In piazza Unità l'abbraccio ai reduci del '54. Al via le cerimonie storiche, presente il ministro Gasparri.
Il Piccolo 26/10/04

- Il tricolore sventola a San Giusto e fu la fine di un incubo
Il Gazzettino 25.10.04

- TRIESTE 1945/'54 di Toni Capuozzo
Nove anni di Governo Militare Alleato, e oggi è l'unica città che festeggia i reduci dall'Iraq
Il Foglio 22/10/04

- Il Tricolore sventola a S.Giusto - Trieste torna a essere Italia - di Arrigo Petacco
Nel 1954 si chiuse una situazione "provvisoria" dal'45 in bilico tra occidente e mondo comunista. Ma il prezzo politico fu alto: l'Istria lasciata a Tito,15mila trucidati nelle foibe e 350mila costretti all'esodo.
Il Giorno (QN) 05/10/04

- Il Ciampi in Piazza Unità con i reduci del '54 - di Silvio Maranzana
Presentato il fitto calendario delle celebrazioni, che avranno il loro momento "clou" il 4 novembre Ciampi in piazza Unità, con i reduci del '54 Mostre, convegni, concerti, francobollo commemorativo, tripode tricolore..
Il Piccolo 17/10/04

- 50 ANNI DOPO - di Claudio Magris
Trieste e la voglia di patria
Corriere della Sera 03/10/04

- Trieste e l'Italia, una storia da ricordare - Intervento del senatore Pedrizzi
convegno a Roma: "CINQUANTA anni di Trieste italiana"
Il Tempo 19/10/04

- CINQUANT'ANNI FA LA CITTA' GIULIANA TORNAVA ALL'ITALIA TRIESTE di Mario Cervi
L'Unione che divise
Il Giornale 05/10/04

- IL RITORNO DI TRIESTE ALL'ITALIA di Enrico Pirondini
La città della convivenza medaglia d'oro per la sua lotta. Il 5 ottobre 1954 veniva firmato a Londra il 'Memorandum di intesa' tra Italia, Usa, Gran Bretagna e Yugoslavia. Il 26 ottobre l'ingresso trionfale dei bersaglieri Il ritorno di Trieste all'Italia
La Provincia di Cremona 05/10/04



Vi segnaliamo alcuni articoli, libri o servizi usciti o in programmazione:

"Cronaca filatelica"
E' uscito il n. 311 di Cronaca Filatelica, mensile a carattere nazionale "di francobolli storia postale annulli e interi postali" (cosi recita la testata).

Questo numero, che porta la data del novembre 2004, presenta in copertina il titolo "A Trieste sventola trionfante il tricolore" sullo sfondo di una piazza Unità del '54, con l'indicazione "foto copertina fornita dalla Lega Nazionale di Trieste".

All'interno diversi servizi su temi che ci riguardano. Segnaliamo tra gli altri l'articolo "Consapevoli gli svarioni sulla penisola istriana?", il servizio sulla Mostra filatelica organizzata nel quadro della cerimonie del Cinquantenario e l'intervista con il Ministro Giovanardi, di cui scopriamo la passione filatelica.

Un esemplare di "Cronaca filatelica" è a disposizione presso la Segreteria della Lega alle quale potranno anche essere chieste informazioni per eventuali ordinazioni.


Martedì 2 novembre alle 23.20 su RAITRE - La Grande Storia Tricolore - Trieste italiana


Quarto appuntamento de "La Grande Storia Tricolore" sotto l'alto patronato della Presidenza della Repubblica.
26 ottobre 1954. Trieste torna italiana. Sono passati nove anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, sette dal trattato di pace di Parigi.(...)


Giovedì 4 novembre ore 11.30 Rai 1: piazza Unità d'Italia
Il 4 novembre 1954 c'era il Presidente Luigi Enaudi, in piazza Unità d'Italia, a celebrare, con tanti, tantissimi Triestini, la giornata della Vittoria, la festa dell'unità nazionale.
Il 4 novembre 2004 ci sarà il Presidente Carlo Azeglio Ciampi , in piazza Unità d'Italia, a celebrare i cinquant'anni dal ritorno di Trieste all'Italia e dell'Italia a Trieste. I Triestini, ne siamo certi, saranno sicuramente in tanti, raccolti attorno al Capo dello Sato, per rivivere le momorabili giornate di mezzo secolo or sono (ed è un vero peccato che non sia stato possibile dichiarare giornata festiva, questa occasione storica)
La RAI, con il suo Canale 1, trasmetterà in diretta, con inizio alle ore 10.30, tutta la cerimonia.
Davanti ai teleschermi potranno così associarsi, a questa festa, gli innumerevoli nostri connazionali che si sentono legati da effetto alla città di San Giusto: oggi, come lo furono cinquanta anni or sono.

Giovedì 4 novembre ore 20.00 Rai International (forse dalla sede della Lega Nazionale)
Nella serata di giovedì 4 novembre, con inizio alle ore 20.00, Rai International effettuerà un servizio in diretta dalla sede della Lega Nazionale.
Rai International si rivolge agli Italiani all'estero.
Suggeriamo di segnalare la trasmissione ad amici o parenti che risiedano in Canadà o in Australia, nell'America Latina o negli USA.

Giovedì 4 novembre ore 21.00 Trieste su RAI 2
Nell'ambito di "Punto e a capo", una nuova trasmissione giornalistica che andrà in onda giovedì 4 novembre su RAI 2 si parlerà dei caduti del novembre '53 e del cinquantesimo del ritorno di Trieste all'Italia. Numerose la testimonianze raccolte nella preparazione del servizio.
Sarà anche possibile - durante le trasmissione - intervenire con messaggi telefonici e con e-mail.

La Lega Nazionale ospiterà giovedì 28 ottobre 2004 alle ore 18, nella sede sociale di via Donota 2 (III piano) la presentazione del volume "Il giorno del ritorno. A cinquant'anni dalla seconda redenzione di Trieste" di Fulvio Fumis e Marino Zerboni (Edizioni Italo Svevo - Trieste). Seguirà la proiezione di un documentario rievocativo delle storiche giornate dell'ottobre e novembre 1954.

CORRIERE DELLA SERA
Il numero del 24 ottobre 2004 4 pagine dedicate al cinquantenario, con articoli di Galli della Loggia, Di Stefano, Petacco e altre firme del prestigioso quotidiano.

SECOLO D'ITALIA
Il numero del 23.10.04 apre la prima con un titolo a tutta pagina "Dopo 50 anni una medaglia ai caduti per Trieste italiana", Il sommario che accompagna tale titolo recita "Iniziativa di Ciampi. Sei riconoscimenti al valor civile per le vittime degli scontri con gli inglesi nel novembre '53. Gasparri: bravo presidente, è un omaggio al sentimento di unità nazionale". All'intero, tutta la pagina 11 è dedicata a tale tema, sottolineando il ruolo svolto dalla Lega Nazionale nel proporre tale riconoscimento al Capo dello Stato. Vengono pure illustrate le diverse cerimonie ed iniziative, tra cui il Cippo della Lega Nazionale a Duino, a memoria delle barre confinarie rimosse.

IL MERCATINO n. 41 22-28 ottobre
inserto speciale da staccare e conservare. Tra l'altro una riproduzione di alcune pagine della "Soria di trieste" di Livio Grassi e Antonio Denich.

DOSSIER del QUOTIDIANO NAZIONALE settembre 2004 "Il tricolore a Trieste"
in vendita con Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino ad 1 euro: 12 pagine ricche di racconti, immagini e approfondimenti. Un dossier da non perdere!
redazione:
tel. 051600611 (Bologna); 06699541 (Roma)

SPECCHIO supplemento de "La Stampa" n.435 del 18 settembre 2004
Un servizio di sette pagine che ricostruisce i momenti salienti, con una cronologia e alcuni approfondimenti.
per arretrati:
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tel: 0116568335

TRIESTE 1954
Ugo Borsatti
Le immagini più belle di fatti curiosi ed importanti dall'archivio storico "Foto Omnia" di Ugo Borsatti.
Ed. Lint   [vai al sito]

ITALIA, FINALMENTE
Michele Grison
Volume molto completo, ricco di informazioni ed immagini
 Ed. Luglio 

Una curiosità: sul quotidiano di Cancun (Messico) QROO il 2 giugno è apparso un articolo sul Tricolore vivente in Piazza Unità [vai alla foto]

2004 appuntamento con la Storia
SERIE DI 4 CARTOLINE COMMEMORATIVE DEL RITORNO DI TRIESTE ALL'ITALIA

 
Presso la sede della Lega Nazionale (via Donota 2 /III piano) è disponibile la serie di quattro cartoline celebrative fatte stampare dal Sodalizio per ricordare il cinquantesimo anniversario del ritorno di Trieste all'Italia.

Il 26 ottobre Poste Italiane emetterà un francobollo commemorativo dell'evento. Il francobollo sarà disponibile anche in confezione "libretto" a tiratura limitata.

Questo francobollo sarà presentato ufficialmente al pubblico ed alla stampa il giorno 26 ottobre alle ore 10, presso il Civico Museo Revoltella.
Saranno presenti l'on. Maurizio Gasparri, Ministro delle Comunicazioni e il prof. Enzo Cardi, Presidente di Poste Italiane.

Nell'ambito dei festeggiamenti per il cinquantenario del ritorno di Trieste all'Italia, il Museo postale e telegrafico della Mitteleuropa organizza una esposizione di storia della posta dal titolo

1954 Il servizio postale ritorna all'Italia
1918-1954 pagine di storia triestina


Si tratta di un excursus sulla storia della Venezia Giulia e della Dalmazia dal 1918 al 1954 (con un preambolo per il periodo precedente), vista attraverso l'inusuale punto di vista della posta, ed illustrata con lettere, cartoline, francobolli ed altri oggetti postali.

Il 26 ottobre Poste Italiane emetterà un francobollo commemorativo dell'evento. Il francobollo sarà disponibile anche in confezione "libretto" a tiratura limitata.

Questo francobollo sarà presentato ufficialmente al pubblico ed alla stampa il giorno 26 ottobre alle ore 10, presso il Civico Museo Revoltella.
Saranno presenti l'on. Maurizio Gasparri, Ministro delle Comunicazioni e il prof. Enzo Cardi, Presidente di Poste Italiane.

Alle ore 15, presso il Museo postale e telegrafico della Mitteleuropa al palazzo delle Poste di Trieste in piazza Vittorio Veneto 1 sarà inaugurata la mostra di storia della posta "1954: il servizio postale ritorna all'Italia 1918 - 1954 pagine di storia triestina" e sarà presentato il relativo catalogo, ancora in presenza del Ministro e del Presidente di Poste Italiane.
Bruno Crevato-Selvaggi illustrerà la mostra.

La mostra rimarrà poi aperta, con ingresso libero, sino al 6 gennaio 2005, con orario 9-13 tutti i giorni

 

26 OTTOBRE 1954: TRIESTE RITORNA ITALIANA

SOTTO IL SEGNO DELLA LEGA NAZIONALE , L'INIZIO DELLE CERIMONIE PER IL CINQUANTESIMO


Cinquant'anni orsono c'erano delle barre che separavano, ad occidente, il Comune di Duino-Aurisina dalla Repubblica Italiana.

Bisognava presentare i documenti, attendere che le barre si alzassero per potersi dirigere verso Monfalcone, verso Venezia, verso Roma.

Il 26 ottobre 1954, quelle barre inique sono state rimosse, rispettando la volontà delle popolazioni, rispettando il senso della Storia e della Giustizia.

Nel cinquantesimo anniversario di quella rimozione la Lega Nazionale (d'intesa con il Comune di Duino-Aurisina e con il contributo della Provincia di Trieste e della Cava Romana) ha collocato un cippo a ricordo di quello storico evento.

Molte centinaia di persone allo scoprimento del cippo della Lega a Duino

L'iniziativa promossa dalla Lega Nazionale, con la quale si è dato l'avvio alle celebrazioni del cinquantenario, è stata segnata da un successo di partecipanti che ha travalicato le più ottimiste previsioni. Cinque pullman e decine e decine di mezzi privati hanno portato ai Lupi di Toscana centinaia e centinaia di triestini, di giuliani con le più diverse provenienze. Il corteo era aperto dal Gonfalone della Città di Trieste, da quelli della Provincia e del Comune di Duino Aurisina e dalla bandiera della Lega Nazionale; seguivano le autorità tra le quali il Ministro degli Italiani all'Estero on. Tremaglia; poi le bandiere ed i labari delle associazioni degli Esuli e d'Arma e quindi la lunga, lunghissima fiaccolata dei tanti cittadini che avevano risposto all'invito della Lega.

Giunti in corrispondenza del cippo è stata la volta del saluto del Presidente della Lega Paolo Sardos Albertini, di quelli del Presidente della Provincia Scoccimarro e del Sindaco di Duino Aurisina Giorgio Ret. A conclusione le parole del Ministro Tremaglia, lo scoprimento del cippo ad opera del Principe di Torre Tasso e la benedizione da parte di don Ugo.

Spente le fiaccole, i partecipanti si sono quindi allontanati ed il cippo della Lega Nazionale è rimasto a ricordate quel iniquo confine che separava Trieste dalla madre patria.

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