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Per celebrare i morti per Trieste italiana del 1953 il Comitato 10 Febbraio riproponiamo questa conferenza e la presentazione del libro "Gli ultimi Martiri del Risorgimento" del suo Presidente Nazionale Michele Pigliucci

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A Trieste il 5 e 6 novembre 1953 sono caduti sotto il fuoco dell'esercito di occupazione alleato gli ultimi martiri per l'Italia.

 

A oltre 50 anni dal loro sacrificio la Lega Nazionale vuole rendere indelebile il ricordo  di chi ha donato la vita per l'italianità di Trieste.


I RAGAZZI DEL '53

Oltre cinquant'anni fa Trieste visse un autunno intriso di speranza ma colorato di sangue. Si era agli ultimi momenti del governo militare alleato, il ritorno dell'Italia a Trieste sembrava cosa fatta, ma fra il 4 e il 6 novembre del 1953, la piazza si animò e, da una situazione di dissidio che, probabilmente, poteva essere controllata, si giunse allo scontro. Sei triestini: Addobbati, Paglia, Montano, Zavadil, Manzi e Bassa, persero la vita. Numerosi furono i feriti. Qualcuno venne arrestato. Altri, per evitare che ciò accadesse, furono allontanati dalla città proprio grazie al pronto intervento della Lega Nazionale.
Si era al culmine di un decennio tremendo e tremendo fu quel novembre di cinquant'anni fa.

In occasione del Cinquantenario del ritorno di Trieste all'Italia il Presidente della Repubblica ha insignito della Medaglia d'Oro al Valore Civile i 6 triestini che hanno dato la vita per la Patria in quei giorni del '53.

 

 

 

 

Il 3 novembre 1953 la bandiera italiana, nel 35° anniversario dell'ingresso degli Italiani a Trieste dal 1918 e festa di San Giusto, viene issata sul Municipio di Trieste a seguito della Dichiarazione Bipartita dell'8 ottobre, ma subito dopo viene rimossa dagli Americani.


La discrasia triestina
"Non stupisce quindi la discrasia sulla percezione e sul ricordo dei fatti alla quale si assiste a seconda che il problema venga visto da Trieste ovvero da qualsiasi altra città italiana Trieste"

A proposito delle vicende triestine del novembre 1953 Giuseppe Parlato scrive testualmente: "Non stupisce quindi la discrasia sulla percezione e sul ricordo dei fatti alla quale si assiste a seconda che il problema venga visto da Trieste ovvero da qualsiasi altra città italiana Trieste". Discrasia fortemente ed anche soffertamene avvertita dall'opinione pubblica triestina; sovente viene imputata ad una sorta di cronica disattenzione nazionale, nei confronti di ciò che accade in questo lembo d'Italia, ai suoi confini orientali.
In realtà non è forse del tutto giusto parlare di disattenzione, quanto piuttosto (almeno in certi casi) di una oggettiva difficoltà a cogliere taluni aspetti del tutto specifici della situazione giuliana, a percepire alcune sue anomalie rispetto a quanto avviene nel resto d'Italia.


Il Presidente della Lega Nazionale, avv. Paolo Sardos Albertini, in merito alle dichiarazioni del Sindaco di Udine circa la data della conclusione del Risorgimento ha richiamato la sua attenzione sul fatto che, in data 7 agosto 2003 il Presidente Ciampi ha accolta la richiesta della Lega Nazionale di riconoscere quali Ultimi Martiri del Risorgimento i Caduti triestini nel novembre 1953 ed ha quindi concesso la Medaglia d’Oro alla Memoria a Pietro Addobbati, Erminio Bassa, Leonardo Manzi, Saverio Montano, Francesco Paglia, Antonio Zavadil e ciò a significare che solo il definitivo ricongiungimento di Trieste all’Italia, il 26 ottobre 1954, ha segnato la conclusione del processo unitario risorgimentale.

Il Presidente della Lega Nazionale, a conclusione, ha sottolineato l’importanza che il Sindaco di un importante centro quale quello del capoluogo regionale, sia consapevole di tale circostanza.

Trieste, 5 novembre 2008

L'insurrezione di Trieste del novembre 1953

I fatti del '53 costituiscono un particolarissimo sviluppo di fenomeni assai più complessi, che affondano le radici nella conclusione della guerra e nei rapporti diplomatici. Ormai da tempo la storiografia ha colto la centralità della politica internazionale come chiave di lettura privilegiata degli avvenimenti: ritenere che si tratti di una mera questione logistica, di un problema che, pur avendo la città di Trieste come centro dell'insurrezione, si esaurisca nel capoluogo giuliano, costituisce oggi un errore di prospettiva tale da falsare la stessa percezione dell'episodio. E tuttavia, i fatti del '53 restano nell'immaginario collettivo, come un fatto locale, la cui eccezionalità e la cui drammaticità si sono fatte risalire esclusivamente alla particolare situazione triestina.


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