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Una identità, quella triestina, che sicuramente (e fortunatamente) non trova fondamento in qualsivoglia "patrimonio genetico". La logica drammatica delle etnie, quella dell'identità fondata su "il sangue e la terra" che tante tragedie ha provocato nei vicini Balcani, tale logica non ci appartiene in alcun modo. Trieste - e Manlio Cecovini lo ha illustrato in modo insuperabile - è città italiana non per ragioni di sangue, bensì per un atto di libera scelta. Le componenti etniche che sono venute a costituire la storia e la realtà di Trieste sono state estremamente composite: accanto ai Veneto-Friulani ed agli Sloveni vi sono stati i Greci, i Tedeschi, gli Armeni, i Serbi, i Croati ed altri ancora.


Perché io, giovane triestino, sono contro il bilinguismo e la maggiore tutela dello sloveno e degli sloveni nel Friuli Venezia Giulia.

 


Egregio Direttore,

Il recente voto al Comune di Duino Aurisina ha evidenziato un fenomeno di sicuro interesse, che merita d’essere analizzato.

E’, infatti, abbastanza evidente l’esser venuta meno la compattezza del voto sloveno, compattezza che per decenni si è concretizzata nella possibilità, per quest’elettorato, di scegliere esclusivamente tra due opzioni: il voto all’Unione Slovena oppure ai candidati sloveni delle liste dei  comunisti (ex o post che fossero). Tale situazione di blocco elettorale aveva  poi un completamente nel fatto che le dirigenze dei due schieramenti (quello del Tiglio e quello della Falce e Martello) operassero, di fatto, in sostanziale sintonia, almeno su tutta una serie di tematiche.

La novità che ha messo in crisi tale sistema è stata senz’altro la vicenda del fallimento della Kreditna BanKa, vissuto nell’ambito della minoranza in modo decisamente traumatico (“i nostri hanno rubato i nostri soldi”, si sentiva dire da più parti), tale da incrinare il precedente rapporto fiduciario con le rispettive dirigenze e costringere queste ultime, per recuperare credibilità nella base, a scelte più drastiche, meno consociative. Ne è derivata la vicenda di Duino Aurisina, con la rottura tra Unione Slovena e D.S. e con il seguito di pesanti polemiche che ne sono derivate.

Peraltro il fenomeno dell’uscita degli elettori sloveni dalla logica del ghetto, dell’esser possibile anche per loro tutta una gamma diversa di opzioni elettorali (come avviene per gli elettori italiani) ha probabilmente delle ragioni meno contingenti.

La realtà vera e più profonda è che i rapporti tra maggioranza italiana e minoranza slovena hanno subito un sostanziale cambiamento, per delle ragioni storiche, non contingenti.

Sono trascorsi cinquant’anni da quel novembre del ’53, quando il sacrificio di Addobbati, di Paglia e degli altri caduiti creò le premesse per il ritorno definitivo ed irrevocabile di Trieste all’Italia e dell’Italia a Trieste. Tale evento significò la definitiva archiviazione di quella che era stata una concreta minaccia sul futuro della città, la pretesa jugoslava di annessione di Trieste (Trst je nas, si legge ancora su qualche muro cittadino); ed era questa pretesa, questo pericolo ad aver incrinato, sostanzialmente, i rapporti tra le due etnie: agli occhi degli Italiani la minoranza slovena appariva una sorta di quinta colonna delle pretese annessioniste del Marescialo di Belgrado.

Con il 26 ottobre del ’54 tale minaccia era definitivamente tramontata, ma ci volle un certo lasso di tempo perché ciò fosse evidente, ce ne volle ben di più perché nel conscio o nell’inconscio delle persone venisse finalmente rimosso tale blocco mentale che identificava gli Sloveni di Trieste con coloro che volevano annettere la nostra città a Belgrado.

Nell’ambiente della minoranza vi è stato un fatto ulteriore: la fine del blocco comunista e il disfacimento della Jugoslavia. E' chiaro che, oggi come oggi, non vi è un solo sloveno di Trieste (penso neppure il professore Samo o il cameraman Sanzin) che possa onestamente auspicare una annessione di Trieste a Lubiana. E’ un’ipotesi che oramai è fuori anche dal pensabile, quando viceversa è la Slovenia a bussare alle porte italiane per poter avere via libera verso l’Europa e la Nato.

La cancellazione della minaccia annessione, dunque, ha senz’altro rimosso un qualcosa che incrinava i rapporti tra maggioranza italiana e minoranza slovena. Tutto ciò è senz’altro positivo, ma non significa ancora che tutto sia risolto. Continua in qualche modo a pesare (anche se sempre meno) un’altra questione: la definizione dell’identità italiana di Trieste.

Per i più Trieste è città di indiscutibile identità italiana, perché tale si sente la sua stragrande maggioranza di cittadini, perché tale la hanno fatta le vicende della storia e della politica, perché sicuramente il suo riferimento è rappresentato dalla cultura e dalla civiltà italiane. Per altri, viceversa, Trieste deve o dovrebbe identificarsi in una identità mista, italo-slovena, posto che la presenza slovena avrebbe dei connotati autoctoni quanto quella italiana.

La differenza non è da poco (ogni questione di identità va sempre presa estremamente sul serio), ma la strada per risolvere il contrasto è sicuramente una sola: per la maggioranza accettare che all’identità triestina appartiene anche la presenza di una minoranza slovena, accanto alla maggioranza italiana (nonché ad altre minoranze, da non trascurare); per la componente slovena accettare che la loro presenza, meritevole di riconoscimento e di tutele, è e resta comunque quella di una minoranza.

Un autorevole esponente dell’etnia slovena mi diceva recentemente: una volta mi definivo come “cittadino italiano del gruppo etnico sloveno”; oggi dichiaro il mio essere italiano, di lingua e cultura slovena. Affermazione, la sua, che personalmente ho molto apprezzato.

Forse è proprio questa  la strada per un diverso rapporto tra maggioranza italiana e minoranza slovena nelle nostre terre.

 

Paolo Sardos Albertini

Lettera a "Il Piccolo" - 5 giugno 2002

Il Presidente della Repubblica non firmi il decreto Prodi sul bilinguismo nel Friuli Venezia Giulia

Per conservare la propria identità nel calderone delle grandi nazioni presenti nell'Unione europea, l'opinione pubblica slovena è ben conscia che un piccolo popolo di soli due milioni ("slovenci" significa "piccoli slavi") ha bisogno dell'aiuto, della comprensione e della simpatia dei popoli più grandi.

Al contrario, i politici della sinistra che rappresentano gli sloveni nel Friuli Venezia Giulia non perdono occasione per suscitare intorno a loro antipatia e reazioni di fastidio. L'introduzione del bilinguismo in tutti gli uffici comunali di ben sette rioni del Comune di Trieste, a Muggia, a Gorizia, a Cividale e in frazioni del monfalconese e dell'udinese, è un'operazione volta solo ad impiegare nella Pubblica Amministrazione giovani diplomati usciti dalle scuole slovene, con un aggravio di spesa del tutto ingiustificata e con la prevedibile reazione dei giovani diplomati nelle scuole italiane che aspirano di essere assunti per svolgere incarichi ben più utili, dove peraltro possono concorrere in assoluta parità anche i diplomati delle scuole slovene.


NO ALL’ESTENSIONE DEL BILINGUISMO

 

 L’avv. Paolo Sardos Albertini , Presidente della Lega Nazionale, esprime la piena adesione alle valutazioni formulate dal Sottosegretario on. Roberto Menia sottolineando l’assoluta pretestuosità alle pretese del Presidente del Comitato Paritetico in merito ad una estensione a Trieste del bilinguismo assolutamente immotivata e antistorica.

            L’avv. Sardos rileva come questo tipo di atteggiamento di alcuni esponenti della comunità slovena abbia solo l’effetto di incrinare il bene preziosissimo dell’armonica convivenza, nella nostra città, di tutte le diverse componenti in essa presenti.

“Minoranza slovena nel Friuli Venezia Giulia, distinguere privilegi e capricci dai veri diritti, i soli che vanno invece riconosciuti ed attuati integralmente”

In Val Resia vanno resi pubblici i forti contrasti che ci sono, dove tutta la popolazione, di antica origine slava, rifiuta di essere considerata come slovena”


Il 20 maggio 1997 da un articolo de "Il Piccolo" apprendiamo che il Ministro delle Finanze ha disposto, con circolare diretta agli uffici periferici, l'utilizzo, per chi ne faccia richiesta, di modelli 740 per la dichiarazione dei redditi in lingua slovena.

L'avv. Paolo Sardos Albertini, nella veste di Presidente della Lega Nazionale, ha ritenuto opportuno rivolgersi alla magistratura, al Ministro e al Presidente della Repubblica affinché venga fatta chiarezza, dal punto di vista legale e politico, sulla questione.

LETTERA AL MINISTRO DELLE FINANZE
On Vincenzo Visco

Ill.mo Signor Ministro

si è appreso dalla stampa locale (il quotidiano "II Piccolo" dd 20.5.97) che Lei avrebbe autorizzato e disposto la stampa di Mod. 740/97, anziché nella lingua ufficiale dello Stato italiano, in altro e diverso idioma (sloveno). 
Poiché tale atto appare in contrasto con precise vigenti norme di legge, non risulta certo giustificabile unicamente in forza di Sue direttive agli organi periferici e neppure lo sarebbe in forza di un decreto ministeriale. 
Aggiungo che, al di Ià delle considerazioni giuridiche (sulle quali sarà ovviamente la magistratura a doversi pronunciare), c’è un aspetto strettamente politico, di estrema gravità, che viene coinvolto dalla Sua decisione: nella contingenza storica del nostro Stato potremmo forse ritrovarci a breve termine (grazie anche alla Sua iniziativa) con modelli 740 in idioma bergamasco o friulano o occitano ? 
I reiterati appelli del Capo dello Stato a mai transigere quando è in gioco l’unità nazionale devono far ricordare a noi tutti, mi auguro anche a Lei, che unità nazionale significa anche corretto rispetto della lingua ufficiale dello Stato. 
Ho ritenuto doverLe prospettare tutto ciò nella mia veste di Presidente della Lega Nazionale, sodalizio che da oltre un secolo opera in nome della Nazione italiana nelle realtà giuliane, e Le sarò molto grato se vorrà ricevermi affinché possa illustrarLe a voce le ragioni della nostra posizione e le nostre preoccupazioni. 
La ringrazio fin d'ora e Le invio i più distinti saluti.

Trieste, 21 maggio 1997

 

LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
On. Oscar Luigi Scalfaro

Illustrissimo Signor Presidente,

a nome della Lega Nazionale, Sodalizio che da oltre un secolo opera in nome della Nazione italiana nelle realtà giuliane, mi permetto rivolgermi a Lei per sottoporre alla cortese Sua attenzione quanto segue. 
Da notizie giornalistiche risulta che il Ministro delle Finanze avrebbe disposto la stampa e la distribuzione di mod. 740/97 in lingua diversa dal quella ufficiale e ciò In assenza di una norma legislativa che autorizzi tale atto. 
Sulla legittimità di tale comportamento mi sono permesso di rivolgermi all’autorità giudiziaria quale unico organo competente a valutare eventuali illeciti penali. 
Per quanto concerne l’aspetto politico di tale iniziativa ed il rischio che abbia a contribuire alle già preoccupanti minacce nei confronti del supremo valore dell’unità nazionale, ho ritenuto opportuno interpellare anche il Ministro competente per segnalargli tali nostre preoccupazioni, richiamandomi ai Suoi solenni moniti, e chiedendo di essere da lui ricevuto tutto. 
Mi è sembrato doveroso portare alla Sua conoscenza tutto ciò per chiederLe, ove Lei lo ritenga opportuno e possibile, un Suo autorevole intervento. 
La ringrazio sentitamente e Le invio i più distinti ossequi.

Trieste, 22 maggio 1997

L'avvocato Paolo Sardos Albertini, presidente della Lega Nazionale, ha rilevato come il progetto di tutela degli sloveni dell'onorevole valdostano Caveri riproduca sostanzialmente, nelle forme più estremiste, analoghe iniziative legislative presentate nelle passate legislature dall'onorevole Spetic, dal senatore Bratina e da altri esponenti estremisti della minoranza slovena.

Il progetto Caveri costituisce una ulteriore gravissima provocazione proprio in quanto pretende affermare una serie di inammissibili privilegi a favore della minoranza slovena, a discriminazione della maggioranza italiana e con pesantissimi oneri burocratici ed economici a carico dello Stato.

Il tutto senza che vada a rispondere ad alcuna reale esigenza posto che non esiste un solo appartenente alla minoranza slovena in Italia che non conosca perfettamente la lingua italiana e che quindi si trovi oggettivamente ad aver bisogno di usare la lingua slovena.

In realtà l'iniziativa dell'onorevole Caveri e di quanti la sostengono ha un solo gravissimo  obiettivo: intaccare o quantomeno mettere in discussione il bene supremo della pacifica convivenza interetnica di cui stanno beneficiando fortunatamente tutte le etnie della regione Friuli Venezia Giulia.

La Lega Nazionale denuncia con la massima fermezza tale irresponsabile provocazione e mette in guardia contro ogni tentativo di associarsi, da qualsiasi posizione, a questo genere di strumentalizzazioni.

La Lega Nazionale ribadisce inoltre come, pregiudizialmente ad ogni iniziativa legislativa in materia, debba necessariamente essere previsto quanto segue:

a) censimento;

b) Testo Unico delle norme già esistenti in materia;

c) precisa individuazione e identificazione dei contributi finanziari già operanti a favore della  minoranza slovena ed erogati dallo Stato, dalla Regione, dalle Provincie e dai Comuni.

In concreto il presidente Sardos si è già rivolto al presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, onorevole Rosa Russo Jervolino, chiedendo una audizione della Lega Nazionale, e di quant'altri, avanti la Commissione stessa e ciò analogamente a quanto avvenuto nel 1991 da avanti alla omologa Commissione del Senato.

A tal fine è stato pure responsabilizzato l'onorevole Roberto Menia, segretario della Commissione, affinché operi per il tempestivo realizzarsi di tali audizioni. La Lega Nazionale provvederà pure alla costituzione di una commissione incaricata di vagliare ed analizzare il progetto Caveri in un'ottica tecnico-giuridica.

Paolo Sardos Albertini

L'avv. Paolo Sardos Albertini, Presidente della Lega Nazionale, ha prodotto copia della documentazione da cui risulta inequivocabilmente che il Presidente del Senato Mancino e la conferenza dei capigruppo avevano disposto le audizioni sulla legge sul bilinguismo e non gli incontri informali proposti dai relatori Biscardi e Besostri.

Ove tale scelta dei relatori non venisse smentita e si insistesse nel non dar luogo alle audizioni, come invece richiesto dal Presidente Mancino (in tal senso la Lega Nazionale ha già reiterato la sua richiesta) risulterebbe l'assurda situazione di un Parlamento italiano che si accinge a legiferare su una materia così delicata, rifiutandosi di sentire non solo le associazioni, espressione della società civile, ma anche le istituzioni locali che rappresentano gran parte del territorio coinvolto dalla legge in questione: la Provincia di Trieste, la Provincia di Udine, il Comune di Gorizia, il Comune di Muggia, il Comune di Cividale.


Contemporaneamente si apprende dalla stampa di reiterate pressioni a favore di tale legge provenienti da oltre confine: prima il Parlamento di Lubiana , oggi i parlamentari del litorale sloveno.


Ignorare la volontà delle popolazioni locali espressa attraverso i propri organi istituzionali e al contempo subire assurde pressioni straniere, sono gli ingredienti che diedero vita qualche decennio orsono all'infausto Trattato di Osimo.


Oggi, nel 2001, c'è il rischio che la miopia e l'arroganza delle forze politiche di Governo abbiano a generare, sulla questione bilinguismo, UNA NUOVA OSIMO.


Nell' interesse delle nostre terre, ove fortunatamente la convivenza interetnica è sicuramente ottimale, la Lega Nazionale auspica che tutto ciò non abbia a verificarsi e che la forzata approvazione di una legge improvida non vada a creare problemi e conflitti artificiosi.


[lettera del Presidente del Senato al Presidente della Commissione on. Ossicini]

[lettera dell'on. Ossicini al Presidente del Senato]

[definitiva risposta del Presidente del Senato all'on. Ossicini]

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