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gorizia-1946-4a170La Lega Nazionale di Gorizia ha da poco portato a compimento una missione di estrema importanza per la memoria storica della nostra città.

 

Il sottoscritto, Presidente del sodalizio, ha infatti organizzato la trasferta a Roma per recarsi in visita agli Archivi Centrali di Stato ed a quelli del Ministero degli Affari Esteri assieme al Dott. Ivan Buttignon per dare finalmente ai nostri concittadini molte risposte che storici e ricercatori non sono stati in grado di fornire anche dopo la desecretazione dei documenti avvenuta fin dal 1996 (50 anni dopo il tragico periodo storico che ha sconvolto la nostra città).

 

L'obiettivo è stato raggiunto grazie al supporto operativo del Senatore Alessandro Maran ed il suo staff che ci hanno aperto la strada degli Archivi ed al contributo del Comune di Gorizia alla trasferta stessa.

Dopo giorni di intense ricerche siamo rientrati a Gorizia con oltre mille documenti fotografici molti del tutto inediti. Ritrovati anche, non solo i documenti sulle foibe apparsi anche in un libello pubblicato ultimamente senza citare riferimenti ai fascicoli dell'archivio e chi abbia procurato gli stessi, ma molti altri relativi a questo oggetto. Ritrovate le liste dei deportati prelevati e di quelli rientrati a Gorizia che permetteranno finalmente di chiudere le polemiche sul monumento al Parco della Rimembranza, centinaia di documenti inerenti testimonianze e rapporti sulle violenze subite dagli italiani nel periodo 1943-1946 e tante altre informazioni di primaria importanza.

 


Davanti a tanti prioritari irrisolti problemi una proposta grottescamente antistorica, degna dell'Enciclopedia Sovietica che andava a manipolare la foto storiche, campeggia sui network: cambiare il nome di Ronchi dei Legionari in Ronchi dei Partigiani!

Nessuno può modificare la storia ed è pretestuosa qualsiasi divagazione sull'argomento: il 12 settembre 1919 partì da Ronchi la Marcia su Fiume e in seguito la città divenne parte integrante dello Stato italiano!

La Lega Nazionale si allinea senza se e senza ma per il mantenimento dell'attuale denominazione "RONCHI DEI LEGIONARI"

Il Presidente LUCA URIZIO

Rispetto all’articolo apparso sul Piccolo “Ronchi e D’Annunzio nessun legame” e visto che il compito della Lega Nazionale è anzitutto quello di divulgare la cultura sopra ogni appartenenza e orientamento, anche come garanzia pluralistica, puntualizziamo quanto segue.

Primo. Marco Barone reputa la denominazione “dei Legionari” “figlia della cultura fascista”. Peccato che come la stragrande maggioranza degli storici oggi ammette, l’esperienza politica fiumana fu di sinistra da tutti i punti di vista. Basta leggere La festa della Rivoluzione di Claudia Salaris, piuttosto che La Reggenza del Carnaro di Giovanni Luigi Manco o altri centinaia di volumi. La bibliografia sul carattere progressista di Fiume dannunziana è sterminata.

Secondo. Il Barone parla di “equilibri appena maturati dopo la prima guerra mondiale”. Anche qui viene bellamente smentito dalla storiografia: nel ’19 l’ingiusto Trattato di Pace altro non fa che creare disequilibri politici, economici e sociali.

Terzo. L’autore dell’articolo scrive che “la nota marcia su Fiume” “ha anticipato ed ispirato nei gesti, nei simboli, nel linguaggio, la marcia su Roma”. Sbagliato. I gesti, i simboli e il linguaggio sono preesistenti rispetto al fiumanesimo: derivano infatti dalla Grande Guerra o dalla tradizione goliardica, se non addirittura dal Risorgimento garibaldino (anche qui progressista), a partire dalla presa di Roma e del relativo motto “O Roma O morte!”.

Quarto. Barone parla di Resistenza avversa al Poeta soldato. Questo è negazionismo. Ricordiamo invece che parecchi Partigiani s’ispirarono a D’Annunzio, soprattutto nel novero di Giustizia e Libertà. Anche qui, basti leggere il libro già citato del Professor Manco.

Quinto. Sul razzismo di Fiume l’autore incappa in un falso. Nella reggenza fiumana le differenze e le particolarità linguistiche, oltre che religiose, politiche, di orientamento sessuale e di genere venivano non solo rispettate bensì anche incoraggiate.

Per fortuna sono aspetti che buona parte dei Sindaci di sinistra dei Comuni della provincia di Gorizia sanno bene. Lo dimostra la loro massiccia presenza alle commemorazioni che si sono svolte in questi ultimi anni in favore del Poeta-soldato.

LEGA NAZIONALE SEZIONE DI GORIZIA

Lunedì 25 Novembre 2013 alle ore 18.00 presso la sala riunioni dell'UGG in Via Rismondo 2 a Gorizia (1°piano), inaugurazione della mostra storico-fotografica: "La Lega Nazionale rende omaggio agli Ultimi Martiri del Risorgimento: Trieste 1945 - 1953", Medaglie d'Oro al Merito Civile.

Per l'occasione, dopo l'introduzione del Presidente della Lega Nazionale di Gorizia Luca Urizio, interverrà il Presidente della Lega Nazionale di Trieste Sardos Albertini e saranno presentate le pubblicazioni:

- GLI ULTIMI MARTIRI DEL RISORGIMENTO di Michele Pigliucci (volume presentato dal politologo Ivan Buttignon)

- LA LEGA NAZIONALE E I RAGAZZI DEL '53 di Paolo Sardos Albertini e Piero Delbello (volume presentato dallo storico Lorenzo Salimbeni)

Verrà inoltre proiettato un video testimonianza dell'Istituto Luce sui fatti della Rivoltà di Trieste.

La mostra sarà visitabile presso la Sala del Caminetto dell'UGG in Via Rismondo 2 a Gorizia e rimarrà aperta fino a lunedì 2 Dicembre alle ore 11.00.

Lunedì 16 settembre la Lega Nazionale, l'ANVGD ed il Comune di Gorizia hanno deposto le corone presso il monumento ai caduti al Parco della Rimembranza.

Alle ore 18.30 presso l’UGG, la Lega Nazionale di Gorizia ha quindi celebrato il 66° anniversario della Seconda Redenzione di Gorizia con la proiezione di un video afferente alla Grande Guerra e una conferenza.

La serata si è aperta con il saluto del Presidente Urizio ed il ricordo del VP Mondolfo della seconda Redenzione di Gorizia, intervento che ha emozionato molti dei presenti.

L’Istituto di Ricerche Storiche e Militari dell’Età Contemporanea “Carlo Alfredo Panzarasa” (www.istitutopanzarasa.com) ha quindi presentato e proiettato il documentario in dvd “La strada del Bersagliere”, realizzato con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia a partire dal Fondo “Baldesi”, costituito da lettere, cartoline, fotografie ed oggetti appartenuti al Bersagliere Corrado Baldesi, il quale combatté in varie località del nostro territorio durante la Prima guerra mondiale.


Con Marco Pirina scompare un ricercatore della verità ed un grande amico di Gorizia

Lunedì scorso nel suo buon ritiro di Dobbiaco moriva a 68 anni, stroncato da un infarto, Marco Pirina, uno dei più profondi conoscitori dei drammi del Confine orientale (ma non solo), delle foibe, delle vendette partigiane. Venticinque anni fa fondava l'Istituto di ricerche storiche "Silentes Loquimur", punto di riferimenti per moltissimi ricercatori. Nell'ultimo quarto di secolo ha pubblicato una trentina di opere storiche, di ricerca, approfondimento. A Marco la definizione di storico andava certamente stretta. Egli, infatti, si è avvicinato alla storia non già per una generica passione verso ciò che costituisce il passato, bensì per la voglia, di cui non fu mai sazio, di conoscere la verità in ordine ad accadimenti di cui non si poteva parlare, veri e propri tabù, come le migliaia di vittime finite nelle foibe per mano titina, ma anche certe atrocità commesse dai partigiani comunisti, senza con ciò nulla togliere a quei tanti partigiani, di cui siamo orgogliosi, che hanno perso o rischiato la vita per difendere il suolo patrio.


In occasione delle celebrazione della seconda redenzione di Gorizia, la Lega Nazionale sezione di Gorizia presenterà il documentario "La storia del Bersagliere" di Lorenzo Lucia e Arnon Debernardi e prodotto dall'Istituto di ricerche storiche e militari dell'età contemporanea Carlo Alfredo Panzarasa; al documentario seguirà l'intervento dello storico Ivan Buttignon. l'Appuntamento è per lunedì 16 settembre alle ore 18.30 presso la sala riunioni dell'UGG in via Rismondo 2 a Gorizia.

 

 

Il 16 settembre prossimo, ricorrerà il 66° Anniversario della seconda redenzione di Gorizia. La sezione di Gorizia della Lega Nazionale ha organizzato per le ore 18.30 in  la presentazione, presso la sala del Caminetto dell'UGG, del documentario "LA STORIA DEL BERSAGLIERE", lettere, immagini e ricordi di un  giovane bersagliere durante la prima guerra mondiale  in un percorso che va dalle montagne della Carnia passando per gli scenari del Tarvisiano arrivando alle suggestioni del Carso tra spazi espositivi, recuperi architettonici e musei all'aperto. Alla presentazione seguirà una conferenza con l'intervento di uno storico e non mancherà un intervento a ricordo della Redenzione.

 

Pubblichiamo di seguito un intervento del Vice Presidente della sezione goriziana della Lega Nazionale, Guido Mondolfo, su questa importante data.

 

"Sono passati tanti anni 66 per l'esattezza, e non è senza commozione profonda che si prende la parola, forse riprendendo per un certo momento , un discorso che non fu interrotto, ma che fu soltanto sopito: i giovani di allora, i pochi rimasti, si risentono ancora giovani come allora, guardano al ricordo di quelle giornate, di quelle battaglie, di quegli ideali con gli occhi incantati dei vent'anni, perchè quel ricordo è dentro di noi, fa parte di noi stessi, è un momento incancellabile, determinante della nostra vita. Il momento dei vent anni  quando anche noi fummo contestatori.


97 anni or sono, l'otto agosto 1916 le truppe italiane entravano a Gorizia. Con Trento e Trieste si completava il ciclo risorgimentale della nazione. Il sogno di Mazzini, di Garibaldi e di tanti nostri connazionali si stava avverando. Finalmente l'Italia raggiungeva dopo secoli l'unità, bene prezioso e sofferto, patrimonio inalienabile per il Paese. 
Il prezzo di vite umane fu altissimo; quanti e quanti oscuri soldatini sacrificarono la loro giovane vita perchè la Patria fosse una, libera indipendente.
Non vorremmo far torto a nessuno nel ricordo di quei giorni. Impossibile narrare la storia di tutti. Ma possiamo prendere come esempio di vita e di patriottismo due nostri connazionali e portarli oggi all'attenzione di una memoria collettiva.

UN SOLDATO, UN POETA: AURELIO BARUZZI, VITTORIO LOCCHI.


A seguito delle dimissioni di Rodolfo Ziberna da Presidente della Lega Nazionale di Gorizia -che ha guidato dal 2001 dopo altri quindici anni di membro del Direttivo- che ha rassegnato per rimuovere possibili ed eventuali conflitti di interesse con il ruolo di consigliere regionale, alcuni giorni fa è stato eletto nuovo Presidente della Lega Nazionale Luca Urizio (nella foto) che fino ad oggi ha retto la VicePresidenza. Cinquantenne, imprenditore, coniugato e padre di due figli, presente nel direttivo della Lega Nazionale fin dal 1978 e cresciuto alla scuola del compianto suocero e Presidentissimo Ing. Guido Fornasir, Luca Urizio è anche molto conosciuto nell'ambito sportivo per essere stato per decenni il numero uno regionale nel tennistavolo. Urizio, non senza ringraziare l'amico Rodolfo Ziberna, nominato Presidente Onorario, per quanto ha saputo realizzare in questi anni, confida di continuare a perseguire gli scopi dell'Associazione puntando assieme al nuovo Direttivo ad aumentare il numero dei soci rivolgendosi in particolare alle nuove generazioni e ricordando che la Lega Nazionale svolge, indipendentemente da qualsiasi partito od organizzazione di parte, attività soprattutto culturali al fine di perpetuare e promuovere ovunque la conoscenza, lo studio, l'amore e la difesa della lingua, delle tradizione e della civiltà italiana del Friuli Venezia Giulia nel pieno rispetto delle altre realtà.

Il nuovo direttivo è così composto: Presidente Luca Urizio, Vicepresidente Guido Mondolfo, Segretaria e Tesoriera Clara Mennuni, Consiglieri Laura Grossi Cumar, Dario Marangotto, Federico Urizio, Raffaele Cella, Presidente Onorario Rodolfo Ziberna.

La nuova sede della Lega Nazionale si trova in Via Rossini n. 15 con orario per il pubblico il martedì dalle 10 alle 12 ed il giovedì dalle 15 alle 17 (T/F. 0481 30630)

 

presidentegorizia 09

Ecco il programma dettagliato delle celebrazioni che l'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Comitato Provinciale di Gorizia, in collaborazione con la Lega Nazionale sezione di Gorizia, ha organizzato in vista della Giornata del Ricordo 2013.

 

Venerdì 1 febbraio, alle ore 18.30, presso la Biblioteca Civica di Fogliano Redipuglia, di via Madonnina n.4, avrà luogo, in collaborazione con l’Amministrazione municipale di Fogliano Redipuglia, e l’Associazione “L’Albero del Melogramma” l’inaugurazione della mostra sulla storia della Venezia Giulia e Dalmazia, realizzata per conto dell’ANVGD dal noto storico Guido Rumici, presentata per la prima volta al pubblico della nostra provincia. Su 24 pannelli monotematici scorrono duemila anni di storia in modo chiaro, sintetico e divulgativo. Dall’epoca romana, passando per quella veneziana ed austroungarica, si giunge ai drammi della prima e della seconda guerra mondiale. Il lungo e doloroso dopoguerra è descritto dai pannelli che trattano il Trattato di pace di Parigi del 1947, l’esodo dei giuliano-dalmati, i campi profughi, il Memorandum di Londra del 1954 ed il Trattato di Osimo del 1975. La mostra sarà presentata dal Presidente dei due sodalizi Rodolfo Ziberna, dal Sindaco di Fogliano Redipuglia Antonio Calligaris, dal Consigliere delegato Francesca Tubetti e dallo storico Guido Rumici. Rimarrà aperta sino a martedì 26 febbraio.


Domenica 10 febbraio, ore 17.00, Sala Della Torre della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, di Via Carducci 2, gentilmente concessa. Per celebrare la solennità nazionale del Giorno del Ricordo, l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e la Lega Nazionale di Gorizia, insieme al Comune di Gorizia ed in collaborazione con la Prefettura deporrà un omaggio floreale ai Martiri delle Foibe ai piedi della statua bronzea di Cesare Ottaviano Augusto, in Largo Martiri delle Foibe, davanti l’Auditorium di Via Roma a Gorizia.
Dopo il saluto del Sindaco Ettore Romoli e l’intervento del Presidente dei due sodalizi Rodolfo Ziberna, il Prefetto Maria Augusta Marrosu conferirà i riconoscimenti ai discendenti delle Vittime delle Foibe ai sensi dell’art. 3 della legge 92/04.
Seguirà la proiezione del film “Magna Istria”, in cui la nipote di un esule ripercorre a ritroso la strada dell’esodo.
La manifestazione sarà preceduta da altri momenti commemorativi promossi in collaborazione con l'associazione: alle ore 8.45 a Gradisca d’Isonzo, alle 9.45 a Cormons, alle 10.30 all’Ara Pacis di Medea ed alle ore 12.00 in Piazzetta Vittime delle Foibe a Grado, promossi dalle rispettive Amministrazioni comunali (eccetto Cormons, che come consuetudine ritiene di non celebrare la solennità nazionale).

Tito ritorna ad occhieggiare dal Sabotino

Ripristinato il grande agglomerato di pietre, cento metri di lunghezza e 25 di altezza

E il maresciallo Tito è tornato a vegliare su Nova Gorica dall'alto del Sabotino. Cento metri di lunghezza e venticinque di altezza, composta da massi che pesano 50 chilogrammi l'uno - come, con geometrica precisione, appunta l'agenzia di stampa slovena Sta -, la scritta "Naš Tito" è riapparsa all'alba di domenica. A riportarla alla luce, disfando la scritta "Slo" che era stata composta sul monte il 25 giugno scorso a celebrare la festa dell'indipendenza della Slovenia, sono stati una cinquantina di nostalgici che devono aver lavorato tutta la notte tra sabato e domenica scorsi. Di più, su di loro, la Sta non dice, limitandosi, appunto, al numero.

Riappare Tito sul Sabotino e oltre confine, sfruttando anche Internet, si rianima il dibattito. Già, perchè il sito della radiotelevisione di Stato ne approfitta per lanciare un sondaggio: "Bisognerebbe dichiarare la scritta 'Naš Tito' monumento?" è la domanda che viene posta ai navigatori della rete. Ieri (il sondaggio è stato lanciato intorno alle 10) avevano votato poco più di duecento persone, facendo stravincere i "sì", attestatisi al 75 per cento.Tito, anzi quel "nostro Tito", apparve sul Sabotino nel 1978, in occasione di un raduno della gioventù socialista slovena celebrato proprio a Nova Gorica con ospite il maresciallo Josip Broz, che sarebbe morto due anni più tardi. "Naš Tito" lì e un più semplice "Tito", poi, nella valle del Vipacco, sopra Renziano, uno dei cuori partigiani della zona. Dopo l'indipendenza della Slovenia si preferì far finta di nulla, lasciare che fosse la natura a fare il suo corso, "mangiandosi" quei massi dipinti di bianco così come altrove, ad esempio lungo il Vallone, si è "mangiata" le altane di vigilanza dei graniciari.

Quelle sette lettere però erano tornate a luccicare sul fianco del Sabotino a fine marzo, lo scorso anno, giusto in tempo per salutare l'ingresso della Slovenia nella Ue, vegliando dall'alto su quella piazza della Transalpina dalla quale invece era scomparso l'altro grande simbolo del socialismo schiaffato in faccia all'Italia, la stella rossa. Poi, a giugno, il blitz, si disse allora, di un gruppo europeista. Via Tito, è apparsa "Slo". E adesso, riecco Tito occhieggiare dal Sabotino, forse non a caso nel momento in cui divampano le polemiche, rinfocolate anche dalla trasmissione - prima in Italia poi anche in Slovenia - della fiction "Il cuore nel pozzo" ispirata alla tragedia delle foibe, con i sindaci del Litorale sloveno che discutono (ma non hanno ancora approvato) un documento di condanna della lettura di quei fatti offerta dalla tv.

Guido Barella da Il Piccolo 8 marzo 2005

COMUNICATO DELLA LEGA NAZIONALE SEZIONE DI GORIZIA

E' noto cosa evochi in tutti i goriziani, al di là della loro collocazione politica, il nome del maresciallo Josip Broz Tito: colui che ha inviato le sue milizie a Gorizia per eliminare fisicamente tutti gli uomini e donne che potessero rappresentare un pericolo alla fortemente voluta annessione di Gorizia alla Jugoslavia.

Oltre 650 sono i nostri concittadini che vennero sottratti alle loro famiglie nei terribili 40 giorni di terrore titino, nel maggio del '45.
E' parimenti noto come questa furia criminale comunista si sia scagliata contro inermi, catturati nelle loro case in tempo di pace e non certo in azioni di guerra! Bastava essere fortemente italiani ed essere rappresentativi in soggetti pubblici o privati per rischiare un processo burla (ammesso che siano stati celebrati) e subito dopo la fucilazione o la foiba. Altri sono morti dopo anni di patimenti nelle carceri comuniste.

Il nome di Tito non evoca altro che terrore.

Prima dell'ingresso della Slovenia nell'Unione Europea Nova Gorica aveva ritenuto opportuno, viste anche le ingenti spese a carico dei goriziani per festeggiare il suo ingresso, mutare la scritta che incombeva dal monte Sabotino "Nas Tito", tra l'altro da poco ripulita dalla vegetazione che la celava, in "SLO".

Passata la festa gabbato il Santo: da domenica scorsa è stata ripristinata la scritta "Nas Tito". [leggi l'articolo]


La scritta fa il paio con il "totem", ovvero il monumento dl popolo sloveno, che dallo scorso anno si erge minaccioso dal monte di fronte.

Non basta davvero essere nell'Unione Europea per essere europei. Non tutti sanno che, diversamente dal PCI italiano, che ha subito una evoluzione e che oggi è diviso tra Ds, Rc e Pcdi, il Partito comunista di Nova Gorica, di cui il sindaco Brulc è espressione, ha mutato solo nome e null'altro. E' sotto ogni punto di vista il partito di Tito. Cinica, agghiacciante ed anti europea, ma certamente coerente, pertanto, è la ripresa del simbolo dei crimini comunisti, il maresciallo Tito, usato come aggressione violenta contro gli italiani.

A fronte di questa violenza cosa fa il nostro Comune? Forse sta pensando di spendere altri centinaia di milioni di lire per festeggiare il primo anno di ingresso di Nova Gorica nella Ue?
Spiraglio di europeismo e di apertura giunge dal governo di Lubiana, contro il quale si oppone quello di Nova Gorica.

I cittadini italiani e goriziani non possono che sperare che venga alimentato questo spiraglio e che il comunismo titino di cui si alimenta una parte politicizzata di Nova Gorica venga progressivamente messo nell'armadio degli scheletri.

 

Sessant’anni fa, primavera tardiva, eran giorni decisivi per Gorizia e per quel po’ che restava della Venezia Giulia. La città era ancora occupata dalle truppe alleate né se ne conosceva il destino. Sloveni e frange operaie chiedevano l’annessione alla Jugoslavia. Gli abitanti di sentimenti italiani apparivano schiacciati fra le responsabilità del fascismo e l’ostilità di americani e inglesi. Insanato, inoltre, il trauma dei quaranta giorni di amministrazione titina nel maggio 1945.

Paradossalmente proprio da quei tragici giorni parte una speranza. Tito, fidato interlocutore di inglesi e americani, forse aveva tirato troppo la corda e gli alleati avevano deciso di effettuare verifiche. A fine marzo una Commissione visita le zone di confine fra Italia e Jugoslavia: suo compito, scrive Il Lunedì, settimanale goriziano, quello di «tracciare un confine tale da lasciare il minor numero possibile di minoranze sotto un Governo straniero, tenendo conto delle speciali esigenze economiche. Il resto è propaganda e terrore».


GORIZIA 1944-1954 - IN 200 SCATTI DELLO STUDIO ALTRAN

Lunedì 12 dicembre il Comune di Gorizia, in collaborazione con la Lega Nazionale di Gorizia e con la Libreria Editrice Goriziana ha presentato il libro "Gorizia 1944-1954 in 200 scatti dello Studio Altran" (Edizioni Lega Nazionale Gorizia e LEG - Libreria Editrice Goriziana) un volume fotografico sulla storia di Gorizia nel periodo 1944-1954, basato sulle immagini dell'archivio fotografico dello Studio Altran, con introduzione storica e didascalie curate dalla dott.ssa Antonella Gallarotti, che ha al suo attivo diverse ed assai apprezzate opere storiche sul nostro territorio. All'inizio dell'arco temporale preso in esame, a causa del conflitto mondiale e dell'occupazione della città da parte delle forze tedesche, dei partigiani titini e del Governo Militare alleato, non era facile effettuare e conservare documentazione fotografica sia di eventi particolari che delle vicende quotidiane.


Lunedì 21 novembre 2011 alle ore 18 a Gorizia

Galleria Dora Bassi, via Roma 5 avrà luogo l'inaugurazione della Mostra

Goriziani, triestini ed istriani nel mondo

Dalla grande emigrazione alla mobilità professionale

Una storia accompagnata dalle cronache de "Il Piccolo"

La Mostra, realizzata dall'Associazione Giuliani nel Mondo, dal Comune di Gorizia e da Il Piccolo, in collaborazione con il Comitato provinciale di Gorizia dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia, rimarrà aperta fino al 29 novembre 2011, dal lunedì al sabato, ore 10 - 12 e ore 16 - 19; ingresso libero. L'inaugurazione avrà luogo lunedì 21 novembre alle ore 18.00 ed al termine sarà offerto un rinfresco.

L'esposizione si articola in percorsi che consentono di cogliere fasi e sfaccettature della storia dell'emigrazione degli Italiani dalla Venezia Giulia, con le città di Trieste e Gorizia, dall'Istria, da Fiume, dal Quarnaro e dalla Dalmazia nel mondo: una pagina difficile, dolorosa e poco conosciuta del Novecento. Un'emigrazione "diversa" rispetto a quella tradizionale partita da altre zone dell'Italia, che non ha infatti origine solo da condizioni di miseria e sottosviluppo, ma è soprattutto collegata alle travagliate vicende storiche e politiche che hanno coinvolto l'area nord orientale dell'Italia nel secolo scorso. Una storia che comincia già verso la fine del XIX ed oggi è capace di esprimere una rete di eccellenze nei cinque continenti, intrecciandosi con gli odierni flussi di una nuova mobilità professionale.

Presentazione del libro “Un anno in Istria” di Rosanna Turcinovich Giuricin
giovedì 19 maggio · 18.30 - 19.30 presso il Ristorante “Internazionale” Gorizia

Una serata d’eccezione: con Rossana Poletti l’ANVGD e la Lega nazionale di Gorizia presenteranno il libro “Un anno in Istria” di Rosanna Turcinovich Giuricin (125 pag., edizioni Mgs Press Trieste), che verrà anche interpretato da Maurizio Soldà, famoso attore di cinema e teatro, che in veste di cantastorie ci rappresenterà uno spettacolo buffo ed accattivante.


Comunicato stampa della Lega Nazionale sezione di Gorizia 

Il 25 aprile, festività nazionale per ricordare la liberazione dal fascismo e dal nazismo, nella Venezia Giulia, diversamente che nel resto del Paese, ha coinciso non con la liberazione bensì con una brutale occupazione delle truppe comuniste del maresciallo Tito.

            Che la volontà non fosse quella di liberare Gorizia dalle truppe naziste bensì quella di annettere alla Jugoslavia il Friuli Venezia Giulia sino al Tagliamento, con il benestare di Togliatti, era evidente e dichiarata. Se non fossero entrate le truppe titine, infatti, sarebbero entrate quelle neozelandesi, che invece furono rallentate dai titini proprio per poter vantare diritti di occupazione al tavolo dei vincitori.

            Per snazionalizzare rapidamente Gorizia e per soffocare sul nascere ogni tentativo di ribellione dal 2 maggio iniziò il rastrellamento di tutti coloro che potevano rappresentare un pericolo per le aspirazioni annessionistiche di Tito. Tra questi la burocrazia goriziana e chi aveva manifestato con eccessivo entusiasmo la propria italianità.

            665 goriziani pagarono con la deportazione e la vita –a guerra finita dopo il 25 aprile !- il loro amore per Gorizia e l’Italia.


La Lega Nazionale di Gorizia, unitamente al Comitato provinciale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia saranno presenti anche quest’anno in Largo 27 marzo per ricordare, come tradizione, le grandi manifestazioni di piazza del 26 e 27 marzo 1946.
In quei giorni, infatti, i cittadini fluirono nelle vie e piazze, per affermare l’identità italiana di Gorizia davanti alla Commissione interalleata giunta a Gorizia per definire i confini tra Italia e Jugoslavia.
Gorizia esplose di tricolore: uomini e donne con coccarde rosse, bianche e verdi, e balconi delle case con la bandiera italiana.


GIORNO DEL RICORDO

GIOVEDI’ 10 Febbraio, ore 17.00

Auditorium di Via Roma a Gorizia

Per ricordare anche a Gorizia l’evento, l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e la Lega Nazionale di Gorizia, insieme al Comune di Gorizia ed in collaborazione con la Prefettura, organizzano una manifestazione che avrà luogo, giovedì 10 febbraio p.v., con inizio alle ore 17.00, presso l’Auditorium di via Roma a Gorizia. Insieme al Comune ed alla Prefettura, deporremo un omaggio floreale ai Martiri delle Foibe ai piedi della statua bronzea di Cesare Augusto, nell’omonimo Largo, davanti l’Auditorium a Gorizia, al termine del quale ci trasferiremo nell’adiacente Auditorium.


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