Salviamo la nostra storia! - Appello dell'I.R.C.I. agli Esuli giuliano - dalmati
SALVIAMO LA NOSTRA STORIA Raccogliamo materiali per il Museo L’edificio che ospiterà il Civico Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata è ormai restaurato ed il trasferimento dell’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata (I.R.C.I.) in quella sede è imminente: ciò segnerà l’inizio della vita espositiva del Museo che deve essere, e sarà, il luogo della memoria e del futuro degli esuli giuliano-dalmati tutti. Nel Museo troveranno spazio le masserizie e la storia tragica delle foibe, dell’esodo e dei campi profughi poiché non è possibile scindere l’essenza stessa di un museo sulla civiltà dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia dalla tragedia delle violenze, dello sradicamento e dello sparpagliamento delle genti giulie dopo il secondo conflitto mondiale. E’ a causa di quelle tragiche fasi della nostra storia recente che il Museo sorge a Trieste e non, come civico museo di storia patria, a Pola piuttosto che a Fiume o a Zara.
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Vergarolla: la strage figlia della strategia del terrore
La verità nei documenti del National Archives di Kew Gardens (Londra) Vergarolla: la strage figlia della strategia del terrore
POLA - Figli del Caso o del freddo Calcolo, il terrore, la morte, lo strazio esplosi in riva al mare, a Vergarolla, alle 14,10 di quella calda domenica datata 18 agosto 1946? Un' incognita lunga sessantadue anni che ora potrebbe privarsi dell'interrogativo: dietro la strage l'OZNA, la mano quella di tale Giuseppe Kovacich. Lo rivela "Il Piccolo" a firma di Pietro Spirito. Per Pola, la data è memoria di tanti dolori personali che, tessera su tessera, ferita su ferita, compongono un enorme, incancellabile dolore collettivo. E non si sa quale sanguini di più. Per la città, la data è memoria del tempo e del luogo che ne cambiarono per sempre l'anima aprendo interrogativi e sospetti.
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C'era una volta una regione italiana chiamata "Venezia Giulia"
Potrebbe sembrare una favola, ma non lo è! E' la storia di una Regione della nostra Patria che c'era una volta e che oggi non c'è più.
Era racchiusa tra le Alpi Giulie a nord e l'Adriatico a sud; fra il fiume Isonzo ad ovest, e ad est la displuviale che, da monte Tricorno digrada su monte Nevoso e su monte Maggiore prima di scendere sul golfo del Quarnaro.
Comprendeva cinque Province: Trieste, Gorizia, Pola in Istria, Fiume nel Carnaro e Zara in Dalmazia.
Di queste città solo due sono rimaste all'Italia: Trieste mutilata, e Gorizia smembrata. L'una e l'altra oggi sono inserite nella Regione "Friuli Venezia Giulia".
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La regione Giulia: duemila anni di storia
Sono un istriano, papà di Parenzo, e mamma di Capodistria.  La mia terra, l'Istria la ho nel cuore da sempre, e da istriano mi permetto raccontarvi gli avvenimenti che si sono verificati, a nostro danno, verso la fine della II guerra mondiale
La regione Giulia si chiude con il gruppo di isole e isolette dette dalmatiche, di Cherso e Lussino, che si protende verso la Dalmazia attraversato il golfo del Quarnaro, ove mirabili città, create dalla popolazione romana prima, bizantina e veneta poi si affacciano sulla costa, dando al mare adriatico le caratteristiche di un lago interno delimitato ad est dalle catene montuose delle Alpi Giulie, dalle Alpi Dinariche e dai Velebit, ed a Ovest dalla costa peninsulare sovrastata dagli Apennini.
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L'Alpino nato sul mare della Dalmazia
Nell’isola dalmata di Curzola, il giorno 18 giugno 1887 nasceva Michele Depolo. Dai genitori fu allevato nella lingua italiana con la caratteristica parlata dialettale veneta poiché quelle isole sono state amministrate dalla Repubblica di Venezia per quasi 500 anni. Dopo la caduta di Venezia, la Dalmazia fu assegnata alla Monarchia Austro-Ungarica.
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Quella mano che dal '45 ad oggi non ci si e' mai data
Ho letto con molta attenzione l'intervista rilasciata al Piccolo, il 24 agosto u.s., da Fabio Forti, Presidente dell'Associazione Volontari della Libertà, che stimo ed apprezzo per quanto fatto in passato ed in tempi recenti; un apprezzamento dimostrato intervenendo personalmente a diverse importanti manifestazioni organizzate dalla sua Associazione, in nome di una fortemente sentita e condivisa "italianità". Tuttavia il suo dire mi ha procurato qualche perplessità e fatto sì che mi ponessi taluni interrogativi ai quali ho avuto difficoltà a darmi delle convincenti risposte e che, pertanto, ripropongo a Lui ed a quanti mi leggeranno.
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Foibe ed Esodo: tragedie ascrivibili al comunismo
Foibe ed Esodo: tragedie ascrivibili al comunismo
Contro una lettura esclusivamente in termini di "pulizia etnica", alcune considerazioni
Ha ragione Paolo Segatti quando, su Il Piccolo del 5 maggio, mette in guardia contro una lettura della vicenda delle Foibe esclusivamente in termini di “pulizia etnica”, quale poteva emergere dalle parole del Presidente Ciampi.
In realtà la tragedia delle Foibe, unitamente a quella dell’Esodo, va letta in chiave di ideologia, piuttosto che di nazionalismo–etnico. Il tutto va infatti inserito nel processo di formazione del nuovo stato comunista della Jugoslavia e della conseguente necessità che il formarsi della nuova realtà statale (così come teorizzato da Lenin) venisse accompagnato da una adeguata dose di “terrore”, capace di fruttare nei decenni futuri.
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Una delle tante pagine non scritte della nostra storia
Una delle tante pagine non scritte della nostra storia recente è l'Esodo di 350 mila fiumani, istriani e dalmati che, dal 1945, si riversarono in Italia con tutti i mezzi possibili: vecchi piroscafi, macchine sgangherate, treni di fortuna, carri agricoli, barche, a nuoto e a piedi. Una fuga per restare italiani, un vero Esodo biblico, affrontato con determinazione, verso un'Italia sconfitta e semidistrutta, quale reazione al violento tentativo di naturalizzazione voluta nella primavera del 1945, dalla ferocia dei partigiani slavi.
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Cronologia: dalla seconda guerra mondiale al Trattato di Osimo
La cronologia degli avvenimenti che hanno segnato la storia dell'Italia e dei suoi confini orientali, dalla seconda guerra mondiale al Trattato di Osimo.
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