• 040365343
  • Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sulla recente sentenza della Corte Suprema Croata abbiamo letto tante dichiarazioni trionfalistiche al limite del ridicolo.

Pubblichiamo un promemoria dell'avv. Gian Paolo Sardos Albertini (delegato della Lega Nazionale a Verona) nel quale vengono chiariti i termini della situazione.

INFORMAZIONI SULLO STATO ATTUALE DEL PROCEDIMENTO DI DENAZIONALIZZAZIONE E SULLA RECENTE PRASSI

 

 L’Atteggiamento degli Uffici amministrativi di primo grado e del Ministero di Giustizia della Repubblica di Croazia, quale ufficio amministrativo di secondo grado, era quello di respingere tutte le domande di denazionalizzazione presentate dai cittadini stranieri (pure quelli italiani) in conformità alla Legge 80/02.

 

La motivazione era che – in base alla interpretazione di tali uffici amministrativi – la legge richiedeva come presupposto per la partecipazione dei cittadini stranieri alla denazionalizzazione che la Croazia stipulasse con lo stato di riferimento, nel nostro caso l’Italia, un specifico trattato che autorizzasse la partecipazione degli stranieri nel procedimento in questione.

 

Con sentenza del Tribunale amministrativo della Repubblica di Croazia (massima istanza di giustizia amministrativa in Croazia) n. Us-7912/2003-13 de 14 febbraio 2008 nel decidere in un caso concreto sono state dichiarate illegittime le precedenti decisioni dell’Ufficio di amministrazione statale di Zagabria (organo di I grado) e la susseguente decisione del Ministero di Giustizia della Croazia (Organo di II grado) con cui era stata confermata la decisione dell’organo di I grado di respingimento della domanda di denazionalizzazione del cittadino straniero (sprovvisto di cittadinanza croata) il cui stato di appartenenza (Brasile) non aveva stipulato un apposito trattato internazionale con la Croazia, con cui si autorizzasse a tale cittadino la partecipazione alla denazionalizzazione.

 

La novità è ancora più rilevante se si tiene conto del fatto che la sentenza citata è stata adottata a seguito della Conclusione del 8 febbraio 2008 della Sezione giuridico – patrimoniale del Tribunale amministrativo della Repubblica di Croazia inerente alla posizione dei cittadini stranieri nel procedimento di indennizzo per i beni sottratti dal regime comunista jugoslavo, che si traduce integralmente:

 

“CONCLUSIONE

 

Le persone che non sono cittadini della Repubblica di Croazia (cittadini stranieri e apatridi) hanno il diritto all’indennizzo per i beni sottratti – in base alla Legge sugli indennizzi per i beni sottratti durante il regime comunista jugoslavo (Gazzetta ufficiale numero: 92/96, 39/99, 42/99, 92/99, 43/00, 131/00, 27/01, 65/01, 118/01, 80/02 e 81/02) ad eccezione del caso in cui la questione dell’indennizzo per i beni loro sottratti sia stato risolto da trattati internazionali.

 

Le persone di cui al comma 1. di questa conclusione sono equiparate nei loro diritti con i cittadini della Repubblica di Croazia in relazione all’indennizzo per i beni sottratti, ad eccezione per il diritto alla restituzione naturale qualora il riconoscimento di tale diritto è contrario alle altre leggi che determinano su quali immobili i cittadini stranieri non possono avere né acquisire il diritto di proprietà nel quale caso queste persone hanno diritto all’indennizzo in altra forma invece della restituzione”.

Le conclusioni e le sentenze del Tribunale amministrativo della Repubblica di Croazia sono obbligatorie per tutti gli organi amministrativi, dunque pure per il Governo croato.

 

***

 

L’Avvocatura Generale della Repubblica di Croazia, per conto del Governo Croato aveva impugnato tale decisione con un ricorso straordinario alla Corte Suprema della Repubblica di Croazia.

 

Si sa solamente che la Corte Suprema della Repubblica di Croazia (che sarebbe una sorta di Cassazione croata) ha confermato la decisione precedente e, quindi, è possibile capire gli effetti che ne derivano.

 

Nella sostanza si può dire che rimangono ancora esclusi dai diritti previsti dalla Legge sugli indennizzi per i beni sottratti durante il regime comunista jugoslavo (Gazzetta ufficiale numero: 92/96, 39/99, 42/99, 92/99, 43/00, 131/00, 27/01, 65/01, 118/01, 80/02 e 81/02) i c.d. “optanti” ovvero gli esuli che hanno conservato la cittadinanza italiana optando in base ai trattati italo jugoslavi stipulati a seguito del Trattato di pace del 1947 ed i cui beni immobili sono stati nazionalizzati in base ai trattati italo jugoslavi stipulati a seguito del Trattato di pace del 1947. Ciò ricomprende pure la posizione degli eredi degli “optanti”, ovviamente. Trattasi della maggior parte dei nostri esuli che hanno dovuto abbandonare l’Istria, Fiume e la Dalmazia.

 

Rimangono esclusi pure i soggetti ai quali i beni immobili sono stati nazionalizzati direttamente in base all’art. 79 del Trattato di pace del 1947, ovvero i beni, diritti ed interesse delle persone fisiche e giuridiche italiane situate nei territori facenti parte del Regno di Jugoslavia di prima del 10giugno 1940 (soprattutto in Dalmazia esclusa Zara, Lagosta e Pelagosta).

 

Hanno diritto a partecipare al procedimento di denazionalizzazione in base alla decisione della Alta Corte esclusivamente:

 

  1. Gli esuli che si sono trasferiti per svincolo (congedo) dalla cittadinanza jugoslava – ai quali per vari motivi le autorità jugoslave non autorizzavano il diritto di opzione – in quanto una legge interna jugoslava prevedeva la nazionalizzazione di tutti gli immobili in proprietà del soggetto che perdeva la cittadinanza jugoslava per “svincolo” con effetto al giorno di adozione del decreto di svincolo dalla cittadinanza jugoslava. In questo caso la nazionalizzazione era disposta da una legge (interna) jugoslava e non da un trattato internazionale;
  2. I 500 esuli (o i loro eredi) che sono stati inseriti nella Lista A degli optanti ai quali in base ai trattati italo – jugoslavi è stata concessa la libera disponibilità dei loro immobili in conformità alla legislazione jugoslava vigente (c.d. trattamento nazionale). Essendo loro garantito il “trattamento nazionale” i loro beni immobili potevano essere nazionalizzati ma solo nei casi in cui potevano essere nazionalizzati i beni immobili ai cittadini jugoslavi. Anche in questo caso la nazionalizzazione avveniva mediante una legge (interna) jugoslava e non in base a trattati internazionali;
  3. Gli esuli (o i loro eredi) che hanno acquisito per successione mortis causa, in conformità alla legislazione jugoslava, dei beni immobili dai loro genitori, nonni o zii rimasti nei territori ceduti alla Jugoslavia senza “optare” e che sono deceduti nel II dopoguerra come cittadini jugoslavi. Essendo loro garantito il “trattamento nazionale” i loro beni immobili potevano essere nazionalizzati ma solo nei casi in cui potevano essere nazionalizzati i beni immobili ai cittadini jugoslavi. Chiaramente pure in questo caso la nazionalizzazione avveniva mediante una legge (interna) jugoslava e non in base a trattati internazionali.

 

Ringrazio per la collaborazione nella stesura della presente relazione l’Avv. Tiziano Sosic di Pola.

 

Avv. Gian Paolo Sardos Albertini

> La storia infinita dei "beni rapinati"
> Comitato per la restituzione dei beni agli esuli
> La situazione giuridica dei beni italiani in Croazia e in Slovenia (Commissione di esperti istituita da enti locali)
> Risultanze dei lavori della Commissione di esperti giuridici istituita nel dicembre 2001 dal Governo Italiano
> Promemoria per la ripresa dei negoziati per la restituzione dei beni abbandonati
> A.N.V.G.D. di Verona: Lettera aperta al Sen. Toth
> Commissione di esperti: l'interrogazione dell'A.N.V.G.D. di Verona al Ministro degli Affari Esteri, al Ministro per gli Italiani nel Mondo e al Ministro per le politiche comunitarie
> Il "Compromesso Solana"
> Un avvocato Usa ai profughi istriani: vi farò risarcire dal Corriere della Sera
> il documento della Federazione delle Associazioni degli Esuli
> Approvato dal Consiglio dei Ministri un progetto di legge di riordino

 

> "Restituzione o risarcimento dei beni espropriati e nazionalizzati dal regime jugoslavo agli esuli Istriani, Fiumani e Dalmati", dell'avv. Gian Paolo Sardos Albertini - Lega Nazionale deleg. Verona

> Esuli italiani ed Esuli europei - considerazioni del prof. Italo Gabrielli

> Il Governo Prodi e le promesse non mantenute

> Finanziaria 2008: Lacota (Unione degli Istriani) : sulle pensioni il governo italiano truffa ancora gli esuli istriani - Proposta di legge di Menia> Finanziaria 2008: sulle pensioni il governo italiano truffa ancora gli esuli istriani - La conferenza stampa presso l'Unione degli Istriani

L’annoso tema dei beni abbandonati (meglio “espropriati”) è stato abbinato in questi ultimi tempi a quello delle Commissioni di giuristi che lo starebbero sviscerando. Commissioni sulle quali la pubblica opinione rischia di avere idee un po’ confuse: quanti e quali sono queste Commissioni? Quali sono i loro compiti? Sono dei doppioni o magari sono in contrasto tra di loro?

 

Se possibile, vorrei, al riguardo, offrire un contributo di chiarezza; riepilogando natura, componenti e compiti di tali Commissioni che stanno discutendo sulla restituzione dei nostri beni.

C’è innanzitutto quella istituita dal Ministero degli Esteri (gestione Ruggiero) che è composta da due rappresentanti del Ministero stesso, due rappresentanti della Federazione degli Esuli, ai quali si sono ora aggiunti due giuristi sloveni e due croati.

Tale “Commissione romana” ha un compito ben preciso, definito all’epoca dallo stesso Ruggiero: ipotizzando che la questione restituzione sia già risolta dai trattati (“pacta sunt serranda”), verificare se e quali situazioni residuali permetterebbero comunque la restituzione di beni immobili. In buona sostanza: se la regola fosse quella della non restituzione la “Commissione romana” deve cercare le eventuali eccezioni a tali regole e, possibilmente, giungere a una quantificazione di tali eccezioni.

Natura del tutto diversa ha l’altra Commissione. E’ stata istituita dagli enti locali (Regione Friuli Venezia Giulia, Provincia e Comune di Trieste), viene presieduto dal prof. Maresca e conta su una serie di esperti, nazionali ed internazionali, qualificati nel campo del diritto internazionale e in particolare quello attinente alla tematica delle nazionalizzazioni e denazionalizzazioni.

Il compito della “Commissione Maresca” è quello di verificare se gli accordi internazionali che hanno affrontato la “questione beni” (Trattato di Pace, Trattato di Osimo e accordi conseguenti) debbano considerarsi esaustivi e definitivi su tale questione o se viceversa si debba ritenere che tali accordi e trattati siano decaduti o superati per le mutate condizioni (“pacta sunt serranda rebus sic stantibus”). O magari si possa addirittura affermare che già c’è stato un qualche atto bilaterale (italo-sloveno e italo-croato) in forza del quale tali accordi risultino decaduti, con la conseguente necessità di rinegoziare tutta la materia “restituzione beni”. O addirittura - ed è ciò che personalmente sono convinto - ritenere che tali nuovi negoziati, conseguenti alla decadenza dei trattati, siano già iniziati, risultino tuttora in atto e richiedano solo di trovare una conclusione adeguata alle mutate condizioni e coerente con le esigenze europee.

Se le cose stanno così è evidente che le due Commissioni si trovano ad avere compiti totalmente diversi, non c’è alcuna sovrapposizione nel loro operare e, meno che mai, massima delegittimazione di alcun genere.

La “Commissione romana” indaga infatti il settore circoscritto delle possibili situazioni non regolamentate dai trattati; la “Commissione Maresca” affronta invece il quadro generale della possibile decadenza dei trattati stessi o del loro sopravvenuto superamento per manifesta volontà delle parti.

L’esito del lavoro delle due Commissioni - va bene chiarirlo - sarà comunque solo uno strumento tecnico-giuridico messo a disposizione del Governo italiano, al quale comunque compete e competerà, con gli strumenti politici nazionali e internazionali che gli sono propri, di rispondere alla richiesta di giustizia che da decenni viene formulata dagli esuli Istriani, Fiumani e Dalmati.

E’ su questa auspicabile sensibilità politica del Governo che aldilà di qualsivoglia Commissione gli Esuli si aspettano finalmente una risposta positiva e soddisfacente. Ma non si tratta solo di un atto di giustizia ma anche di lungimiranza politica: al Governo, alla politica compete infatti creare anche su tale tema le premesse per quella “normalizzazione” dei rapporti e delle situazioni politico-giuridiche in Istria, a Fiume e in Dalmazia che renderà possibile ritessere nella concordia quel tessuto di relazioni e di vincoli che ha legato per secoli le terre giuliane e che è stato tragicamente lacerato nel secolo delle ideologie e negli orrori legati a quel conflitto mondiale che delle ideologie ha costituito l’apoteosi.

IL PRESIDENTE (avv. Paolo Sardos Albertini)

Libri, DVD e gadget

Se volete avere libri, DVD e gadget della Lega Nazionale

cliccate QUI 

Ultima novità:

Per un grande amore 

I Giovani della Lega nazionale

 

 

Vuoi partecipare alle nostre attività? Vuoi collaborare con la Lega nazionale? Ha i voglia di portarci le tue idee, di mettere a frutto le tue capacità?

 

carto3pic

 

Il gruppo Giovani (18 ai 35 anni) si incontra

presso la sede di Via Donota 2

scrivici o chiamaci!