LEGA NAZIONALE DI TRIESTE
1946 Ri-sorge la Lega nazionale
brani tratti da "In vedetta operosa - Cento anni di storia della Lega Nazionale" di Aldo Secco, vol 2°

 

1946 - RISORGE LA LEGA


Il secondo dopoguerra vede la Jugoslavia occupare Zara distrutta, assoggettare Fiume e tutta l'Istria nonché spadroneggiare per 42 giorni anche a Trieste e a Gorizia.

Il capoluogo giuliano vive in un drammatico clima di angoscia; dalle zone occupate dai titini arrivano le notizie di eccidi e di sopraffazioni. Tutto il futuro viene rimesso nelle mani dei "Quattro grandi" che, quasi seduti ad un tavolo da gioco, dispongono delle sorti dei popoli.

E di quei popoli, sicuramente il più colpito, - al di fuori e al di sopra dei conclamati principi di "autodeterminazione" - è proprio il nostro.

In questo clima assillante e tenebroso, qualcuno si ricorda della Lega Nazionale.

Roberto Spazzali, scrive nel suo "Contributi di ricerca per una storia della Lega Nazionale - 1946 : la ricostituzione" edito nel 1986 nel quarantennale del suo risorgere:

".... La Lega Nazionale nasce il 19 ottobre 1945, attorno agli spunti di un gruppo di giovani dei vari partiti ed associazioni italiane, e dopo una lunga fase interlocutoria si presenta alla popolazione il 19 marzo 1946 come novella erede di una tradizione, di una cultura, di un ideale che aveva caratterizzato quella Lega del lontano 1891 - non è un caso se il manifestato viene redatto da Silvio Benco - e in seguito ad una lunga e travagliata fase costituente assunse una veste rigorosamente ufficiale il 28 settembre 1946, nello stesso giorno dell'adozione della costituzione del Territorio Libero da parte della commissione politica e territoriale della Conferenza di Pace, ponendosi davanti alle forze politiche come la più grande associazione di massa, contando in quei giorni più di 180 mila soci.

E proprio la grande massa di aderenti creò non pochi problemi alla Lega Nazionale, soprattutto nei confronti del C.L.N. della Venezia Giulia che non impedì ma neanche facilitò l'inizio della sua attività, limitandosi a sostenere una sorta di copertura politica nei riguardi di un sodalizio che sarebbe tornato utile per talune iniziative nelle quali i partiti giuliani prima, e gli organi amministrativi poi, non avrebbero potuto sbilanciarsi con decise prese di posizione, anche nei riguardi degli Alleati Occidentali e del Governo italiano.

I rapporti tra la Lega Nazionale e il C.L.N. giuliano furono improntati sul reciproco rispetto e su una certa equidistanza politica, soprattutto in merito attività peculiare dell'associazione in questione; respingendo le lusinghe di divenire "longa manus" del C.L.N., la Lega Nazionale riuscì a mantenere una propria consistente autonomia decisionale che valse al Sodalizio un rapporto diretto e privilegiato attraverso due protagonisti di quegli anni che avevano favorito la sua costituzione: il col. Antonio Fonda Savio e don Edoardo Marzari"

E più avanti Spazzali sottolinea:

".... Se la Lega Nazionale era un fatto assodato e storicamente legato alla Venezia Giulia, per chi avesse vissuto direttamente il travaglio nazionale precedente il Primo Conflitto Mondiale, per tutti gli altri, per tutto il resto d'Italia, era un fenomeno così sconosciuto da suggerire definizioni di carattere "nazionalistico", per non dire "nostalgico fascistico".

In quei primi mesi di vita la Lega Nazionale poté contare su un solo grande amico, perfetto conoscitore della storia di quelle che erano state le regioni irredente - in quanto lui stesso protagonista delle maggiori scelte - nonché attento osservatore degli sviluppi in atto nella Venezia Giulia: Alcide De Gasperi.

I documenti presenti nell'archivio della Lega Nazionale non permettono incertezze: De Gasperi fu vicino alla Lega Nazionale sin dai primi momenti. Attraverso l'amicizia personale con don Edoardo Marzari sostenne l'attività del Sodalizio assicurando il finanziamento, al di là del parere espresso dai partiti di governo, e dando un consistente impulso alla sfera delle "simpatie romane" che si era costruita attorno ai primi nuclei di profughi giuliani, fiumani e dalmati sparsi nelle varie città della Penisola, per i quali l'accoglienza iniziale non fu delle migliori a causa della sostanziale ed allora evidente diffidenza nei confronti di coloro i quali avevano operato tale sofferta decisione.

In un clima politicamente ancora confuso e disinformato, giustificare la scelta dell'esodo era ancora difficile, soprattutto in quelle regioni d'Italia dove la lotta al nazifascismo era stata particolarmente accesa e dove si era diffusa una certa simpatia ideologica nei confronti delle imprese partigiane di Tito, per cui il profugo giuliano, fiumano e dalmato era visto come un soggetto che aveva scelto la via della fuga per sottrarsi al giudizio imposto dalla svolta politica.

Tuttavia la Lega fu in grado di assicurarsi la propria autonomia, la propria indipendenza, annoverando tra i suoi "simpatizzanti esterni" il più importante, il più influente dei politici italiani, quello che si stava dimostrando, al di là dei distinguo ideologici, l'unico uomo in grado di coagulare gli interessi diretti del Paese con le scelte di ordine politico.

La Lega fu un movimento prettamente giuliano, risorto a Trieste, costituito in massima parte dalla popolazione locale che trovò adesione soprattutto tra i giuliani presenti e sparsi gi dal 1943 nel resto d'Italia, ma fu anche un atto di profonda denuncia verso gli altri italiani e soprattutto verso la classe politica italiana dello stato di prostrazione e di prevaricazione in atto nella Venezia Giulia.

La Lega del 1946 non si scagliò mai contro le organizzazioni antagoniste, non predicò l'odio nazionale, non coltivò mai il concetto della vendetta o della rivincita armata.

Gli archivi della Lega Nazionale non celano alcun documento, ordinario o segreto che sia, che accenni a questi atteggiamenti come una presa di posizione o una linea di condotta ufficiale; certo, in quel periodo sorsero delle associazioni, dei circoli, che fiancheggiarono la Lega e che si misero in luce per una frequente adozione delle vie di fatto, ma non ebbero alcuna collusione palese od occulta con il sodalizio che dimostrò, per contro, un'attenta distinzione tra l'atto e il gesto di ordine politico.

La fase pre-costituente, compresa tra il 19 ottobre 1945 e il 19 marzo 1946, si caratterizzò per le scelte che indirizzarono la Lega a divenire un movimento di opinione e di identificazione nazionale, respingendo le allettanti proposte delle formazioni giovanili di partito, che ritenevano di piegare la nascente associazione al bisogno di controllare in modo esteso quella parte della popolazione italiana che stava esprimendo la propria tendenza contro un'ipotesi di annessione alla Jugoslavia.

La fase pre-costituente della Lega, nei suoi sviluppi e nelle sue contraddizioni propositive, appare come un ottimo osservatorio del clima politico presente nella Venezia Giulia, determinato in quegli anni da tensioni, spinte ed asprezze più bellicistiche che di confronto reale sui problemi allora emergenti.

La presa di coscienza, la ricerca della sua motivazione e l'approccio ad un confronto con la contingenza reale prenderà consistenza soltanto dopo il 19 marzo 1946, data dell'insediamento ufficiale di un organismo direttivo, espressione di un Comitato Promotore che raccoglieva, nella sua variegata composizione, la più ampia convergenza del mondo culturale di Trieste.

Da allora in poi l'azione della Lega Nazionale si commisurerà direttamente con il reale della regione giuliana, affrontando in prima persona i gravi problemi sociali presenti, offrendo degli indirizzi, se non proprio delle soluzioni, ad una condizione umana fragilissima che facilmente sarebbe potuta cadere nelle trappole di una insinuante propaganda ideologica che disponeva di imponenti e notevoli mezzi di persuasione.

La Lega Nazionale assunse rapidamente un aspetto di movimento di massa partendo da delle basi molto vicine agli ambienti di una certa borghesia triestina, quella culturalmente più attenta ma che non aveva avuto, in passato, la forza di uscire allo scoperto in modo organico con una proposta sulla quale coagulare gli interessi molto più ampi di tutta una popolazione.

Si stava creando la nuova classe dirigente giuliana capace di raccogliere le più variegate istanze determinate da un tessuto sociale che si stava lentamente modificando e che si sarebbe trasformato con il fenomeno dell'esodo.

In questa direzione si mosse pure una prima adesione intellettuale. Silvio Benco, Giani Stuparich, Umberto Saba non tardarono a offrire la propria esperienza a favore della Lega collaborando per la pubblicazione del Numero Unico.

Si erano riscontrate non poche difficoltà nel trovare un esponente della cultura locale che si fosse reso disponibile a ricoprire la carica della presidenza del Sodalizio. La scelta, dopo un lungo travaglio, cadde sulla figura del prof. Baccio Ziliotto, che assumeva l'onere di rappresentare la Lega affiancato dalle vicepresidenze "politiche" di don Edoardo Marzari e dell'avv. Tullio Puecher.