A Trieste il 5 e 6 novembre 1953 sono caduti sotto il fuoco dell'esercito di
occupazione alleato gli ultimi martiri per l'Italia.
La discrasia triestina
"Non stupisce quindi la discrasia sulla percezione e sul
ricordo dei fatti alla quale si assiste a seconda che il problema venga
visto da Trieste ovvero da qualsiasi altra città italiana Trieste"
parte prima: La discrasia triestina
parte seconda: Un protagonista: Don Marzari
parte terza: Ri - nasce la Lega Nazionale
parte quarta: Trieste e il Governo Militare Alleato
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A proposito delle vicende triestine del novembre 1953 Giuseppe Parlato
scrive testualmente: "Non stupisce quindi la discrasia sulla percezione e
sul ricordo dei fatti alla quale si assiste a seconda che il problema venga
visto da Trieste ovvero da qualsiasi altra città italiana Trieste".
Discrasia fortemente ed anche soffertamene avvertita dall'opinione pubblica
triestina; sovente viene imputata ad una sorta di cronica disattenzione
nazionale, nei confronti di ciò che accade in questo lembo d'Italia, ai suoi
confini orientali.
In realtà non è forse del tutto giusto parlare di disattenzione, quanto
piuttosto (almeno in certi casi) di una oggettiva difficoltà a cogliere
taluni aspetti del tutto specifici della situazione giuliana, a percepire
alcune sue anomalie rispetto a quanto avviene nel resto d'Italia.
Per individuare tali specificità ed anomalie, relativamente ai "fatti
del '53", occorre però risalire alla primavera del 1945. Nella giornata
del 30 aprile il Comitato di Liberazione Nazionale - Cln di Trieste ordina
l'insurrezione contro i Tedeschi ed i partigiani del Corpo Volontario della
Libertà prendono così il controllo della città. Il giorno immediatamente
successivo, il primo maggio, arrivano a Trieste le truppe jugoslave di Tito
che, come primo atto, disarmano proprio gli uomini del Cln, cercano di metter
le mani sui loro dirigenti (a Trieste questi riusciranno a nascondersi ed a
salvarsi; a Gorizia diversi di loro scompariranno per sempre, nelle foibe o
nei gulag di Tito) e danno così inizio a quei tragici quaranta giorni di
sangue e di terrore durante i quali i Triestini, a migliaia, finiranno nelle
nere fauci delle Foibe carsiche o verranno caricati su camion con
destinazione, senza ritorno, verso la Jugoslavia di Tito. Ci vorrà
l'intervento delle truppe neozelandesi perché i Titini siano costretti ad
andarsene ed il terrore abbia a cessare (almeno a Trieste, non certo in Istria
dove gli uomini di Tito continuarono ad imperversare).
In definitiva, nel giro di solo ventiquattrore ore - dal trenta aprile al
primo maggio - Trieste si è trovata a dover scoprire che la seconda guerra
mondiale (quella degli Alleati contro i nazi-fascisti) era sì finita, ma è
che era immediatamente cominciata la terza guerra mondiale (più avanti la si
definirà "guerra fredda"), quella cioè che vede schierate da un
lato le nazioni dell'Occidente e dall'altro quelle dell'Oriente. Terza
guerra mondiale che - sia pure con certe sue regole atipiche - coinvolgerà il
mondo intero per quasi mezzo secolo e cioè fino al 1989. Troverà conclusione
solo quando una delle due parti contendenti (l'impero comunista) si vedrà
annientata e cancellata dalla Storia nel più ignominioso dei modi: un impero
(che pure controllava tanta parte del pianeta) definitivamente scomparso non
per sconfitta militare e neppure per insurrezioni interne, bensì
incredibilmente per pura e semplice implosione del proprio sistema
politico-economico; una sorta di auto dichiarazione di bancarotta fraudolenta
che non ha precedenti di sorta, in secoli e secoli di storia del genere umano.
Inizio della terza guerra mondiale, si diceva, che a Trieste viene dunque
constatato (e con palmare evidenza) già dalla giornata del primo maggio 1945:
in quella giornata coloro che dovevano essere gli alleati ed i liberatori (i
Titini) si palesano subito come nemici temibilissimi ed occupatori la cui
ferocia niente, ma proprio niente ha da invidiare a quella dei loro
predecessori Nazisti.
Tutto ciò peraltro avviene mentre in Italia, al governo di Roma, siedono
ancora assieme i rappresentanti di tutti e sei partiti del Comitato di
Liberazione Nazionale (Togliatti, per intenderci, è titolare del Ministero di
Grazia e Giustizia) e continueranno a farlo fino al 1947, quando De Gasperi,
dopo il viaggio USA, deciderà di scaricare dalla compagine governativa il
Partito Comunista. Sarà poi solamente nelle successive elezioni politiche del
18 aprile 1948 che risulterà evidente, a tutti gli Italiani, la indiscutibile
realtà dei due nuovi schieramenti: da un lato chi sta con l'Occidente (De
Gasperi ed i suoi alleati) dall'altro chi è schierato con il blocco orientale
(Togliatti e Nenni). Ma a Trieste tutto ciò era già arcinoto e lo si sapeva
molto chiaramente da ben tre anni.
Anomalia triestina rispetto allo scenario nazionale, ma non è certo che a
livello internazionale la situazione di scarsa percezione della novità fosse
molto diversa. Infatti il Trattato di Pace di Parigi porta la data del
febbraio 1947 e, nella sua dichiarata formulazione, dovrebbe immortalare gli
esiti dalla seconda guerra mondiale e consegnare definitivamente il mondo
all'intesa tra i suoi vincitori, gli Alleati nella lotta al nazismo. In
realtà nel febbraio del '47 i vincitori del maggio'45 non erano più Alleati,
erano già divisi e ben schierati su due fronti contrapposti: URSS da un lato;
USA, Inghilterra e Francia dall'altro. Nel '48, solo pochi mesi dopo la firma
del Trattato di Parigi, con il blocco di Berlino si arriverà anzi ad uno dei
punti più vicini al passaggio dalla guerra fredda a quella calda, si
rischierà che lo scontro politico-diplomatico degeneri in quello delle armi e
della guerra calda. A Trieste, invece, il carattere non solamente politico, ma
anche cruento del nuovo confronto lo si era già sperimentato nei quaranta
giorni titini del maggio '45 e lo si stava largamente continuando a
sperimentare il terra d'Istria, di Fiume e di Dalmazia, ove il Maresciallo di
Belgrado si era visto concedere carta bianca dai vincitori della Seconda
Guerra mondiale.
Certamente anche per questa "discrasia" il Trattato di Pace di
Parigi, tra le genti giuliane, meritò sempre di essere bollato come Diktat:
strumento di ingiustizia (sia pure salomonica) che, della tre città italiane
in discussione, ne assegnò una all'Italia (Gorizia), una alla Jugoslavia (Pola)
e con la terza (Trieste) pretese costruire un fantomatico Territorio Libero
che avrebbe dovuto nascere proprio quale segno tangibile della perenne intesa
tra i quattro Grandi vincitori.
Tale intesa, in realtà, nel momento in cui si firmava il Trattato era già
ampiamente tramontata e conseguentemente il nuovo staterello - il T.L.T.- non
ebbe mai i natali: proprio perchè gli Alleati erano ormai diventati ex
Alleati (anzi avversari) e non riuscirono quindi a mettersi mai d'accordo
sull'avvio del nuovo Stato. Occorreva infatti procedere alla nomina congiunta
di un Governatore ed a tale nomina mai si arrivò perché venne a mancare ogni
accordo.
Alla fin fine quel Trattato di Pace si dimostrò non solo un atto di
ingiustizia e di iniquità (perché volle decidere la sorte delle genti, a
loro scapito e loro malgrado), ma anche un vero e proprio momento di
"stupidità internazionale", se è vero come è indubitabile che non
seppe prendere atto di una novità politica essenziale e cioè dell'avvenuto
inizio della guerra fredda o, se si vuole usare una più corretta definizione,
della Terza Guerra mondiale.
Eppure, sarebbe bastato che i signori negoziatori, i paludati diplomatici di
Parigi fossero venuti a chiedere qualche informazione a Trieste per sentirsi
spiegare come stavano in realtà le cose, per scoprire che la quattro grandi
potenze non erano più gli alleati del '45, bensì i contendenti del nuovo
conflitto planetario (e lo sarebbero rimasti fino quasi alla fine del secolo).
La difficile percezione nazionale delle vicende triestine va dunque largamente
attribuita non a disattenzione o a cattiva volontà, ma proprio al fatto che
la città giuliana visse con largo anticipo ciò che il resto della nazione
italiana si trovò a sperimentare e scoprire solo più tardi.
Del resto questo del maggio '45 non sarà il solo caso di anticipazione
triestina rispetto al resto d'Italia.