LEGA NAZIONALE 
La Lega a un tiro dalla vittoria
Lega Nazionale basket - gennaio 2006

 

Si spegne sul ferro la bomba della possibile clamorosa vittoria Lega ai danni del Fuoricentro, in una partita intensa, dai sapori particolari e dall'esito sempre in bilico.

Innanzitutto parliamo di partita dai sapori particolari per l'intreccio infinito di ex, cominciando dai giocatori Tamaro (in borghese), Ruffini (fuori per strappo muscolare) e Schiulaz nelle fila del Fuoricento, dal coach Colusso al vulcanico dirigente Ruffini (padre), insomma sorrisi, abbracci e piacevoli rivisitazioni a margine della partita sul campo.

La Lega ultimamente, in barba alle tante vicissitudini negative piovute nelle ultime settimane, dimostra una presenza di spirito notevole, anche riferito ad un logico livello morale in caduta libera; subito muso avanti per Moro e soci, ottimamente edotti sulle insidie derivanti dal press tutto campo sviluppato per 40 minuti continuativi da coach Colusso. La gestione intelligente da parte delle guardie d'Aurisina di palloni nella propria metà campo, comporta una semplificazione dalla metà in poi, zona "franca" meno curata da Schiulaz e soci; forse in questo sta la pecca attuale del Fuoricentro, cioè ad una valida e cosciente difesa aggressiva sui portatori nei primi metri fa da controaltare una minor aggressività a difesa del proprio canestro; è così che Stefani e soci hanno potuto creare situazioni di "penetra e scarica" non di difficile lettura, beneficiari di tutto ciò Calcina e Basile.

La partita è tenuta in equilibrio anche a inizio seconda quarto, ove però un piccolo calo nella lucidità offensiva Lega concede l'allungo dei padroni di casa, trascinati dall'esplosivo Forniz e da una nemesi costante, quel Macovez già decisivo in più di una occasione. A questo punto la risposta d'Aurisina viene per mano del più inaspettato, non per qualità tecniche ma per ruolo, giocatore: coach Pocecco infatti si getta nella mischia provocando uno Tsunami balistico: 3 bombe di fila e un canestro da due non solo riavvicinano i suoi ma anche danno un vantaggio di 7 punti a pochi minuti dall'intervallo; una palla persa e un tiro dall'arco sempre di Macovez "regalano" solo un vantaggio di 3 lunghezze a Moro e soci.

Alla ripresa delle ostilità si innalza considerevolmente il livello di aggressività da entrambe le parti, con il conseguente abbassamento del livello spettacolare del match e una piccola dose di nervosismo in più; ad uno straripante Stefani risponde la batteria di rimbalzasti avversari, selvaggiamente catapultati alla caccia di palloni rigiocabili, Forniz e Demenia su tutti. Adesso il punteggio è una drammatica altalena di chi comanda, la Lega vede lampeggiare sinistra la spia rossa della benzina, i nervi saltano a più d'uno ma non la voglia di restare aggrappati alla partita.

Il finale è thrilling, Pavlica insacca uno dei due liberi a disposizione, la Lega Nazionale sotto di due ha circa 17 secondi per gestire l'attacco; Baldini chiama un "pick'n roll" con Calcina sulla linea da tre punti, sul raddoppio scarica allo stesso lungo un pallone pesante come un macigno, finito amaramente sul ferro: 72-70.

Quello che si può trarre da questo incontro è quanto di più importante in chiave Lega Nazionale per il futuro: la Lega non è morta, è vivissima e lo sta dimostrando; quando però si cominciano a perdere partite con scarti minimi entra in gioco la cura dei particolari; non esiste vittoria o sconfitta per fortuna o sfortuna, o almeno non quando è ripetuta, esiste il centesimo che fa una lira, cioè lavorare sugli aspetti anche più piccoli ma che poi fa la differenza.

Il Fuoricentro ha un obiettivo dichiarato, andare in serie D. Ogni campionato che ha un solo vincitore necessita da parte dello stesso una gestione delle risorse a lungo termine, al momento attuale il primo obiettivo è quello di recuperare Ruffini, Guida e al meglio possibile Deguarrini (in campo ma non al meglio); tecnicamente è chiaro il momento di "scarico" degli uomini di Colusso, preventivato ma da circoscrivere; se la difesa tornerà ad essere quel moto perpetuo sui 28 metri e l'attacco troverà i suoi leader fisiologici, soprattutto in termini di palloni che "scottano", allora la strada per l'Olimpo sarà molto meno irta.

 

Raffaele Baldini