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La Strage di Vergarolla di Marco Fornasir

La strage di Vergarolla, avvenuta domenica 18 agosto 1946, è forse la più sanguinosa (circa 100 vittime) fra quelle dell'Italia repubblicana. Volutamente nascosta per oltre cinquant'anni, viene finalmente portata alla luce in tutti i suoi aspetti grazie al libro del direttore de L'Arena di Pola Paolo Radivo. 

 

Vergarolla-soccorso di una bambinaUn'esplosione potente squarciò la spiaggia di Vergarolla alle 14:15 di domenica 18 agosto 1946. La terra tremò per una vasta area e i vetri delle case di Pola andarono in frantumi, come le speranze di mantenere Pola in territorio italiano. Sessantaquattro sono le vittime identificate e sepolte, ma circa cento persone furono spazzate via da quello che ancor oggi a fatica viene identificato come un attentato contro la popolazione italiana e, perfino dagli attuali vertici della Comunità italiana di Pola, viene derubricato a semplice incidente. Quell'esplosione, tragicamente simile al fungo atomico di Hiroshima, ebbe anche lo stesso effetto di quelle bombe micidiali. Si può dire che l'attentato di Vergarolla, come avvenne in Giappone, costrinse la popolazione alla resa: in quel periodo a Parigi erano in corso i negoziati per definire lo status dei territori italiani in Istria e in Dalmazia. L'italianissima Pola faceva sentire quasi quotidianamente la sua voce per manifestare la volontà di rimanere parte integrante di una ancora acerba Repubblica Italiana, magari sotto forma di enclave. Quella strage fiaccò definitivamente il morale dei nostri connazionali e da allora ci fu un lento e inesorabile abbandono di ogni speranza, fino alla firma del Trattato di Parigi (10 febbraio 1947) e all'esodo.

 

leggi tutto da sito http://ilgiornaleoff.ilgiornale.it/2016/08/18/191416/


 

Solidarietà ai familiari dei 2.500 sloveni trucidati nel '45

L’avv. Paolo Sardos Albertini, Presidente del Comitato per i Martiri delle Foibe e della Lega Nazionale, ha espresso tutta la propria solidarietà ai familiari dei 2500 sloveni trucidati nel 1945, a guerra finita, dai comunisti di Tito e ritrovati nel pozzo di Santa Barbara, il pozzo degli orrori, situato nel nord-est della Slovenia.

L’avv. Sardos ha sottolineato come queste migliaia di vittime slovene, al pari degli italiani infoibati a Basovizza, abbiano subito non solo la bestiale violenza dell’omicidio, ma anche l’onta di decenni e decenni di silenzio e di rimozione del loro sacrificio.

E’ auspicabile che, finalmente, anche la Slovenia affronti con chiarezza le questioni legate ai crimini di Tito e della sua OZNA.

Il Presidente della Lega Nazionale si è riservato di invitare, alle prossime cerimonie al Sacrario di Basovizza, i familiari di questi migliaia di sloveni sacrificati, come gli infoibati, sugli altari dell’ideologia comunista.

 

Anche gli sloveni vittime dell'OZNA

ANCHE GLI SLOVENI VITTIME DELL'OZNA

 

L’avv. Paolo Sardos Albertini, Presidente della Lega Nazionale e del Comitato Martiri delle Foibe,  ha commentato l’articolo apparso su “Il Piccolo”,  a firma di Mauro Manzin, dal quale risultano le dimensioni di vero e proprio eccidio di massa commesso dai partigiani di Tito a danni della popolazione slovena: decine e decine di migliaia di assassinati, le cui povere salme sono ancora in buona parte in attesa di un sepoltura.

 

E’ evidente che le vittime  slovene del Maresciallo sono state  più di quelle italiane. Ciò conferma che la tragedia delle Foibe deve essere letta in termini di “genocidio ideologico”, piuttosto che di pulizia etnica o di conflitto tra nazionalismi (come in molti ancora si ostinano a fare).

 

La realtà vera è che Tito, nel realizzare la sua rivoluzione comunista, ha distribuito a mani basse il terrore targato OZNA: a danno degli sloveni come degli italiani, dei croati come dei serbi . Il tutto in nome della tragica logica del terrore, su cui andava a costruire il suo nuovo stato.

 

E’ questa una analisi che emerge , con assoluta chiarezza , dai lavori sull’OZNA di William Klinger, il giovane storico fiumano di recente e tragicamente assassinato a New York.

 

Avv. Paolo Sardos Albertini

Presidente della Lega Nazionale e del Comitato per i Martiri delle Foibe

 

 

 


 

La lista degli oltre 1000 deportati ed infoibati di Gorizia

in formato pdf

L'ELENCO DEI MILLE DEPORATI DA GORIZIA IN SLOVENIA NEL 1945:

Agenti Pubblica sicurezza

Accampora Pasquale, nato a Resina (Napoli); Adamo Emilio, nato a Ripi (Frosinone); Adamo Gennaro, nato a Pozzuoli (Napoli); Anfuso Aurelio, nato a Castelferrato (Enna); Anzaloni Bruno, nato a S. Agata Bolognese; Antuoro Guido, nato a Versano (Napoli); Aurisicchio Francesco, nato a Ostuni (Brindisi); Avellino Luigi, nato a Civitavecchia; Aloè Nicola, nato a Longobardi (Casetta); Barbierato Umberto, nato a San Martino di Venezze (Rovigo); Bellanza Giovanni, nato a Mussomeli (Caltanisetta); Berti Giuseppe Ottavio, nato a Pianiga (Vicenza); Bertela Giuseppe, nato a Salle delle Langhe (Cuneo); Bianco Rosario, nato a


 

Un videogioco sloveno sulle foibe

UN VIDEO-GIOCO SLOVENO SULLE FOIBE

Proprio nei giorni in cui, in Italia finalmente si arrivava, dopo tanti anni di silenzi, alla decisione di commemorare le vittime delle foibe, con un riconoscimento unanime di quegli orrori, la scoperta che su internet era stato pubblicato un macabro videogame per l'infoibamento virtuale.

Il sito internet sloveno della testata Mladina (83) offre, a tutt'oggi, sebbene gli abbiano cambiato il nome da Fojba 2000 a Sprava 2004), in un link, una versione particolare del famoso gioco Tetris, dove invece delle solite figure geometriche da far cadere, incastrare fra loro ed eliminare, ci sono delle persone, che vengono gettate con un calcio in una cavità carsica.

L'abilità, in questo caso, consiste nel riuscire ad infoibare il maggior numero di persone occupando il minor spazio possibile.

Il giocatore può scegliere di buttare nella foiba partigiani, domobranci oppure entrambi. Gli uni e gli altri, con una mitraglietta al fianco, sono riconoscibili dalla divisa: verde con la bandiera slovena e la stella rossa quella dei partigiani, azzurra con la bandiera slovena quella dei domobranci.

Un gioco di pessimo gusto al quale hanno partecipato, dall'agosto del 2000, quando e' nato il sito on line del settimanale, ad oggi, più di 55.000 persone.


 

VIA i monumenti agli infoibatori!

Appello alle Amministrazioni tutte affinchè verifichino la presenza di monumenti, targhe, intitolazioni che in qualsivoglia maniera risultino celebrative dell’occupazione jugoslava di Trieste dal 1 maggio 1945 al 12 giugno 1945 e dispongano la rimozione di tali monumenti, targhe e intitolazioni in quanto in contrasto con la Legge 30 marzo 2004 n. 92 - Raccolta di firme anche su facebook


 

Le pensioni INPS agli aguzzini

LE PENSIONI INPS AGLI AGUZZINI

Secondo un'inchiesta de "Il Giornale" (81) del 1996, l'INPS avrebbe erogato annualmente quasi 30.000 pensioni, per un totale di più di 100 milioni di euro, agli assistiti residenti nell'ex Jugoslavia, anche a coloro che sono stati artefici di deportazioni, rastrellamenti e stragi. Criminali di guerra responsabili del massacro o dell'esodo di migliaia di italiani. Fra le persone che godono o hanno goduto dei benefici INPS, risultano infatti anche alcuni responsabili della pulizia etnica perpetrata dai partigiani titini contro gli italiani.

L'inchiesta venne ripresa nel 2000 da Biloslavo (82):

Il torturatore di Tito, Nerigo Gobbo, 79 anni, residente in Slovenia, nel maggio giugno 1945 è stato responsabile di Villa Segrè a Trieste, luogo di tortura delle milizie titine. Gobbo gode della pensione Inps VOS 50306726: il comandante "Gino" ha diritto a incassare dalla sede Inps di Trieste 532.500 lire di pensione per tredici mensilità. La sua domanda presentata nell'80 è stata accolta sette anni più tardi e l'Inps gli ha versato circa trenta milioni di arretrati.

Ciro Raner, comandante nel 1945-46 del lager di Borovnica vicino a Lubiana, ottantatreenne, forse deceduto, ultimo domicilio conosciuto in Croazia. Secondo il racconto di un sopravvissuto, le deposizioni scritte degli ex deportati e un documento del ministero degli Affari esteri, Raner è stato uno degli infoibatori più truci (…). Gode della pensione Inps VOS 50557306: dopo aver ottenuto cinquanta milioni di lire di arretrati, ha diritto dal 1987 a una pensione a carico della sede Inps di Trieste che ammonta a 569.750 lire per tredici mensilità.

Boro, lo sterminatore, abita in Slovenia, è Franc Pregelj, 81 anni: commissario politico del IX Corpus del maresciallo Tito a Gorizia, è stato indicato come boia dai familiari delle vittime e da un documento del Pci. Dal primo maggio al 9 giugno 1945, il comandante "Boro", alias Franc Pregelj, era il commissario politico del IX Corpus dell'esercito partigiano iugoslavo che aveva occupato Gorizia. Riceve la pensione VOS 50587846: ha diritto a 569.650 lire di pensione dalla sede Inps di Gorizia, dopo aver incassato 45 milioni circa di arretrati.


 

Opuscolo sulle Foibe: AN di Trieste contro la censura


Comunicato stampa di Angela Brandi Capogruppo Alleanza Nazionale al Consiglio Comunale di Trieste
Vorrei  esprimere tutta la mia solidarietà al Presidente della Lega Nazionale Paolo Sardos Albertini per la censura operata al suo opuscolo “1945, la nascita dello stato comunista jugoslavo. La logica del terrore”, che, già consegnato agli studenti romani, è stato poi ritirato senza neppure essere stato letto perché in copertina viene raffigurato un uomo legato con il filo di ferro ad una falce e martello.
Mi chiedo quale possa essere lo scandalo: forse che non furono i comunisti a determinare l’esodo di 350.000 istriani, fiumani e dalmati? Forse sono stati i marziani e non i comunisti ad operare una vera e propria pulizia etnica e a gettare nelle foibe migliaia di persone colpevoli solo di essere italiani, ma anche di sloveni che si opponevano al disegno espansionistico di Tito?

 

La memoria asimmetrica di Boris Pahor

Come si può essere del tutto asimmetrici invocando la simmetria !? Ce lo insegna, maestro d’eccezione, Boris Pahor -96 anni scrittore triestino di lingua slovena- che nel suo intervento su “Il Piccolo” del 23 marzo ’09 a proposito delle giornate della memoria indica proprio la via della “simmetria” per chiudere i conti con il passato. Lo fa elencando tutta una serie di misfatti (ovviamente) italiani commessi nel periodo del ventennio fascista e lo fa invocando una divulgazione più ampia possibile della conoscenza di questi crimini in particolare nelle scuole italiane. Bene, dopo aver parlato delle nefandezze italiane ci si aspettava, girando pagina, di trovare un altro suo intervento che “simmetricamente” mettesse in luce quelle che furono le azioni criminali dei partigiani comunisti titini filojugoslavi. Niente di tutto ciò, ma nemmeno nel suo intervento non vi è traccia non solo di un commento sui metodi della armata popolare di Jugoslavia ma nemmeno vengono mai riportate le parole “comunismo”, “Tito” e “Jugoslavia”.


 

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